TUTTI I COLORI di EMMA BONINOgionali Lazio 24-25

venerdì, marzo 03, 2017

Donne della Riforma: scrittrici di inni e leader


di Redazione
23 febbraio 2017

La Chiesa evangelica luterana d’Islanda (Elci) commemora i 500 anni della Riforma, concentrandosi su due figure femminili

La Chiesa Evangelica Luterana d’Islanda (Elci) ha dato il via alla commemorazione del 500° anniversario della Riforma, concentrandosi sul contributo dato da due donne. La prima è Elisabeth Cruciger, una suora che lasciò il suo convento, divenne amica della famiglia di Martin Lutero e sposò un teologo luterano. L’altra è Halldóra Guðbrandsdóttir, figlia di un vescovo e che gestì la diocesi quando il padre invecchiò.

«Il ruolo delle donne nella Riforma, all’estero così come qui in Islanda, è in gran parte passato inosservato negli ultimi 500 anni», ha detto Arnfríður Guðmundsdóttir, professoressa di teologia presso l’Università d’Islanda a Reykjavik. «Nonostante le donne siano state escluse dal ministero ordinato e dalla più elevata formazione teologica», ha detto, «non c’è dubbio che la partecipazione attiva delle donne nella diffusione del movimento della Riforma ha fatto la differenza». «Concentrandoci sulle donne della Riforma, stiamo evidenziando l’importanza del ruolo delle donne nella vita della Chiesa, passata e presente», ha aggiunto.

La Elci ha dato il via alle attività per l’anniversario della Riforma presentando un lavoro musicale, «Halldóra e Elisabeth, Bach e Grallarinn. Due donne della Riforma», scritto da Guðný Einarsdóttir e Dilja Sigursveinsdóttir.

Elisabeth (1500-1535), proveniente da una famiglia nobile tedesca, lasciò il convento dopo aver ascoltato le predicazioni di Johannes Bugenhagen, assistente di Lutero che organizzò congregazioni in Germania e in Scandinavia. La giovane donna andò a Wittenberg, diventò amica di Martin Lutero e di sua moglie Katharina von Bora, e sposò Caspar Cruciger, professore di teologia a Wittenberg che collaborò con Lutero nella traduzione della Bibbia in tedesco.

Elisabeth è stata una delle prime scrittrici di inni della Riforma. La tradizione dice che ella sognava di predicare, e quando raccontò al marito di questo desiderio, egli le disse che i suoi sermoni si sarebbero ascoltati nei suoi inni. Il suo inno, «Lord Christ, God’s Only Son» fu pubblicato nel primo libro di inni di Lutero, stampato nel 1524. Esso diventò fonte d’ispirazione anche per Johann Sebastian Bach, che lo usò in una Cantata, «Herr Christ, der einge Gottessohn». L’inno di Elisabeth, tradotto in molte lingue tra cui l’islandese, è stato incluso in uno dei primi innari islandesi.

L’altra donna ad essere ricordata è stata Halldóra Guðbrandsdottir (1574-1658), figlia del vescovo di Holar, uno dei più attivi sostenitori della Riforma in Islanda. Halldóra, che aveva 11 anni quando sua madre morì, dedicò tutta la sua vita alla cura del padre. Il vescovo ottenne una macchina da stampa con la quale produsse molti testi religiosi, tra cui una Bibbia in islandese, pubblicata nel 1584, e anche un libro di inni, noto come «Grallarinn», che divenne molto popolare e rimase in uso fino al 1801.

Halldóra, pur se rimase nubile tutta la vita, fu madre adottiva di diversi bambini. Descritta come «volitiva e tenace», prese in carico la gestione della diocesi quando il padre divenne vecchio, difendensone l’eredità, tra cui il tentativo di un altro vescovo di rilevare la macchina da stampa. Diresse la ricostruzione della cattedrale diocesana, distrutta a seguito di una tempesta, che venne inaugurata nel 1627, e che porta il suo nome – Halldórukirkja – la chiesa di Halldóra.

La Elci ha programmato anche la realizzazione di un’opera teatrale su Martin Lutero e la pubblicazione di una selezione in due volumi degli scritti di Lutero in islandese.

Immagine: Elisabeth Cruciger

mercoledì, febbraio 22, 2017

In Italia Troppe Ore di Scuola: i Bambini Devono Riposare e Giocare di Più



Il professor Yvan Touitou, un cronobiologo professore alla Faculté de médecine de la Pitié Salpêtrière, ha parlato al Corriere della Sera per spiegare che la salute dei bambini passa attraverso un corretto riposo, e la scuola deve preoccuparsi di più della loro salute.
Uno sfasamento tra i ritmi biologici e quelli imposti dall’orario delle lezioni può causare disordini alimentari, distrazione e difficoltà nella concentrazione.
Anche secondo uno studio effettuato dalla American Academy of Pediatricians (AAP), intitolato Let them sleep (lasciamoli dormire), i bambini ma soprattutto i ragazzi in età adolescenziale e pre adolescenziale, hanno bisogno di almeno 9 ore di sonno per recuperare le energie e regolare i ritmi veglia-sonno.
I ragazzi, a causa degli sbalzi ormonali tipici dell’età dello sviluppo, faticano ad addormentarsi prima delle 11 di sera e con l’ingresso a scuola alle 8 difficilmente riescono a dormire a sufficienza.
Questa mancanza di sonno, sempre secondo lo studio americano, potrebbe portare a obesità e depressione.

