rdo Sciascia su Pasolini

mercoledì, gennaio 10, 2018

Per non dimenticare il martirio di Alfredo.

Il 13 gennaio ricorre l'anniversario del martirio di Alfredo Ormando a Piazza San Pietro.
Chi vuole dedicare un fiore alla memoria del suo sacrificio, della sua esistenza spezzata dall'odio sociale di cui è stato oggetto in tutta la sua vita, si rechi accanto al grande obelisco e lo deponga là in  ricordo della sua dignità di uomo e di poeta.
 Io lo farò, come ogni anno, con amore...

Scrive Piero Montana

20 anni fa lo scioccante e drammatico suicidio, in piazza San Pietro a Roma, di Alfredo Ormando, uno sconosciuto omosessuale fino ad allora, che però era uno scrittore ed intellettuale assai scomodo, di cui già nel 2005 abbiamo tracciato un ritratto letterario dai toni cupi e disperati. Ve lo ripresentiamo perché ai giorni nostri non ha perduto nulla di quella luce nera, di cui è sempre stato avvolto.


In memoria di Alfredo Ormando
di Piero Montana

Quando il 13 gennaio del 1998, a 39 anni, lo scrittore nisseno Alfredo Ormando si dà fuoco a Roma in piazza San Pietro, è già un uomo morto: da qualche tempo, infatti, si considerava un fallito, come scrittore e come uomo.

Le case editrici ostinatamente avevano rifiutato di pubblicare i suoi romanzi (una Trilogia autobiografica, composta da Il Dubbio, L’Escluso, e Sotto il cielo d’Urano), le fiabe, i racconti.
Con grandi sacrifici economici e solo grazie all’aiuto della madre ultraottantenne, che godeva di una pensione sociale, Ormando aveva pubblicato a sue spese, nel 1995, il romanzo breve Il Fratacchione e, nel ’97, cinque dei suoi racconti in una rivista da lui creata dal titolo I Miserabili.

Ancora nell’ottobre del ’97, il non aver superato per la seconda volta l’esame di latino scritto, ultima materia da dare per conseguire la laurea in Lettere – che gli verrà poi conferita postuma alla memoria presso la Facoltà di Scienze della Formazione di Palermo – con il pregiudicare, sia pure in maniera non irreparabile, il raggiungimento di un obiettivo ritenuto importante, il conseguimento di un dottorato, che avrebbe potuto riscattarlo dai tanti fallimenti, può aver costituito uno dei fattori scatenanti del sopravvento di un ennesimo stato depressivo, condizione cui era soggetto, e da cui, questa volta, non sarebbe più uscito.

Dobbiamo tuttavia avere il coraggio qui di rendere note, nei limiti in cui ci è consentito farlo, le motivazioni coscienti che hanno spinto Ormando al tragico gesto e che lo stesso scrittore ha voluto farci conoscere attraverso due lettere, una per i posteri, l’altra indirizzata al fratello Angelo, e fatte pure recapitare per conoscenza all’agenzia Ansa di Roma. Da esse emerge che, all’origine di questo “suicidio”, c’è stata la disperazione per l’incomprensione della sua condizione di omosessuale, da parte della società e di una famiglia che si vergognava del finocchiaccio.

Abbiamo parlato, scrivendo del tragico gesto di Ormando, di “suicidio”, ma è questo il termine giusto?
In una lettera a un amico, che vuole mantenere l’anonimato, lo scrittore si domanda:
“Mi chiedo se un uomo già morto può essere considerato un suicida. Ed ancora: Mi rendo conto che il suicidio è una forma di ribellione a Dio, ma non riesco più a vivere, in verità sono già morto, il suicidio è la parte finale di una morte civile e psichica."
Con quest’ultima frase ci sembra di capire che Ormando sapesse di essere casomai un “suicidato” dalla società a causa del pregiudizio antigay: in altri termini, che il suo “suicidio” sarebbe stato un omicidio sociale.
"Sono stufo di vedermi isolato, emarginato. Che vale vivere quando non si è amati e rispettati? Ho l’amore materno e quello di… (segue il nome dell’amico), ma ciò non copre l’ostracismo della gente e persino dei familiari. È troppo, non riesco a trovare un motivo valido per dare un senso alla mia vita, magari un appiglio tenue, banale… Mi sento un appestato, un lebbroso con i suoi campanelli legati ai piedi per avvisare la gente di stare lontana da me… Perché devo vivere? Non trovo una sola ragione perché io debba continuare questo supplizio… Nell’aldilà a nessuno farò drizzare i capelli ed arricciare il nasino perché sono un omosessuale… Non capisco questo accanimento contro di me. Non svio nessuno dalla retta via dell’eterosessualità, chi viene a letto con me è maturo, cioè adulto consenziente e omosessuale o bisessuale. A volte basta davvero poco per essere felici e altrettanto poco per essere degli infelici. Per me il discorso è diverso: è da quando avevo dieci anni che vivo nel pregiudizio e nell’emarginazione; ormai non riesco più ad accettarlo, la misura è piena.”

Nei primi di gennaio del 1998 Ormando sente di essere arrivato all’ultima stazione della sua dolorosa via crucis, di essere arrivato al capolinea, sente che il suo ciclo vitale sta per concludersi, di essere entrato nel tunnel della morte. In quel gelido mese di gennaio del ’98, ricordiamo, Ormando ha compiuto da poco 39 anni.Precisamente era nato a San Cataldo, in provincia di Caltanissetta, il 15 dicembre del 1958, da padre e madre analfabeti, operai di origini contadine, in una famiglia di otto figli, in condizioni economiche assai modeste se non disagiate. Nella sua giovinezza per la precarietà della sua magra esistenza di disoccupato, trovandosi disperatamente in mezzo ad una strada, aveva tentato per ben tre volte, senza però riuscirvi, il suicidio.

