TUTTI I COLORI di EMMA BONINOgionali Lazio 24-25

martedì, novembre 14, 2017

Una lezione di Storia che sui libri di scuola non c'è...

LECCE: IL MONUMENTO AL NON PENTITO

In una piazza di Lecce, la splendida città barocca delle Puglie, si erge, udite! udite! il monumento “al non pentito”.
Su di un piedistallo in cui sono incisi i nomi dei più terribili “bagni penali” borbonici Montefusco, Nisida, Montesarchio, si erge la statua di Sigismondo Castromediano, fiero e severo nella sua redingote ottocentesca.

Una scritta “Ai compagni fidele – pari ne volle la sorte – rifiutò privilegio”.


Sigismondo Castromediano, patriota salentino di nobile famiglia, fu uno degli animatori dei moti liberali del 1848. Quando Ferdinando II di Borbone revocò la Costituzione concessa e giurata un anno prima, Castromediano redasse con altri patrioti liberali una vibrata protesta che contestava al Re Lazzarone il consumato spergiuro e la sanguinosa repressione contro il popolo di Napoli.
Arrestato e tratto a giudizio di un tribunale militare, fu condannato a trenta anni di galera che cominciò a scontare nelle orrende carceri borboniche, in cui sbirri e camorristi facevano a gara a rendere ancor più penoso il trattamento di quei disgraziati.
Interdette le visite dei famigliari, scarso e pessimo il cibo, insalubri e cupi i locali.
Il monumento allude ad un episodio della sua carcerazione che narrò in un libro in due volumi “Carceri e galere politiche” al capitolo XXII “L’ora più perigliosa della mia vita”.
Il governo borbonico preoccupato dello scandalo che le notizie sul trattamento disumano dei detenuti politici aveva cominciato a suscitare all’Estero, specie in Inghilterra, si adoperò per indurre al “pentimento” alcuni di quei disgraziati con la promessa di sollievo dalle pene loro inflitte.
Per intervento ruffiano di un Vescovo amico della Famiglia dei Castromediano, il tentativo fu compiuto anche con il Duca Sigismondo. Fu prelevato dal carcere di Montefusco e tradotto ad Avellino, dove si tentò di fargli sottoscrivere una domanda di grazia al Re spergiuro, che Castromediano rifiutò. Ad un certo punto gli fu suggerito, anche quale minaccia di aggravamento, se possibile, della sua condizione, di “confessare” che tra i detenuti politici “si era astretto un patto settario”. Tesi a dir poco ridicola, visto che quei poveretti, ammassati negli orrendi reclusori erano gli “astretti” tanto che di più non potevano in alcun modo.
Ma si voleva, oltre tutto, gettare il tarlo della diffidenza reciproca, oltre che crearsi alibi per il giudizio severo degli stranieri. 

E’ singolare come il circuito della falsità che i “produttori” di “pentitismo” sia sempre lo stesso, nel Regno borbonico come nello Stato del Papa, ieri, come oggi.
Di fronte agli sdegnosi rifiuti del Castromediano, questi fu riportato nel carcere di Montesarchio.
Ma nel marzo del 1859, Ferdinando II prossimo a morire di un diabete, male o per niente curato (mangiava solo dolci!) sentendo l’aria della ormai prossima Seconda Guerra di Indipendenza, pensò bene di “liberarsi” dei più noti detenuti politici. Emise quindi a Brindisi, dove si era recato per ricevere la sposa del figlio Franceschiello che di lì a poco gli succedette, un decreto di “condono” nei confronti di novantuno condannati all’ergastolo o a gravi pene, con l’intimazione, però, dell’esilio perpetuo ed, anzi, della deportazione in America.
Undici di quei “graziati” erano però già morti da tempo di stenti nelle galere. Tanta era l’attenzione di quel grasso e rozzo personaggio caricaturale per la sorte dei condannati, di cui, ora, valeva farsi passare per benefattore.
Portati a Napoli ed imbarcati con detenuti “liberati” anche da altri penitenziari, che avevano patito in luoghi diversi e lontani la loro tragedia, furono fatti partire. Tutti protestarono contro la “deportazione” addirittura in altri continenti, misura non prevista dalle leggi in vigore nel Regno.
Quella schiera di scampati non arrivò mai in America. Sulla nave americana che doveva sbarcarli, dopo una tappa a Cadice in cui fu loro impedito di lasciare la nave, nel porto di Nuova York, un giovanissimo ufficiale era riuscito a far parte dell’equipaggio. Era il figlio di Settembrini. Fu organizzato un mezzo ammutinamento, cui partecipò parte dell’equipaggio e, “obtorto collo”, il capitano sbarcò tutti a Cork, in Irlanda. Dove gli esuli italiani furono accolti con pietà ad affetto dalla popolazione. Affetto che li accompagnò prima a Londra, poi nel Continente ed infine nel Piemonte, che stava per realizzare la grande impresa di liberazione nazionale.