Touitou si concentra sui bambini delle elementari e spiega che i loro ritmi sono fondamentalmente diversi da quelli di un adulto:  “Gli orari scolastici convenzionali non sono adatti alla loro capacità di concentrazione. E’ assurdo chiedere quattro o cinque ore di attenzione di fila, quando si sa che il picco per un bambino di dieci anni è nella seconda parte nella mattinata, tra le dieci e le undici.”
Secondo il professore intervallare le giornate di scuola con alcuni giorni di vacanza, pochi ma più frequenti, sono una soluzione migliore che  una lunga vacanza che può essere deleteria per l’apprendimento.
I ritmi scolastici sono stati modificati in Francia e in questa tabella è possibile notare le differenze di orario tra Italia e altri paesi europei e non.

Risultati immagini per sistema scolastico americano e italiano a confronto

In Finlandia le ore scolastiche sono decisamente
meno, eppure i risultati raggiunti dagli studenti sono i migliori secondo le classifiche OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), mentre in Italia le performance degli studenti italiani sono ancora al di sotto delle medie.
I ragazzi, ma soprattutto i bambini, hanno bisogno di dormire, di riposare, di essere in cima alla lista delle preoccupazioni della scuola in quanto a salute e benessere prima di ogni altra cosa.
Meno ore di scuola non significa necessariamente meno conoscenza, anzi, un miglior profitto, una migliore assimilazione di quello che viene appreso e soprattutto un miglior equilibrio psicofisico.

Valeria Bonora

da Eticamente.net

giovedì, gennaio 26, 2017

" Agli uomini del triangolo rosa"

Domani 27 gennaio 2017 è la Giornata della Memoria.
Agli omosessuali sterminati nei lager nazisti Piero Montana dedica la sua poesia
 " Agli uomini del triangolo rosa"

L'immagine può contenere: 6 persone, persone in piedi
A volte
Se con la mente
Indietro nel tempo
Ripercorro il filo
Della storia
Quel filo del racconto
All'inizio immaginario
Insanguina le mie mani
Ferite
Straziate
Dalle spine di ferro
Conficcate
Che l'attorcigliano
Nel tracciato metallico
Dei reticolati
Nell'aggrapparsi alla memoria
Il senso della storia
Nella quotidiana banalità
Del male
Non è indolore
Non è indolore seguire le piste
Scoprire le tracce del crimine
Giungere
Al culmine dell'orrore
Alla scena del massacro
Consumato
Dentro uno squallido
Fossato
Ricolmo
Di nudi
Innumerevoli cadaveri
Non è indolore il macabro
Spettacolo
Non è indolore lo scotto
Dell'orrore
Di una fossa comune
Scavata sulla terra
Nuda
A fuoco
Impressa
Nella materia grigia
Della memoria
Come una corona di spine
Deposta sulla testa del Signore
Quel filo di ferro
L'ho visto in filmati
Del'45
Steso sui pali
A delimitare
I campi di sterminio
Di là di quel filo
Il silenzio di Dio
Il buio della storia
L'inenarrabile dolore
Di quanti non scamparono
Ai forno crematorio
Di là di quel filo
Le lacrime
Lo strazio
Una folla di volti
Smarriti
Estatici
Nella rassegnazione
Del martirio
Di là di quel filo
Le umiliazioni
Le stigmate
La vergogna
Dei miei simili
In una foto d'epoca
Con la divisa a righe
Il triangolo rosa
Sul petto stampigliato
Una colonna d'internati
Scortata dai nazisti
Marcia
Nel gelo invernale
Tra le baracche
Di un campo
Avviati per prima
Alle camere a Gas
Sono omosessuali
Con disprezzo
Costretti
Ai lavori più vili
Gravosi
A pulire le latrine
Del lager
Sul loro cammino immagino
Il destino dei paria
Sul loro cammino
Senza via di scampo
Per i più non ci fu
Ancora di salvezza
Grazia
Senza pietà
Caddero
Nei lager
Di recente
A Berlino
Ho visitato
Un monumento
Dedicato alla memoria
Degli uomini
Del triangolo rosa
Ma in quell'anno della liberazione
Nel '45
E per tanti anni ancora
A venire
Nessuno ne ricordò l'eccidio
Sulla loro scomparsa
Sulla loro fine
Nei campi di sterminio
Fu steso un velo di silenzio
Per vergogna
Immagino
In quel tempo
Nessuna lacrima
Fu versata
Neppure dai fratelli
Della tragedia
Sopravvivendo
A lungo
L'indifferenza
Di quanti
Di questa buia pagina
Di storia
Innanzi
All'evidenza
Chinando
Scuotendo la testa
Dicevano
Di non voler
Sapere
Niente.

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lunedì, gennaio 09, 2017

Strategie di resistenza alla violenza di genere delle donne italiane

Si viju lu diavulu non schiantu. 
(Se vedo il diavolo non mi spavento)- Canzone femminile Calabrese

