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lunedì, dicembre 08, 2025

" Alfredo Ormando: Altre poesie e prose d’impegno civile " di Piero Montana, da sabato 6 dicembre nelle librerie Antigone.


COMUNICATO STAMPA

Alfredo Ormando Altre poesie e prose d’impegno civile, il nuovo e sconvolgente libro
di Piero Montana sulla vita e l’opera dello scrittore gay nisseno, che per protesta
contro la Chiesa si bruciò vivo in Vaticano il 13 gennaio del ’98, è già in libreria a
Bagheria e presto anche a Roma e Milano nelle librerie Antigone.

Alfredo Ormando, scrittore gay nisseno, il 13 gennaio del 1998 si diede fuoco in piazza
San Pietro a Roma per protestare contro la Chiesa Cattolica e la sua tradizionale
morale repressiva nei confronti dei gay. Morirà in ospedale dopo 9 giorni di agonia,
ma il suo gesto secondo la Santa Sede è quello di un alienato, di un uomo con forti
problemi psichici. Solo dopo un anno dal suo suicidio l’autore di questo libro scopre
tra le carte di Ormando la sua lettera autografa datata Natale ’97 e riservata ai
posteri. In tale lettera Ormando scrive: "  … penseranno che sia un pazzo perché ho
deciso Piazza S. Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo. Spero
che capiranno il messaggio che voglio dare: è una forma di protesta contro la Chiesa
che demonizza l’omosessualità, demonizzando al contempo la natura, perché la
omosessualità è sua figlia."
Massimo Consoli, fondatore del movimento gay italiano, nel suo libro Ecce Homo
L’omosessualità nella Bibbia, impropriamente, in una dedica, definisce Ormando
martire pagano, ma lo scrittore nisseno di fede cattolica era stato in gioventù anche
in convento, uscendone tuttavia presto, disgustato dall’ipocrita moralismo di
sacerdoti e frati. Lo racconta egli stesso nel suo solo, tra i suoi tanti inediti, romanzo
pubblicato in vita, Il Fratacchione e ripubblicato dopo la sua morte con una
prefazione dello stesso Montana, unico fino ad oggi studioso di tutta l’opera di
Ormando.
Le poesie e le prose, gli articoli sullo scrittore gay nisseno, già pubblicati nel mensile
Babilonia e on line da Arcigay nazionale ma anche da diversi siti religiosi, ad
eccezione della prefazione al Fratacchione(1998), che in questo libro sono raccolti,
sono stati scritti nel periodo 1999-2015, in cui l’autore, sotto diverse sindacature, 
é stato consulente del sindaco per la realtà omosessuale della città di Bagheria.
Esse testimoniano tutte dell’impegno culturale e politico, nella lotta all’intolleranza
e al pregiudizio antigay, impegno volto alla salvaguardia della dignità delle persone
glbtq, che l’autore, uno dei fondatori nel lontano 1976 del FUORI! di Palermo
(Movimento di liberazione omosessuale) in tutta la sua vita non ha mai dismesso.

Il libro ha una prefazione di Giovanni Mapelli Arcivescovo, dal 2006 Vescovo di una
Chiesa di origine orientale ortodossa, che porta il nome di Chiesa Cristiana Cattolica
Apostolica che accoglie anche divorziati e risposati secondo l’antica tradizione e le
coppie omosessuali, alle quali viene conferita la benedizione delle nozze.
Mapelli è stato docente di teologia e di religione cattolica in scuole statali e private.
Ha ricevuto nel 2015 una laurea honoris causa di dottorato in teologia dal Collegium
Augustinianum di Orlando-Florida negli Stati Uniti.
In appendice al libro viene pubblicata con materiale di documentazione un’intervista
all’autore di Luca Locati Luciani per CulturaGay.it


Piero Montana (Bagheria-1950), poeta, gallerista e scrittore, attivista gay, consegue
un dottorato in Filosofia nel 1975. Nel ’76 fonda con altri il FUORI! di Palermo, e nello
stesso anno riceve da Massimo Consoli il premio Triangolo Rosa Pier Paolo Pasolini
per una sua raccolta clandestina di poesie autobiografiche, Breve Rosario di Sodoma,
che sarà pubblicata con altri suoi libri di poesia W.C., L’Angelo perverso, Estasi,
Sodoma Divinizzata e I Canti della lue solo, nel 2015.
Nominato nel 1999 consulente del sindaco per la realtà omosessuale della città di
Bagheria, si interessa anzitutto del caso Ormando. A questo suo interessamento
infatti si deve se le opere dello scrittore gay nisseno si trovano oggi tutte custodite
nella Biblioteca Comunale “Francesco Scaduto” di Bagheria, dove più agevolmente
le ha potuto consultare per scrivere gli unici articoli che si sono occupati con la
dovuta attenzione e serietà della vita e dell’opera di Ormando.
Come gallerista nel 2001 Montana chiama 10 dei più prestigiosi artisti siciliani ed il
transgender Massimo Milani a partecipare alla sua mostra d’arte contemporanea
Alfredo Ormando, una vita bruciata, allestita nei locali del suo Centro d’Arte e
Cultura di Bagheria.
Nel 2004 con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della sua città pubblica il suo
libro Omocaust, che raccoglie tre dei suoi più significativi componimenti poetici: Agli
uomini del triangolo rosa, Le ceneri di Ormando, Sulla Lapide di Pasolini.
Nel 2005 è invece la stessa città di Bagheria che edita e pubblica Giarre 1980 La
caccia, il suo poemetto sul duplice omicidio di due giovani omosessuali, Giorgio
Agatino e Tony Galatola.
Nel 2018 inaugura con non poco clamore, sempre nella sua città nativa, una Galleria
dell’eros, di cui attualmente è direttore.

CENTRO D’ARTE E CULTURA
GALLERIA DELL’EROS
BAGHERIA
Cell. 3886416109


 

sabato, gennaio 18, 2025

Storia sacra alla romana in versi


”Morto er zignor’Iddio da bon cristiano 

 ogni apostolo vivo, a piede a piede, 

 se messe in giro a predicà la fede 

cor sacco in collo e cor bastone in mano. 


 Uno agnede a la STORTA, uno a BRACCIANO, 

 un antro a MONTEROSI,  un antro agnede 

 a NEPI; e in ner viaggià, come succede, 

 vèddeno tutto er monno sano sano.” 

di G.G.Belli :

OSTERIA DELLA STORTA - anno 1º Novembre 1886 - arch. Club Alpino Italiano, sezione di ROMA

lunedì, febbraio 19, 2024

LA CACCIA - Il poema di Piero Montana sul delitto di Giarre 1980


Aver divelto la targa commemorativa dei due ragazzi omosessuali, trucidati dalla violenza antigay nell’ottobre del 1980, non può che avere un significato ben preciso: quello di volere perfino eliminarne la memoria, ma questa memoria è ormai incancellabile perché già scritta anche in libri di storia e non soltanto in libri della storia del movimento gay italiano.


Il delitto di Giarre è stato un delitto antigay da imputare alla mentalità omofobica di una città del profondo Sud, quale era allora Giarre ancora impregnata di secolari tabù e pregiudizi. In risposta a questo delitto per primi Enzo Francone, Bruno Di Donato e io esponenti del Fuori, federato al partito radicale, fummo i protagonisti di primo pian di una rivolta che presto coinvolse tutta la Sicilia, dando luogo alla così detta “primavera gay siciliana”, che portò in campo nazionale alla nascita a Palermo nel 1981 di Arcigay.


Il 31 ottobre 2005 il sottoscritto nel pieno impegno del suo lavoro come consulente del Sindaco per la realtà omosessuale della città di Bagheria, ancora volle ricordarsi di quel delitto, pubblicando il poemetto “Giarre 1980 La Caccia”


Oggi in risposta ai facinorosi che si sono preposti di cancellare la memoria dei due ragazzi di Giarre, con il distruggerne la targa commemorativa di piazzetta Verdone, ripropongo all’attenzione il mio poemetto scritto per quei due “arrusi” che osarono sfidare la società del loro tempo con la visibilità, con l’epifania, nel senso sacro del termine, della loro omosessualità.