Molti anni fa pubblicai una foto di quel monumento “al non pentito” Peccato che non me ne ritrovi una copia. A Lecce esso figura in alcune cartoline illustrate della Città.
Potremmo e dovremmo farne un’icona delle nostre battaglie.
Ho la riedizione in copia anastatica di quelle memorie di Castromediano.
Vi leggo una dedica “A Mauro Mellini le memorie di un mio antenato che, forse, si pentirebbe, come tutti noi, dello scempio di quel patrimonio nazionale costato carceri e sangue”. Gaetano Gorgoni

Lo leggo non senza qualche contradditorio sentimento di ironica comprensione e di sdegno.
Gaetano Gorgoni, deputato repubblicano, era relatore, ed autore di un emendamento, alla legge di conversione di un decreto legge sul trattamento dei pentiti ed il relativo “servizio di protezione”. Emendamento che estendeva agli imputati di reato di mafia i “benefici”, fino ad allora limitati agli imputati di terrorismo “benefici”, magari già praticati o promessi dai magistrati “preveggenti” e “lottatori” ai “loro” pentiti.
Parlando in Aula a Montecitorio contro quell’emendamento, contestai al suo autore, Gorgoni, leccese, di tradire, l’onore che la sua città aveva tributato “al non pentito” con quel monumento.
Gorgoni mi rispose, interrompendomi “ma Castromediano era un mio antenato!”.
Credo di avergli risposto senza il dovuto rispetto ad una per altri versi, degnissima persona “bel discendente!”.
Poco dopo mi giunse il dono di quel libro difficilmente reperibile. E ne sono comunque grato a Gorgoni. Quella dedica mi convince ancor più che al disgustoso sistema dei pentiti, come a tante altre bassezze della nostra giustizia, si è arrivati nella più grande confusione di idee e di incredibili equivoci. Persino, forse, in buona fede.
                     Mauro Mellini
14.11.2017

domenica, novembre 12, 2017

NORA: UN PROGETTO CULTURALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE





Martedì 14 novembre, alle 19, Cinzia Sciuto (facebook.com/cinzia.sciuto ) sarà a Roma, al Teatro Cometa Off. per presentare il libro di Amalia Bonagura “Nora. Il silenzio deve tacere”.
 Dal libro è nato un progetto teatrale contro la violenza sulle donne rivolto principalmente alle scuole.

Su MicroMega online un’intervista di Ingrid Colanicchia all’autrice del progetto.
A partire dal 15 novembre, repliche dello spettacolo anche per il pubblico, info: www.cometaoff.it.
***

Qui potete vedere il video dell' intervento di Cinzia Sciuto su "Libertà delle donne e fondamentalismi religiosi", nell'ambito del convegno su Libertà delle donne nel XXI secolo alla Casa internazionale delle donne di Roma, e qui quello su "Comunicazione laica e razionale", nell'ambito del I Festival laico umanista dell'Uaar a Senigallia.

lunedì, novembre 06, 2017

FRANCO BASAGLIA: TEORIA E PRASSI DELLA COMPRENSIONE,DELLA SOLIDARITÀ E DELLA LIBERAZIONE DELL'UMANITÀ

Franco Basaglia (Venezia, 11 marzo 1924 - 29 agosto 1980) e' la figura di maggiore spicco della psichiatria italiana contemporanea; ha promosso la restituzione di diritti e il riconoscimento di dignita' umana ai sofferenti psichici precedentemente condannati alla segregazione e a trattamenti disumani e disumanizzanti; e' stata una delle piu' grandi figure della teoria e della pratica della solidarieta' e della liberazione nel XX secolo.