 Le contadine italiane nel 1800 mettevano in pratica diversi metodi di resistenza quotidiana. Ad esempio, queste donne "esercitavano indirettamente un notevole potere sociale, organizzando matrimoni, assegnandosi ruoli sociali, aiutandosi l'una con l'altra per partorire, e, quando necessario, per abortire" (Guglielmo, Vivere la rivoluzione, 23).
 Inoltre, queste donne divennero spesso i capi/famiglia quando i loro mariti o padri emigrarono in America. Con le ripetute e lunghe assenze degli uomini "l'emigrazione ha causato una maggiore separazione tra "l'autonomia all'interno" del  femminile e spazi maschili, e spesso le donne occupavano il centro della famiglia, che era il cuore della comunità" (Guglielmo, 23).
 Questa strutturazione patriarcale/matriarcale  della famiglia continua ancora.
 Tuttavia, si deve distinguere tra Sud e Nord Italia. Il Sud Italia è meno industrializzato e più tradizionale, in qualche modo, rispetto alla sua controparte del Nord. Ci sono anche molte contese tra le due regioni, il che complica ulteriormente l'andamento generale della violenza domestica del paese.
 Nell'Ottocento, queste donne erano spesso abusate dagli uomini nella loro famiglia, ma avevano molti modi e mezzi per resistere. Quelli con cui le donne italiane hanno resistito sono stati: l'acquiescenza, il silenzio, le ritorsioni (verbali e / o fisiche), la fuga, il suicidio, l'omicidio, il divorzio, l'adesione a organizzazioni/ rifugi femminili, e l'utilizzo di spazi per sole donne. Le donne oggi in Italia continuano a utilizzare queste aree di resistenza. In questo articolo, vorrei discutere e analizzare le tre strategie di resistenza che le donne italiane utilizzano per combattere la violenza del partner.
 Le strategie che ho analizzato sono:  gli spazi per sole donne, le ritorsioni verbali/ fisiche, e l'accesso a organizzazioni / rifugi femminili.



Spazi per sole donne

Il marito è come il governo a Roma, tutto pompa; la moglie è come la mafia, tutto il potere.
- Proverbio italiano

Storicamente le donne italiane hanno utilizzato gli spazi per sole donne come un modo per resistere alla violenza domestica.
 Guglielmo afferma, "Le donne costituivano i loro circoli sociali con quelli di cui potevano fidarsi e affidarsi meglio, che erano spesso una combinazione di parenti e vicini di casa" (Guglielmo, 17).
 Le donne passavano un sacco di tempo nel cortile, " la corte semichiusa al centro di case adiacenti" (Guglielmo, 18). Il cortile era una zona dove le donne potevano parlare tra loro di ciò che stava accadendo a casa, mentre preparavano il cibo insieme. Queste donne condividevano storie e cercavano consigli.


 Anche se il cortile dell'Ottocento non esiste più, le donne di oggi si incontrano nelle piazze per uscire da casa e per ottenere supporto quando ne hanno bisogno. Queste "fatiche quotidiane hanno richiesto forti reti sociali, che hanno messo in crisi anche le storie di passività femminile e di isolamento" (Guglielmo, 20).

La capacità delle donne di essere attive nell'ambito pubblico più spesso  ha rappresentato davvero una grande area di resistenza. Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto in questo campo che "se gli uomini hanno storicamente esercitato un maggiore controllo sulle donne nella loro vita, come i rapporti di potere e sistemi sociali si vanno modificando le donne stanno guadagnando più indipendenza" (Guglielmo, 23).
L'ironia a proposito del cortile, punto di raccordo dei corpi e delle voci delle donne, è che spesso il pestaggio avviene proprio lì. L'umiliazione pubblica contro le donne sarebbe perciò un'aggiunta alla violenza fisica. Guglielmo afferma: "... l'uomo che ha rotto il braccio di sua moglie lo ha fatto nel centro della città e ha dichiarato che ha pagato troppo e che stava pagando un anticipo il medico per l'altro braccio, per la prossima volta che avesse fiatato" (Guglielmo, 24). Questo tipo di esposizione al pubblico dell'abuso non si verifica più spesso come una volta, ma le donne hanno anche il permesso di esistere fuori della casa, ora..

Le donne italiane sono state storicamente capaci di resistere alla violenza domestica per la loro capacità di rapportarsi in spazi pubblici con le altre donne al di fuori della loro struttura familiare. Questi spazi sono stati una zona di sicurezza, e un luogo di riposo e di recupero per le donne maltrattate. Sebbene il cortile reale sia ormai per lo più un ricordo, continua ad esistere in forme diverse.

Rivalsa (verbale / fisica)

Sono una ribelle che si oppone a tutte queste ingiustizie, e invito anche voi a lottare.
- Maria Barbieri

 Gli Spazi solo-Donne sono stati un modo indiretto di resistere alla violenza domestica, ma il modo in cui le donne italiane resistevano direttamente è attraverso le ritorsioni, verbali e/o fisiche.  Nell'Ottocento, se una giovane moglie veniva picchiata, andava a dirlo ai suoi genitori.
Poi, ecco succedere un vero miracolo "... i fratelli, i cugini e altri parenti maschi della ragazza picchiata andarono, guidati dalla vecchia madre, verso la casa della ragazza. E lì si avventarono sul marito e lo picchiarono. Poi in una sorta di processione la madre e i suoi parenti se ne sono tornati a casa "(Guglielmo, 25). Questo caso dimostra la forza delle donne. Anche se l'esempio è più indiretto, le donne italiane hanno anche schiaffeggiato, colpito, accoltellato i loro aguzzini, come forme di resistenza.

Una donna di Potenza (una città italiana del sud) afferma:

"Ero una giovane sposa e non ero un angelo. Ero ostinata e mi rivoltavo contro mio marito, le cui idee mi sembravano folli. Io ero molto più forte di lui. Ogni volta che ha cercato di colpirmi ero pronta a restituirgli il colpo. Questo succedeva in casa nostra. Ma aveva la meglio su di me perché mi ha picchiato molte volte in strada. In strada non ho nemmeno pensato di resistergli. Se l'avessi fatto certamente gli avrebbe portato discredito."(Guglielmo, 26)
Michelina Cesare
 L'ammissione di questa donna di restituire i colpi mette in mostra la sua forza, la determinazione e la resistenza.
 La strategia di colpire sparlando-dietro è spesso  quella con meno probabilità di essere utilizzata.
 La ricercatore Margaret Abraham dice che questo potrebbe significare "che la donna teme che mettere in atto una tattica di difesa più aggressiva come colpire di nuovo potrebbe aumentare ulteriormente la violenza contro di lei, con una maggiore possibilità di mettere a repentaglio la propria vita" (Sokoloff e Pratt, la violenza domestica ai margini , 259).
 Storicamente, le donne italiane non hanno praticano la violenza come strategia di resistenza, ma attualmente questa forma di resistenza è stato utilizzata più spesso, da quando la violenza domestica è venuta sotto i riflettori.