Piero Montana


La caccia- Giarre 1980  

Il poema di Piero Montana sul delitto di Giarre

”Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce” – Blaise Pascal –


Sono passati tanti anni
Rimane solo un ricordo
Della tragedia tinta
Di giallo.
A volte di notte
Quando sono solo
Di soprassalto
In lontananza
Riascolto nel buio
Gli spari
Lo scoppio del cane
Schiacciato sul tamburo
Di un fucile
Di una lupara

Nello schermo della memoria
Appare l’immagine
Di uno
Due giovani corpi abbattuti
Che cadono
Per terra rivoli di sangue
Che scorrono
Sull’erba verde dei campi
Ah gli anni beati
Della primavera siciliana
Della mia gioventù ribelle
Che coraggiosa
All’erta
Accorreva

Al soccorso
Di un disperato grido
Di richiamo
Giorgio e Tony
Erano giovani amanti
Di bellezza invidiabile
Mano nella mano
I corpi stretti
Abbracciati
Li trovarono ammazzati
Ad Ognissanti
Nella campagna di Giarre
Il fatto di sangue
– Ricordo-

Accadde nell’ottobre piovoso
Dell’anno 1980
Il loro amore ”diverso”
Senza futuro
Senza speranza
In quel tempo
Era vergogna a mostrarsi
Per questo
Sul loro destino
Crudele
S’abbatté il castigo
Poi la condanna
Senza pietà
Implacabile

Lontano dall’abitato
Nel loro nido d’amore
Nel loro rifugio segreto
Selvatico
In putrefazione
Li trovarono…
Cadaveri
Ai margini
Fuori
Nell’aperta campagna
Giacché in città
La gente non tollerava lo scandalo
Non li lasciava vivere in pace

Finché qualcuno nell’ombra
Non imbracciò il fucile
Per farla finita
Per ammazzare
Quei due spudorati.
Il pianto che sgorga dal cuore
Come fiume di lacrime
Non placa la pena
Che gonfia il petto
Fino a star male
Di chi
Da quella morte ferito
Rimase segnato
Nell’anima

Col tempo
Il dolore
Non più attanaglia la carne
Si cicatrizza la piaga
Ma di quei due fiori
Falciati nello splendore dell’erba
Sul ciglio di un campo
Rimane il rimpianto
Di due giovani vite
Dalla morale comune
Spezzate.
Nel mondo
Ovunque
Sarà bandito l’amore

Lì ci sarà
Una città dei cani
Che di giorno
Di notte
Sotto una luce
Di una luna piena o calante
Rabbiosa abbaierà
Alle anime in pena
Di due innamorati
Dai tabù
Condannati
A vagare impauriti
A rintanarsi nell’ombra
Come fantasmi

Da qui
Sortiranno gli spettri
Di un dolore straziante
Che nel triste ricordo
Sempre verranno
A visitarci
A mostrarci
A cuore aperto
Il petto squarciato
Le ferite sanguinanti
Di quel che fu per loro il sogno
Di un amore pieno
Appagato
Nell’attimo fuggente

Di una felicità intensa
Furtiva
Fugace
Di quel che fu per loro il sogno
Di una breve vita d’incanto
Come fragile vetro
Andato presto
In frantumi
In una tela di ragno
Il sogno all’alba svanito
Nel pantano
Di un grigio
Piovoso
Luttuoso mattino

Il sogno di due giovani
Bellissimi amanti
Riflesso
Nello specchio dorato
Di una folle
Febbrile
Gioventù spensierata
In mille cocci
Distrutto
Per odio rabbioso
Da intolleranza
Spietata
Da anonime
Assassine pallottole

Sibilanti nell’aria
Sparate
Da dietro un muro
Il buio di una siepe
Complice
Di una mano armata
Di una violenza
Cieca
Dalla norma accettata
Condivisa dal branco
Istigato alla caccia
Al delitto
Senza castigo
Senza colpevoli

Senza condanne
Restando il caso
Dell’omicidio dei due innamorati
Senza soluzione
Per sempre archiviato
Se la legge del cuore
E diversa dal costume
Dalla morale degli uomini
Giorgio e Tony
Con la loro tragica
Storia d’amore
Dopo un quarto di secolo
Resteranno ancora
Come cari defunti

Nella nostra memoria
A ricordarci a lungo
Il tempo dell’odio assassino
Della caccia spietata
In un Sud retrogrado
Agli omosessuali
Vilipesi
Linciati
Feriti
Inseguiti per strada
In sentieri tortuosi
Nell’aperta campagna
Ammazzati
E lì abbandonati

Alle ortiche
All’oltraggio
Per la loro manifesta
“Diversa”
Scandalosa condotta
Semplicemente dettata
Dai comandamenti
Dalle pulsioni del sangue
Di un desiderio bruciante
Esploso
Senza ritegno
Senza pudore
Alla luce del sole
In una naturale

Umana
Travolgente
Passione-
Se ogni uomo
È una stella
Per il potere
La forza magnetica
Della loro attrazione
Gli astri
Di Giorgio e Tony
Lassù
Da qualche parte
Nel firmamento
Dell’infinito universo

Nella costellazione degli amanti
Di passione
Folli
Perduti
Per noi
(Che nelle tenebre
Rattristati
In preghiera
In lutto
Versammo lacrime
Amare
Sul loro destino
Crudele
Senza futuro)

Luminosi
In eterno
Splenderanno
Nel più alto
Dei cieli.




lunedì, aprile 25, 2022

La sera del dì di festa.

 Dolce e chiara è la notte e senza vento,

e queta sovra i tetti e in mezzo agli orti

posa la luna, e di lontan rivela

serena ogni montagna. O donna mia,

già tace ogni sentiero, e pei balconi

rara traluce la notturna lampa:

tu dormi, che t’accolse agevol sonno

nelle tue chete stanze; e non ti morde

cura nessuna; e già non sai né pensi

quanta piaga m’apristi in mezzo al petto.

 Tu dormi: io questo ciel, che sì benigno

appare in vista, a salutar m’affaccio,

e l’antica natura onnipossente,

che mi fece all’affanno. A te la speme

nego, mi disse, anche la speme; e d’altro

non brillin gli occhi tuoi se non di pianto.

 Questo dì fu solenne: or da’ trastulli

prendi riposo; e forse ti rimembra

in sogno a quanti oggi piacesti, e quanti

piacquero a te: non io, non già, ch’io speri,

al pensier ti ricorro. Intanto io chieggo

quanto a viver mi resti, e qui per terra

mi getto, e grido, e fremo. Oh giorni orrendi

in così verde etate! Ahi, per la via

odo non lunge il solitario canto

dell’artigian, che riede a tarda notte,

dopo i sollazzi, al suo povero ostello;

e fieramente mi si stringe il core,

a pensar come tutto al mondo passa,

e quasi orma non lascia. Ecco è fuggito

il dì festivo, ed al festivo il giorno

volgar succede, e se ne porta il tempo

ogni umano accidente. Or dov’è il suono

di que’ popoli antichi? or dov’è il grido

de’ nostri avi famosi, e il grande impero

di quella Roma, e l’armi, e il fragorio

che n’andò per la terra e l’oceano?

Tutto è pace e silenzio, e tutto posa

il mondo, e più di lor non si ragiona.

Nella mia prima età, quando s’aspetta

bramosamente il dì festivo, or poscia

ch’egli era spento, io doloroso, in veglia,

premea le piume; ed alla tarda notte

un canto che s’udia per li sentieri

lontanando morire a poco a poco,

già similmente mi stringeva il core.


# GiacomoLeopardi

martedì, marzo 01, 2022

All'UCRAINA . di Andrea Giampietro

 


Non è morta la gloria d’Ucraina

ma si dispiega al vento e libra al sole

come Bandiera issata a mezzogiorno.

