TUTTI I COLORI di EMMA BONINOgionali Lazio 24-25

sabato, agosto 05, 2017

C'è chi disse no.

Rosetta Loy. La parola ebreoEinaudi.
Storie di ebrei italiani salvati da Giusti con i nazisti nel ghetto di Roma.

Lettura rinfrescante...

[...] Qualcuno che si trovava a passare per strada si era intanto avvicinato a quei tre in attesa con le valigie, sorvegliati dalla SS con il fucile spianato.
Non era difficile capire cosa stava succedendo.

 In via degli Scipioni i Sermoneta li conoscevano tutti, in quella casa Rosetta era nata e fino a quando le leggi razziali non le avevano separate, ogni mattina aveva fatto la strada fino a scuola insieme alla figlia del fornaio all'angolo.

Il camion tardava: e nel giro di un quarto d'ora quei pochi che si erano avvicinati erano diventati un piccolo gruppo a cui si aggiungevano di continuo altre persone. La SS aveva allora spinto i Sermoneta sulla strada facendogli svoltare l'angolo su via Leone IV, sempre nella speranza di vedere arrivare il camion.

Il gruppo che si era formato davanti al portone li aveva intanto seguiti e mentre il soldato tedesco continuava a far avanzare i Sermoneta con le valigie, si andava ancora ingrossando facendosi sempre più vicino. Compatto aveva traversato dietro a loro viale Giulio Cesare, per poi svoltare su viale delle Milizie tra i grandi platani ingialliti d'autunno.
Altra gente si avvicinava, qualcuno diceva "dai, scappate!", ma i Sermoneta non trovavano il coraggio.

A un tratto una ragazzina afferrò Rosetta per la manica: era la figlia della donna che aveva il banco delle verdure su viale Giulio Cesare. Di forza la tirò dentro un portone dall'altro lato della strada, ma la portiera spaventata le mandò via dicendo: no, no, qui no.
La piccola folla anonima aveva intanto chiuso in mezzo la SS mentre la madre di Rosetta abbandonava in terra la valigia lasciando scivolare giù anche il cappotto pesante che la ingombrava nei movimenti. In un attimo padre, madre, figlia e nonno si ritrovarono a svoltare nella prima traversa a sinistra e poi ancora a destra in via Giovanni Bettolo, dove entrarono nel primo portone che si trovarono di fronte.

Stavano scendendo nello scantinato, quando furono richiamati su: un tassì con il motore acceso li aspettava sulla strada. Non si seppe mai chi fu a chiamarlo, e da dove venisse. I Sermoneta erano troppo spaventati per fare domande; il padre diede l'indirizzo di casa del suo barbiere di piazza in Lucina che qualche tempo prima si era detto disponibile ad aiutarlo.

 [...] (Si sa che la SS, in lacrime, tornò a via degli Scipioni e suonò all'appartamento degli sfollati di fronte a quello dei Sermoneta suscitando un pandemonio: voleva a tutti i costi portarsi via almeno la ragazza che aveva più o meno la stessa età di Rosetta).



venerdì, luglio 28, 2017

L' ARRIVO DI SATURNO


Una serata magica in battello, navigando sulle acque tranquille del lago Sebino ( meglio noto alle stampe come lago di Bracciano). 


Con Luna e stelle e musica e passioni.


 Per parlare di un libro, tra verità e bugia e letteratura, tra thriller e fantasy e mistero, col dolore antico e mai quietato per una amica scomparsa.


Una amica di gioventù RI-BELLA ritrovata....

L'ARRIVO DI SATURNO

domenica, luglio 16, 2017

Donnicidio - Diagnosi del femminicidio secondo una donna nata maschio.

QUATTRO #DONNICIDI (#FEMMINICIDIO) NELLE ULTIME 24 ORE....

e nessuna che legga il mio ca... di libro che fornisce OTTIMI CONSIGLI di come difendersi dalla violenza maschile, di come intravedere prima il rischio.. alle giovani, alle anziane (tante ad essere uccise dai mariti, magari ex carabinieri)... consigli su come educare i figli maschi fin dalla nascita per abituarli a controllare il testosterone attraverso sia buoni condizionamenti sia attraverso l'insegnamento al rispetto ecc.

Non lo leggono perché qualche ca... di intellettuale donna, magari sociologa, non può accettare che nei maschi ci sia ANCHE (immaginate anche il grassetto) un fattore EVIDENTE in tutti i mammiferi maschi, di aggressività legata alla sessualità.