Opere di Franco Basaglia:
edizione in due volumi degli Scritti, Einaudi, Torino 1981-82.
Tra i principali volumi da lui curati (e scritti spesso in collaborazione con la moglie Franca Ongaro Basaglia, e con altri collaboratori) sono fondamentali Che cos'e' la psichiatria,
L'istituzione negata (sull'esperienza di Gorizia),
Morire di classe,
Crimini di pace,
La maggioranza deviante,
tutti editi da Einaudi;

insieme a Paolo Tranchina ha curato Autobiografia di un movimento, editori vari, Firenze 1979 (sull'esperienza del movimento di psichiatria democratica);
una raccolta di sue Conferenze brasiliane e' stata pubblicata dal Centro di documentazione di Pistoia nel 1984, una nuova edizione ampliata e' stata edita da Raffaello Cortina Editore, Milano 2000;
una recente raccolta di scritti e' L'utopia della realta', Einaudi, Torino 2005.

Tra le opere su Franco Basaglia:
il volume di Mario Colucci, Pierangelo Di Vittorio, Franco Basaglia, Bruno Mondadori, Milano 2001, con ampia bibliografia;
cfr. anche Nico Pitrelli, L'uomo che restitui' la parola ai matti, Editori Riuniti, Roma 2004.

Un fascicolo monografico a lui dedicato e'
Franco Basaglia: una teoria e una pratica per la trasformazione, "Sapere" n. 851 dell'ottobre-dicembre 1982.
Si veda inoltre la collana dei "Fogli di informazione" editi dal Centro di documentazione di Pistoia.

A Basaglia si ispira tutta la psichiatria democratica italiana e riferimenti a lui sono praticamente in tutte le opere che trattano delle vicende e della riflessione della psichiatria italiana contemporanea.

sabato, agosto 05, 2017

C'è chi disse no.

Rosetta Loy. La parola ebreoEinaudi.
Storie di ebrei italiani salvati da Giusti con i nazisti nel ghetto di Roma.

Lettura rinfrescante...

[...] Qualcuno che si trovava a passare per strada si era intanto avvicinato a quei tre in attesa con le valigie, sorvegliati dalla SS con il fucile spianato.
Non era difficile capire cosa stava succedendo.

 In via degli Scipioni i Sermoneta li conoscevano tutti, in quella casa Rosetta era nata e fino a quando le leggi razziali non le avevano separate, ogni mattina aveva fatto la strada fino a scuola insieme alla figlia del fornaio all'angolo.

Il camion tardava: e nel giro di un quarto d'ora quei pochi che si erano avvicinati erano diventati un piccolo gruppo a cui si aggiungevano di continuo altre persone. La SS aveva allora spinto i Sermoneta sulla strada facendogli svoltare l'angolo su via Leone IV, sempre nella speranza di vedere arrivare il camion.

Il gruppo che si era formato davanti al portone li aveva intanto seguiti e mentre il soldato tedesco continuava a far avanzare i Sermoneta con le valigie, si andava ancora ingrossando facendosi sempre più vicino. Compatto aveva traversato dietro a loro viale Giulio Cesare, per poi svoltare su viale delle Milizie tra i grandi platani ingialliti d'autunno.
Altra gente si avvicinava, qualcuno diceva "dai, scappate!", ma i Sermoneta non trovavano il coraggio.

A un tratto una ragazzina afferrò Rosetta per la manica: era la figlia della donna che aveva il banco delle verdure su viale Giulio Cesare. Di forza la tirò dentro un portone dall'altro lato della strada, ma la portiera spaventata le mandò via dicendo: no, no, qui no.
La piccola folla anonima aveva intanto chiuso in mezzo la SS mentre la madre di Rosetta abbandonava in terra la valigia lasciando scivolare giù anche il cappotto pesante che la ingombrava nei movimenti. In un attimo padre, madre, figlia e nonno si ritrovarono a svoltare nella prima traversa a sinistra e poi ancora a destra in via Giovanni Bettolo, dove entrarono nel primo portone che si trovarono di fronte.

Stavano scendendo nello scantinato, quando furono richiamati su: un tassì con il motore acceso li aspettava sulla strada. Non si seppe mai chi fu a chiamarlo, e da dove venisse. I Sermoneta erano troppo spaventati per fare domande; il padre diede l'indirizzo di casa del suo barbiere di piazza in Lucina che qualche tempo prima si era detto disponibile ad aiutarlo.