L'accesso alle Organizzazioni Femminili
Eliminare la violenza richiede politiche urgenti e risposte concrete.
- N. Livi-Bacci



 Un'altra forma di resistenza delle donne italiane è andare a un rifugio per donne maltrattate.
 I primi rifugi per donne maltrattate in Italia sono stati aperti a Bologna e Milano nel 1980, ma ora ci sono circa 100 centri e linee telefoniche in tutto il paese (Livi-Bacci, delle donne e dei centri di crisi Rifugi in Italia, S65-66).
 Il movimento delle donne maltrattate in Italia è diventato forte e vivace, "non solo nel fornire un servizio di soluzione  diretta, ma anche nella ricerca di molteplici vie per promuovere il cambiamento, facendo pressioni per l'intervento legislativo e altre attività appropriate  per migliorare la risposta della comunità a tutti gli abusi sulle donne" (Livi- Bacci, S65).
 Oggi esistono molti rifugi in tutta Italia e le donne li utilizzano. Una donna che ha utilizzato il rifugio per opporsi alla violenza domestica si chiama Suvanda.
 Lei afferma: "Ho sposato un italiano, è stato 12 anni fa. Sono stata trattata male, con violenza, sia fisica che psicologica ... Ho avuto tre figli con lui. Siamo stati tutti chiusi in casa e nessuno poteva aiutarci. E poi ho scoperto questo centro sociale. Mi è stato detto che qui avrebbero potuto aiutarmi. Sono stata fortunata - ho preso i miei figli e sono scappata... "(RT). Suvanda è fuggita al rifugio Maree a Roma, che ha spazio solo per venticinque donne e cosi ha una lunga lista d'attesa. Tuttavia, rifugi di questo tipo sono aperti in tutta Italia, e continuano ad aprire. Le donne hanno organizzato molti ricoveri, negli ultimi dieci anni almeno.
 Un po' a causa del recente cambiamento culturale nel riconoscere la violenza domestica, l'uso dei rifugi è in crescita. Baldry afferma: "A Roma, dal 1992 al 1998 c'è stato un aumento di oltre il 100% delle donne che hanno contattato un rifugio" (Baldry, Violenza domestica: una visione globale, 60). L'autore continua: "A Bologna, il numero medio di donne che ogni anno entrare in contatto con il rifugio è di oltre 300; a Milano, più di 1.000; e a Palermo, nel corso del 1998. oltre 400 donne hanno contattato il rifugio "(Baldry, 60).
 Queste statistiche sono preoccupanti, ma almeno le donne vittime di abusi vanno in cerca di sostegno nei rifugi locali gestiti da donne. Si spera, che ci sarà un momento in cui  questi rifugi non saranno più  necessari.

La resistenza delle donne italiane assume molte forme diverse. Anche se ci sono molte discussioni su cosa costituisca la resistenza, ho trovato utile precisare le tre possibilità sopraindicate per le donne, se lo desiderano. Non credo si possa, o si debba, giudicare un altro sulle sue strategie di resistenza. Tutti noi siamo diversi e inevitabilmente utilizziamo strategie diverse per resistere. Il più delle volte, la resistenza è pensata per prevedere solo atti fisici che possano bloccare un incidente. Ciò non deve essere la regola, e non si verifica in molte situazioni. Una donna che sceglie di resistere in altri modi, come la fuga, non è considerata come oppositore, ma come vittima.
 Il linguaggio può essere estremamente importante, soprattutto per una donna che ha subito abusi.
 Per non continuare a vivere per sempre nel proprio vittimismo isolandosi, deprimendosi, e tra gli stenti.
Ann Russo afferma: "... individuando le donne che hanno subito abusi e le sopravvissute di abusi, violenze, percosse e stupri come solo o prevalentemente vittime, alla fine si rafforza la nostra condizione di vittime, riducendoci a quello che qualcun altro ci ha fatto" (Russo, Riprendendoci la nostra vita, 28).
Come suggerisce il quadro concettuale di Russo, dobbiamo continuare ad oscillare tra vittima-sopravvissuta-resistente alla nostra velocità. Le donne che hanno subito abusi possono essere dati dell'agenzia, ancora una volta. Le donne italiane resistono e continuano a farlo.

da Italian Women’s Strategies of Resistance by Lachrista Greco


giovedì, gennaio 05, 2017

La Befana di Giacomo Leopardi bambino.


Recanati, 1810

"Carissima Signora.
  Giacché mi trovo in viaggio volevo fare una visita a Voi e a tutti li Signori Ragazzi della Vostra conversazione, ma la neve mi ha rotto le tappe e non mi posso trattenere. Ho pensato dunque di fermarmi un momento per fare la Piscia nel vostro portone, e poi tirare avanti il mio viaggio.

 Bensì vi mando certe bagattelle per cotesti figliuoli, acciocché siano buoni, ma ditegli che se sentirò cattive relazioni di loro, quest'altro anno gli porterò un po' di Merda.
 