Sono 2 o 3 anni che aspetto che una di queste, venuta alla presentazione del mio libro alla fine ha detto al presidente dell'Associazione di cui un altro mio libro è ispirazione, ha dichiarato che il libro non andava bene perché sposa la tesi "determinista" (un falso clamoroso... semplicemente scrivo che bisogna tenere conto ANCHE (IN GRASSETTO) di alcune predisposizioni reali date dal testosterone e non solo culturali.

 Non mi nascondo dietro un dito, il motivo per cui non possono costoro accettare che esistano anche fattori predisponenti all'aggressività nei maschi é perché (a mio parere) ammettere che il maschio abbia dei "bug" reali e realistici (non è un caso che non c'è un solo uomo che ha letto il libro che non abbia riconosciuto in queste attitudini il suo sesso di appartenenza.... la critica è solo femminile) mette in discussione, forse distrugge la "sindrome" da Principe Azzurro di cui io penso soffrano (ovviamente la critica proviene da donne eterosessuali; le lesbiche non hanno bisogno dei miei consigli).
 E invece questo ca... di libro, a parte alcune necessarie spiegazioni, è un manuale pieno di ottimi consigli su come riconoscere i segni di un maschio che sta perdendo il controllo...

Ho vissuto per 39 anni maschio tra maschi (migliaia con cui ho parlato in situazioni con tanti maschi (calcio, spogliatoi. lavoro, sindacato ecc.) o in dialoghi confessioni e non accetto che chi dagli uomini è attratta ma non sa NULLA di cosa gli uomini pensano e dicano tra loro (eccetto l'intellighentia maschile che si mette in discussione ma non rappresenta quella popolazione maschile che violenta e uccide).
 Boicottare quel libro è condannare potenzialmente donne giovani e vecchie a non riconoscere i segni pericolosi, condannare potenzialmente donne in buona fede ad educare il proprio figlio, inconsapevolmente, in modo da far crescere il senso di "potenza" tipica dei maschi di ogni razza terrestre...
 Infatti non sarebbe un libro per intellettuali donne che di uomini, evidentemente, non capiscono granché (altrimenti come spiegarsi tutti questi femminicidi se hanno capito come rapportarsi agli uomini?).

 E' un libro (su cui non guadagno pressocchè un solito ca....) per donne "normali" magari ancora legate a certi stereotipi. E' che io mi incazzo, nonostante sia civilmente quasi morta, a sapere di questi 4 donnicidi (e di tutti gli altri) e non ci faccio sopra teorizzazioni tanto sofisticate quanto astratte e irreali nei big data maschili. Aspetto ancora, nel merito le critiche alla presunta teoria determinista del libro quando, leggendolo, almeno la metà dello stesso cerca strategie sociali e psicologiche e etiche che tengano conto ANCHE di ciò che è determinato e provato studiando etologia. 
Il mio non è un libro determinista ma comprensivista di tutti i fattori sociali, psicologici, fisici, che fanno sì che esistano i donnicidi e non gli uominicidi come fenomeno sociale.

E se poi non esistesse anche la gamba delle predisposizioni come spiegarsi che ovunque nel mondo e nella storia hanno prevalso, tra gli umani e tutti i primati eccetto i Bonobo, la violenza del maschio sulla femmina?
Donne di ogni età, date retta a chi gli uomini li conosce da dentro, leggete questo libro.. potrebbe salvarvi la vita.

E mi viene una gran voglia di mandare affanbraccio tutto e tutte...  Possibile che mi inca... voli più io, xy, delle xx, rispetto a questi continui massacri di donne?

Mirella Izzo
Donnicidio - Diagnosi del femminicidio secondo una donna nata maschio.
... disponibilie sia in carta sia in epub (Amazon certamente, mi pare anche IBS ma solo in formato elettronico)

sabato, luglio 08, 2017

La teoria della montagna di merda

Leggere con attenzione e senza pregiudizi e buon divertimento!
AMg


"A grande richiesta, mi chiedono di ripostare la “Teoria della montagna di merda” dal vecchio blog. Essa risale a qualche anno fa (26 marzo 2010). Eccola qui.

Alcune persone godono nel particolare hobby di fare “debunking“. Il debunking e’ l’abitudine di dimostrare, punto per punto, che le teorie cospirazioniste (UFO, HAARP, rettiliani & co) siano false.