In quegli anni aveva avuto anche una crisi mistica, andandosi a chiudere, sia pure brevemente, in convento, da cui esce però con un’altra visione del mondo.
Di questa esperienza conventuale parlerà nel bellissimo romanzo autobiografico, Il Fratacchione.

Nella sua assai irrequieta fanciullezza e adolescenza non aveva mai seguito studi regolari. La licenza media viene conseguita a vent’anni come privatista, la maturità magistrale nel 1993 all’età di 35 anni. Insofferente di ogni brutale disciplina a partire da quella scolastica ( ancora negli anni Sessanta e fino ai Settanta i metodi pedagogici di istruzione nelle scuole elementari e nelle medie erano alquanto discutibili), Ormando – che, ancora minorenne, sarà rinchiuso in un centro di rieducazione – può essere considerato “un irregolare” e, più tardi, come si definirà egli stesso, “un anticonformista”, riuscendo tuttavia a conseguire titoli di studio, presentandosi da esterno in un ambiente che gli rimarrà ostile per la sola ragione che si ha dentro di sé quel qualcosa in più che va a cozzare contro la grettezza, i pregiudizi, l’invidia ed il provincialismo della propria gente.

La monumentale opera diaristica e picaresca costituita dalla sua Trilogia autobiografica getta dunque abbastanza luce sulla vita di un uomo che, quasi fustigandosi a sangue, non ci risparmia nulla, nelle sue confessioni, della sua disperata emarginazione e sconfinata solitudine, di cui – come è detto a conclusione della lettera per i posteri – non potrà mai farsi una ragione.

L’opera che Ormando ci ha lasciato mette spietatamente a nudo il cuore di un uomo con le sue sanguinanti ferite esistenziali. Potremmo davvero intitolarla Ecce Omo, ché l’omosessualità dello scrittore, dapprima latente e poi provocatoriamente e scandalosamente manifesta, ne è la più profonda chiave di lettura, che ci fa comprendere passo per passo un drammatico percorso di vita, un sistematico piano di un’estrema rivolta esistenziale, che non poteva sfociare nella catastrofe personale.

“Penseranno che sia un pazzo – scrive nel Natale 1997 Alfredo a un amico di Reggio Emilia – perché ho deciso piazza San Pietro per darmi fuoco, mentre potevo farlo anche a Palermo. Spero che capiranno il messaggio che voglio dare: è una forma di protesta contro la Chiesa che demonizza l’omosessualità, demonizzando nel contempo la Natura, perché l’omosessualità è sua figlia.”

Ancora allo stesso amico, cinque giorni prima di darsi fuoco, scriverà: “carissimo, era prevedibile che sarebbe andata così: ero predestinato a fare la fine della “torcia umana”. Perché proprio a piazza San. Pietro? Semplice. Voglio dare una lezione ai cattolici e alla loro intransigenza in materia sessuale”

Il movimento gay internazionale non può lasciare che la polvere dell’oblio ricopra, facendola scomparire dalla Storia, una figura che con il suo estremo sacrificio, martirizzandosi, ha osato denunciare pubblicamente la repressione antiomosessuale da parte della morale dell’alta gerarchia vaticana nel luogo stesso da cui questa viene propagandata.

Per chi avesse ancora qualche dubbio, trascrivo quel che Ormando dice in una lettera ad una persona cattolicissima, che sfacciatamente lo emargina: “Se la religione cattolica apostolica romana Le permette di essere razzista contro i cosiddetti diversi, La compiango moltissimo. Si vede che non ha capito nulla della vita e dell’amore verso il prossimo: già, noi mostri non siamo il vostro prossimo, noi apparteniamo ad un’altra religione.” Ed ancora sempre nella stessa lettera, qualche rigo prima: “l’amore quello vero, non è razzista o sessista, come voi cattolici ed affini.”

Il movimento gay internazionale non può allora lasciarsi sfuggire con il valore di questa figura una monumentale opera diaristica lasciataci in eredità che, al di là dei pregi letterari, contiene forse, più che non i saggi e i romanzi di molti scrittori gay, virulente pagine di critica omosessuale, giacché la denuncia del razzismo sessuale scaturisce visceralmente e a cuore aperto dalle esperienze vissute da uno scrittore che, tra tante incomprensioni, ha vissuto la sua età acerba in un paese del profondo Sud quanto mai retrogrado ed ottuso; e tale denuncia personale si innesta, fino a farne una miscela esplosiva, sulla denuncia del razzismo tout court e della dominazione dell’uomo sull’uomo, a partire da quella “patriarcale” dell’uomo sulla donna e della morale repressiva dell’alta gerarchia vaticana imposta coercitivamente ad una Chiesa di base o dal basso, che rimane pertanto priva di ascolto, fino alla denuncia della dominazione capitalistica e di classe ed ancora delle società ricche ed opulente su quelle povere del Sud, di ogni Sud del mondo e sui “dannati della terra”.

In Sotto il cielo d’Urano Ormando confessa:
” le mie vicissitudini non sono molto dissimili da quelle che potrebbe vivere sulla propria pelle un individuo del Terzo Mondo. No, la vita non è stata benevola nei miei confronti. Ho sperimentato in prima persona cosa significhi salire e scendere le scale altrui, sentirsi un maruchien nel proprio paese … vivere all’ombra di mia madre, essere umiliato, vilipeso, osteggiato, emarginato e porre fine ai miei giorni con il suicidio.”

In questo contesto tragico l’unica, magra consolazione che si offre allo scrittore sarà data dalla considerazione che non sarebbe la prima volta, se guardiamo alla storia dell’arte, che si suicidano degli aspiranti artisti, frustati, incompresi, dileggiati, poveri e reietti come lui.

