lunedì, dicembre 20, 2021

CAROLINA auto-biografia cap. 1- prologo e par. 1

 

Come promesso e deciso ecco per allietare gli amici il primo capitolo delle avventure di Carolina: è suddiviso a sua volta in parti che saranno pubblicate in successione per facilitarne la lettura. 

Buon divertimento con la parte 1 del capitolo 1  e  in aggiunta tanti auguri per il Solstizio d'inverno 2021 !

Alba Montori




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Parte prima

Io SONO Carolina: AUTO-BIOGRAFIA

Prologo

 Sto qui distrutta, a brandelli, aspettando la fine. 

 Sento che ce ne sono altre come me intorno, tra le erbacce che mi soffocano, ma non riesco a vederle. I miei occhi non funzionano, non ci sono più, e il mio cuore una volta caldo e pulsante, che trasmetteva a bielle e pistoni  l'energia sprigionata dal carburante trasformandolo in movimento veloce, non batte più da un pezzo.
 Sono solo un rottame inutile eppure continuo a ricordare...

 Una volta ho sentito qualcuno ( forse LEI?) dire che quando si sta per morire la vita che si è vissuta riaffiora tutta intera in un attimo nella memoria, . 
 Allora non ho capito, però ora so che è vero, per me è proprio così. 

 Non capisco come sia possibile, eppure ogni pezzettino anche minuscolo, ogni molecola del mio povero corpo maciullato si sta facendo memoria di quel che è stato, proprio ora che sto per morire, non ne ho più dubbi, solo qualche perplessità che nessuno mi può aiutare a risolvere. Posso solo aspettare e basta.

 Così mentre sto qui immobile prima ( quanto?) che la Gru mi sollevi finalmente  e metta l'ammasso di ferraglia che sono diventata nella Grande Pressa , mi riduca a un bel  cubo da buttare nella tremenda Fornace di fusione, non riesco a far altro che far fluire i ricordi della mia piccola esistenza.... 
 
 Sognare o immaginare?  Oppure ricordare? Storie felici o no?

 Beh, almeno mi serve per non annoiarmi nell'attesa (per quanto?) della fine definitiva. Che non so neanche se è davvero, definitiva...


CAP. 1  

Della mia nascita ed accoglienza in famiglia. Prime gioie e disavventure

 1  ***

 Non ho mai saputo esattamente dove son nata. Di certo ho saputo solo molto tempo dopo di essere stata assemblata in Italia con pezzi prodotti qua e là, ma sicuramente in Sicilia anche se non so dove. La Sicilia è un'isola non tanto piccola, l'ho scoperto dopo.

 Come so che almeno una delle mie parti è siciliana? Facile, sul guscio del carburatore ho sentito dire che c'è scritto Sicilfiat e c'è pure un baffo di vernice rossa fiammante. L'hanno scoperto LORO aprendo il mio cofano posteriore la prima volta che ci siamo incontrati. 

 LUI è venuto a prendermi in un grande garage dove mi avevano scaricata da un grande camion a gabbia, bisarca lo chiamano, viaggiando assieme con tante come me ma di colori diversi,  per luoghi mai visti, che non conosco perchè non sapevo neanche come guardare e cosa.

 E dopo, una breve corsa per strade a me ignote: LUI si dà un po' di arie, è contento come una pasqua di avermi tra le sue mani e poter fare sfoggio delle sue capacità con me tutta nuova di fabbrica e mettermi alla prova. Così infine ci fermiamo graziosamente davanti a LEI che aspetta al portone,

 E' a prima volta che la vedo: LEI è là che aspetta il mio arrivo curiosa e mi guarda tutta con gli occhi tondi:  LUI impugna la leva del cambio per fare marcia indietro e aggiustarmi nel parcheggio e quella si stacca e gli rimane in mano come un bastoncino inutile, mentre il motore mi si imballa... ORRORE!

 LEI si mette a ridere, a ridere, non riesce a smettere; LUI invece comincia smadonnare strillando incazzatissimo ( ho scoperto poi che è una delle sue migliori specialità).

 Mi vergognooooo!  ma non riesco a fare altro che rimanere col motore al minimo, senza riuscire a smuovermi di un centimetro, sperando che il mio ronfare li calmi un po'...

