TUTTI I COLORI di EMMA BONINOgionali Lazio 24-25

giovedì, maggio 25, 2017

rosa rosae

Come ogni vivente 
anche le rose
sono diverse 
ed uniche ciascuna:
  colore e forma 
   petali e profumo
appare e si trasforma
  altra diviene
momento per momento.

AM

venerdì, maggio 19, 2017

Un pensiero affettuoso

Ciao Marcone,
a presto
****
Il Signor Hood

Il Signor Hood era un galantuomo,
sempre ispirato dal sole.
Con due pistole caricate a salve
ed un canestro pieno di parole.
Con due pistole caricate a salve,
ed un canestro pieno di parole.
E che fosse un bandito,
negare non si può, però non era il solo.

E che fosse un bandito,
negare non si può.
E sulla strada di Pescara,
venne assalito dai parenti ingordi,
e scaricò le sue pistole in aria
e regalò le sue parole ai sordi.
E scaricò le sue pistole in aria
e regalò le sua parole ai sordi.

E qualcuno ha pensato, che fosse morto li,
però non era vero.
E qualcuno ha giurato che fosse morto li.
E adesso anche quando piove,
lo vedi sempre con le spalle al sole.
Con un canestro di parole nuove
calpestare nuove aiuole.
Con un canestro di parole nuove,
calpestare nuove aiuole.
E tutti lo chiamavano Signor Hood,
ma il suo vero nome era “Spina di pesce”.
E tutti lo chiamavano Signor Hood.

Francesco De Gregori

Racconta de Gregori:
"Il misterioso ‘Signor Hood' della mia canzone era Marco Pannella. Questo personaggio così alla Robin Hood in quel tempo del referendum sul divorzio mi sembrava incarnare bene la figura di Pannella, una sorta di eroe solitario...".

giovedì, maggio 04, 2017

Qualcosa di Mark Twain

I vestiti rendono l'uomo nudo persone hanno poca o nessuna influenza sulla società.

Non cominciare mai prima di domani ciò che puoi fare il giorno dopo domani.

Ogni volta che si scopre che si è dalla parte della maggioranza è il momento di cambiare.

Fai attenzione a leggere libri salutisti. Puoi morire di un errore.

Non ho mai fatto altro esercizio che dormire e riposare.

Vai in paradiso per il clima, l'inferno per la compagnia.

L'onestà è la migliore politica quando c'è dentro del denaro.

In certe circostanze, l'esser profani fornisce un sollievo negato anche alla preghiera.

Ho uno standard  morale più elevato e più grande di George Washington. Lui non poteva mentire. Io posso, ma non voglio.

Mark-Twain


Mark Twain era tante cose: un grande romanziere americano, un docente, un filosofo. Era affascinato dalla tecnologia e dalla scienza, e amava parlare della filosofia e del mondo che ci circondava. Ma soprattutto era un uomo di parole e spirito. È sicuramente una delle persone di cui continueremo a leggere gli aforismi, talvolta solo per il divertimento del suo spirito acuto.





venerdì, marzo 03, 2017

Donne della Riforma: scrittrici di inni e leader


di Redazione
23 febbraio 2017

La Chiesa evangelica luterana d’Islanda (Elci) commemora i 500 anni della Riforma, concentrandosi su due figure femminili

La Chiesa Evangelica Luterana d’Islanda (Elci) ha dato il via alla commemorazione del 500° anniversario della Riforma, concentrandosi sul contributo dato da due donne. La prima è Elisabeth Cruciger, una suora che lasciò il suo convento, divenne amica della famiglia di Martin Lutero e sposò un teologo luterano. L’altra è Halldóra Guðbrandsdóttir, figlia di un vescovo e che gestì la diocesi quando il padre invecchiò.

«Il ruolo delle donne nella Riforma, all’estero così come qui in Islanda, è in gran parte passato inosservato negli ultimi 500 anni», ha detto Arnfríður Guðmundsdóttir, professoressa di teologia presso l’Università d’Islanda a Reykjavik. «Nonostante le donne siano state escluse dal ministero ordinato e dalla più elevata formazione teologica», ha detto, «non c’è dubbio che la partecipazione attiva delle donne nella diffusione del movimento della Riforma ha fatto la differenza». «Concentrandoci sulle donne della Riforma, stiamo evidenziando l’importanza del ruolo delle donne nella vita della Chiesa, passata e presente», ha aggiunto.