Del naufragio di Ormando siamo tutti un po’ responsabili.
I militanti gay per primi devono riflettere ancora su questa morte, che non sarebbe avvenuta se qui, nel nostro paese e nella nostra Palermo, le cose funzionassero un tantino diversamente: se i gay costituissero davvero una comunità in cui riconoscersi, e se le associazioni omosessuali fossero più aperte ai reali bisogni dei gay, così che Alfredo Ormando avrebbe potuto integrarsi.

La verità infatti di questo eclatante suicidio dello scrittore gay nisseno, vittima più di tanti altri dello stigma sociale e dell’omofobia cattolica, è che nonostante Ormando avesse fatto diversi tentativi per agganciarsi al movimento gay, sperando in una sorta di ancora di salvezza, di salvataggio, è stato lasciato solo, abbandonato al suo dramma esistenziale di uomo e di scrittore, ancor oggi, in gran parte inedito.

“Se avessi avuto un paio di amici come te qui – scrive Ormando il 2 gennaio 1998, nella sua sconfinata solitudine, all’amico di Reggio Emilia, che vuole rimanere anonimo – avrei accettato di buon grado la mia vita.”

 Piero Montana
Il ritratto di Alfredo Ormando.
eseguito a carboncino dal pittore Nicolò D' Alessandro,
è un'opera di proprietà di Piero Montana.

lunedì, gennaio 08, 2018

Da Bagheria l'esempio di un grande dono alla cultura di tutti.

 La Biblioteca comunale si arricchisce di 500 opere grazie alla donazione del dottor Piero Montana.


Piero Montana, personaggio eclettico, dottore in filosofia, poeta, artista, gallerista, critico d’arte, operatore culturale e collezionista di libri rari e proibiti nonché, per lungo tempo, attivista gay ( è stato consulente per la realtà omosessuale della nostra città con i sindaci Giovanni Valentino, Pino Fricano, Biagio Sciortino) in un “ raptus di follia”, come lui lo definisce, ha donato alla nostra Biblioteca comunale “ Francesco Scaduto” 300 dvd e 200 libri per arricchirla soprattutto di testi esoterici che in essa scarseggiavano. I volumi infatti facente parte di un enorme collezione, custodita tutt’ora sia in casa che in galleria ( Montana inaugurerà prestissimo  a Bagheria e precisamente il 10 febbraio prossimo un Centro d’arte e cultura che porterà il suo nome con la mostra “Triade” in cui esporranno, Filly Cusenza, Giovanni Leto, Nuccio Squillaci) sono stati infatti donati con l’intento di suscitare interesse per le scienze occulte ( magia bianca, rossa e soprattutto nera nonché alchimia e stregoneria e arti divinatorie come chiromanzia, cartomanzia ( in particolare riguardante la lettura dei Tarocchi e oroscopomanzia).  Non mancano tra le opere donate libri sugli Albigesi, i Catari, I Templari ed altri gruppi eretici.



Tra non molto si possono consultare nella civica biblioteca (i libri, a dire il vero, devono finire ancora di essere inventariati dal personale addetto in biblioteca) quasi tutte le opere tradotte in italiano di Michael Baigent, Richard Leigh, Henry Lincoln autori questi del famosissimo libro “Il Santo Graal” a cui Dan Brown nel suo “Codice da Vinci”, pur sempre negandolo, si è inspirato, attingendo molto da esso.
Del “Codice da Vinci” Montana ha donato pure diversi volumi riguardanti i codici segreti svelati da diversi occultisti per una migliore comprensione del bestseller di Brown.
Dei libri segreti, magici, proibiti Il nostro gallerista, come vuole essere soprattutto chiamato Montana, visto che in città sta per aprire un Centro d’arte, ha donato La Chiave di Salomone, Il Lemegeton, L’ << Almadel>> riguardante l’evocazione degli Spiriti Angelici, Il grimorio di papa Onorio, Il Grand Grimoire ed il Grimorium Verum, tutti contenuti nei tre volumi di “Magia pratica” di Jorge Sabellicus stampato per le edizioni Mediterranee.

Tra le opere di narrativa donate sono comprese tutte le opere pubblicate da Mondadori di Valerio Evangelisti, uno, oggi, degli scrittori italiani più noti ed interessanti di fantascienza, fantasy ed horror.  Di Evangelisti si potranno tra qualche tempo visionare in biblioteca e prendere in prestito testi assai interessanti quali quelli basati sul ciclo di Eymerich, crudele e spietato inquisitore domenicano realmente esistito (nato nel 1320 a Girona, in Catalogna, e morto nel 1399) di cui qui citiamo en passent solo i capolavori: Nicolas Eymerich, inquisitore, Il corpo e il sangue di Eymerich, Il castello di Eymerich. A parte, ma altrettanto interessanti e forse capolavori in assoluto Picatrix. La scala per l′Inferno e  Mater Terribilis, quest’ultimo facente pure parte della serie incentrata sull′Inquisitore spagnolo. Dei libri di Evangelisti manca però tra le opere donate Cherudek  il libro che Montana ha preferito gelosamente conservare a casa nella sua privata libreria. Tra la narrativa horror vanno i inclusi libri ormai introvabili di Bram Stoker fino ad arrivare a Stefan King.

Tra i libri esoterici in dono preziosissimi sono i testi del Corpus Ermeticum di Trismegisto (Tre volte grande) pubblicati in gran parte nella collana Mimesis dell’omonima casa editrice. Li citiamo per gli studiosi anche di filosofia, visto che sono una collezione di scritti dell'antichità che rappresentò la fonte di ispirazione del pensiero ermetico e neoplatonico rinascimentale. I libri suddetti sono: Pimandro edizione Atanor (1984), Ascepio, Estratti di Strobeo: Kore Kosmu, Liber hermetis, Picatrix ossia Ghayat al-hakim, «Il fine del saggio» dello pseudo Maslama al-Magriti, un'opera in lingua latina, tradotta dall’arabo, di fondamentale importanza per l'occultismo astrologico del tardo Medioevo e del Rinascimento, a cui fa spesso riferimento una studiosa di fama internazionale come Frances Yates nel suo celebre libro Giordano Bruno e la tradizione emetica.
Questo basta per dare un’idea dell’importanza della donazione in libri fatta da Montana.