Non ho voglia di spiegare che la cosa piu’ difficile da dimostrare al mondo sono proprio le verita’ piu’ semplici, direi quasi gli assiomi, se non fosse che non si dimostrano affatto, ci si limita a constatare che siano assiomi e che siano necessari o presenti, per chi si occupa di matematica inversa.

Quanto piu’ vicini siamo alle evidenze ed agli assiomi, quanto piu’ complesso sara’ dimostrare qualcosa, nella media. I problemi sulle qualita’ di base dei numeri sono quelli che, come la congettura di Riemann, resistono di piu’ all’assalto intellettuale dei dimostratori.
Allo stesso modo, dimostrare che nessuna industria farmaceutica ci stia irrorando gratis di anticoncezionali perche’ agli azionisti piace venderli, e’ di una complessita immensa; entrerebbero in gioco Peano e Pareto, e come scrive qualcuno tutti mi darebbero immediatamente del fascista.

Il guaio e’ un altro: cento milioni di scimmie che battano tasti a casaccio su cento milioni di macchine da scrivere per cento milioni di anni probabilmente scriveranno l’opera magna della letteratura di ogni tempo e luogo.

Il problema e’ che produrranno anche una cataclismica, spaventosa, leviatanica, galattica Montagna di Merda.

La proporzione tra le due cose, catastroficamente a favore della merda, e’ tale che normalmente si danno le macchine da scrivere in mano a persone delle quali si presume che scriveranno qualcosa di buono.

Il motivo e’ molto semplice: se anche le nostre scimmie scrivessero l’opera magna di ogni tempo e di ogni luogo, il tempo necessario a scartare tutte le altre opere sarebbe infame.

Questo e’ alla base di quella che io chiamo “La teoria della montagna di merda“. Essa dice, in sostanza, che un idiota puo’ produrre piu’ merda di quanta tu non possa spalarne.

Prendiamo per esempio il famoso motore di Schietti1

Si tratta di una bufala catastrofica; e’ vero che i palloncini saliranno in alto, ma per gonfiarli in fondo al cilindro abbiamo usato piu’ dell’energia che otterremo.

Questa cosa e’ stata fatta presente a chietti, dicendogli che un certo Boyle e un certo Mariotte hanno detto delle cose sensate qualche tempo fa.

Il risultato e’ stato che lo Schietti1 se n’e’ uscito con un ulteriore delirio “Schietti dimostra falsa la legge di Boyle-Mariotte“.

La cosiddetta dimostrazione consiste nell’introdurre ulteriore complessita’: una macchina fatta di due componenti e’ difficile da falsificare, una macchina composta da stantuffi, leve, ingranaggi, miliardi di circuiti logici, eccetera, e’ dialetticamente impossibile da debunkare completamente, perche’ mancano le competenze.

Prendiamo per esempio il processore del vostro PC: si potrebbe dire che possa parlare con l’aldila’. Se siamo ciarlatani, intendo. A quel punto arriverebbe un tizio che lavora in Verilog o in VHDL e ci spiegherebbe che niente in un processore parla con l’aldila’.

La risposta del cialtrone a quel punto sara’ qualcosa di relativo alla fisica del silicio. Il guaio e’ che a quel punto l’esperto di Verilog esaurisce la sua competenza, perche’ la parte al silicio gli e’ nota solo in parte (quel tanto che serve a scrivere codice eseguibile dall’hardware nei tempi previsti), ma se andiamo allo stato dell’arte ci saranno esperti di fisica della materia che passano la vita sul silicio, e chi ha visto la modellazione matematica di un singolo nucleo di idrogeno (un delirio di operatori hermitiani) sa bene che “l’atomo di Silicio” non e’ per nulla una cosa semplice.

In pratica, se facciamo affermazioni riferite allo stato dell’arte ci vorra’ un intero team di esperti per contraddirci, a patto di riferirci ad una complessita’ abbastanza grande di fenomeni fisici. Non esiste una sola persona in grado di discutere allo stato dell’arte di una CPU, ci vuole una squadra intera.

Il problema e’ che radunare la suddetta squadra ci costera’ uno sforzo immenso rispetto a quello che costa al cialtrone affermare di pingare la madonna in persona attraverso la sua VPN.

In pratica, economicamente parlando vinceranno sempre i cialtroni, perche’ la competenza costa piu’ dell’incompetenza.