La Elci ha dato il via alle attività per l’anniversario della Riforma presentando un lavoro musicale, «Halldóra e Elisabeth, Bach e Grallarinn. Due donne della Riforma», scritto da Guðný Einarsdóttir e Dilja Sigursveinsdóttir.

Elisabeth (1500-1535), proveniente da una famiglia nobile tedesca, lasciò il convento dopo aver ascoltato le predicazioni di Johannes Bugenhagen, assistente di Lutero che organizzò congregazioni in Germania e in Scandinavia. La giovane donna andò a Wittenberg, diventò amica di Martin Lutero e di sua moglie Katharina von Bora, e sposò Caspar Cruciger, professore di teologia a Wittenberg che collaborò con Lutero nella traduzione della Bibbia in tedesco.

Elisabeth è stata una delle prime scrittrici di inni della Riforma. La tradizione dice che ella sognava di predicare, e quando raccontò al marito di questo desiderio, egli le disse che i suoi sermoni si sarebbero ascoltati nei suoi inni. Il suo inno, «Lord Christ, God’s Only Son» fu pubblicato nel primo libro di inni di Lutero, stampato nel 1524. Esso diventò fonte d’ispirazione anche per Johann Sebastian Bach, che lo usò in una Cantata, «Herr Christ, der einge Gottessohn». L’inno di Elisabeth, tradotto in molte lingue tra cui l’islandese, è stato incluso in uno dei primi innari islandesi.

L’altra donna ad essere ricordata è stata Halldóra Guðbrandsdottir (1574-1658), figlia del vescovo di Holar, uno dei più attivi sostenitori della Riforma in Islanda. Halldóra, che aveva 11 anni quando sua madre morì, dedicò tutta la sua vita alla cura del padre. Il vescovo ottenne una macchina da stampa con la quale produsse molti testi religiosi, tra cui una Bibbia in islandese, pubblicata nel 1584, e anche un libro di inni, noto come «Grallarinn», che divenne molto popolare e rimase in uso fino al 1801.

Halldóra, pur se rimase nubile tutta la vita, fu madre adottiva di diversi bambini. Descritta come «volitiva e tenace», prese in carico la gestione della diocesi quando il padre divenne vecchio, difendensone l’eredità, tra cui il tentativo di un altro vescovo di rilevare la macchina da stampa. Diresse la ricostruzione della cattedrale diocesana, distrutta a seguito di una tempesta, che venne inaugurata nel 1627, e che porta il suo nome – Halldórukirkja – la chiesa di Halldóra.

La Elci ha programmato anche la realizzazione di un’opera teatrale su Martin Lutero e la pubblicazione di una selezione in due volumi degli scritti di Lutero in islandese.

Immagine: Elisabeth Cruciger

mercoledì, febbraio 22, 2017

In Italia Troppe Ore di Scuola: i Bambini Devono Riposare e Giocare di Più



Il professor Yvan Touitou, un cronobiologo professore alla Faculté de médecine de la Pitié Salpêtrière, ha parlato al Corriere della Sera per spiegare che la salute dei bambini passa attraverso un corretto riposo, e la scuola deve preoccuparsi di più della loro salute.
Uno sfasamento tra i ritmi biologici e quelli imposti dall’orario delle lezioni può causare disordini alimentari, distrazione e difficoltà nella concentrazione.
Anche secondo uno studio effettuato dalla American Academy of Pediatricians (AAP), intitolato Let them sleep (lasciamoli dormire), i bambini ma soprattutto i ragazzi in età adolescenziale e pre adolescenziale, hanno bisogno di almeno 9 ore di sonno per recuperare le energie e regolare i ritmi veglia-sonno.
I ragazzi, a causa degli sbalzi ormonali tipici dell’età dello sviluppo, faticano ad addormentarsi prima delle 11 di sera e con l’ingresso a scuola alle 8 difficilmente riescono a dormire a sufficienza.
Questa mancanza di sonno, sempre secondo lo studio americano, potrebbe portare a obesità e depressione.