Naturalmente il donatore invita i lettori del presente articolo a recarsi alla Biblioteca comunale per prendere in visione ma anche in prestito tutti i libri sopra menzionati e tantissimi altri ancora che qui per mancanza di spazio non abbiamo potuto menzionare.

Per quanto riguarda i 300 dvd, in essi sono compresi film a partire dagli anni 30 fino ai nostri giorni. Montana appassionato anche di cinema ha infatti donato Nosferatu  di Friedrich Wilhelm Murnau, uno dei maestri del cinema muto, ma anche  Metropolis , un film pure muto del 1927 diretto da Fritz Lang, considerato il capolavoro del regista. Da ricordare anche La grande Illusione di Jean Renoir (1939) e L’angelo azzurro del 1930 diretto da Josef von Sternberg ma anche Casablanca del 1942 diretto da Michael Curtiz, interpretato da Humphrey Bogart ed Ingrid Bergman, nonché La signora di Shangay del 1947 diretto da Orson Welles - anche protagonista del film assieme a Rita Hayworth. Di Orson Welles Montana ha anche donato Lo Straniero del 1947 ed infine Gilda del 1946 diretto da Charles Vidor, con Rita Hayworth e Glenn Ford per concludere con i film prima degli anni cinquanta. Arrivando ad anni più recenti il nostro gallerista ha incluso nella sua donazione film di Luis Bunuel, Ingrid Bergman, David Lynch (Una storia vera), Robert Bresson (La conversa di Belfort), Fellini (Satyricon), Tarantino (A prova di morte, Bastardi senza gloria), Lars Von Trier (Idioti), secondo film aderente al manifesto Dogma 95, dopo Festen di Thomas Vinterberg e la commedia Il grande capo nonché diversi film di Francois Truffaut e tutto Kurosawa.
Non mancano film a tematica GLBT e tantissime chicche da vero intenditore ed amante della settima arte.

Mario Sigfrido Metalli





venerdì, gennaio 05, 2018

RiciclAlbaBefana

*  *  *

Zitti, zitti, presto a letto

la Befana è qui sul tetto,

sta guardando dal camino

se già dorme ogni bambino,

se la calza è ben appesa,

se la luce è ancora accesa!

Quando scende , sola, sola,

svelti sotto alle lenzuola!

Li chiudete o no quegli occhi?

Se non siete stati buoni

niente dolci, nè balocchi,

solo cenere e carbone!




martedì, gennaio 02, 2018

Buona fine e buon inizio: accendere una lampada e sparire -

 gli auguri da www.larecherche.it 

Gentili Autrici e Autori, Lettrici e Lettori,
nel ringraziarvi per l'anno passato insieme vi arrivino i nostri migliori auguri di un felice 2018.

Crediamo di fare cosa gradita nell'offrirvi il seguente omaggio poetico, un bel cocktail di poesie beneaugurali.

Buona fine e buon inizio: accendere una lampada e sparire
www.larecherche.it/testo_poesia_settimanale.asp?Id=444&Tabella=Poesia_settimanale



Accendere una lampada e sparire –
questo fanno i poeti –
ma le scintille che hanno ravvivato –
se vivida è la luce

durano come i soli –
ogni età una lente
che dissemina
la loro circonferenza –


Emily Dickinson

da Dickinson tutte le poesie, I Meridiani Mondadori

mercoledì, dicembre 27, 2017

C'era una volta...

...Cappuccetto Rosso. 

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Ma quello era solo il soprannome che le avevano dato per la sua passione per i cappotti coi cappucci di un bel rosso fiammante, perciò nessuno poi sa come si chiamava davvero.
Lei era una ragazzina come tutte: andava a scuola, studiava e faceva tutto quello che fanno quelle della sua età cresciute in campagna, con le case un po' distanti l'una dall'altra, magari con un bel bosco in mezzo, e abituata a camminare com'era era normale per lei spostarsi anche da sola da una casa all'altra.

La Nonna abitava per conto suo al di là del bosco, da sola in una bella casetta, e siccome era piuttosto vecchia e afflitta da reumatismi si spostava con una certa difficoltà. Ma la Mamma, e sopratutto Cappuccetto Rosso che adorava la sua Nonnina, non le facevano mai mancare la loro visita quotidiana e il loro aiuto direttamente nella sua casetta, con qualunque tempo.

Così anche quella giornata di festa Cappuccetto Rosso indossò le galosce e il suo bel cappottino rosso col famoso cappuccio, dopo aver riempito il suo paniere di cose buone da mangiare preparate dalla Mamma e qualche dolcetto natalizio speciale, per andarle a portarle alla Nonna e passare un po' di tempo in sua compagnia.
E mentre sta così bardata per uscire di casa la Mamma le chiede:
- "Dove vai tesoro?".

- "Dalla Nonna, mammina...".

E la Mamma:
-  " Brava!!!  In bocca al lupo!".

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Cappuccetto Rosso
nella traduzione di Carlo Collodi


C'era una volta in un villaggio una bambina, la più carina che si potesse mai vedere. La sua mamma n'era matta, e la sua nonna anche di più.

Quella buona donna di sua madre le aveva fatto fare un cappuccetto rosso, il quale le tornava così bene a viso, che la chiamavano dappertutto Cappuccetto Rosso.