 [...] (Si sa che la SS, in lacrime, tornò a via degli Scipioni e suonò all'appartamento degli sfollati di fronte a quello dei Sermoneta suscitando un pandemonio: voleva a tutti i costi portarsi via almeno la ragazza che aveva più o meno la stessa età di Rosetta).



domenica, luglio 16, 2017

Donnicidio - Diagnosi del femminicidio secondo una donna nata maschio.

QUATTRO #DONNICIDI (#FEMMINICIDIO) NELLE ULTIME 24 ORE....

e nessuna che legga il mio ca... di libro che fornisce OTTIMI CONSIGLI di come difendersi dalla violenza maschile, di come intravedere prima il rischio.. alle giovani, alle anziane (tante ad essere uccise dai mariti, magari ex carabinieri)... consigli su come educare i figli maschi fin dalla nascita per abituarli a controllare il testosterone attraverso sia buoni condizionamenti sia attraverso l'insegnamento al rispetto ecc.

Non lo leggono perché qualche ca... di intellettuale donna, magari sociologa, non può accettare che nei maschi ci sia ANCHE (immaginate anche il grassetto) un fattore EVIDENTE in tutti i mammiferi maschi, di aggressività legata alla sessualità.

Sono 2 o 3 anni che aspetto che una di queste, venuta alla presentazione del mio libro alla fine ha detto al presidente dell'Associazione di cui un altro mio libro è ispirazione, ha dichiarato che il libro non andava bene perché sposa la tesi "determinista" (un falso clamoroso... semplicemente scrivo che bisogna tenere conto ANCHE (IN GRASSETTO) di alcune predisposizioni reali date dal testosterone e non solo culturali.

 Non mi nascondo dietro un dito, il motivo per cui non possono costoro accettare che esistano anche fattori predisponenti all'aggressività nei maschi é perché (a mio parere) ammettere che il maschio abbia dei "bug" reali e realistici (non è un caso che non c'è un solo uomo che ha letto il libro che non abbia riconosciuto in queste attitudini il suo sesso di appartenenza.... la critica è solo femminile) mette in discussione, forse distrugge la "sindrome" da Principe Azzurro di cui io penso soffrano (ovviamente la critica proviene da donne eterosessuali; le lesbiche non hanno bisogno dei miei consigli).
 E invece questo ca... di libro, a parte alcune necessarie spiegazioni, è un manuale pieno di ottimi consigli su come riconoscere i segni di un maschio che sta perdendo il controllo...

Ho vissuto per 39 anni maschio tra maschi (migliaia con cui ho parlato in situazioni con tanti maschi (calcio, spogliatoi. lavoro, sindacato ecc.) o in dialoghi confessioni e non accetto che chi dagli uomini è attratta ma non sa NULLA di cosa gli uomini pensano e dicano tra loro (eccetto l'intellighentia maschile che si mette in discussione ma non rappresenta quella popolazione maschile che violenta e uccide).
 Boicottare quel libro è condannare potenzialmente donne giovani e vecchie a non riconoscere i segni pericolosi, condannare potenzialmente donne in buona fede ad educare il proprio figlio, inconsapevolmente, in modo da far crescere il senso di "potenza" tipica dei maschi di ogni razza terrestre...
 Infatti non sarebbe un libro per intellettuali donne che di uomini, evidentemente, non capiscono granché (altrimenti come spiegarsi tutti questi femminicidi se hanno capito come rapportarsi agli uomini?).

 E' un libro (su cui non guadagno pressocchè un solito ca....) per donne "normali" magari ancora legate a certi stereotipi. E' che io mi incazzo, nonostante sia civilmente quasi morta, a sapere di questi 4 donnicidi (e di tutti gli altri) e non ci faccio sopra teorizzazioni tanto sofisticate quanto astratte e irreali nei big data maschili. Aspetto ancora, nel merito le critiche alla presunta teoria determinista del libro quando, leggendolo, almeno la metà dello stesso cerca strategie sociali e psicologiche e etiche che tengano conto ANCHE di ciò che è determinato e provato studiando etologia. 
Il mio non è un libro determinista ma comprensivista di tutti i fattori sociali, psicologici, fisici, che fanno sì che esistano i donnicidi e non gli uominicidi come fenomeno sociale.