Touitou si concentra sui bambini delle elementari e spiega che i loro ritmi sono fondamentalmente diversi da quelli di un adulto:  “Gli orari scolastici convenzionali non sono adatti alla loro capacità di concentrazione. E’ assurdo chiedere quattro o cinque ore di attenzione di fila, quando si sa che il picco per un bambino di dieci anni è nella seconda parte nella mattinata, tra le dieci e le undici.”
Secondo il professore intervallare le giornate di scuola con alcuni giorni di vacanza, pochi ma più frequenti, sono una soluzione migliore che  una lunga vacanza che può essere deleteria per l’apprendimento.
I ritmi scolastici sono stati modificati in Francia e in questa tabella è possibile notare le differenze di orario tra Italia e altri paesi europei e non.

Risultati immagini per sistema scolastico americano e italiano a confronto

In Finlandia le ore scolastiche sono decisamente
meno, eppure i risultati raggiunti dagli studenti sono i migliori secondo le classifiche OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), mentre in Italia le performance degli studenti italiani sono ancora al di sotto delle medie.
I ragazzi, ma soprattutto i bambini, hanno bisogno di dormire, di riposare, di essere in cima alla lista delle preoccupazioni della scuola in quanto a salute e benessere prima di ogni altra cosa.
Meno ore di scuola non significa necessariamente meno conoscenza, anzi, un miglior profitto, una migliore assimilazione di quello che viene appreso e soprattutto un miglior equilibrio psicofisico.

Valeria Bonora

da Eticamente.net

giovedì, gennaio 26, 2017

" Agli uomini del triangolo rosa"

Domani 27 gennaio 2017 è la Giornata della Memoria.
Agli omosessuali sterminati nei lager nazisti Piero Montana dedica la sua poesia
 " Agli uomini del triangolo rosa"

L'immagine può contenere: 6 persone, persone in piedi
A volte
Se con la mente
Indietro nel tempo
Ripercorro il filo
Della storia
Quel filo del racconto
All'inizio immaginario
Insanguina le mie mani
Ferite
Straziate
Dalle spine di ferro
Conficcate
Che l'attorcigliano
Nel tracciato metallico
Dei reticolati
Nell'aggrapparsi alla memoria
Il senso della storia
Nella quotidiana banalità
Del male
Non è indolore
Non è indolore seguire le piste
Scoprire le tracce del crimine
Giungere
Al culmine dell'orrore
Alla scena del massacro
Consumato
Dentro uno squallido
Fossato
Ricolmo
Di nudi
Innumerevoli cadaveri
Non è indolore il macabro
Spettacolo
Non è indolore lo scotto
Dell'orrore
Di una fossa comune
Scavata sulla terra
Nuda
A fuoco
Impressa
Nella materia grigia
Della memoria
Come una corona di spine
Deposta sulla testa del Signore
Quel filo di ferro
L'ho visto in filmati
Del'45
Steso sui pali
A delimitare
I campi di sterminio
Di là di quel filo
Il silenzio di Dio
Il buio della storia
L'inenarrabile dolore
Di quanti non scamparono
Ai forno crematorio
Di là di quel filo
Le lacrime
Lo strazio
Una folla di volti
Smarriti
Estatici
Nella rassegnazione
Del martirio
Di là di quel filo
Le umiliazioni
Le stigmate
La vergogna
Dei miei simili
In una foto d'epoca
Con la divisa a righe
Il triangolo rosa
Sul petto stampigliato
Una colonna d'internati
Scortata dai nazisti
Marcia
Nel gelo invernale
Tra le baracche
Di un campo
Avviati per prima
Alle camere a Gas
Sono omosessuali
Con disprezzo
Costretti
Ai lavori più vili
Gravosi
A pulire le latrine
Del lager
Sul loro cammino immagino
Il destino dei paria
Sul loro cammino
Senza via di scampo
Per i più non ci fu
Ancora di salvezza
Grazia
Senza pietà
Caddero
Nei lager
Di recente
A Berlino
Ho visitato
Un monumento
Dedicato alla memoria
Degli uomini
Del triangolo rosa
Ma in quell'anno della liberazione
Nel '45
E per tanti anni ancora
A venire
Nessuno ne ricordò l'eccidio
Sulla loro scomparsa
Sulla loro fine
Nei campi di sterminio
Fu steso un velo di silenzio
Per vergogna
Immagino
In quel tempo
Nessuna lacrima
Fu versata
Neppure dai fratelli
Della tragedia
Sopravvivendo
A lungo
L'indifferenza
Di quanti
Di questa buia pagina
Di storia
Innanzi
All'evidenza
Chinando
Scuotendo la testa
Dicevano
Di non voler
Sapere
Niente.