Un giorno sua madre, avendo cavate di forno alcune stiacciate, le disse:
- "Va' un po' a vedere come sta la tua nonna, perché mi hanno detto che era un po' incomodata: e intanto portale questa stiacciata e questo vasetto di burro".

Cappuccetto Rosso, senza farselo dire due volte, partì per andare dalla sua nonna, la quale stava in un altro villaggio. E passando per un bosco s'imbatté in quella buona lana del Lupo, il quale avrebbe avuto una gran voglia di mangiarsela; ma poi non ebbe il coraggio di farlo, a motivo di certi taglialegna che erano lì nella foresta.
Egli le domandò dove andava.
La povera bambina, che non sapeva quanto sia pericoloso fermarsi per dar retta al Lupo, gli disse:
- "Vo a vedere la mia nonna e a portarle una stiacciata, con questo vasetto di burro, che le manda la mamma mia".
- "Sta molto lontana di qui?", disse il Lupo.
- "Oh, altro!", disse Cappuccetto Rosso. "La sta laggiù, passato quel mulino, che si vede di qui, nella prima casa, al principio del villaggio."
- "Benissimo", disse il Lupo, "voglio venire a vederla anch'io. Io piglierò da questa parte, e tu da quell'altra, e faremo a chi arriva più presto."

Il Lupo si messe a correre per la sua strada, che era una scorciatoia, con quanta forza avea nelle gambe: e la bambina se ne andò per la sua strada, che era la più lunga, baloccandosi a cogliere le nocciuole, a dar dietro alle farfalle, e a fare dei mazzetti con tutti i fiorellini, che incontrava lungo la via.
Il Lupo in due salti arrivò a casa della nonna e bussò.
- "Toc, toc."
- "Chi è?"
- "Sono la vostra bambina, son Cappuccetto Rosso"-   disse il Lupo, contraffacendone la voce   - "e vengo a portarvi una stiacciata e un vasetto di burro, che vi manda la mamma mia."
La buona nonna, che era a letto perché non si sentiva troppo bene, gli gridò:
- "Tira la stanghetta, e la porta si aprirà".

Il Lupo tirò la stanghetta, e la porta si aprì. Appena dentro, si gettò sulla buona donna e la divorò in men che non si dice, perché erano tre giorni che non s'era sdigiunato. Quindi rinchiuse la porta e andò a mettersi nel letto della nonna, aspettando che arrivasse Cappuccetto Rosso, che, di lì a poco, venne a picchiare alla porta.
- "Toc, toc."
- "Chi è?"

Cappuccetto Rosso, che sentì il vocione grosso del Lupo, ebbe dapprincipio un po' di paura; ma credendo che la sua nonna fosse infreddata rispose:
- "Sono la vostra bambina, son Cappuccetto Rosso, che vengo a portarvi una stiacciata e un vasetto di burro, che vi manda la mamma mia".
Il Lupo gridò di dentro, assottigliando un po' la voce:
- "Tira la stanghetta e la porta si aprirà."
Cappuccetto Rosso tirò la stanghetta e la porta si aprì.
Il Lupo, vistala entrare, le disse, nascondendosi sotto le coperte:
-  "Posa la stiacciata e il vasetto di burro sulla madia e vieni a letto con me".

Cappuccetto Rosso si spogliò ed entrò nel letto, dove ebbe una gran sorpresa nel vedere com'era fatta la sua nonna, quando era tutta spogliata. E cominciò a dire:
- "O nonna mia, che braccia grandi che avete!".
- "Gli è per abbracciarti meglio, bambina mia."
- "O nonna mia, che gambe grandi che avete!"
- "Gli è per correr meglio, bambina mia."
- "O nonna mia, che orecchie grandi che avete!"
- "Gli è per sentirci meglio, bambina mia."
- "O nonna mia, che occhioni grandi che avete!"
- "Gli è per vederci meglio, bambina mia."
- "O nonna mia, che denti grandi che avete!"
-"Gli è per mangiarti meglio."

E nel dir così, quel malanno di Lupo si gettò sul povero Cappuccetto Rosso, e ne fece un boccone.

La storia di Cappuccetto Rosso fa vedere ai giovinetti e alle giovinette, e segnatamente alle giovinette, che non bisogna mai fermarsi a discorrere per la strada con gente che non si conosce: perché dei lupi ce n'è dappertutto e di diverse specie, e i più pericolosi sono appunto quelli che hanno faccia di persone garbate e piene di complimenti e di belle maniere...



sabato, dicembre 23, 2017

Buone feste col Gatto di Simon ( che poi somiglia tanto ai nostri...)

Una divertente compilation video natalizia 
per allietarvi 
tra un panettone, un torrone e un panpepato ...

*  *  *  *

AUGURISSIMI !


lunedì, dicembre 11, 2017

« Per la scrittura io ho fatto tutto, mi sono ridotto persino a vivere. »(Aldo Busi, Sodomie in corpo 11)

Aldo Busi (Montichiari, 25 febbraio 1948) è uno scrittore, traduttore, opinionista, personaggio televisivo e reporter di viaggio italiano.
Nasce il 25 febbraio 1948 a Montichiari, in provincia di Brescia, terzo figlio di Marcello Busi (1913 – 1982) e Maria Bonora (1914 – 2008).Ivi cresce, in condizioni di indigenza, con il padre, la madre e i fratelli, facendosi notare per la predisposizione alla scrittura (a detta dello stesso autore, già quando frequentava la terza elementare i suoi temi erano attesi).