  Veramente io voleva destinare a ognuno il suo regalo, per esempio a chi un corno, a chi un altro, ma ho temuto di dimostrare parzialità, e che quello il quale avesse li corni curti invidiasse li corni lunghi. Ho pensato dunque di rimettere le cose alla ventura, e farete così. Dentro l'anessa cartina trovarete tanti biglietti con altrettanti numeri. Mettete tutti questi biglietti dentro un orinale, e mischiateli ben bene con le vostre mani. Poi ognuno pigli il suo biglietto, e veda il suo numero. Poi con l'anessa chiave aprite il baulle. Prima di tutto ci trovarete certa cosetta da godere in comune e credo che cotesti Signori la gradiranno perché sono un branco di ghiotti. Poi ci trovarete tutti li corni segnati col rispettivo numero. Ognuno pigli il suo, e vada in pace. Chi non è contento del corno che gli tocca, faccia a baratto con li corni delli compagni. Se avvanza qualche corno lo riprenderò al mio ritorno. Un altr'anno poi si vedrà di far meglio.
 
  Voi poi Signora carissima avvertite in tutto quest'anno di trattare bene cotesti Signori, non solo col caffè che già si intende, ma ancora con pasticci, crostate, cialde, cialdoni, ed altri regali, e non siate stitica, e non vi fate pregare, perché chi vuole la conversazione deve allargare la mano, e se darete un pasticcio per sera sarete meglio lodata, e la vostra conversazione si chiamarà la conversazione del pasticcio. Frattanto state allegri, e andate tutti dove io vi mando, e restateci finché non torno, ghiotti, indiscreti, somari, scrocconi dal primo fino all'ultimo.

La Befana."

LETTERA AUTENTICA DI LEOPARDI BAMBINO ALLA MARCHESA ROBERTI

lunedì, gennaio 02, 2017

De "MALLEUS MALEFICARUM "

"Una religione è dannata e confessa la sua estrema impotenza il giorno in cui brucia il primo eretico."
Ezra Pound


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Osservare il passato può darci una diversa prospettiva del mondo in cui viviamo, anche se non sempre è piacevole ciò che apprendiamo della nostra civilissima e cristiana Europa, ma è solo guardando indietro che è possibile capire questo “presente”. Il nostro è un passato macchiato di sangue e orrori, un passato che ha relegato la donna ad un essere inferiore, un essere che bastava la supposizione di essere possedute dal demonio, ed ecco che ella perdeva ogni diritto. Le donne potevano essere ingannate, maltrattate, torturate ed uccise, trattate come nemiche disumane di Cristo e dell’umanità. Per circa tre secoli, sotto la benedizione del Papa, furono sterminati nove milioni di individui accusati di stregoneria, al 80% donne e bambine. E’ infatti nel continente europeo che l’uomo ha raggiunto il massimo livello di crudeltà nei confronti della donna;  ciò va sottolineato affinché nessuno possa cadere nell’errore di pensare che le radici culturali e religiose dell’Europa cristiana siano moralmente superiori a quelle di altre regioni del mondo.

Frontespizio di un'edizione del Malleus maleficarum risalente al 1669
Frontespizio di un’edizione del Malleus maleficarum risalente al 1669
Oggi si parla spesso di controllo mentale, pochi realizzano che quella che molti definiscono fantascienza, è purtroppo una triste verità e in pochissimi sanno che tale tecnica, oggi diventata una vera e propria scienza, ha origini molto antiche. L’uomo ha da sempre cercato la “chiave” d’accesso per il controllo di altri individui, per arrivare a comprendere quel grande mistero che è il cervello umano, è stato ed è ancora capace di sottoporre i soggetti alle peggiori barbarie, esperimenti di una tale sadismo che persino la lettura di quanto avvenuto è in grado di farci rabbrividire.Vittime per eccellenza nell’antichità di perversi e sadici esperimenti furono proprio le donne, vittime degli orrori che gli uomini sono capaci di commettere quando la ragione viene sostituita dall’idiozia e dagli istinti più bassi suggestionati dalla paura .
Il Tribunale della Santa Inquisizione nel 1487 ad opera di due monaci domenicani, Johann Sprenger ed Heinrich Kraemer, ideò un manuale investigativo, il Malleus Maleficarum (il martello delle streghe), che fu un vero “capolavoro” su come realizzare un ingiusto-processo. Tale manuale fu il primo “libretto di istruzioni” su come estorcere delle confessioni, accusare, torturare e bruciare vive centinaia di migliaia di donne innocenti, era il primo gradino “primitivo” verso il controllo mentale.

La Ruota: Era simile alla crocifissione. Alle presunte streghe venivano spezzati gli arti e il corpo veniva sistemato tra i raggi della ruota che veniva poi fissata su un palo. L'agonia era lunghissima e poteva anche durare dei giorni.
La Ruota: Era simile alla crocifissione. Alle presunte streghe venivano spezzati gli arti e il corpo veniva sistemato tra i raggi della ruota che veniva poi fissata su un palo. L’agonia era lunghissima e poteva anche durare dei giorni.
Il Malleus si apre con una frase parentoria: affermare l’esistenza degli stregoni è cattolico, mentre asserire ostinatamente l’opposto è un’eresia. Anche se il Malleus si sofferma indifferentemente su uomini e donne che” hanno stretto un patto con il diavolo ” è contro quest’ultime che si concentra maggiormente l’attenzione dei due inquisitori. Il manuale veniva utilizzato per la scoperta e la punizione delle streghe e contiene una teoria completa sulla stregoneria che, millantando analisi scientifica, è stato di una terrificante stupidità. Per tre secoli questo libro comparve sul seggio di tutti i giudici e sul tavolo di tutti i magistrati.
Un intero capitolo, la Quaestio VI è dedicato interamente alle streghe, specificando i motivi per cui le “femmine” sono più superstiziose. Le ragioni addotte non sono di ordine logico, ma sono più che altro sentenze ricavate dal Vecchi Testamento, dagli scritti latini e dagli scritti dei Padri della Chiesa.
Es. ” Qualsiasi malizia è piccola di fronte alla malizia delle donne “. ( Ecclesiaste 25,15-16,19) o ” Quando piange una femmina sta pensando al modo per imbrogliare un uomo ( Catone)
e ancora ” Tre sono le cose insaziabili, e ce n’è una quarta che non dice mai basta : la bocca della vulva” ( Proverbi 30,16 ) insomma partendo da questi presupposti, i due inquisitori arrivarono a sostenere che la diffusione della stregoneria era causata dalle donne, in quanto era proprio grazie a loro che gli uomini venivano esposti alle lusinghe che facevano leva sul desiderio carnale.
Poi c’erano una serie di postulati indimostrabili utili per costruire un castello accusatorio processuale, tipo: “il demonio esiste”. Come fai a dimostrare che esiste ciò che non esiste? Le “prove” erano numerose, la prima, la più astuta e pericolosa era di tipo teorico, ricavato dalla combinazione tra pensiero e linguaggio. Se confessi sei colpevole e se non confessi è chiara la tua colpevolezza perché solo così pensi di poter sfuggire alla “giustizia”!