Non è morta la gloria d’Ucraina

che sgretola le tempie del nemico

come l’ultima neve di febbraio.

Non è morta la gloria d’Ucraina

finché i suoi figli impugneranno l'armi

contro il monarca, contro il nuovo Ivano.  

Non è morta la gloria d’Ucraina

se la stirpe cosacca ancora splende

tra i roghi e le macerie nelle strade. 

Non è morta la gloria d’Ucraina

perché il destino già sorride ai giovani

che rendono la Patria ai loro Padri.  

(Andrea Giampietro)

venerdì, febbraio 25, 2022

da Apollinaire Calligrammes : la colomba pugnalata e il getto d'acqua

 la colombe poignardée et le jet d'eau


Douces figures poignardées chères lèvres fleuries

Mya Mareye

Yette et Lorie

Annie et toi Marie

Où êtes-vous ô jeunes filles

Mais près d'un jet d'eau qui pleure et qui prie

Cette colombe s'extasie


                  Dolci figure pugnalate, care labbra fiorite

                  Mia, Mareye

                  Yette, Lorie,

                  Anna, e tu Maria.

                  Dove siete, o ragazze?

                  Ma, vicino ad una fontana che piange e prega,

                  questa colomba si estasia


Tous les souvenirs de naguère

O mes amis partis en guerre

Jaillissent vers le firmament

Et vos regards en l'eau dormant

Meurent mélancoliquement

Où sont-ils Braque et Max Jacob

Derain aux yeux gris comme l'aube

Où sont Raynal Billy Dalize

Dont les noms se mélancolisent

Comme des pas dans une église

Où est Cremnitz qui s'engagea

Peut-être sont-ils morts déjà

De souvenirs mon âme est pleine

Le jet d'eau pleure sur ma peine

                                  

                   Tutti i ricordi di un tempo

                   O miei amici partiti in guerra

                   zampillano verso il firmamento

                   E i vostri sguardi che dormono nell’acqua,

                   muoiono malinconicamente

                   Dove sono Braque e Max Jacob,

                   Derain con i [suoi] occhi grigi come l’alba

                   Dove sono Raynal Billy Dalize

                   i cui nomi si immalinconiscono

                   come dei passi in una chiesa

                   Dov’è Cremnitz che si arruolò

                   Forse sono già morti

                   La mia anima è piena di ricordi

                   Il getto d’acqua piange sulla mia pena


Ceux qui sont partis à la guerre

au Nord se battent maintenant

Le soir tombe Ô sanglante mer

Jardins où saignent abondamment

le laurier rose fleur guerrière

                                

                      Questi che sono partiti per la guerra

                      al Nord si battono ora

                      La sera cade O insanguinato mare

                      Giardini dove sanguinano abbondantemente

                      l’alloro rosa fiore guerriero.







domenica, gennaio 09, 2022

BIANCA detta Nina




Il tuo respiro e il sorriso
mi furon tolti
tanto tempo fa.




Ma vivi attraverso me
nel mio sangue
e nel cuore
intrepido e amorevole.



AMg 2012



venerdì, gennaio 07, 2022

CAROLINA auto-biografia cap. 2 - par. 1

Cap 2 

Di come, operata e guarita con tutto in ordine e funzionante, comincio a esplorare il mondo intorno a me e scopro oltre alle strade, le autostrade che portano in altre città.

Par.I°

***

 Pare che finalmente sia possibile riavere tutti i miei pezzi, evviva.

 Non vedo l'ora dopo quella tremenda figuraccia del cambio appena arrivata.

 LUI mi piomba dentro ( ma non potrebbe entrare gentilmente come tutti?) di primo mattino, strappandomi al torpore dopo un notte praticamente insonne passata tra le sviolinate dei gatti a conclusione di una serata di corse qua e là per la città con i loro amici allegri. Poi ci ripenserò, ma per ora voglio solo ricordare la mia guarigione...

 LUI è più effervescente del solito, così ci buttiamo nel traffico mattutino con vigore e decisione. Non mi lascia neanche il tempo di riflettere ma ci provo lo stesso: l'operazione sarà lunga?Mi faranno male ?   Come mi tratteranno? E poi chi e che cosa mi farà? E dopo? Sarò ancora io o chissà cosa sarò ?

 Ho una paura blu, ma LUI non mi permette neanche di pensarci, perché in un fiat siamo arrivati, stiamo dentro il garage con tante macchine e uomini in tuta blu.

 LUI scende, parla con un blu, poi un altro blu mi monta sopra e mi porta su un coso che appena scende mi solleva in aria e altri due blu cominciano a trafficare nelle mie parti basse con cacciaviti eccetera...

 Una vergogna che non ti dico...prova, dico prova,  a immaginare come ci si sente a trovarsi là per aria con le ruote penzoloni e due o tre bipedi che ravanano nelle tue cosette intime e ti tolgono pezzi e se li portano via. E intanto che li rivoltano da tutte le parti borbottano tra loro commenti terribili. 

- “Sì,  è proprio spaccata...per forza.. è  proprio plasticaccia... Mo ci mettiamo questa nuova, è più resistente e poi è quella sua”. 

LUI è durissimo: 

- “Era ora che arrivasse ! Mi avete lasciato ad aspettare col pezzo di fortuna quasi due settimane! Ma che roba!! Mettere in commercio una macchina di nuovo tipo senza produrre i pezzi adatti, neanche di ricambio!!!

Va be' che costa poco, ma i miei soldi non vi si sono mica rotti appena incassati, no?”


 Nel frattempo che i blu trafficano su di me LUI sta lì e li controlla a vista.

 Mi sento un po' più tranquilla a sapere che almeno LUI mi sta vicino e vigila. 

 LEI all'alba come al solito mi è passata accanto a razzo per andare a Scuola e quindi non c'è. 

 Uno dei blu gli dice “ Ci vuole tempo! Il ricambio è in arrivo dal magazzino, è meglio che ce la lasci un paio di giorni e poi se la venga a riprendere !”

 Non l'avesse mai detto ! LUI se lo guarda sarcastico, poi duro duro gli fa:

- “ Mi avete già portato in giro abbastanza, sono 20 giorni 20 che aspetto che arrivi sto pezzo che manco era stato previsto si potesse rompere appena messo in funzione. Sono stato costretto ad andare in giro facendo i salti mortali per non rimanere bloccato per strada ad aspettare il carro attrezzi, e tutto questo per un'auto nuova di fabbrica, che la fabbrica mi ha venduto e consegnato con un pezzo essenziale come la scatola del cambio già rotto, perché inadatto, e non sostituibile subito perché quello giusto ancora non lo avevate prodotto!

 Mi chiamate e mi dite che il pezzo giusto è arrivato e siete pronti a sostituire il pastrocchio di fortuna con cui mi avete mandato in giro per 20 giorni.. 

 E mo me l'aggiustate, e SUBITO ! 

 Se no, visto che è in garanzia, è appena comprata e pagata per intero, se non siete in grado di fare il vostro lavoro e aggiustarla come si deve, VE LA TENETE e a me ne date un'altra che abbia tutti i pezzi interi e funzionanti. E non mi muovo di qui, altro che con la MIA MACCHINA che cammina in sicurezza come previsto dal contratto con cui l'ho acquistata.”

 

 Sono terrorizzata. Totalmente sconvolta dalla preoccupazione e dall'angoscia.

 Vuoi vedere che invece di un intervento di chirurgia meccanica che già mi fa una gran paura LORO, LUI, non mi vogliono più, quelli blu non sanno aggiustarmi e mi tocca la demolizione ??? 

 E dire che stavo così bene con LORO, sono così divertenti e allegri e mi hanno pure dato un nome, e non mi hanno mai trattato veramente come una cosa....

 E neanche posso dire niente, mi tocca stare lì ad aspettare la mia sorte senza difesa, immobile e impotente ! Anche LUI sembra così arrabbiato con me e con tutti, che non mi vuole più.. e LEI non c'è.