Dopo un po' in qualche modo LUI riesce a piantarla di strillare e LEI di ridere e gli suggerisce:

- " Telefoniamo alla Fiat, qualcosa dovranno ben fare! E' nuova !. “ -

 Così mi spengono il motore e se ne vanno di corsa dentro il portone lì davanti mentre io sto lì immobile e terrorizzata e penso che mi faranno delle cose terribili, finchè LORO tornano e arriva un carro gru che mi prende senza complimenti su per il muso e mi riporta da dove eravamo partiti trascinandomi sulle ruote di dietro, vergogna su vergogna.

 Sono confusa e veramente preoccupata, mentre mi trascinano appesa come un animale da macello, chissà cosa mi succederà?

 Probabilmente mi rimetteranno là dentro quell'orrendo enorme stanzone buio assieme alle altre e daranno a LORO un'altra al posto mio. 

 Dopo una figuraccia simile ! 

 Ma mi dispiace un sacco perché quei due  mi sono stati simpatici da subito, non so perché. E' bello sapere di avere una famiglia, una casa ( beh, in strada) dei bipedi e pure dei quadrupedi (ancora non li conoscevo) con cui viaggiare, da portare ovunque vogliano andare.

 E dover ricominciare ad aspettare dentro quell'enorme garage superaffollato che qualcuno, chissà chi, mi porti chissà dove proprio non mi va. 

 Mica è colpa mia se mi hanno montato i pezzi che si staccano, diamine ! 

 E chissà che cosa mi fanno gli omini del garage, magari mi tolgono tutti i pezzi e li mandano chissà dove, magari un po' qua un po' là, riassemblandoli con altri che manco si conoscono !!!


 Sono proprio tristissima e disperata, sempre più frastornata... 

 Dopo un sacco di giri, ballonzolando appesa al dannato gancio siamo di nuovo nel garage e  mi tirano giù dall'autogru con le quattro ruote di nuovo a terra. Ma non dura. 

Gli omini discutono molto animatamente con LUI, che nel frattempo ha smesso di smadonnare, ma si vede ancora che è arrabbiatissimo, poi uno  mi spinge con le ruote su una cosa che va su e mi porta pure a me,  e tutti insieme mi passano sotto e cominciano a svitarmi e smontarmi qualcosa, una specie di scatola. Sono davvero terrorizzata, con le ruote su quel trespolo per aria, impossibilitata a muovermi a rischio di cadere, sola come un cane in gabbia, con LUI e gli omini che discutono di me e della mia sorte e io che non capisco niente e mi sento come un condannato a morte.

 A un tratto un barlume di speranza: LUI dice deciso : 

- ” Allora ve la lascio per oggi, torno a prenderla domani. Intanto aggiustate il pezzo alla meglio, poi quando arriva quello nuovo mi avvisate e vengo per sostituirlo direttamente!.

 Allora sono salva!!!   Va bene, devo rimanere la notte lì nelle mani di quegli omuncoli che devono aggiustarmi, ma domani torno a casa di nuovo!

 Evviva, passo la notte sul trespolo senza fiatare e qualcosa evidentemente riescono a fare, perché è già domani e LORO sono qui a prendermi per andare un po' in giro assieme a farmi conoscere la città.

LEI è simpatica, però è tremenda, continua prendermi in giro e ridere della mia figuraccia iniziale, sta seduta accanto a LUI che guida e non smette di guardare tutto, dal volante al cruscotto, ai sedili, ai finestrini, Apre pure il tettuccio, perché è una bella giornata: vuole godersi il sole, il vento nei capelli le piace un sacco, e ascoltando il mio ronfare a un certo punto strilla allegramente:

-  “ Dobbiamo festeggiare !  E' come il varo di una nave, perciò va bagnata e bisogna darle un nome!” -

 Naturalmente io non capisco un accidente di niente: ancora non so cos'è una nave, ma sul “bagnare” non sono assolutamente d'accordo, perché lo so che non so nuotare, lo sento.

 E mentre comincio a spaventarmi di nuovo, capisco che LEI non parla di acqua ma di vino, un liquido che è nelle bottiglie, e non vuole annegarmi, ma solo schizzarmene un po' addosso e il resto berselo con LUI.  