A 13 anni è costretto dal padre, gestore di osterie, ad abbandonare gli studi e comincia a lavorare come cameriere in diverse località del Garda. Si trasferisce quindi a Milano; nel 1968 ottiene l'esonero dal servizio militare grazie all'articolo 28/a, che dispensava gli omosessuali dichiarati. Decide poi di vivere e lavorare all'estero, dapprima in Francia tra il 1969 e il 1970 (Lille e poi Parigi), poi in Inghilterra (Londra tra il '70 e il 71), Germania (Monaco di Baviera, 1971 e 1972, Berlino nel 1974), Spagna(Barcellona nel 1973) e Stati Uniti d'America (New York, nel 1976), lavorando come cameriere, spazzino, portiere di notte o sguattero per guadagnarsi da vivere.
Impara quindi diverse lingue straniere (francese, tedesco, inglese) e continua a rivedere Il Monoclino (il libro che nel 1984 sarà pubblicato da Adelphi con il titolo definitivo di Seminario sulla gioventù).Tornato in Italia, lavora saltuariamente come interprete (esperienza che sarà alla base della stesura del suo secondo romanzo Vita standard di un venditore provvisorio di collant) e si cimenta con importanti traduzioni dall'inglese e dal tedesco (Joe Ackerley, H. von Doderer, J.W. Goethe, M. Wolitzer, C. Stead). Nel frattempo si diploma a Firenze nel 1976 (da privatista) e nel 1981 si laurea in Lingue e Letterature Straniere presso l'Università di Verona, presentando una tesi sul poeta statunitense John Ashbery. Dello stesso Ashbery nel 1983Busi traduce Autoritratto in uno specchio convesso.

Il suo esordio letterario risale al 1984 con Seminario sulla gioventù. Il libro è accolto con molto favore dal pubblico, meno dalla critica. Ciò nonostante nello stesso anno vince il Premio Mondello"Opera prima". Negli anni il romanzo è stato rimaneggiato più volte dallo stesso Busi, fino all'ultima versione per Adelphi del 2003, che presenta in appendice l'inedito e incompiuto Seminario sulla vecchiaia e un commento dello stesso Busi sulle fortune e disgrazie della sua opera prima. Libro di culto per diverse generazioni in diversi paesi, è tra le opere di maggior successo dello scrittore bresciano insieme al Manuale della perfetta Gentildonna e a Sentire le donne.

 Nel 1987 è finalista al Premio Bergamo. Nel 1989 subisce un processo per oscenità a Trento per Sodomie in corpo 11, a causa delle scene di sesso tra uomini contenute nel libro; processo dal quale esce assolto con formula piena perché «il fatto non sussiste». Il processo è stato trasmesso in televisione dalla trasmissione di RaiTre Un giorno in Pretura. Un'accurata ricostruzione degli eventi di Trento si trova in appendice all'edizione economica di Sodomie in corpo 11 per la penna di Carmen Covito.

Aldo Busi nel corso degli anni ha assunto rilievo pubblico esprimendo apertamente le sue posizioni su temi che ritiene particolarmente sensibili quali l'omofobia, il maschilismo e la conseguente condizione subalterna della donna nella società, l'eccessiva drammatizzazione della sfera sessuale dell'individuo e quello che egli rileva come un eccesso di clericalismo; temi questi che sono ricorrenti nella sua produzione letteraria.
 Oltre questi temi alcune sue esternazioni in tema di pedofilia hanno sollevato critiche: in una puntata del Maurizio Costanzo Show del 1996, Busi ha spiegato che «non vedo nulla di scandaloso se un ragazzino di 13 anni viene masturbato da una persona adulta». In un'intervista in risposta alle polemiche sollevate da quell'intervento, ha incalzato: «Ipocriti. Siete i soliti cattolici che nascete e crescete con l'idea di sesso legata alla colpa e al peccato. Io faccio una fondamentale distinzione tra la criminalità legata alle pornocassette o al turismo sessuale e alla pratica di una pedofilia blanda, quella praticata dai bambini sugli adulti. I bambini sono in certi casi corruttori degli adulti». E ancora: «È arrivato il momento di capire che anche i bambini hanno la loro brava sessualità e che gli adulti non devono più reprimerla».

Sulla rivista "Babilonia", nel 1996, ha invece scritto: «ci sono paesi in cui le bambine e i bambini o vengono sfruttati nella prostituzione o vengono ammazzati (Brasile, Cina, India). Allora, cos'è meglio per questi bambini, una scopata o una coltellata? E non mi si venga a dire che entrambe le soluzioni sono aberranti. E allora che sarà mai se un ragazzino di 5 o 10 o 12 anni fa una sega a uno più in là negli anni o se la fa fare? All'offerta sessuale del bambino bisogna che l'adulto responsabile dia una risposta sensuale e non una risposta astratta a base di rimproveri, ammonizioni e di sfiducia verso la propria sessualità e di orrore verso quella degli altri, tutti potenziali mostri dietro l'angolo. Se per fare questo gli si prende in mano il pisello o le si accarezza la passerina che sarà mai?».
Busi chiariva la sua posizione sull'argomento della pedofilia alle pagg. 233-240 del suo Manuale della perfetta umanità uscito nelle librerie il 16 febbraio 2010 (otto giorni prima del suo approdo al programma televisivo L'isola dei famosi): «Vorrei, di nuovo, sintetizzare il mio pensiero in tema di pedofilia. [...] a) Non c'è nessuna relazione fra omosessualità e pedofilia e chi, per suo comodo, le sovrappone, commette un crimine contro l'umanità; b) Anche se i mostri si fabbricano di preferenza in casa, tenere fuori controllo genitoriale i bambini è altrettanto criminale che adescarli [...]; c) Non ho particolare livore contro i pedofili "deboli" se deboli, quasi contemplativi, restano [...] distinzione primaria fra violenza carnale (che nei confronti del bambino è violenza carnale anche con l'assenso del bambino) e la carezza del prete o dell'insegnante sulla coscia o sui capelli; a me preme innanzitutto salvaguardare l'integrità del bambino [...] d) [...] i bambini sono vittime totali nessun caso escluso, i minori sono vittime parziali, ammesso e non concesso che lo siano in qualche percentuale, sempre che non ci sia di mezzo la violenza carnale comprovata [...] È quindi tempo, per tutelare i bambini in modo categorico, visto che si tratta della precedenza assoluta, di stabilire che un minore non è più un bambino affinché un bambino sia e resti un bambino di fatto e non vada confuso con un minore [...].»
In un'intervista al programma televisivo "Reputescion, quanto vali sul web?" Busi afferma che, secondo il suo punto di vista, fino ai 14 anni l'essere umano è intangibile sessualmente, ma è contentissimo se due bambini di 8 o anche 4 anni entrambi, sia di sesso opposto che dello stesso sesso, compissero tra loro atti sessuali di ogni genere.