 LEI sono sicura che mi difenderebbe, lo sento che mi vuole già bene...

 Posso solo stare lì inerte ad assistere alla disputa e vorrei scappare via lontano da tutti.

 Ma LUI è così deciso con questi qua che infine la spunta: è proprio tosto, non c'è che dire! Gli omini blu capo compreso, domati, cominciano ad affaccendarsi sotto di me dopo avermi issato di nuovo su,  in cima a quello stramaledetto trespolo, con le ruote penzoloni. Svitano, tirano, levano, mettono, riavvitano, insomma stanno lavorando di lena sotto lo sguardo minaccioso di LUI che sta lì e non si perde una mossa e questo mi consola un po' del fastidio che mi danno e soprattutto della paura che ho. 

 Alla fine mi ridiscendono con le ruote a terra e il capo meccanico sale al volante con LUI accanto per un giro di prova. Mi sento convalescente, ma sto davvero bene, le marce funzionano e tutto va meglio, molto meglio di prima, e anche quando l'omino mi maltratta un po' va tutto benissimo.

 E LUI pure è  finalmente soddisfatto, evviva!

 Ora  non sarò rimandata indietro in fabbrica, né smembrata e riciclata!

 Sono ancora viva, ancora più di prima, e si va a casa!

 Anzi no, si va a prendere LEI a Scuola e poi a fare un po' di spesa: stasera bisogna festeggiare, sicuro !


 LEI  come sempre quando esce da Scuola è un po' stranita, ma ascolta tutto il racconto di LUI con grande partecipazione attentissima. E' contenta, lo vedo e quando LUI le racconta della sfuriata che ha fatto lo guarda sorridendo ammirata e gli dice: 

- “Hai fatto proprio bene ! Chissà se no per quanto ancora ci avrebbero portati in giro  e costretti a viaggiare a rischio. 

Ottimo, adesso posso guidarla pure io, ti pare ? Eri sempre preoccupato che mi potesse lasciar per strada, ma ora è tutto ok, che bello!”


 LUI quando sente così però non commenta, non dice né sì né no, comincia invece una noiosissima lezione sull'uso della frizione e del cambio e LEI dopo un po' comincia a cercare di parlar d'altro per farlo smettere. Si annoia, è evidente, e pure io per la verità. Che diamine, la questione scatola del cambio è risolta al meglio, perciò basta di parlarne, ne abbiamo già sentito e detto abbastanza per un pezzo. 

 Intanto la spesa è fatta, i sacchetti del supermercato pieni sono piazzati sul sedile posteriore, le bottiglie sul pavimento dietro, così non possono rompersi se anche cadono e LORO stanno tranquilli, seduti e allegri più che mai.

 Ma ora che la tensione e lo stress sono passati finalmente avverto tutta la stanchezza accumulata e non vedo l'ora di riposarmi un po', vorrei essere già a casa e volo. Quando LORO scendono con tutti i pacchetti rimango lì a meditare sulla mia avventura all'officina, buona e zitta nel mio posticino davanti casa. 


 Me la sono cavata proprio bene, anzi, benissimo, perché sono nuova, pimpante e scattante,  pronta a nuove avventure con questi due umani che a quanto pare sono davvero bravi ragazzi bipedi.  Ho solo bisogno di un riposino in santa pace.   

 E i gatti che mi aspettavano ansiosi e preoccupati mi accolgono come un'eroe e mi fanno festa soffiando allo stupido cagnetto piscione che sta già lì pronto ad annaffiarmi  e spaventandolo a morte lo fanno scappare via strillando peggio del solito. Che cari.  Sono davvero dei buoni amici.

 Ma la giornata non è affatto finita, anzi. Cominciano a poco a poco ad arrivare le auto degli amici. 

 Allora non scherzavano, la festa c'è davvero, sta per cominciare la baldoria !  Mi sento orgogliosa di esserne in qualche modo la causa e l'oggetto.

 Sicuramente verrà anche quella sorellina che viene dall'Inghilterra, con la sua Lei, e quel giovanotto con  la testa di capelli neri e ricci che chiacchiera a raffica, ma solo quando gli pare.

 E poi l'altro, quello con la Spyder, che prende in giro tutti e tutte ed è sempre allegro e frizzante come un fiotto di benzina super, proprio quello che va matto per i giovanotti specialmente in divisa, autentico simpatico birbante anche se la sua rossa è un po' un'auto con la puzza sotto al naso. 

 Chissà chi altro verrà, di amici e amiche loro ne vedo sempre tanti, di nuovi e di vecchi e di tutti i tipi possibili.


 Ecco che arrivano!! 

 Manco a farlo apposta la prima a comparire con elegante parcheggio proprio accanto a me è quella smorfiosa di cabriolet rossa fiammante e scintillante di cromature. Il suo capelluto padrone Spyder salta giù, sempre sportivissimo e più effervescente che mai e prende subito a scrutarmi attentamente, con aria critica.   

  Alla fine della sua ispezione, quando mi ha guardato ed esaminato ben bene da tutte le parti fino a mettermi quasi in imbarazzo, mi dà un'amichevole pacca sul cofano, proprio sul musetto, con aria soddisfatta e si gira a salutare il moro in arrivo a piedi, perché lavora  qui vicino e non usa l'auto o forse non ce l'ha nemmeno, non l'ho mai vista.

 Grande sfoggio di sorrisi e convenevoli, sembra che si trovino proprio in un salotto pure qui in mezzo alla strada. Incredibili, ma divertentissimi. E via a chiacchierare tutti allegri.

 Spyder stasera è più scatenato ancora del solito e nella sua insaziabile curiosità è a caccia di particolari gustosi per spettegolare  un po' sugli amici, perciò sfodera tutto il suo fascino e la sua abilità per estorcere al Moro qualche particolare inedito, soprattutto su di LORO. 

 Bene, così potrò impicciarmi un po' anch'io, magari levarmi qualche curiosità, conoscerli un po' meglio; in genere parlano molto poco di sé quando son con me tanto che perfino quando si azzuffano raramente riesco a capire cos'è che scatena le loro discussioni così accese. 

 Così a prima vista sembrano una normalissima coppia di bipedi, anche se certo sono poco pratica di queste cose per ovvie diversità, insomma appaiono una lei e un lui che si vogliono bene e stanno insieme e come dicono gli umani filano il perfetto amore, proprio come quelli della loro età e tipo che vedo in giro. Anzi, stanno praticamente sempre insieme ovunque come culo e camicia, come sento dire. Ogni tanto si azzuffano ferocemente, però poi non si ammazzano, anzi, quando smettono sembra che non sia successo assolutamente nulla. Non si fanno gran che di coccole, almeno per quel che posso vedere io paragonandoli a quello che succede talvolta nelle auto che ho parcheggiate intorno mentre li aspetto qua o là, però molto spesso si guardano tra loro in un modo che mi fa sentire un po' un'intrusa... Insomma, come una specie di guardona, capisci?

 Però questi due, amici loro, che li conoscono bene e li frequentano in modo diverso da me, col loro tono salottiero, leggero e scherzoso, si stanno scambiando delle informazioni su di LORO che sono per me una vera sorpresa !

 E' vero che Spyder è curioso peggio di GATTO, ma non mi aspettavo che fosse così interessato a LORO da cercare di mungere al Moro informazioni così personali. 

 Proprio al Moro che è sempre chiuso come un'ostrica sugli affari suoi  e anche su quelli degli amici intimi e se ne fa un punto d'onore, per giunta. 

 Sarà proprio questo che stuzzica la curiosità di Spyder ? Probabile.


 Infatti appena lo vede arrivare sfodera il suo affascinante sorriso, e lo accoglie calorosamente con un saluto più che fraterno, poi appoggiandosi languidamente a me comincia chiacchierare delle sue ultime avventure. 

 Parla, parla, della sua nuova casa, delle sue ultime conquiste, di quello che ha combinato venendo qui.