Ma c’e’ un motivo di tipo umano che mi impedisce di darmi a quest’attivita’. Il fatto, cioe’, che queste persone siano arrabbiate.

Oh, non arrabbiate come mi arrabbio io con il cane se mi scava una pianta di susini per seppellirci il pane.

Sono arrabbiate come stile di vita, nel senso adleriano del termine. (1) La rabbia per loro e’ una condizione permanente, ontologica, e’ un metodo di ricerca: la tal cosa e’ vera nella misura in cui pensarla sostiene la mia rabbia.

Poiche’ molte delle verita’ che sono passate alla storia sono state inizialmente scomode (2), queste persone ritengono che ogni affermazione che suscita rabbia sia scomoda, ergo vera.

Il problema e’ che esse non suscitano una vera e propria rabbia, e non sono nella media nemmeno “scomode“: si tratta quasi esclusivamente di affermazioni fastidiose. Fastidiose perche’ il buon Schietti si ostina ad ammorbare i commenti dei blog di mezzo mondo con la sua parafilosofia.

La strategia di queste persone e’ di ammorbare la vita alla gente con la propaganda delle loro idiozie. Poiche’ ad un certo punto ricevono una reazione di fastidio, deducono che la loro “verita‘” sia “scomoda” anziche’ capire che il problema sta nella loro fastidiosa presenza, e non nella loro scomoda verita’.

Lo scopo e’ quello di arrivare ad uno scontro, appunto, rabbioso. E questo e’ dovuto molto semplicemente al fatto che, come ho gia’ scritto, la rabbia e’ la loro condizione esistenziale: rabbia perche’ si sentono impotenti di fronte a banche e multinazionali, rabbia perche’ non riescono a realizzarsi, rabbia perche’ si sentono maltrattati dalla societa’, eccetera.

La colpa di tutto questo, ovvero delle loro disgrazie ultime, sta proprio nelle leggende, nei mulini a vento che combattono; e verso i quali rivolgono la loro rabbia. Ma il fatto che la rabbia sia la loro condizione ontologica fa si che essa non sia l’effetto dei mulini a vento,ma la causa.

La loro condizione esistenziale e’ di essere arrabbiati, soprattutto, prima di ogni cosa ed a prescindere. Di fatto questi individui si sono aggirati per il mondo, digrignando bile e vomitando odio astioso, con una vocina dentro che chiedeva loro “perche’ tanto odio?”

Perche’ tanta ingiustificata rabbia?

Improvvisamente arriva il ciarlatano e gli dice: ecco qui, puoi scegliere tra “sono arrabbiato perche’ mi nascondono la verita’ sull’ 11 settembre“, “sono arrabbiato perche’ ci stanno uccidendo con le scie chimiche“, “sono arrabbiato perche’ la free energy viene nascosta al mondo“, eccetera.

In altre parole, le teorie cospirazioniste sono solo un vestito, una copertura che serve a dare una motivazione apparente per una rabbia che altrimenti non si spiega; Blondet e’ arrabbiato perche’ come giornalista e’ una sega fritta, perche’ non ha credito in alcun ambiente giornalistico serio, denunciare il grande complotto degli ebrei gli serve perche’ dire “sono arrabbiato perche’ la mia carriera di giornalista e’ una montagna di letame” suona male, mentre “sono arrabbiato perche’ gli ebrei dominano il mondo e vogliono tagliare un pezzo di pisello a tutti” suona meglio: non contiene un’ammissione di implicito fallimento esistenziale.

Ora, qual’e’ la realizzazione massima della rabbia? Contrariamente a quanto si pensa, la massima realizzazione e’ la sua stessa diffusione; perche’ ogni volta che l’arrabbiato vede che qualcuno si arrabbia con lui trae conferma del fatto che fa bene ad arrabbiarsi, e quando qualcuno si arrabbia contro di lui, ha conferma del fatto che le sue teorie sono scomode (quando invece e’ la sua presenza ad essere fastidiosa).

Come scriveva Adler in Psicologia Individuale, “il nevrotico trovera’ nella propria nevrosi le energie per sostenere la nevrosi stessa, per quante ne siano necessarie“. (3)
O, tradotto in soldoni, essi produrranno sempre piu’ rabbia di quanta ne possiate sopportare; piu’ provocazioni di quanto possiate mantenere la calma, piu’ fastidio di quanto possiate tollerare: l’energia libidica a loro disposizione, la grandezza della forza che li spinge in questo processo ha la cardinalita’ del continuo.

