TUTTI I COLORI di EMMA BONINOgionali Lazio 24-25

domenica, novembre 08, 2009

Leonardo Sciascia, vent’anni fa… 2)

Molti anni fa, su “Lotta Continua”, venne pubblicato un articolo dal titolo: “L’alloggio di un pericoloso lettore”. Articolo molto ben fatto, sulla falsariga di un verbale di perquisizione da parte di agenti di polizia o carabinieri; e se ne ricava un efficacissimo ritratto.

Verbale di perquisizione.

L’appartamento è di costruzione recente, adiacente al parco di villa Sperlinga a Palermo. Le stanze e il corridoio sono riempite quasi esclusivamente di libri e di quadri. Litografie, acquarelli, stampe di battaglie dell’Ottocento, disegni a matita e a china, un ritratto di poeta siciliano, con i capelli in avanti come se fosse spinto da un forte vento, incisioni, una riproduzione di Ben Shan con una lunga scritta in Yiddish che ricorda le prime persecuzioni degli ebrei sotto i romani, una ironica stampa di una “guidatrice di tartaruga”, ovviamente annoiata.

Uno dei locali sembra adibito a studio. Ci sono due tavoli (uno grande da lavoro,m uno più piccolo e più basso). Su quello da lavoro ci sono buste, adesivi postali per lettere espresso, una macchina da scrivere portatile, alcuni telegrammi riuniti con un elastico, un cesto contenente lettere poggiato per terra, un vecchio coltellino, un cane di metallo, delle monete fuori corso da tempo, una grossa foto incorniciata di Pirandello.

Sul tavolo piccolo invece ci sono, impilati, libri di fresca data e una specie di lavagnetta, un gioco di bravura per cui manovrando insieme due manopole – una che traccia righe orizzontali e una che traccia righe verticali su una polvere grigia – si possono tracciare anche linee curve. Si chiama Telecram.

Nella stanza, che ha un pavimento di piastrelle di marmo grigio, ci sono molti pacchetti di sigarette Benson & Hodges. Tutte le pareti sono coperte da una libreria che allinea volumi rilegati: le opere complete di Stendhal, di Bossuet, autori siciliani, Voltaire, la raccolta della Gazzetta delle Belle Arti in francese, vecchie edizioni di poeti latini, vecchie edizioni di Shakeaspeare. Quasi sempre i libri sono disposti in doppia fila: dietro Shakeaspeare, per esempio, ci sono le opere di Gramsci.

Nella stanza accanto c’è un’altra libreria protetta da vetro. Lì ci sono Manzoni, Leopardi, Carducci, Pascoli, altri autori francesi, tutti rilegati. Tra i libri oggetti vari tra cui molti piccoli “ex voto” in metallo. Poi un altro tavolo e una poltroncina vicino alla finestra.

Nel corridoio che unisce le stanze, altre pienissime scaffalature,, dove si trovano, per esempio, le vecchie edizioni della Medusa, di Longanesi, del Saggiatore. Altri libri sono immagazzinati in mobili chiusi. Altri ancora sono sistemati in mensole, anche in un piccolo locale dove una tovaglia su un tavolo indica che lì, si mangia.

In un’altra stanza un pallone di plastica, un giradischi, dei dischi con favole, dei libri con figure, dei lettini indicano la presenza, passata o presente, di bambini. Anche in questo locale altri quadri, tra cui uno grosso, che sembra importante, che raffigura un uomo vestito di grigio seduto su una sedia con le mani incrociate.

Prime risultanze.
Chi abita nell’alloggio ama molto la lettura, per amore antico. E’ affezionato ai suoi libri, e preferisce quelli di lettura più vecchia. Sono quelli della rilegatura più vecchia e stanno nelle file avanzate degli scaffali.

Inoltre ama la pittura e il disegno. Non sposta mai i suoi quadri, perché sulle pareti non ci sono differenze di colore. Non li espone per vanteria economica perché firme conosciute e stimate si possono trovare negli svincoli del corridoio. Ha con molti pittori o artisti rapporti di stima e di amicizia perché molti quadri sono dedicati con affetto.

Chi abita l’alloggio non ha intenzione di lasciarlo, ci sta bene. Ha angoli della casa in cui mettersi a seconda della sua occupazione o del momento. Lì si scrive a macchina e si tiene una fitta corrispondenza. Il bambino (o i bambini) che frequentano la casa non mettono le cose in disordine o, se lo fanno, qualcuno rimette subito in ordine.

Conclusioni:
L’alloggio è abitato da persone. Saltuariamente è frequentato da un bambino di tre anni che si chiama Fabrizio (il Telecram è suo). La donna si chiama Maria, l’uomo si chiama Leonardo Sciascia. Quest’ultimo è considerato da molte persone che pesano nella vita del paese come “un pericoloso disfattista” e negatore del “senso dello Stato”, “equivoco fiancheggiatore del terrorismo”. Recentemente un noto giornalista gli ha chiesto una ritrattazione delle ipotesi che prospetta nel suo ultimo libro..”.

Non solo ritrattazione, a dire il vero. In parecchi avrebbero preferito che tacesse. A volte gli attacchi sono diretti, espliciti. Altre più insidiosi: un messaggio qua, un accenno là. Come la volta che Oreste del Buono, interpellato su “A che punto della notte” di Fruttero e Lucentini, trova il modo di buttar lì: “Sì, quei due sono bravi, non come quel Sciascia che adesso si crede un profeta, il tredicesimo apostolo, le nemesi, il necessario interprete”.

Un segnale subito raccolto da Grazia Cherchi, fondatrice dei “Quaderni Piacentini”. Su “Linus” (per coincidenza: diretto da del Buono), sostiene che “L’Affaire Moro” è un libretto inutile; “La Sicilia come metafora” una stracca intervista; “Nero su nero”, una raccolta di note e noterelle, commenti e commentino, motti e mottetti, lamentazioni sul nostro paese, aforismi abortiti. In una parola: l’ultima produzione di Sciascia sarebbe null’altro che uno schifo.

Una sinfonia di articoli e commenti per dire come si rimpiange lo Sciascia di un tempo, così in contrasto con quello recente; e per tutti, Ruggero Guarini, sul “Messaggero”: “…Sciascia è come ammalato di presenzialismo, sembra posseduto da una smania invereconda, subisce troppo la tentazione dell’attualità per essere un buon scrittore”.

Insomma: Sciascia parla e scrive troppo; se ne torni piuttosto in Sicilia, altro che la politica, il dibattito culturale, le vicende come quella di Moro; se ne stia buono e in silenzio. Per fortuna l’invito non è stato raccolto.

da Notizie Radicali n.1018
a cura di Valter Vecellio
2) Segue.

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