 Infatti è una cosa divertente e per niente spaventosa, anzi sono molto felice e orgogliosa quando LEI si bagna le dita con lo spumante della bottiglia e me lo spruzza sul muso dicendo solennemente:

 - “La chiamiamo Carolina !” -

 E' stato davvero un momento meraviglioso. 

 Non sono più una cosa, ho il mio nome, proprio come LORO, anche se per me loro sono sempre e solo LUI e LEI. 

 Certo io sono molto diversa, ho forma e colori assolutamente differenti dai loro, ma anche LORO sono molto diversi l'uno dall'altro: anche se si vede bene che sono umani bipedi tra loro non si somigliano e non somigliano neanche a niente e nessuno che ho conosciuto poi nella mia vita. 

 Proprio questo è il bello della faccenda: siamo tutti diversi, ma ci vogliamo bene, ci aiutiamo, siamo solidali.


 Sono molto felice della mia situazione: appena nata ( beh insomma quasi) e già ho qualcuno, LUI e LEI, che si occupa di me, che lo fa con competenza e affetto, che si preoccupa che io sia in buona salute, con tutti i pezzi in ordine e mi ha persino dato un nome tutto  per me. Un nome vero, proprio come una persona vera, non una sigla o un acronimo da industria. E' evidente  che così quei due bipedi, LUI e LEI, mi considerano come una parte di quella cosa che LORO chiamano “famiglia”. Che poi ho scoperto essere per LORO uno strano mix di umani, animali e cose di cui si circondano e con cui con-vivono costantemente nei modi e nei luoghi più diversi. Insomma mi hanno adottato.

 Così LEI la mattina mi passa accanto , magari mi lancia un'occhiata affettuosa e mi saluta pure, ma al lavoro, da vera bipede , ci va sui suoi piedi; forse non sa guidarmi, forse il suo lavoro è vicino a casa o forse non è contento LUI di andare a piedi ?

 LUI mi guida molto, invece, spesso da solo, mi porta in giro per la città, quasi sempre la mattina in un posto che si chiama Università, e in molti altri posti.

 All'Università ci rimango per ore, ferma immobile ad aspettarlo in parcheggi superaffollati badando che non mi urtino le altre auto e i motorini, ma è veramente difficile riuscire a evitarli. 

 Sembra proprio che ce l'abbiano tutti col mio musetto bianco e liscio o col mio sederino o con i miei fari !

 Povera me, mi dispiace proprio tanto quando qualcuno sedendosi sul mio parafango mi fa diventare strabica!

 E non vi dico come si arrabbia LUI quando a sera mi accende i fari e si accorge che le luci vanno in tutte le direzioni tranne quella giusta ! Ma non sono mai capace di difendermi, magari morderli, questi maleducati !

 Mi piacerebbe proprio un sacco qualche volta riuscirci, a sbranarle, magari quelle macchinone larghe e lunghe, piene di boria, di paraurti giganti, superaccessoriate di cromature, in grado di distruggermi i fanalini anche solo parcheggiandomi dietro, e sempre pronte a sorpassarmi rombando come camion!

 In quei primi giorni in giro per una città caotica e assolutamente senza regole LUI è attento a ogni pericolo incombente e mi guida fuori dai possibili guai con grande perizia, pur rispettando regole che nessuno o quasi rispetta. E lo fa sempre con una grande naturalezza, senza distrarsi mai, pronto ad approfittare di ogni varco a mia misura nella marmellata di auto. Ma quando abbiamo accanto LEI non perde occasione per mostrare come sa schivare i guidatori aggressivi e infilarsi abilmente tra le auto che si muovono disordinatamente, superandole senza che riescano a bloccarmi. Pur senza  sforzarmi, marciando tranquillamente e correttamente riesce sempre ad essere tra i primi ai semafori, guadagnando tempo senza correre... 

 Oh i semafori ! Sembra proprio che LUI li conosca intimamente uno per uno.

 Tiene il conto dei tempi di ciascuno ed è in grado di partire sempre per primo, senza sgommate o  accelerate brusche. Riesce non so come a sfruttare al meglio le mie non brillantissime capacità e questo mi ha sempre dato la soddisfazione impagabile di fregare sul tempo anche auto più grandi e potenti di me, col che si è conquistato il mio rispetto e il mio affetto imperituro da subito.