Questa logica binaria o sei colpevole o sei colpevole, era ferrea e colpiva ogni accusato di stregoneria: se il reo “confessava” era dichiarato colpevole di stregoneria, se invece “non confessava” erano considerato eretico, e poi arso sul rogo. Gira e rigira era sempre colpevole. Le donne venivano violentate oltre che torturate; i loro beni erano confiscati appena accusate, prima del giudizio, poiché nessuna veniva assolta. Dal 1257 al 1816 l’Inquisizione torturò e bruciò sul rogo milioni di persone innocenti. Erano accusate di stregoneria e di eresia contro i dogmi religiosi e giudicate senza processo, in segreto, col terrore della tortura. Non sfuggiva nessuno.Tale regime di terrore durò cinque secoli, sotto la benedizione del papa. Le cacce alle streghe erano campagne ben organizzate, intraprese, finanziate ed eseguite dalla Chiesa e dallo Stato .

Il cavalletto: l'indiziata veniva posta a cavalcioni di tale strumento sino a far penetrare la punta, o lo spigolo direttamente nelle carni e squassando in modo spesso permanente, gli organi genitali. Quasi sempre poi venivano aggiunti dei pesi alle caviglie e sistemati dei bracieri o delle fiaccole accese sotto ai piedi.
Il cavalletto: l’indiziata veniva posta a cavalcioni di tale strumento sino a far penetrare la punta, o lo spigolo direttamente nelle carni e squassando in modo spesso permanente, gli organi genitali. Quasi sempre poi venivano aggiunti dei pesi alle caviglie e sistemati dei bracieri o delle fiaccole accese sotto ai piedi.
Nel Malleus si affermava che le malattie sconosciute o incurabili erano imputabili al diavolo e quindi alla stregoneria. Si aggiungeva, che la lussuria sfrenata, insaziabile nelle donne, era la causa della stregoneria e che soprattutto tre erano i vizi delle donne malvagie: l’infedeltà, l’ambizione e la lussuria. Quindi le donne che più volevano soddisfare i loro desideri lussuriosi erano le più infette e le più dedite alla stregoneria. Le donne accusate di stregoneria, quando venivano processate, infierivano su se stesse, raccontando le loro azioni fin nei più piccoli particolari e, spesso, denunciando la loro coabitazione col diavolo: ovviamente queste donne erano le più soggette a gravi disturbi emotivi. Il Malleus contiene descrizioni orgiastiche di tipo sessuale di ogni genere, che si consumavano fra i demoni e le loro ospiti umane. Alle donne processate venivano imposte delle pratiche inverosimili, come l’obbligo di radere i peli del pube, onde evitare possibili nascondigli per il diavolo. Inutile dire che la maggior parte delle vittime di questo gioco diabolico era costituita da malate di spirito, le persone più vulnerabili e indifese, ed è triste sottolineare che tutto ciò decretò, all’epoca, la morte sul rogo di centinaia di migliaia di donne e persino di bambine.