 Questo amabile giovanotto ha una vera predilezione per tutte le uniformi e per quel che c'è dentro e non ne fa alcun mistero, come del fatto che si fa un punto d'onore nel non perdere occasione per farsi fermare dalle pattuglie di PS o carabinieri al solo scopo di farsi nuovi amici ! Anzi con assoluta spigliatezza descrive al Moro con dovizia di particolari i suoi metodi infallibili per farci amicizia e portarseli a casa ad approfondire la conoscenza. 


 Io lo trovo oltremodo simpatico e divertente, anche se capisco un decimo di quello che dice perché parla per allusioni a cose di cui non so nulla in assoluto, ma è decisamente affascinante. Il Moro lo sta a sentire senza fiatare, ma sembra incuriosito e anche un tantino invidioso della sua vivacità e della sua disinvoltura.

 Poi a un certo punto, quando Spyder comincia a fare gli occhi dolci anche a lui apre finalmente bocca per comunicargli tranquillo ma deciso che lui/Moro è un ragazzo serio, che sta con LUI e non va in cerca di altre avventure. 

 Spyder capisce di aver raggiunto il suo obbiettivo, che era proprio sapere quello, così cambia registro e lo comincia a riempire di lodi per la sua serietà, per la sua relazione, poi a un tratto gli chiede di LEI, come reagisce a tutto questo, se ha capito, se sa, se è gelosa, e così via...


 E il Moro a questo punto deve inevitabilmente dare qualche spiegazione, per cui comincia a dire che LEI ufficialmente non ne sa nulla, per cui è meglio che Spyder se ne stia zitto e buono. 

 Dopotutto la storia è solo all'inizio e chissà se dura. Inutile creare casini: LEI è troppo carina e simpatica, sempre adorabile e dolce e nessuno dei due vorrebbe mai farla soffrire. 

 Poi è così distratta da tante cose... tra il lavoro, l'arte e tutto l'ambaradam pure LEI con la sua love story con l'inglese che poi è toscana ha altro per la testa che stare a sindacare cosa fa o non fa LUI e con chi. Poi non è proprio nel suo stile fare questioni di sesso e gelosia!


 Spyder è assolutamente d'accordo su tutta la linea, anzi comincia a snocciolare un elogio di LEI che manco l'amica più cara potrebbe sdilinquirsi tanto. Insomma  uno la sona e l'altro la canta in perfetta sintonia di sentimenti. 

 Però il Moro non si è sbottonato ancora abbastanza per placare la curiosità scimmiesca di Spyder,.

 Così per poter continuare a coltivarsi la fonte diretta di informazioni su di LORO ecc. quel birbantello  gli propone un piccolo complotto tra loro per comportarsi in modo da non suscitare sospetti, pur  tenendosi reciprocamente informati, ma mentre si scambiano un paio di sorrisi complici ecco arrivare il resto degli invitati a interromperli. A cominciare dalla famosa anglotoscana sulla mia  quasi/gemella.


 Con quel che ho sentito dire su sta tipa e la sua storia con LEI me la devo studiare un po' meglio, ma non è facile, anche perché quando capita qua loro due se ne vanno insieme con la mia clona e non c'è verso che possa portarle io. 

 Vuole sempre guidare la sua, la Lei-di-LEI, e così io non ho modo di ascoltarle mentre parlano tra loro e impicciarmi un po'.

 Ma non ho neanche il tempo di guardarmela un po' per bene che altre tre auto si sono fermate lì attorno, spaventando la gattona e i suoi amichetti e ne sbucano fuori altri invitati, tutti colorati e armati di bottiglie e fiori e dolci. Ci circondano festanti e ci avvolgono vociando e salutandosi allegramente tra baci, abbracci e  palpatine amichevoli ( tra maschi), sorrisi balenanti e baci ( tra femmine) i convenevoli si sprecano come al solito. Tra battute, risate e commenti pieni di sottintesi spariscono tutti assieme appassionatamente  nel portone. Il vociare sale e si spalma in alto e da lì rimbalza a tratti a risuonare fino a noi in strada..


 Beh, ormai posso solo rilassarmi e aspettare. Per stasera finalmente penso di aver terminato brillantemente  il mio compito quotidiano, al massimo mi toccherà di scambiare un po' di  pettegolezzi con le altre auto finché non se ne andranno tutti alle loro case.

 Ma c'è lo spider rosso che mi fa l'occhiolino e la  mia clona sempre un po' sulle sue che invece cerca di ignorarci tutte, anche se so benissimo che se le fai due smorfie non vede l'ora di raccontarci tutto delle sue avventure londinesi....Chissà che non mi parli un po' pure della sua padrona, sicuramente ne sa un bel po' su di lei. Vorrei proprio stuzzicarla un tantino, mi interessa un sacco quella sua lei, quella che piace a LEI, ma ci sono troppi finestrini e fari indiscreti intorno, non c'è proprio modo di appartarci un po'. 

 Le altre intanto dai a ciacolare e quella non si fa pregare troppo ma  una volta partita nessuno la ferma più... 

 Mi tocca sorbirmi un sacco di informazioni sulle strade e stradine di Londra, sui policeman terribili che se ti beccano in divieto di sosta oltre le multe salatissime ti fanno portar via dal carro-attrezzi, sulla circolazione che è all'incontrario di qui e su tutte le volte che di notte diventa veramente pericoloso circolare perché la gente passa la serata nei pub ( che posti sono?), nei locali da ballo  e ingurgita alcoolici o altra roba e fa le cose più folli al volante. Fa una vera omelia  sulle multe infinite che la sua Miss riesce a beccare  e su quanto s'incazza. Insomma un vero diluvio di informazioni, ma troppo poco di quello che interessa a me, accidenti!

 Spider che ha capito l'antifona ( è furba ancora più del suo padrone) cerca  senza parere di portare il discorso dove interessa a me, sulle persone che frequenta, le amicizie, su quel che fanno, ma la clona è molto abile ( o forse è stupida narcisista?) a svicolare senza dire nulla di ghiotto. Insomma comincio a stufarmi, così sto zitta zitta. Li lascio parlare e intanto faccio correre la fantasia su quel che stanno combinando lassù, quattro piani sopra  le nostre capote.

 Mentre quelle spettegolano e fan salotto a tutto spiano continuo a sentire voci festanti e musica che echeggiano a tratti nella stradina e ricadono su di noi. 


 La serata è bellissima, nessuno si muove, e niente bipedi in giro con o senza cani.

 Siamo come in un'isola nella città, questa è una strada piccola, le cinque case intorno pure, si entra e si esce dalla stessa parte, perciò niente traffico di passaggio, perché da questa strada non si va oltre. 

 Pian piano i gatti che si erano nascosti chissà dove all'arrivo dei festaioli festanti sbucano di nuovo fuori, gironzolano intorno alle nostre ruote esplorando gli odori nuovi che hanno portato e ricominciano con le loro solite pantomime silenziose o quasi... 

 La gattona-mammona riconquista la mia capote come al solito, quella di spider non le piace un gran che, mentre gli altri due simulano una zuffa, tanto per passare il tempo.

 Così tra i borbottii sommessi delle mie sorelle-cugine e i fruscii e soffi dei gatti mi metterei volentieri a pisolare un po', se non fosse per gli scrosci di risate che echeggiano  quando meno te lo aspetti.

 Beh, meglio pazientare, prima o poi la pianteranno di giocare, lassù, gli amici scenderanno e se ne andranno a casa loro.

 Dopotutto non posso lamentarmi: sto già scoprendo in continuazione un sacco di cose nuove, anzi nuovissime. Magari un giorno o l'altro mi possono venire utili.

 Devo imparare più che posso, dopotutto è poco tempo che ho cominciato a camminare sulle mie ruote e non so ancora bene cosa sono e cosa son capace o no di fare. Però ho capito già che il mondo è grande e pieno di strade, di case, di macchine e di gente bipede e quadrupede e io sono piccola e inesperta, molto molto curiosa e anche un po' fifona.  Ma loro due, i miei bipedi, LORO, sono simpatici anche se un po' strani, sanno tante cose e mi vogliono con LORO, certamente mi insegneranno, mi aiuteranno a fare del mio meglio.

