🔴C'È UN CANTO DENTRO DI ME
(Giovanni Papini)
C'è un canto dentro di me
che non potrà mai uscire dalla mia bocca -
che la mia mano non saprà scrivere
sopra nessun pezzo di carta.
C'è un canto dentro di me
che devo ascoltare io solo -
che devo soffrire e sopportare
soltanto io.
C'è un canto chiuso nelle mie vene
come gli adagi celestiali
nelle canne argentate degli organi
- c'è un canto che non fiorirÃ
come la radice del giaggiolo
sepolta sotto la frana.
C'è un canto dentro di me
che resterà sempre dentro di me.
Se questo canto uscisse
dal mio cuore
romperebbe il mio cuore.
Se questo canto fosse scritto
dalla mia mano
nessun'altra parola più
potrebbe scrivere la mia mano.
Questo canto non sarà detto
che nell'ultima ora della mia vita;
questo canto sarà il principio
d'una felice agonia.
C'è un canto dentro di me
che non può uscire fuori di me
perché non furono ancor
create le parole necessarie.
Un canto senza misura e senza tempo;
senza ritmo e senza leggi.
Un canto che non può adagiarsi
in nessuna forma
e che spezzerebbe qualunque linguaggio.
Un canto che nessuno potrebbe ascoltare
senza che la sua anima fosse
sgomenta dalla sorpresa
e ricolorata da un altro sole.
Un canto più respirato che detto,
più presentito che manifestato:
suono di luci, raggio d'accordi.
Un canto che non desidera
nessuna musica
perché sarebbe più melodioso
d'ogni strumento conosciuto.
Dentro il mio cuore così grande
che a giorni contiene l'universo
questo canto è così grande
che ci sta a gran fatica.
Nei minuti più angosciosi della vita
questo canto vorrebbe traboccare
dal mio cuore troppo stretto
come il pianto dagli occhi
di chi piange se stesso.
Ma lo respingo e lo ringhiotto
perché insieme a lui
anche il sangue del mio cuore
traboccherebbe con la stessa furia voluttuosa.
Lo rinchiudo in me stesso
perché non voglio ancora morire.
Son la vittima docile
di questo canto divino e omicida.
Debbo serrare il cuore
come la porta di un carcere
e soffocare i suoi battiti soprumani
come tanti rimorsi.
Ed essere, con tutta la mia tenerezza,
il feroce a cui non s'accostano i deboli.
Perché il mio canto sarebbe
uno spaventoso canto d'amore
e quest'amore brucerebbe
tutto quello che tocca.
L'amore che riscalda soltanto
è appena tiepido
ma il vero amore nel medesimo soffio
bacia e distrugge.
Quest'amore sarebbe così splendente
d'infocata bramosia che in quel giorno
la terra illuminerebbe il sole
e la mezzanotte sarebbe più ardente
del più bruciato meriggio.
Ma io non canterò mai
questo terribile canto che mi consuma senza che nessuno abbia compassione del mio tormento.
Non canterò questo canto meraviglioso
che la mia paura rinnega
e che fa tremare la mia debolezza.
Non canterò questo canto
perché nessuno potrebbe sostenerne
l'infinita, la straziante, la dolorosa dolcezza.
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