Ordalia Del Fuoco: Prima di iniziare l'ordalìa del fuoco tutte le persone coinvolte dovevano prendere parte a un rito religioso. Questo rito durava tre giorni e l’accusata doveva sopportare benedizioni, esorcismi, preghiere, digiuni e prendere i sacramenti. Dopodiché veniva sottopostia all'ordalìa: doveva trasportare un pezzo di ferro rovente per una certa distanza. Il peso di questo peso era variabile da un minimo di circa mezzo chilo fino a un chilo e mezzo. Un altro tipo di ordalìa del fuoco consisteva nel camminare bendati e nudi sopra i carboni ardenti. Le ferite venivano coperte e dopo tre giorni un giudice controllava se l'accusata era colpevole o innocente. Se le ferite non erano rimarginate era colpevole, altrimenti era innocente.
Ordalia Del Fuoco: Prima di iniziare l’ordalìa del fuoco tutte le persone coinvolte dovevano prendere parte a un rito religioso. Questo rito durava tre giorni e l’accusata doveva sopportare benedizioni, esorcismi, preghiere, digiuni e prendere i sacramenti. Dopodiché veniva sottopostia all’ordalìa: doveva trasportare un pezzo di ferro rovente per una certa distanza. Il peso di questo peso era variabile da un minimo di circa mezzo chilo fino a un chilo e mezzo. Un altro tipo di ordalìa del fuoco consisteva nel camminare bendati e nudi sopra i carboni ardenti. Le ferite venivano coperte e dopo tre giorni un giudice controllava se l’accusata era colpevole o innocente. Se le ferite non erano rimarginate era colpevole, altrimenti era innocente.
Gli autori del Martello delle Streghe stabilirono il principio fondamentale secondo cui una strega deve accusarsi da sola, e se non lo fa volontariamente, qualsiasi mezzo è lecito. Poiché si supponeva che fossero possedute dal demonio, le streghe non avevano diritti.Le torture usate erano di vario tipo. Alle vittime venivano stritolati in una morsa i pollici, le dita dei piedi e le gambe; poi venivano frustate fino a sanguinare. Curiosamente le frustate, lo schiacciamento dei pollici e perfino la ruota erano considerati soltanto parte dei preliminari, e non erano classificati come “vere torture”. L’Arcivescovo di Colonia redasse un Tariffario delle Torture che includeva quarantanove voci e i prezzi relativi che dovevano essere pagati al torturatore dalla famiglia della vittima.Secondo il Martello delle Streghe qualsiasi mezzo per combattere Satana era accettabile. Ecco il consiglio dato agli inquisitori che indagavano sulle streghe: “Promettete loro una pena minima se si dichiareranno colpevoli, e una volta condannate, comminate loro la pena promessa e poi bruciarle; promettete inoltre di non condannare le streghe che ne incriminano altre e poi chiamate un altro inquisitore per farlo”.
Quando una strega veniva arrestata, si prendevano complicate precauzioni per neutralizzare i suoi poteri: per negarle il contatto con la terra, e attraverso di essa con le regioni infernali, veniva trasportata tenendola sollevata su un’asse di legno oppure in un cesto; quando si trovava davanti al giudice doveva rimanere voltata di spalle: in tal modo le era impossibile qualunque tentativo di ammaliarlo con lo sguardo; e sia i giudici che il personale coinvolti nel processo, “non dovevano lasciarsi toccare da lei e, particolarmente, dovevano fare in modo di non venire in contatto con le sue braccia o le sue mani nude”. Ai giudici veniva anche consigliato di portare al collo, appesi a un laccio o a una catenella, erbe benedette e sale consacrato durante la domenica delle Palme, sigillati in una speciale cera, anch’essa benedetta. Nonostante le ripetute rassicurazioni di immunità, era sempre meglio non correre rischi.

Pulizia dell'anima: si faceva ingerire alla condannata acqua bollente, carbone e sapone, per mondare la sua anima corrotta.
Pulizia dell’anima: si faceva ingerire alla condannata acqua bollente, carbone e sapone, per mondare la sua anima corrotta.
I due professori di teologia consigliano, prima di iniziare le torture, di denudare la donna completamente e raderla da testa a piedi poiché sono i peli che tutelano la strega dal dolore e non ci si lasci ingannare se durante i supplizi ella cerca conforto nella preghiera poiché è proprio così che diabolicamente si protegge. Le torture devono essere portate con cautela, senza uccidere e senza spargere sangue. Si comincia con lo schiacciamento dei pollici tra due tavolette, si legano poi le mani della strega dietro la schiena con una corda e la si appende al soffitto con dei pesi legati alle caviglie, infine la si costringe con ogni mezzo a restare sveglia per ore e ore. Fondamentale per provare la colpevolezza dell’imputata è trovare il punto del diavolo. Il punto (o marchio) del diavolo è un particolare punto sul corpo della strega insensibile al dolore. Può trovarsi ovunque, anche nelle orecchie o nella vagina. Per scovarlo bisogna infilzare ripetutamente la strega con un grosso ago. Le torture possono protrarsi ogni volta anche per più di 40 ore consecutive. Quando una strega veniva riportata in cella dopo una seduta di tortura, il giudice doveva assicurarsi che nel tempo di pausa ci fossero sempre delle guardie con lei, in modo da non lasciarla mai sola, per paura che il diavolo la “spingesse” a suicidarsi.

Stivaletto spagnolo (e varianti): Le gambe erano legate insieme e inserite in una sorta di stivale di ferro, che il boia stringeva fino allo spappolamento delle ossa.
Stivaletto spagnolo (e varianti): Le gambe erano legate insieme e inserite in una sorta di stivale di ferro, che il boia stringeva fino allo spappolamento delle ossa.
In altre parole, anche un suicidio o un tentato suicidio, causato dallo strazio o dal terrore, veniva interpretato come un’ispirazione del demonio, e perciò come un’ulteriore prova di colpevolezza. In tal modo, gli inquisitori discolpavano se stessi. Quando qualche sventurata donna tentava di suicidarsi infilandosi nella testa gli spilloni con cui fermava sui capelli la cuffia, dicevano: “L’abbiamo trovata in questo stato, come se avesse voluto infilarli nelle nostre teste”. Anche quei folli atti di disperazione venivano attribuiti a intenzioni malevole e aberranti, al fine di produrre prove di colpevolezza.
In realtà gli interrogatori miravano esclusivamente all’ottenimento della confessione e se l’imputata si ostinava a negare era solo perché dalla sua aveva la protezione del diavolo.Se, nonostante la tortura, la strega si rifiutava ancora di confessare, il Malleus consigliava stratagemmi mi più cervellotici. L’accusata, per esempio, poteva essere portata in una casa, i cui proprietari dovevano “fare finta di partire per un lungo viaggio e di lasciarla sola”. E poi si faccia in modo che qualcuno di sua conoscenza [...] vada a trovarla e le prometta che sarà messa in completa libertà se gli insegnerà come si effettuano certe magie. E il giudice ponga mente che in questo modo molte hanno confessato e sono state condannate.
Come ultima risorsa, il Malleus consiglia il più sfacciato e incredibilmente spudorato imbroglio: e che, infine, il giudice entri e prometta che avrà misericordia, con la segreta, intima intenzione che ciò che intende è che sarà misericordioso verso se stesso e verso lo Stato; perché tutto quello che viene fatto per lo Stato è un atto di misericordia.
La delirante persecuzione contro le streghe cominciò sotto gli auspici dell’Inquisizione, quando la Chiesa esercitava ancora una supremazia indiscussa sulla vita religiosa dell’Europa. L’Inquisizione era talmente concentrata sulla stregoneria, che ben presto si sarebbe lasciata cogliere del tutto alla sprovvista dall’avvento di una minaccia assai più seria, che avrebbe assunto l’identità di un monaco apostata di nome Martin Lutero. È comunque giusto ricordare che, trent’anni dopo la pubblicazione del Malleus Maleficarum, l’insensata caccia alle streghe avrebbe conquistato anche le giovani Chiese protestanti.