Sono molti i titoli al suo attivo. Sei i romanzi: Seminario sulla gioventù, Vita standard di un venditore provvisorio di collant, La Delfina Bizantina, Vendita galline km 2, Suicidi dovuti e Casanova di se stessi. Diverse le prose di viaggio: da Sodomie in Corpo 11 ad Altri Abusi, da La camicia di Hanta a Bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo.
E poi la serie di Manuali «per una perfetta umanità», e libri di non immediata catalogazione (romanzi brevi ma anche prose di viaggio o pamphlet "di fine millennio": Un cuore di troppo, Cazzi e canguri (pochissimi i canguri), Per un'Apocalisse più svelta, ecc.) che pure hanno contribuito alla fama di Busi quale polemista e capace narratore.

Le sue opere sono tradotte in undici lingue. Busi ha tradotto diversi libri dall'inglese, dall'italiano antico e dal tedesco anche dopo la sua affermazione come romanziere. Tra questi Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll, il Decamerone di Giovanni Boccaccio, Il Cortegiano di Baldassare Castiglione e Intrigo e amore di Friedrich Schiller. Dirigeva inoltre la collana I Classici Classici per l'editore Frassinelli di Milano. Autore controverso, è spesso stato al centro di discussioni e polemiche per le sue posizioni fortemente anticlericali.

Nel 2002 vince il Premio Letterario Frignano per il romanzo breve La signorina Gentilin dell'omonima cartoleria. Dal 2003 partecipa al programma televisivo di Canale 5 Amici di Maria De Filippi in qualità di insegnante di cultura generale e comportamento. Nel 2003 scrive un testo teatrale, Guancia di Tulipano, adattato dalle didascalie dell'opera di Gaspare Spontini (e ispirata alle Ballate irlandesi di Thomas Moore) Lalla Rükh e recitata dallo stesso Busi il 23 agosto 2003 a Jesi con la regia e i video di Cristian Taraborrelli.

Nel 2006 il critico letterario Marco Cavalli ha dato alle stampe la prima importante monografia sull'opera omnia di Busi. Il libro, Busi in Corpo 11 (ed. Il Saggiatore), descrive, analizza e commenta l'opera dello scrittore bresciano e include importanti interventi dello stesso Busi e due racconti inediti. Nel 2010, dopo quasi sette anni di deliberata astinenza dalla scrittura, Busi pubblica una raccolta di tre racconti per l'editore Bompiani dal titolo Aaa!. Della raccolta fanno parte un racconto lungo, già apparso nell'edizione 2008 di Sentire le donne, dal titolo Il Casto, sua Moglie e l'Innominabile, insieme a due racconti brevi del tutto inediti.

Nel febbraio del 2010 lo scrittore prende parte alla settima edizione del programma TV l'Isola dei famosi, accettando di trascorrere 10 settimane su un'isola deserta insieme ad altri concorrenti cosiddetti VIP (da Sandra Milo a Clarissa Burt, al doppiatore Luca Ward). Tuttavia, si ritira il mese successivo, dopo appena tre settimane, lasciando dietro di sé vari coloriti litigi e una scia di polemiche, culminata nella decisione della RAI di bandire Aldo Busi da tutti i suoi programmi. Dichiarerà più tardi di aver ricevuto per la partecipazione al programma un cachet di 420 000 euro.
Ha fatto ritorno in televisione nel gennaio 2011 entrando a far parte del cast fisso della trasmissione di prima serata di Canale 5 Stasera che sera!, condotta da Barbara d'Urso, dopo la precedente partecipazione a programmi come Otto e mezzo (1º ottobre 2010) di La 7 e L'ultima parola (3 dicembre) di Rai 2 (segnando così il termine del "bando" emanato dalla Rai mesi prima). Sulla rivista Rolling Stone Italia ha tenuto La Posta del Cuore fino al 2011, per poi essere sostituito da Gianni Vattimo.

Il 13 novembre 2012, a dodici anni di distanza dall'ultimo romanzo, pubblica El especialista de Barcelona per l'editore Dalai, che gli vale la candidatura al Premio Strega. Busi non partecipa polemicamente alle undici tappe di presentazione dello Strega che si tengono in varie città italiane e straniere, dopo aver chiesto 5 000 euro per ciascuna tappa. A concorrere con lui al premio Walter Siti, a proposito del quale lo scrittore dichiara:
« Siccome in estetica non esiste la pubblicità negativa, non voglio spendere una parola in favore del romanzo di Walter Siti di cui ho letto con raccapriccio le prime venti pagine. Io non l'avrei pubblicato nemmeno dietro falso nome. »
(citato in Corriere della Sera, 10 maggio 2013, p. 41)

Il 24 settembre 2013 esce, per i tipi de Il Fatto Quotidiano, E baci, che raccoglie interventi, sms, e-mail dello Scrittore (alcuni inediti, altri precedentemente apparsi sul sito Altriabusi.it).
Il 10 giugno 2014 esce (sempre con Il Fatto Quotidiano) la nuova edizione di Sentire le donne, riveduta e ampliata (la prima pubblicazione risale agli anni Novanta).
Il 19 marzo 2015 esce, edito da Marsilio, il nuovo romanzo Vacche amiche (un'autobiografia non autorizzata)
Il 26 novembre 2015 esce, edito ancora da Marsilio, il romanzo "L'altra mammella delle vacche amiche" (un'autobiografia non autorizzata).