 E LEI siede al suo fianco chiacchierando senza sosta di tutto quel che le passa per la testa, di quel che le è capitato al lavoro, della gente che conosce e che frequenta, della sua vita passata presente e futura, delle esperienze della giornata, di quel che ha scoperto di nuovo e di quel che in qualche modo la coinvolge.

 Quando LUI mi lancia in una situazione un po'  pericolosa la sento fremere, anche se non cambia di un millimetro la sua posizione, è vigile e attenta  eppure rilassata, quasi distratta, imperturbabile. So che non si perde un attimo della scena, anche se continua a chiacchierare come se niente fosse, come se si trovasse sul divano di casa: LEI si gode la situazione fino in fondo senza apparentemente fare una piega. 

 Invece quando magari LUI smania silenzioso e ingrugnato davanti a un semaforo rosso troppo lungo, LEI si gira verso di LUI, smette le chiacchiere e lo bacia. Ma senza ostentazione, senza aggressività, gentilmente, quasi voglia usare un altro mezzo per stemperare la sua attenzione troppo dura, e invitarlo a prendersi comunque quell'attimo come una piccola pausa nella corsa quotidiana,  ritagliando per loro due soltanto uno spazio casuale al di fuori del contingente.

Invariabilmente LUI si arrabbia e la respinge, spesso in modo così duro e sgarbato che LEI diventa silenziosissima e si chiude in un piccolo grumo di orgoglio ferito.

 Segue invariabilmente la lezione di “bon ton automobilistico” da parte di LUI, acido e assolutamente saccente nel voler colpevolizzarla per un gioco innocente e grazioso. 

 LEI tenta di opporre la logica  del  “baciarsi è un modo carino per ammazzare lo stress ” -  “serve a far passare piacevolmente il tempo di attesa altrimenti noioso” - “ baciarsi è un gioco piacevole, mica un reato” - “ se non ti va di baciarmi, puoi dirlo gentilmente, non mi offenderò” - “ un bacio non fa male a nessuno” - “ quelli delle auto accanto hanno altro per la testa che stare a guardare noi” - “se guardano magari si divertono e si distraggono invece di arrabbiarsi per l'attesa”..

 Vedo spesso queste sceneggiate: LUI replica sempre più incazzato mentre LEI  inizialmente cerca di smorzare i toni buttandola sullo scherzo, cercando di far leva sull'affetto e sul gioco, prendendolo amabilmente in giro. Poi improvvisamente LEI smette di scherzare e si arrabbia sul serio, non sempre per fortuna, si chiude un attimo e poi parte con una raffica di parole, durissime, circostanziate, senza strillare, ma con un tono così gelido e tagliente che riuscirebbe ad affettare un blocco di cemento armato. Infine tace, stringe le sue labbra graziose e ignora tutti i suoi strilli e le sue proteste. Riesce ad astrarsi talmente da tutto quello che LUI riesce a dire e fare che anche se andassimo a sbattere contro un muro son sicura che non avrebbe moto, né emetterebbe alcun suono, neanche di protesta , o di sorpresa.

 LUI cerca di attirare la sua attenzione urlando e strillando, senza riuscirci, LEI continua a ignorarlo, e così se la prende con me e pesta sui pedali, prende a pugni il mio volante, schiaccia l'acceleratore furiosamente e comincia a zigzagare tra le auto a tutta velocità finché un altro semaforo lo ferma e LEI gelida gli fa:

 - “Ciao” - apre lo sportello, scende e se ne va tranquilla in direzione opposta  sui suoi piedini lasciandolo dentro di me a schiumare e sfuriare.

 Oh se sono diversi !

 In quei momenti vorrei poter far qualcosa per farli smettere, mi sento impotente e imbecille dalla prima volta che mi è capitato di trovarmi coinvolta, si, ma ho capito subito che sono troppo giovane e so ancora troppo poco delle mie capacità, e poi ancora non li conosco e mi mettono davvero soggezione.    

 Dopotutto sono l'ultima arrivata e  LORO hanno molta più esperienza e conoscenze di me. 

 Così soffro in silenzio, perché sento che c'è fra loro qualcosa che gli impedisce proprio di capirsi e anche se sembrano volersi un gran bene li spinge a farsi del male come se si odiassero. 

 Mah, dopotutto non sono come me, LORO sono bipedi.

(continua)

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