E se poi non esistesse anche la gamba delle predisposizioni come spiegarsi che ovunque nel mondo e nella storia hanno prevalso, tra gli umani e tutti i primati eccetto i Bonobo, la violenza del maschio sulla femmina?
Donne di ogni età, date retta a chi gli uomini li conosce da dentro, leggete questo libro.. potrebbe salvarvi la vita.

E mi viene una gran voglia di mandare affanbraccio tutto e tutte...  Possibile che mi inca... voli più io, xy, delle xx, rispetto a questi continui massacri di donne?

Mirella Izzo
Donnicidio - Diagnosi del femminicidio secondo una donna nata maschio.
... disponibilie sia in carta sia in epub (Amazon certamente, mi pare anche IBS ma solo in formato elettronico)

sabato, luglio 08, 2017

La teoria della montagna di merda

Leggere con attenzione e senza pregiudizi e buon divertimento!
AMg


"A grande richiesta, mi chiedono di ripostare la “Teoria della montagna di merda” dal vecchio blog. Essa risale a qualche anno fa (26 marzo 2010). Eccola qui.

Alcune persone godono nel particolare hobby di fare “debunking“. Il debunking e’ l’abitudine di dimostrare, punto per punto, che le teorie cospirazioniste (UFO, HAARP, rettiliani & co) siano false.

Non ho voglia di spiegare che la cosa piu’ difficile da dimostrare al mondo sono proprio le verita’ piu’ semplici, direi quasi gli assiomi, se non fosse che non si dimostrano affatto, ci si limita a constatare che siano assiomi e che siano necessari o presenti, per chi si occupa di matematica inversa.

Quanto piu’ vicini siamo alle evidenze ed agli assiomi, quanto piu’ complesso sara’ dimostrare qualcosa, nella media. I problemi sulle qualita’ di base dei numeri sono quelli che, come la congettura di Riemann, resistono di piu’ all’assalto intellettuale dei dimostratori.
Allo stesso modo, dimostrare che nessuna industria farmaceutica ci stia irrorando gratis di anticoncezionali perche’ agli azionisti piace venderli, e’ di una complessita immensa; entrerebbero in gioco Peano e Pareto, e come scrive qualcuno tutti mi darebbero immediatamente del fascista.

Il guaio e’ un altro: cento milioni di scimmie che battano tasti a casaccio su cento milioni di macchine da scrivere per cento milioni di anni probabilmente scriveranno l’opera magna della letteratura di ogni tempo e luogo.

Il problema e’ che produrranno anche una cataclismica, spaventosa, leviatanica, galattica Montagna di Merda.

La proporzione tra le due cose, catastroficamente a favore della merda, e’ tale che normalmente si danno le macchine da scrivere in mano a persone delle quali si presume che scriveranno qualcosa di buono.

Il motivo e’ molto semplice: se anche le nostre scimmie scrivessero l’opera magna di ogni tempo e di ogni luogo, il tempo necessario a scartare tutte le altre opere sarebbe infame.

Questo e’ alla base di quella che io chiamo “La teoria della montagna di merda“. Essa dice, in sostanza, che un idiota puo’ produrre piu’ merda di quanta tu non possa spalarne.

Prendiamo per esempio il famoso motore di Schietti1

Si tratta di una bufala catastrofica; e’ vero che i palloncini saliranno in alto, ma per gonfiarli in fondo al cilindro abbiamo usato piu’ dell’energia che otterremo.

Questa cosa e’ stata fatta presente a chietti, dicendogli che un certo Boyle e un certo Mariotte hanno detto delle cose sensate qualche tempo fa.

Il risultato e’ stato che lo Schietti1 se n’e’ uscito con un ulteriore delirio “Schietti dimostra falsa la legge di Boyle-Mariotte“.

La cosiddetta dimostrazione consiste nell’introdurre ulteriore complessita’: una macchina fatta di due componenti e’ difficile da falsificare, una macchina composta da stantuffi, leve, ingranaggi, miliardi di circuiti logici, eccetera, e’ dialetticamente impossibile da debunkare completamente, perche’ mancano le competenze.