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In un fax per Renata Colorni, riportato integralmente da Marco Cavalli nella monografia Busi in corpo 11, lo stesso scrittore di Montichiari specifica la suddivisione delle sue opere che vorrebbe riportata fedelmente in un futuro Meridiano a lui dedicato:

Romanzi:

* Seminario sulla gioventù, Milano, Adelphi, 1984; con una postfazione di Massimo Bacigalupo, Milano, Mondadori, 1988; IV ed. riveduta Milano, Adelphi, 1989; nuova edizione totalmente riveduta dall'autore Milano, Mondadori, 1992; nuova ed. accresciuta con una postfazione dell'autore, una nota di Piero Bertolucci e con lo scritto inedito Seminario sulla vecchiaia, Milano, Mondadori, 2004.
* Vita standard di un venditore provvisorio di collant, Milano, Mondadori, 1985; Vita standard di un venditore provvisorio di collant. Iniziato nel 1979, pubblicato nel 1985, revisionato dal 1991 al 1996, totalmente riscritto nel 2001, con episodi inediti e un nuovo finale, Milano, Oscar Mondadori, 2002.
* La Delfina Bizantina, Milano, Mondadori, 1986.
* Vendita galline Km 2, Milano, Mondadori, 1993.
* Suicidi dovuti, Milano, Frassinelli, 1996.
* Casanova di se stessi, Milano, Mondadori, 2000.
* El especialista de Barcelona, Milano, Dalai Editore, 2012.
* Vacche amiche (un'autobiografia non autorizzata), Venezia, Marsilio Editore, 2015
* L'altra mammella delle vacche amiche (un'autobiografia non autorizzata) Venezia, Marsilio Editore, 2015

Libri di Viaggio:

* Sodomie in corpo 11. Non viaggio, non sesso e scrittura, Milano, Mondadori, 1988.
* Altri abusi. Viaggi, sonnambulismi e giri dell'oca, Milano, Leonardo, 1989.
* Cazzi e canguri. Pochissimi i canguri, Milano, Frassinelli, 1994.
* Aloha!!!!! (Gli uomini, le donne e le Hawaii), Milano, Bompiani, 1998.
* La camicia di Hanta. Viaggio in Madagascar, Milano, Mondadori, 2003.
* E io, che ho le rose fiorite anche d'inverno?. Scrittura in viaggio, Milano, Mondadori, 2004.
* Bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo, Milano, Mondadori, 2006.

Manuali "per una perfetta umanità":

* Manuale del perfetto Gentilomo, come monsignor Aldo Busi, Milano, Sperling & Kupfer, 1992; *Manuale del perfetto gentilomo. Con preziose imbeccate anche per lei, Milano, Mondadori, 1999.
* Manuale della perfetta Gentildonna, Milano, Sperling & Kupfer, 1994; Manuale della perfetta gentildonna. Con preziosi cazzeggiamenti anche per lui, Milano, Oscar Mondadori, 2000.
* Nudo di madre. Manuale del perfetto Scrittore, Milano, Bompiani, 1997.
* Manuale della perfetta Mamma. Con qualche contrazione anche per il papà, Milano, Mondadori, 2000.
* Manuale del perfetto Papà. Beati gli orfani!, Milano, Mondadori, 2001.
* Manuale del perfetto Single (e della piuccheperfetta fetta per fetta), Milano, Mondadori, 2002.

Altri scritti:

* Una pioggia angelica, Edizioni L'Obliquo, 1987.
* Paté d'homme. Tragoedia peninsulare in tre atti, uno strappo, due estrazioni e taglio finale, Milano, Mondadori, 1989.
* Pazza, con musicassetta, Milano, Bompiani, 1990. 9 canzoni cantate da Aldo Busi.
* L'amore è una budella gentile. Flirt con Liala, Milano, Leonardo, 1991.
* Sentire le donne, Milano, Bompiani, 1991; 1993; Milano, Tascabili Bompiani, 2002; Milano, Bompiani, 2008; Roma, Editoriale Il Fatto Quotidiano, 2014.
* Le persone normali. Dieta di Uscio, Milano, Mondadori, 1992.
* Madre Asdrubala. All'asilo si sta bene e s'imparan tante cose!, Milano, Mondadori, 1995.
* Grazie del pensiero, Milano, Mondadori, 1995.
* La vergine Alatiel. Che con otto uomini forse diecimila volte giaciuta era, Milano, Mondadori, 1996.
* L'amore trasparente. Canzoniere, Milano, Mondadori, 1997.
* Per un'Apocalisse più svelta, Milano, Bompiani, 1999.
* Un cuore di troppo, Milano, Mondadori, 2001.
* La signorina Gentilin dell'omonima cartoleria, Milano, Oscar Mondadori, 2002.
* Guancia di Tulipano, Milano, Oscar Mondadori, 2003.
* Incipit, Roma, L. Sossella, 2004. Fascicolo di 36 pagine con compact disc dove Aldo Busi legge brani tratti da Seminario sulla gioventù, Seminario sulla vecchiaia, Vita standard di un venditore provvisorio di collant, La delfina bizantina, Sodomie in corpo 11, Cazzi e canguri (pochissimi i canguri), Nudo di madre, Bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo.
* Dritte per l'aspirante artista (televisivo), Milano, Mondadori, 2005.
* Aaa!, Milano, Bompiani, 2010.
* E baci, Roma, Editoriale Il Fatto Quotidiano, 2013.

Mauro Caruso su
 Ex Redattori LAMBDA