 Su questo pensiero profondo scopro che sono rimasta da sola con i gatti. La festa è finita, amiche e amici se ne sono andati e le loro auto anche.


 Spero proprio che non pensino di me che sono una cafona ma solo una troppo giovane, un po' timida, anzi molto, perché non ho salutato nessuno di loro...

 Ma stavo già dormendo e ora posso continuare tranquillamente, gatti e cani permettendo.

(continua)




giovedì, dicembre 23, 2021

"La Luce Del Natale" di Pier Paolo Pasolini


Sono gli ultimi giorni dell’anno. Il benessere accende, verso sera, in tutti gli uomini una specie di follia: la smania inespressa di essere più felici di quanto siano … E’ sempre una speranza che dà pietà: anche il piccolo borghese più cieco ha ragione di averla, di tremarne: c’è un istante in cui anch’egli infine vive di passione. E tutta la capitale di questo povero paese è un solo ansito di macchine, una corsa angosciata verso le antiche spese di Natale, come a una necessità risorta. Potente luce di Luglio, ritorna, oscura questo debole crepuscolo di pace, che non è pace, questo conforto ch’è paura: ridà parole al dolore che tace. Manda i cadaveri ancora insanguinati dei ragazzi che hai illuminato potente: che vengano qui, tra questi riconsolati benpensanti, tra questa dimentica gente. Vengano, con dietro il tuo chiarore di piazze fatte campi di battaglia o cimiteri, tra queste ciniche chiese dove la razza dei servi torna alla sua viltà di ieri. Vengano tra noi, a cui non è rimasta che la speranza di una lotta che dispera: non c’è più luce di Natale, o di Pasqua. Tu, sei la luce, ormai, dell’Italia vera.
21 gennaio 1961 – Pubblicata sull'Unità

martedì, novembre 16, 2021

Inaugurato Il Museo dedicato a Rodari

 

Ambiente Rodari: un album e una mostra ‘immersivi’

Ambiente Rodari raccoglie 20 tavole di illustratori, dedicate alla natura nelle storie di Rodari e raccolte in una mostra che inaugurata il 19 ottobre a Castiglione del Lago.

> Come partecipare

Vuoi incontrare il Maestro della fantasia? Vieni al Museo Rodari!

Il 23 ottobre 2021 si è inaugurato il Museo di Gianni Rodari nella sua città natale, Omegna.

> Come e quando visitarlo.

In Italia le favole di Rodari in versione stelle e strisce

Le favole al telefono pubblicate da Enchanted Lion negli Stati Uniti ora in edizione italiana con le illustrazioni di Valerio Vidali.

> Scopri qui tutti i dettagli.

giovedì, aprile 22, 2021

- I risultati del premio Babuk

 Novità dal sito www.larecherche.it


Gentili Lettrici e Lettori, Autrici e Autori,

il Premio Letterario Il Giardino di Babuk – Proust en Italie, nella sua VII edizione 2021, è arrivato al termine e la classifica è stata pubblicata sulla pagina del Premio: www.larecherche.it/premio.asp

Ringraziamo i giurati che hanno dato lustro al Premio valutando, con grande competenza e anonimamente, ogni Opera giunta in concorso; ringraziamo tutti i partecipanti e ci complimentiamo con i primi classificati.

Dal link sottostante potete scaricare liberamente l'ebook del Premio:

www.larecherche.it/librolibero_ebook.asp?Id=251

Nelle prossime settimane pubblicheremo le interviste ai primi tre classificati di entrambe le sezioni, ma da subito iniziamo con la prima classificata della sezione Poesia, Raffaela Fazio, dal link sottostante potete leggere l'intervista:

www.larecherche.it/testo.asp?Id=2781&Tabella=Articolo

Invitiamo tutti a iniziare, fin da subito, a lavorare sulle opere da proporre alla prossima VIII edizione del Premio, la scrittura richiede lavoro, tempo, affinamento, pazienza. Ricordate che i testi devono essere inediti. A settembre il nuovo bando.

sabato, dicembre 19, 2020

un articolo: Cronache di un linciaggio. Gabriel Matzneff e la nuova ipocrisia.

 da 

il Poeta Andrea Giampietro

Cronache di un linciaggio. Gabriel Matzneff e la nuova ipocrisia.

Pubblicato il 18 Dicembre 2020 

     Esistono non poche espressioni per indicare una reazione che si verifica tardivamente rispetto all’azione che l’ha provocata: in Italiano, ad esempio, si usa: “a scoppio ritardato” (credo sia di derivazione meccanica); in dialetto peligno (circoscritto alla zona dell’Abruzzo in cui vivo) la locuzione ha un corrispettivo in: “a botta repenzàte” (la e finale è muta, come in francese); oltralpe troviamo la definizione dello stato d’animo di chi non risponde prontamente ad una provocazione: “esprit de l’escalier” (letteralmente: “spirito della scala”).


     Da qualche anno imperversa un fenomeno mediatico che trova origine proprio nello “scoppio ritardato”. Mi riferisco al #MeToo, movimento che vede unite le vittime di molestie sessuali da parte di personaggi dello spettacolo. Chi ad Hollywood ne ha fatto maggiormente le spese è stato il produttore Harvey Weinstein, condannato a ventitré anni di carcere per due reati di stupro, nonostante le accuse fossero arrivate da un centinaio di attrici. Dopo venti anni, e dopo aver iniziato brillantemente la sua carriera (tanto da vincere un Oscar) grazie a Weinstein, Gwyneth Paltrow ricorda di aver subito delle avances e incita le sue colleghe a ribellarsi all’orco che, fino al giorno prima, era idolatrato dall’intero sistema hollywoodiano. 

Un attore come Kevin Spacey, a causa di qualcuno che – a botta repenzàte – gli ha contestato approcci sessuali (neanche violenze) vecchi di decenni, è stato messo alla gogna da quel regno di ipocrisia che è il cinema americano, in cui vale l’andante: “si fa ma non si dice”.

     Ad interessarmi non è tanto la materia di questi scandali – né eventuali considerazioni morali – quanto l’ipocrisia che li genera e li alimenta. 

Alla fine dello scorso anno si è scatenato un putiferio ai danni di Gabriel Matzneff, scrittore francese di origine russa, autore di libri di narrativa e di saggistica nonché di articoli pubblicati su quotidiani come “Combat” e “Le Monde”. Negli anni Settanta la questione del diritto dei bambini alla sessualità è fortemente dibattuta, tanto che nel 1977, sul quotidiano “Le Monde” e poi su “Libération” (rispettivamente del 26 e 27 gennaio), appare una petizione in difesa dei rapporti tra adulti e minori, sottoscritta da un’illustre schiera di intellettuali: da Jean-Paul Sartre a Roland Barthes, da Simone de Beauvoir a Michel Foucault. Tra i firmatari c’è anche Matzneff che, qualche anno prima, aveva dato alle stampe Les moins de seize ans (Parigi, Juillard, 1974), in cui, combinando più registri letterari (memoriale, saggio, pamphlet, romanzo epistolare), esprime la sua idea sull’amore per i più giovani, partendo da esperienze strettamente personali. Quando vent’anni dopo, grazie alle edizioni ES di Milano, il libro arriva in Italia (ringrazio personalmente il traduttore Giancarlo Pavanello per avermene procurato ben due copie, essendo a tutt’oggi il libro irreperibile), Matzneff redige un apposito scritto introduttivo: «Se mi fossi davvero preoccupato per la mia carriera, non avrei mai osato pubblicare questo libro che, socialmente, era destinato a procurarmi un danno enorme. La mia reputazione di dissoluto, di perverso, di demonio, comincia proprio dai Minori di sedici anni. Insomma, è stato un suicidio mondano. […] Se io avessi confessato il mio amore per l’estrema giovinezza piangendo, percuotendomi il petto, sarei stato perdonato. A destra come a sinistra, i benpensanti non sopportano l’insolente atmosfera di felicità e di libertà nella quale è immerso il mio libro». In realtà questo professato libertinaggio non ha generato ostracismo in Francia, men che meno nel mondo intellettuale. Gabriel Matzneff è assurto alla fama grazie all’abilità di trattare, con ironia ora giocosa ora sferzante, un argomento delicatissimo che stuzzica l’interesse dei lettori. Basti pensare alla stima dimostratagli in più occasioni dal Presidente François Mitterand. Non poche sono state le onorificenze ricevute, come il prestigioso Premio “Renaudot” per Séraphin, c’est la fin! (Parigi, La Table Ronde, 2013) e un vitalizio assegnatogli nel 2002 dal Centre National du Livre, che opera sotto l’egida del Ministero della Cultura.