Prendiamo per esempio il processore del vostro PC: si potrebbe dire che possa parlare con l’aldila’. Se siamo ciarlatani, intendo. A quel punto arriverebbe un tizio che lavora in Verilog o in VHDL e ci spiegherebbe che niente in un processore parla con l’aldila’.

La risposta del cialtrone a quel punto sara’ qualcosa di relativo alla fisica del silicio. Il guaio e’ che a quel punto l’esperto di Verilog esaurisce la sua competenza, perche’ la parte al silicio gli e’ nota solo in parte (quel tanto che serve a scrivere codice eseguibile dall’hardware nei tempi previsti), ma se andiamo allo stato dell’arte ci saranno esperti di fisica della materia che passano la vita sul silicio, e chi ha visto la modellazione matematica di un singolo nucleo di idrogeno (un delirio di operatori hermitiani) sa bene che “l’atomo di Silicio” non e’ per nulla una cosa semplice.

In pratica, se facciamo affermazioni riferite allo stato dell’arte ci vorra’ un intero team di esperti per contraddirci, a patto di riferirci ad una complessita’ abbastanza grande di fenomeni fisici. Non esiste una sola persona in grado di discutere allo stato dell’arte di una CPU, ci vuole una squadra intera.

Il problema e’ che radunare la suddetta squadra ci costera’ uno sforzo immenso rispetto a quello che costa al cialtrone affermare di pingare la madonna in persona attraverso la sua VPN.

In pratica, economicamente parlando vinceranno sempre i cialtroni, perche’ la competenza costa piu’ dell’incompetenza.

Ma c’e’ un motivo di tipo umano che mi impedisce di darmi a quest’attivita’. Il fatto, cioe’, che queste persone siano arrabbiate.

Oh, non arrabbiate come mi arrabbio io con il cane se mi scava una pianta di susini per seppellirci il pane.

Sono arrabbiate come stile di vita, nel senso adleriano del termine. (1) La rabbia per loro e’ una condizione permanente, ontologica, e’ un metodo di ricerca: la tal cosa e’ vera nella misura in cui pensarla sostiene la mia rabbia.

Poiche’ molte delle verita’ che sono passate alla storia sono state inizialmente scomode (2), queste persone ritengono che ogni affermazione che suscita rabbia sia scomoda, ergo vera.

Il problema e’ che esse non suscitano una vera e propria rabbia, e non sono nella media nemmeno “scomode“: si tratta quasi esclusivamente di affermazioni fastidiose. Fastidiose perche’ il buon Schietti si ostina ad ammorbare i commenti dei blog di mezzo mondo con la sua parafilosofia.

La strategia di queste persone e’ di ammorbare la vita alla gente con la propaganda delle loro idiozie. Poiche’ ad un certo punto ricevono una reazione di fastidio, deducono che la loro “verita‘” sia “scomoda” anziche’ capire che il problema sta nella loro fastidiosa presenza, e non nella loro scomoda verita’.

Lo scopo e’ quello di arrivare ad uno scontro, appunto, rabbioso. E questo e’ dovuto molto semplicemente al fatto che, come ho gia’ scritto, la rabbia e’ la loro condizione esistenziale: rabbia perche’ si sentono impotenti di fronte a banche e multinazionali, rabbia perche’ non riescono a realizzarsi, rabbia perche’ si sentono maltrattati dalla societa’, eccetera.

La colpa di tutto questo, ovvero delle loro disgrazie ultime, sta proprio nelle leggende, nei mulini a vento che combattono; e verso i quali rivolgono la loro rabbia. Ma il fatto che la rabbia sia la loro condizione ontologica fa si che essa non sia l’effetto dei mulini a vento,ma la causa.

La loro condizione esistenziale e’ di essere arrabbiati, soprattutto, prima di ogni cosa ed a prescindere. Di fatto questi individui si sono aggirati per il mondo, digrignando bile e vomitando odio astioso, con una vocina dentro che chiedeva loro “perche’ tanto odio?”

Perche’ tanta ingiustificata rabbia?

Improvvisamente arriva il ciarlatano e gli dice: ecco qui, puoi scegliere tra “sono arrabbiato perche’ mi nascondono la verita’ sull’ 11 settembre“, “sono arrabbiato perche’ ci stanno uccidendo con le scie chimiche“, “sono arrabbiato perche’ la free energy viene nascosta al mondo“, eccetera.