L'immagine può contenere: sMS

lunedì, gennaio 09, 2017

Strategie di resistenza alla violenza di genere delle donne italiane

Si viju lu diavulu non schiantu. 
(Se vedo il diavolo non mi spavento)- Canzone femminile Calabrese

 Le contadine italiane nel 1800 mettevano in pratica diversi metodi di resistenza quotidiana. Ad esempio, queste donne "esercitavano indirettamente un notevole potere sociale, organizzando matrimoni, assegnandosi ruoli sociali, aiutandosi l'una con l'altra per partorire, e, quando necessario, per abortire" (Guglielmo, Vivere la rivoluzione, 23).
 Inoltre, queste donne divennero spesso i capi/famiglia quando i loro mariti o padri emigrarono in America. Con le ripetute e lunghe assenze degli uomini "l'emigrazione ha causato una maggiore separazione tra "l'autonomia all'interno" del  femminile e spazi maschili, e spesso le donne occupavano il centro della famiglia, che era il cuore della comunità" (Guglielmo, 23).
 Questa strutturazione patriarcale/matriarcale  della famiglia continua ancora.
 Tuttavia, si deve distinguere tra Sud e Nord Italia. Il Sud Italia è meno industrializzato e più tradizionale, in qualche modo, rispetto alla sua controparte del Nord. Ci sono anche molte contese tra le due regioni, il che complica ulteriormente l'andamento generale della violenza domestica del paese.
 Nell'Ottocento, queste donne erano spesso abusate dagli uomini nella loro famiglia, ma avevano molti modi e mezzi per resistere. Quelli con cui le donne italiane hanno resistito sono stati: l'acquiescenza, il silenzio, le ritorsioni (verbali e / o fisiche), la fuga, il suicidio, l'omicidio, il divorzio, l'adesione a organizzazioni/ rifugi femminili, e l'utilizzo di spazi per sole donne. Le donne oggi in Italia continuano a utilizzare queste aree di resistenza. In questo articolo, vorrei discutere e analizzare le tre strategie di resistenza che le donne italiane utilizzano per combattere la violenza del partner.
 Le strategie che ho analizzato sono:  gli spazi per sole donne, le ritorsioni verbali/ fisiche, e l'accesso a organizzazioni / rifugi femminili.



Spazi per sole donne

Il marito è come il governo a Roma, tutto pompa; la moglie è come la mafia, tutto il potere.
- Proverbio italiano

Storicamente le donne italiane hanno utilizzato gli spazi per sole donne come un modo per resistere alla violenza domestica.
 Guglielmo afferma, "Le donne costituivano i loro circoli sociali con quelli di cui potevano fidarsi e affidarsi meglio, che erano spesso una combinazione di parenti e vicini di casa" (Guglielmo, 17).
 Le donne passavano un sacco di tempo nel cortile, " la corte semichiusa al centro di case adiacenti" (Guglielmo, 18). Il cortile era una zona dove le donne potevano parlare tra loro di ciò che stava accadendo a casa, mentre preparavano il cibo insieme. Queste donne condividevano storie e cercavano consigli.


 Anche se il cortile dell'Ottocento non esiste più, le donne di oggi si incontrano nelle piazze per uscire da casa e per ottenere supporto quando ne hanno bisogno. Queste "fatiche quotidiane hanno richiesto forti reti sociali, che hanno messo in crisi anche le storie di passività femminile e di isolamento" (Guglielmo, 20).