     Qualcuno ha provato a redarguirlo pubblicamente: il 3 marzo 1990, durante la trasmissione televisiva Apostrophes, la scrittrice canadese Denise Bombardier si rivolge a Matzneff definendolo «spregevole», e che non vale nascondersi dietro un libro perché «la letteratura non può essere un alibi». Proprio come nel processo ad Oscar Wilde, al quale veniva contestato il contenuto “immorale” delle sue opere. L’autore irlandese si difendeva affermando: «Non esistono libri morali o immorali. I libri sono scritti bene o scritti male». 

È questo l’errore perpetrato nei confronti di Matzneff, e di questa materia vorrei occuparmi, indipendentemente dalla questione della sessualità infantile che pure andrebbe affrontata da un punto di vista culturale prima ancora che giuridico: «… la penalizzazione attuale della pedofilia rivela certi impliciti culturali diffusi sull’infanzia e sulla sessualità che sarebbe finalmente ora di esaminare» (Sergio Benvenuto, Pederastia antica, pedofilia moderna. Un’ipotesi, in “POL.it-Psychiatry on line Italia”, 8 novembre 2018).

     Nel gennaio 2020 viene pubblicato il libro Le consentement, in cui Vanessa Springora, che dirige la casa editrice Julliard, denuncia Matzneff per aver “approfittato” di lei. Ciò sarebbe accaduto trent’anni prima (notevole esprit de l’esclalier), nonostante tra i due (lui cinquant’anni, all’epoca, e lei quattordicenne) ci fosse una relazione consensuale. Cavalcando l’ondata di caccia alle streghe inaugurata dal #MeToo, la Springora ottiene quanto desiderato: l’ostracismo e la demonizzazione dell’anziano scrittore. In quest’epoca di nuovo puritanesimo, Matzneff viene sconfessato da Gallimard che ritira dal mercato le sue opere. C’è da chiedersi perché, seguendo la stessa logica, non siano stati messi al bando (giusto per restare in casa) anche Verlaine, Proust, Gide, Sartre e Tournier… Fortunatamente la Biblioteca e Archivi Nazionali del Quebec non accetta di mettere all’indice i libri dell’autore. Lo stesso direttore, infatti, precisa che la Biblioteca «sostiene i grandi principi di libertà intellettuale enunciati ed evidenziati dagli organismi internazionali e dalle principali associazioni operanti nel settore documentale. […] La BAnQ non si sostituisce al giudizio dei suoi fruitori e li lascia liberi di accedere, di prendere in prestito, di leggere e di farsi una propria opinione sul soggetto».

     Anche in Italia il caso è dibattuto. Carmen Llera Moravia (femminista che deve tutto al suo nome da sposata) accusa Matzneff, pur confessando di non averlo mai letto, di essere un «predatore sessuale» e di far parte di una cerchia di intellettuali «intoccabili» in Francia, «come certi terroristi» (ovvio il riferimento alla politica di Mitterand). Eppure, in un’altra intervista, la signora Moravia difendeva a spada tratta le “predazioni” perpetrate dall’amico Dominque Strauss-Kahn: «non vorrei che diventasse le bouc émissaire di un certo puritanesimo americano, antieuropeo e antifrancese». Due pesi misurati a seconda dell’evenienza… Tra i pochi italiani a prendere le parti del malcapitato c’è Giuliano Ferrara, il quale, in Matzneff e il peccato estinto (“Il Foglio”, 15 febbraio 2020), imbastisce un’arringa difensiva in cui cerca di dimostrare come l’autore dei Moins de seize ans appartenga, per propria natura, ad un’epoca incomprensibile dall’odierna giustizia.  

     Intanto, dopo che la Procura di Parigi ha aperto un’inchiesta sul suo conto, Matzneff si rifugia in Italia, precisamente a Bordighera, in un albergo che la polizia ha perquisito sperando di trovare chissà cosa. Ma un’indagine del genere, “a scoppio ritardato”, non ha portato ad alcunché, almeno fino ad ora. Nel settembre 2020 il Ministero della Cultura revoca a Matzneff il suo vitalizio, come se diciotto anni prima, quando gli era stato assegnato, non si sapesse che allo scrittore piacevano i gamins aux yeux de tribades, per dirla con Verlaine. Nello stesso periodo il fanatismo francese si scaglia contro una targa dedicata a Guy Hocquenghem, scrittore sensibile alla “causa omosessuale”. Nell’articolo Faut-il brûler Hocquenghem?, pubblicato sul quotidiano “Mediapart”, Antoine Idier prorompe: «Perché? Di cosa è colpevole Hocquenghem? E ancora, di cosa è accusato? Per esser dichiarati colpevoli bisogna ancora che si venga accusati di qualcosa. Sarà difficile trovare degli elementi precisi, semplicemente dei fatti. Abbiamo letto che è stato “amico di Gabriel Matzneff”. Altrove, che ha fatto “apologia della pedofilia”. Che avrebbe avuto “prese di posizione totalmente indifendibili”. Quali? Non lo sapremo. Non ci sono titoli di testi, citazioni o numeri di pagina. La Sindaca di Parigi è stata interpellata da un gruppo “di deputate ecologiste, di femministe”. Quali? Che hanno detto cosa? Non ne sapremo di più. Persino un giornale come “Mediapart”, generalmente rigoroso, si limita a rimandare ad un sito internet e a dire che Hocquenghem è “fortemente criticato per le sue posizioni sulla sessualità dei bambini”. Posizioni? Quali? Mistero». Non è che il tenace qualunquismo che da sempre anima le masse.


     Del povero Matzneff non si hanno più notizie né si conosce il luogo in cui abbia deciso di ripararsi dalla pandemia oltre che dalle indagini. Lui sa bene che, seppure dovesse essere arrestato e condannato (cosa improbabile vista l’età avanzata), sarà soltanto al Dio dei Poeti che dovrà rendere conto; quello, per intenderci, invocato da Baudelaire: «Ah! Seigneur! Donnez-moi la force et le courage / De contempler mon cœur et mon corps sans dégoût!» (C. Baudelaire, Un voyage à Cythère, vv. 59-60, in Les fleurs du mal, 1861, II ed.). Nei Minori di sedici anni leggiamo: «Gesù, quando rivede Pietro dopo il suo triplice rinnegamento, non gli chiede: “Ti penti?”. Gli domanda semplicemente: “Mi ami?”. Non saremo giudicati né sulle nostre opere, né sulle nostre cadute, né sui nostri “vizi”. Nell’ora adorabile e terribile in cui ci presenteremo davanti all’altare nuziale del Cristo saremo giudicati sull’amore». 


martedì, febbraio 25, 2020

Sibilla Aleramo, al secolo Rina Faccio, non c'è più dal 1960, ma ricordiamola, ogni tanto !