C’e’ un solo modo di neutralizzare questa gente: stabilito che lo scopo principe di queste persone sia di perpetuare e di diffondere lo stato di rabbia “a priori” che produce il loro stato esistenziale, il solo modo di fermarli e’ di evitare i contatti con loro.

Essi sono profondamente malati, di una malattia invisibile che si chiama rabbia. Lo scopo ultimo di questa malattia e’ il contagio, e nient’altro che il contagio; non cambierebbe nulla nell’esistenza materiale di queste persone se si scoprisse che la CIA ha demolito le torri gemelle, ne’ se si scoprisse che gli USA vogliono sacrificare la quinta flotta alla guerra contro l’Iran come dice Blondet, in entrambi i casi la nostra italianissima esistenza ne sarebbe inficiata assai poco, ne sarebbero inficiati poco i nostri successi ed insuccessi personali, eccetera.

Lo scopo ultimo della rabbia e’ propagarsi.

E la sua sconfitta e’ il fatto che gli altri abbiano una vita serena, gioiosa, per nulla arrabbiata.

Quindi, caro Schietti1, ti dico una cosa: il tuo motore funziona alla perfezione, la free energy e’ alla portata di tutti, la pila di Zamboni potrebbe produrre energia gratis per tutti, (4) ma io sono felice cosi’.

E siccome sono felice, non voglio nulla di quanto dici.

E sempre sia lodato iptables.

Uriel

(1) Ok, ok. Ho conosciuto psicologi adleriani capaci di mettere a posto, in pochi mesi, anni di disastri di apprendisti stregoni. Siccome sono un tecnico, la prima cosa che ho fatto e’ stata di ficcare le mani nella scatola, e ho letto un sacco di cose di Adler.

(2) Nella maggior parte dei casi la verita’ e’ comodissima. Sono salito sulla metro stamattina pensando che mi avrebbe portato qui. Era vero. Sarebbe stato peggio se fosse stato falso, e io sbagliando il senso di marcia mi fossi trovato a Cascina Gobba. In questo caso, la verita’ sarebbe comoda mentre la falsita’ sarebbe un rompimento di coglioni.

(3) Adler contestava l’affermazione freudiana secondo la quale la rappresentazione della nevrosi di fronte all’analista fosse uno sfogo energetico, un calo libidico sufficiente a fermarla.

(4) Non lo penso davvero, ma si tratta di un’affermazione che Schietti non puo’ contestare, visto che gli da’ ragione. La sua rabbia non avra’ quindi espressione, e il meccanismo di tossicita’ della rabbia sara’ fermato."

Uriel Fanelli.

lunedì, giugno 26, 2017

MARTA RUSSO: NEL VENTENNALE DELL'OMICIDIO, SU AMAZON UN LIBRO-INCHIESTA DI VITTORIO PEZZUTO

  Ricordo bene il fatto, una docente mia amica e collega era cugina carissima di Marta, che divenne così una amica anche per me. Praticamente perciò, al di là dei media, ebbi notizie su tutta la questione quasi in diretta, come di ciò che ne seguì, e sono ancora sconvolta per l'imperizia ( gentile eufemismo) posta da chi doveva indagare fin dall'inizio. Imperizia e un'incredibile approssimazione che portarono inevitabilmente a una serie di processi più mediatici che indiziari, da cui non scaturì nessuna verità, se non quella, per l'appunto, della morte di una giovane studentessa di nome Marta Russo.
 Purtroppo una conclusione  non unica ma tristemente ricorrente nel panorama dei delitti italiani del dopoguerra, al punto di diventarne regola.
Perché, come sosteneva l'ispettore Maigret, le prime 24 ore dopo il delitto sono fondamentali per capirne le dinamiche e individuare il colpevole.
Questo libro-inchiesta vuole aiutare a capire quello che è accaduto a Marta, ma forse è più corretto dire che vuole aiutare a capire perchè è accaduto.
Credo che sia un bel modo per ricordare venti anni dopo questa giovane vita spezzata.
AMg

Visualizzazione di Copertina Marta Russo.jpg

"La mattina del 9 maggio 1997 una pallottola colpisce alla testa la studentessa Marta Russo mentre sta passeggiando in un viale dell'Università "La Sapienza".
La sua morte, avvenuta quattro giorni dopo, desta un enorme clamore in tutta Italia. Chi l'ha uccisa, e perché? Ben presto gli inquirenti si convinceranno che a sparare sia stato il dottorando Giovanni Scattone, con la complicità del collega Salvatore Ferraro. Il loro movente? L'assenza di un movente. Ad accusarli vi sono testimonianze controverse e una particella di bario e antimonio trovata sulla finestra dell'aula 6 dell'Istituto di Filosofia di diritto.