In altre parole, le teorie cospirazioniste sono solo un vestito, una copertura che serve a dare una motivazione apparente per una rabbia che altrimenti non si spiega; Blondet e’ arrabbiato perche’ come giornalista e’ una sega fritta, perche’ non ha credito in alcun ambiente giornalistico serio, denunciare il grande complotto degli ebrei gli serve perche’ dire “sono arrabbiato perche’ la mia carriera di giornalista e’ una montagna di letame” suona male, mentre “sono arrabbiato perche’ gli ebrei dominano il mondo e vogliono tagliare un pezzo di pisello a tutti” suona meglio: non contiene un’ammissione di implicito fallimento esistenziale.

Ora, qual’e’ la realizzazione massima della rabbia? Contrariamente a quanto si pensa, la massima realizzazione e’ la sua stessa diffusione; perche’ ogni volta che l’arrabbiato vede che qualcuno si arrabbia con lui trae conferma del fatto che fa bene ad arrabbiarsi, e quando qualcuno si arrabbia contro di lui, ha conferma del fatto che le sue teorie sono scomode (quando invece e’ la sua presenza ad essere fastidiosa).

Come scriveva Adler in Psicologia Individuale, “il nevrotico trovera’ nella propria nevrosi le energie per sostenere la nevrosi stessa, per quante ne siano necessarie“. (3)
O, tradotto in soldoni, essi produrranno sempre piu’ rabbia di quanta ne possiate sopportare; piu’ provocazioni di quanto possiate mantenere la calma, piu’ fastidio di quanto possiate tollerare: l’energia libidica a loro disposizione, la grandezza della forza che li spinge in questo processo ha la cardinalita’ del continuo.

C’e’ un solo modo di neutralizzare questa gente: stabilito che lo scopo principe di queste persone sia di perpetuare e di diffondere lo stato di rabbia “a priori” che produce il loro stato esistenziale, il solo modo di fermarli e’ di evitare i contatti con loro.

Essi sono profondamente malati, di una malattia invisibile che si chiama rabbia. Lo scopo ultimo di questa malattia e’ il contagio, e nient’altro che il contagio; non cambierebbe nulla nell’esistenza materiale di queste persone se si scoprisse che la CIA ha demolito le torri gemelle, ne’ se si scoprisse che gli USA vogliono sacrificare la quinta flotta alla guerra contro l’Iran come dice Blondet, in entrambi i casi la nostra italianissima esistenza ne sarebbe inficiata assai poco, ne sarebbero inficiati poco i nostri successi ed insuccessi personali, eccetera.

Lo scopo ultimo della rabbia e’ propagarsi.

E la sua sconfitta e’ il fatto che gli altri abbiano una vita serena, gioiosa, per nulla arrabbiata.

Quindi, caro Schietti1, ti dico una cosa: il tuo motore funziona alla perfezione, la free energy e’ alla portata di tutti, la pila di Zamboni potrebbe produrre energia gratis per tutti, (4) ma io sono felice cosi’.

E siccome sono felice, non voglio nulla di quanto dici.

E sempre sia lodato iptables.

Uriel

(1) Ok, ok. Ho conosciuto psicologi adleriani capaci di mettere a posto, in pochi mesi, anni di disastri di apprendisti stregoni. Siccome sono un tecnico, la prima cosa che ho fatto e’ stata di ficcare le mani nella scatola, e ho letto un sacco di cose di Adler.

(2) Nella maggior parte dei casi la verita’ e’ comodissima. Sono salito sulla metro stamattina pensando che mi avrebbe portato qui. Era vero. Sarebbe stato peggio se fosse stato falso, e io sbagliando il senso di marcia mi fossi trovato a Cascina Gobba. In questo caso, la verita’ sarebbe comoda mentre la falsita’ sarebbe un rompimento di coglioni.

(3) Adler contestava l’affermazione freudiana secondo la quale la rappresentazione della nevrosi di fronte all’analista fosse uno sfogo energetico, un calo libidico sufficiente a fermarla.

(4) Non lo penso davvero, ma si tratta di un’affermazione che Schietti non puo’ contestare, visto che gli da’ ragione. La sua rabbia non avra’ quindi espressione, e il meccanismo di tossicita’ della rabbia sara’ fermato."

Uriel Fanelli.