Un bell'articolo di STEFANIA PARMEGGIANI,  pubblicato su La Repubblica di oggi ricorda la morte sessant'anni fa di Sibilla Aleramo.
Tra le tante avventure della sua vita è stata anche la zia di Adele Faccio, femminista rivoluzionaria, poeta e teorica nonviolenta, eletta nel 1976  al Parlamento della Repubblica nelle liste del Partito Radicale.
AMg


Chi era la "scandalosa" Sibilla Aleramo, prima scrittrice femminista italiana avida di vita e d'amore

Sibilla Aleramo
Cinquantanove anni fa la morte di una delle più grandi autrici italiane del '900: "La sua voce non ci fa piombare in un passato ormai morto, ma ci riporta al presente e alla dose di coraggio necessaria per scegliere liberamente il proprio destino"
di STEFANIA PARMEGGIANI12 Gennaio 2019
  • 4' di lettura
Il 13 gennaio 1960 moriva in una clinica romana Sibilla Aleramo, una delle più famose e controverse letterate del Novecento. L'hanno letta le ragazze di oggi? O conoscono solo la sua tormentata relazione con Dino Campana, portata al cinema da Michele Placido? Se così fosse, peccato! Scandalosa, avida di vita e di amore ha ancora tanto da insegnare. Sul serio: la sua voce non ci fa piombare in un passato ormai morto, ma ci riporta al presente e alla dose di coraggio necessaria per scegliere liberamente il proprio destino.

Il giorno dopo la sua morte, Eugenio Montale la descrisse come una signora canuta, nobile nel portamento e nello sguardo, senza gelosie, senza invidie. "Sopravvissuta a tante tempeste, portava ancora con sé, e imponeva agli altri, quella fermezza, quel senso di dignità ch'erano stati la sua vera forza e il suo segreto". Erano gli occhi a tradirla. Indomabili negli ultimi giorni come all'inizio, quando ancora si chiamava Marta Felicina Faccio e viveva in una Italia dove tutto e tutti - gli uomini, la famiglia, la società - le imponevano di abbassarli. Che chinasse il capo, che serrasse le labbra, che soffrisse in silenzio. Violenze e umiliazioni erano ciò che la vita riservava alle donne. Perché dunque ribellarsi? Perché rinunciare a un figlio, alla sicurezza economica, al rispetto?

Sibilla Aleramo sapeva di non avere scelta. Tutto, tranne rinunciare a se stessa. Aveva visto la madre, sempre più pallida ed emaciata, spegnersi in manicomio dopo una vita sottomessa. L'aveva vista elemosinare briciole di amore, sacrificare se stessa alla cura dei figli. Era stata una bambina come le altre, cresciuta in una famiglia borghese, una delle tante che nell'Italia di allora faceva strage di donne.
Sibilla Aleramo sapeva di non avere scelta. Tutto, tranne rinunciare a se stessa
Innamorata del padre, spirito laico e anticonformista, sentiva crescere il disprezzo nei confronti della madre. Nessuna pietà, neanche quando tentò il suicidio. Le vittime non piacevano a Sibilla Aleramo. E forse per questo quando lei stessa si ritrovò soffocata da un matrimonio umiliante, dopo avere ingerito laudano, a un passo dalla fine, decise di ribellarsi. L'uomo che l'aveva prima stuprata e poi portata all'altare - si chiamava matrimonio riparatore - che la soffocava per addomesticarla, non meritava il suo sacrificio. Non era solo violento, era ottuso e pavido. Il che, per Sibilla Aleramo, era molto peggio. Così rinunciò a tutto, anche al figlio tanto amato, pur di salvare se stessa e diventare quello che voleva essere: una persona libera.
Rinunciò a tutto, anche al figlio tanto amato, pur di salvare se stessa e diventare quello che voleva essere: una persona libera
A trent'anni prese la sua vita e la plasmò in un libro apertamente scandaloso, la prima opera letteraria a mettere in discussione la dedizione materna: Una donna. Era il 1906, le madri borghesi crescevano figli e andavano in chiesa, le altre lavoravano nelle manifatture dei tabacchi, nelle industrie tessili, nei campi, giornate lunghissime con la schiena piegata e una paga irrisoria. Erik Ibsen aveva già scritto Casa di bambola e dalla Norvegia il vento delle polemiche era soffiato su tutta Europa. Anche in Italia qualcosa stava cambiando: a Milano era attiva l'Unione femminile nazionale, di cui Sibilla Aleramo era fervida sostenitrice e nel 1908 Roma ospitò il primo congresso nazionale delle donne italiane.Sui giornali si iniziava a discutere dei diritti delle lavoratrici e di liberazione dalla schiavitù famigliare. L'emancipazione femminile era già entrata nel nostro dibattito politico e culturale. E il romanzo dell'Aleramo piombò sulla scena con la forza spudorata di un'autobiografia. Senza mai fare nomi (i personaggi sono sempre chiamati con il loro ruolo: marito, madre, figlio...) denunciava la condizione delle donne e rivendicava la parità tra i sessi. Il successo fu immediato. Se ne parlò in Italia e anche fuori, se ne parlò a lungo. Venne definito il primo libro femminista in Italia, anche se non sempre le femministe amarono la sua autrice.

E lei? Lei che per prima aveva avuto il coraggio della ribellione e della denuncia? Lei non si fermò più. Incapace di sostare a lungo nella stessa città, continuò a lottare in una infinità di modi diversi contro la società repressiva, la famiglia autoritaria e per la liberazione della donna. A 53 anni, famosa letterata, giornalista, femminista, pacifista e socialista, si rivolse a Mussolini. Per fame. Viveva in una soffitta gelida di via Margutta, i lettori e i critici l'avevano abbandonata. Eppure, indomabile, chiese di essere nominata membro dell'Accademia d'Italia. Una donna nel massimo consesso culturale italiano? Neanche a parlarne. Lui rifiutò ma poi le concesse un piccolo aiuto economico. Andò avanti così, alla meno peggio, per una quindicina di anni. Poi scoppiò la guerra e paralizzata la voce poetica, iniziò ad annotare nei diari le morti e le distruzioni. Maturò così la scelta politica che la porterà nel 1946 a chiedere la tessera del Partito comunista: si era incendiata di una nuova passione, questa volta politica.
Amava il talento, s'infiammava perlopiù per poeti, scrittori e artisti, prendeva ciò che voleva, non chiedeva altro che istanti di passione. Anche quando facevano male e bruciavano di follia
Vita e letteratura. Le due cose, indissolubilmente legate. Giacomo Debenedetti sosteneva che Sibilla Aleramo vivesse autobiograficamente: amava il talento, s'infiammava perlopiù per poeti, scrittori e artisti, prendeva ciò che voleva, non chiedeva altro che istanti di passione. Anche quando facevano male e bruciavano di follia. Giovanni Cena, poi lasciato per la "fanciulla maschia", eletta a protagonista del romanzo Il passaggio, Dino Campana (indimenticabile il carteggio Un viaggio chiamato amore) Felice Damiani, Vincenzo Cardarelli, Giovanni Papini, Umberto Boccioni, Tullio Bozza, Anteo Zaniboni, Julius Evola... Da ultimo il giovanissimo Franco Matacotta.Del resto l'amore, come recita il titolo di un altro suo libro (Amo dunque sono), è sempre stato l'unico punto fermo di una vita vorticosa, lo strumento con cui prendeva possesso del mondo e di se stessa. Ogni storia era un diluvio di passione, e di lettere, carte, appunti. Senza nascondere nulla, anche a costo di confondere lettori e critici. In molti la giudicavano, Giuseppe Prezzolini la definì lavatoio sessuale della cultura italiana. Ma lei nulla, fedele solo a se stessa.

Così fino all'opera più importante, il lascito ai lettori, quell'immenso diario che scrisse ininterrottamente dal 3 novembre 1940 al 2 gennaio 1960, migliaia e migliaia di carte. Pochi giorni dopo morirà in una clinica romana. Povera, ma ostinatamente libera. E con lo sguardo nobile di chi è stata padrona del proprio destino.

Ma chi è stata davvero, questa Donna ? 

rdo Sciascia su Pasolini