 Una storia incredibile, oscura e sfuggente ma anche rivelatrice di un certo tipo di Italia, di un certo tipo di magistratura, di un certo tipo di Università, di un certo tipo di giornalismo.
 La racconta il giornalista Vittorio Pezzuto (già autore della biografia di Enzo Tortora "Applausi e sputi") nel corposo e accurato libro-inchiesta "Marta Russo, di sicuro c'è solo che è morta", il cui titolo richiama quello che il direttore de l'Europeo Arrigo Benedetti volle dare alla clamorosa inchiesta di Tommaso Besozzi che smontò la versione ufficiale sull'uccisione del bandito Salvatore Giuliano.

«Mi sono avvicinato a questa storia senza pregiudizi - spiega Pezzuto - costruendomi un imponente archivio personale che comprende i circa 15mila documenti dell’inchiesta e del processo (interrogatori, perizie balistiche, intercettazioni ambien­tali e telefoniche, trascrizioni delle udienze in Corte d’Assise), tutti i take di agenzia sul caso lanciati dal 1997 al 2015 nonché oltre 8mila articoli ed editoriali apparsi sui maggiori quotidiani e periodici. Ben presto mi sono accorto che i conti non torna­vano: assenza di qualsivoglia movente, arma mai ritrovata, testimonianze dell’accusa fragili e contraddittorie, impossibilità di definire la traiettoria del proiettile, dubbia provenienza della particella di bario e antimonio (per Scotland Yard si trattava molto probabilmente di un residuo di frenatura d’auto), errori fondamentali nella lettura degli orari dei tabulati telefonici, ecc. Su tutto l’esigenza della Procura di trovare un qualsivoglia colpevole per rassicurare l’opinione pubblica già scossa da molti delitti insoluti nella Capitale».

 Il libro di Pezzuto ripropone per la prima volta i tanti "buchi neri" dell'inchiesta nonché i diversi colpi di scena nei diversi gradi del processo che portarono alla condanna dei due giovani. Ma soprattutto, vent'anni dopo quell'omicidio, arriva a una conclusione sconvolgente su un caso che per larga parte dell'opinione pubblica resta ancora inspiegabile.
 Non è forse un caso se tutti i maggiori editori italiani abbiano rifiutato di pubblicarlo, adducendo i motivi più diversi: «Questa storia non interessa più nessuno», «Non avrebbe un mercato», «Ci piace molto ma abbiamo paura di essere citati dai magistrati»...

Visualizzazione di Vittorio Pezzuto.jpg
Vittorio Pezzuto

Pezzuto ha così deciso di autopubblicarlo, mettendolo in vendita direttamente su Amazon 

(664 pagine, 16,64 euro versione cartacea e 7,99 versione Kindle): https://www.amazon.it/MARTA-RUSSO-sicuro-solo-morta/dp/1545132348/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1495529768&sr=8-1&keywords=marta+russo

venerdì, giugno 02, 2017

il canto di Cassandra



Siamo in guerra, da anni.

Un'ennesima guerra sporca e subdola

ipocritamente
ammantata di retorica religiosa
per il dominio assoluto sulle menti
sui corpi umani nell'intero pianeta.

Una guerra che non abbiamo voluto né tu né io
stupida e assassina
come ogni guerra degna di questo nome
priva di rispetto per gli inermi.

Una guerra accanita a eliminare
ogni libertà di pensiero
fin dalla nascita.

Una guerra che sappiamo sarà l'ultima,
una guerra che non vorremmo combattere
ma che dovremo combattere.

Lo stiamo già facendo
noi confusi inefficienti inefficaci
nonviolenti increduli e disarmati

    contro strateghi maniaci
    della libidine del sangue e della morte.


AM     26-5-2017

giovedì, maggio 25, 2017

rosa rosae

Come ogni vivente 
anche le rose
sono diverse 
ed uniche ciascuna:
  colore e forma 
   petali e profumo
appare e si trasforma
  altra diviene
momento per momento.

AM