La capacità delle donne di essere attive nell'ambito pubblico più spesso  ha rappresentato davvero una grande area di resistenza. Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto in questo campo che "se gli uomini hanno storicamente esercitato un maggiore controllo sulle donne nella loro vita, come i rapporti di potere e sistemi sociali si vanno modificando le donne stanno guadagnando più indipendenza" (Guglielmo, 23).
L'ironia a proposito del cortile, punto di raccordo dei corpi e delle voci delle donne, è che spesso il pestaggio avviene proprio lì. L'umiliazione pubblica contro le donne sarebbe perciò un'aggiunta alla violenza fisica. Guglielmo afferma: "... l'uomo che ha rotto il braccio di sua moglie lo ha fatto nel centro della città e ha dichiarato che ha pagato troppo e che stava pagando un anticipo il medico per l'altro braccio, per la prossima volta che avesse fiatato" (Guglielmo, 24). Questo tipo di esposizione al pubblico dell'abuso non si verifica più spesso come una volta, ma le donne hanno anche il permesso di esistere fuori della casa, ora..

Le donne italiane sono state storicamente capaci di resistere alla violenza domestica per la loro capacità di rapportarsi in spazi pubblici con le altre donne al di fuori della loro struttura familiare. Questi spazi sono stati una zona di sicurezza, e un luogo di riposo e di recupero per le donne maltrattate. Sebbene il cortile reale sia ormai per lo più un ricordo, continua ad esistere in forme diverse.

Rivalsa (verbale / fisica)

Sono una ribelle che si oppone a tutte queste ingiustizie, e invito anche voi a lottare.
- Maria Barbieri

 Gli Spazi solo-Donne sono stati un modo indiretto di resistere alla violenza domestica, ma il modo in cui le donne italiane resistevano direttamente è attraverso le ritorsioni, verbali e/o fisiche.  Nell'Ottocento, se una giovane moglie veniva picchiata, andava a dirlo ai suoi genitori.
Poi, ecco succedere un vero miracolo "... i fratelli, i cugini e altri parenti maschi della ragazza picchiata andarono, guidati dalla vecchia madre, verso la casa della ragazza. E lì si avventarono sul marito e lo picchiarono. Poi in una sorta di processione la madre e i suoi parenti se ne sono tornati a casa "(Guglielmo, 25). Questo caso dimostra la forza delle donne. Anche se l'esempio è più indiretto, le donne italiane hanno anche schiaffeggiato, colpito, accoltellato i loro aguzzini, come forme di resistenza.

Una donna di Potenza (una città italiana del sud) afferma:

"Ero una giovane sposa e non ero un angelo. Ero ostinata e mi rivoltavo contro mio marito, le cui idee mi sembravano folli. Io ero molto più forte di lui. Ogni volta che ha cercato di colpirmi ero pronta a restituirgli il colpo. Questo succedeva in casa nostra. Ma aveva la meglio su di me perché mi ha picchiato molte volte in strada. In strada non ho nemmeno pensato di resistergli. Se l'avessi fatto certamente gli avrebbe portato discredito."(Guglielmo, 26)
Michelina Cesare
 L'ammissione di questa donna di restituire i colpi mette in mostra la sua forza, la determinazione e la resistenza.
 La strategia di colpire sparlando-dietro è spesso  quella con meno probabilità di essere utilizzata.
 La ricercatore Margaret Abraham dice che questo potrebbe significare "che la donna teme che mettere in atto una tattica di difesa più aggressiva come colpire di nuovo potrebbe aumentare ulteriormente la violenza contro di lei, con una maggiore possibilità di mettere a repentaglio la propria vita" (Sokoloff e Pratt, la violenza domestica ai margini , 259).
 Storicamente, le donne italiane non hanno praticano la violenza come strategia di resistenza, ma attualmente questa forma di resistenza è stato utilizzata più spesso, da quando la violenza domestica è venuta sotto i riflettori.