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Nella seconda metà del XVI secolo, dunque, sia i cattolici sia i protestanti mandarono al rogo non due o tre, ma centinaia di donne accusate di stregoneria: e questo delirio incendiario sarebbe proseguito per più di un secolo, raggiungendo il suo culmine nella sanguinosa guerra dei Trent’anni, svoltasi fra il 1618 e il 1648. Fra il 1587 e il 1593 l’arcivescovo di Treviri fece giustiziare trecentosessantotto streghe, il che equivale alla media di una e mezzo alla settimana.
Lungo un arco di tre mesi, cinquecento presunte streghe furono condannate al rogo dal vescovo di Ginevra. Fra il 1623 e il 1633 il principe e arcivescovo di Bamberga ne fece morire tra le fiamme più di seicento. Nei primi anni del XVII secolo novecento persone furono bruciate dal principe e vescovo di Würzburg, tra cui il suo stesso nipote, diciannove sacerdoti, e alcuni bambini accusati di avere avuto rapporti sessuali con il demonio. Alla fine del Seicento l’isterismo si era propagato anche al di là dell’Atlantico, alle colonie puritane del New England, dando luogo ai tristemente famosi processi di Salem, quelli che avrebbero fornito lo scenario alla commedia di Arthur Miller.Tuttavia, i peggiori eccessi protestanti non riuscirono mai a uguagliare quelli della Chiesa di Roma, in seno alla quale l’Inquisizione si espresse al massimo delle proprie potenzialità, vantandosi apertamente di avere bruciato, con un calcolo approssimato per difetto, trentamila streghe lungo un arco di centocinquanta anni.

Il simbolo dell'Inquisizione
Il simbolo dell’Inquisizione
Il Malleus Maleficarum resta una macabra testimonianza per i posteri degli orrori che gli uomini sono capaci di commettere quando la ragione lascia il posto alla credenza, del livello di umana idiozia raggiungibile quando i cervelli spenti si abbandonano alla suggestione e alla paura. Un concentrato di sadismo, perfidia e ignoranza e stupidità . Un miscuglio di sessismo, sessuofobia è ottusità. La Chiesa che aveva sempre manifestato una forte tendenza alla misoginia , l’operazione contro la stregoneria le fornì un mandato su larga scala per una crociata contro le donne e tutto ciò che era femminile. Nel XXI secolo le donne ringraziano ancora la Chiesa Cattolica!!!

Note :
1)Il Manuale fu approvato dalla Chiesa (Papa Innocenzo VII) e dal re di Roma (Massimiliano I) e divenne il manuale dell’Inquisizione.

2) La prefazione di quell’opera che apportò tanta rovina era la Bolla di Innocenzo VIII.

martedì, novembre 29, 2016

Buon 184° compleanno, Louise May Alcott !

184° anniversario della nascita di Louisa May Alcott

Louisa May Alcott nacque il 29 novembre 1832 a Germantown, Pennsylvania.
 Figlia del filosofo Amos Bronson Alcott, era la seconda di quattro sorelle: Anna Bronson, Elizabeth Sewall e Abigail May.

Educata privatamente da suo padre, da Ralph Waldo Emerson, da Nathaniel Hawthorne e da Margaret Fuller, condivise la Dichiarazione dei Sentimenti, pubblicata dalla Seneca Falls Convention sui diritti delle donne.
Fu abolizionista e femminista.

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Notissima e amata in tutto il mondo per il suo romanzo "Piccole donne" (1868), di enorme successo.
Esso fu l'inizio di una serie, che proseguì con "Piccole donne crescono" (1869), quindi  "Piccoli uomini"  del 1871.
Nel 1886 con  "I ragazzi di Jo"  la scrittrice completò la saga della famiglia March.

 Morì il 6 marzo 1888 a  Boston.
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Dai suoi libri divenuti classici della letteratura per ragazze e tradotti in tantissime lingue, sono anche stati realizzati vari film e serie televisive.

La versione film 1933 con regia di Cukor   valse a Katharine Hepburn alla  2ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia del 1934 il premio di migliore attrice.

Il film 1949 diretto dal regista Mervyn LeRoy si vale di June Allyson nella parte di Jo,  Elizabeth Taylor è Amy, Janet Leigh è Meg e Margaret O'Brien è Beth, mentre Peter Lawford impersona Laurie.
Piccole donne (film 1949).png

L'ultima versione, per ora, quella del 1994, per la prima volta è diretto da una donna, la regista australiana Gillian Armstrong, in cui la parte di Mamma March è di Susan Sarandon.

Una notevole vitalità per un testo che ha ormai circa 150 anni !!!
Grazie, grande Louisa May!