L'accesso alle Organizzazioni Femminili
Eliminare la violenza richiede politiche urgenti e risposte concrete.
- N. Livi-Bacci



 Un'altra forma di resistenza delle donne italiane è andare a un rifugio per donne maltrattate.
 I primi rifugi per donne maltrattate in Italia sono stati aperti a Bologna e Milano nel 1980, ma ora ci sono circa 100 centri e linee telefoniche in tutto il paese (Livi-Bacci, delle donne e dei centri di crisi Rifugi in Italia, S65-66).
 Il movimento delle donne maltrattate in Italia è diventato forte e vivace, "non solo nel fornire un servizio di soluzione  diretta, ma anche nella ricerca di molteplici vie per promuovere il cambiamento, facendo pressioni per l'intervento legislativo e altre attività appropriate  per migliorare la risposta della comunità a tutti gli abusi sulle donne" (Livi- Bacci, S65).
 Oggi esistono molti rifugi in tutta Italia e le donne li utilizzano. Una donna che ha utilizzato il rifugio per opporsi alla violenza domestica si chiama Suvanda.
 Lei afferma: "Ho sposato un italiano, è stato 12 anni fa. Sono stata trattata male, con violenza, sia fisica che psicologica ... Ho avuto tre figli con lui. Siamo stati tutti chiusi in casa e nessuno poteva aiutarci. E poi ho scoperto questo centro sociale. Mi è stato detto che qui avrebbero potuto aiutarmi. Sono stata fortunata - ho preso i miei figli e sono scappata... "(RT). Suvanda è fuggita al rifugio Maree a Roma, che ha spazio solo per venticinque donne e cosi ha una lunga lista d'attesa. Tuttavia, rifugi di questo tipo sono aperti in tutta Italia, e continuano ad aprire. Le donne hanno organizzato molti ricoveri, negli ultimi dieci anni almeno.
 Un po' a causa del recente cambiamento culturale nel riconoscere la violenza domestica, l'uso dei rifugi è in crescita. Baldry afferma: "A Roma, dal 1992 al 1998 c'è stato un aumento di oltre il 100% delle donne che hanno contattato un rifugio" (Baldry, Violenza domestica: una visione globale, 60). L'autore continua: "A Bologna, il numero medio di donne che ogni anno entrare in contatto con il rifugio è di oltre 300; a Milano, più di 1.000; e a Palermo, nel corso del 1998. oltre 400 donne hanno contattato il rifugio "(Baldry, 60).
 Queste statistiche sono preoccupanti, ma almeno le donne vittime di abusi vanno in cerca di sostegno nei rifugi locali gestiti da donne. Si spera, che ci sarà un momento in cui  questi rifugi non saranno più  necessari.

La resistenza delle donne italiane assume molte forme diverse. Anche se ci sono molte discussioni su cosa costituisca la resistenza, ho trovato utile precisare le tre possibilità sopraindicate per le donne, se lo desiderano. Non credo si possa, o si debba, giudicare un altro sulle sue strategie di resistenza. Tutti noi siamo diversi e inevitabilmente utilizziamo strategie diverse per resistere. Il più delle volte, la resistenza è pensata per prevedere solo atti fisici che possano bloccare un incidente. Ciò non deve essere la regola, e non si verifica in molte situazioni. Una donna che sceglie di resistere in altri modi, come la fuga, non è considerata come oppositore, ma come vittima.
 Il linguaggio può essere estremamente importante, soprattutto per una donna che ha subito abusi.
 Per non continuare a vivere per sempre nel proprio vittimismo isolandosi, deprimendosi, e tra gli stenti.
Ann Russo afferma: "... individuando le donne che hanno subito abusi e le sopravvissute di abusi, violenze, percosse e stupri come solo o prevalentemente vittime, alla fine si rafforza la nostra condizione di vittime, riducendoci a quello che qualcun altro ci ha fatto" (Russo, Riprendendoci la nostra vita, 28).
Come suggerisce il quadro concettuale di Russo, dobbiamo continuare ad oscillare tra vittima-sopravvissuta-resistente alla nostra velocità. Le donne che hanno subito abusi possono essere dati dell'agenzia, ancora una volta. Le donne italiane resistono e continuano a farlo.

da Italian Women’s Strategies of Resistance by Lachrista Greco