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lunedì, gennaio 02, 2012

Letture consigliate: Norberto Bobbio "Quale socialismo?"

NORBERTO BOBBIO "QUALE SOCIALISMO?" RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011

LEZIONI DI DEMOCRAZIA

"La democrazia … non è riuscita a mantenere le proprie promesse, che erano
soprattutto di tre ordini: partecipazione … controllo dal basso … e libertà del
dissenso. … Si sono verificati due fenomeni contrastanti al principio
proclamato della partecipazione diffusa: da un lato, l'apatia politica, che è
mancanza di partecipazione … dall'altro la partecipazione distorta o deformata
o manipolata dagli organismi di massa che hanno il monopolio del potere
ideologico. Il controllo diventa sempre meno efficace … con la conseguenza che
gli organismi che il cittadino riesce a controllare sono centri di potere
sempre più fittizi e i vari centri di potere di uno stato moderno, come la
grande impresa, o i maggiori strumenti del potere reale (come l'esercito e la
burocrazia), non sono sottoposti ad alcun controllo democratico. … Quanto al
dissenso, esso è limitato in un'area ben circoscritta … e non offre mai la
possibilità di un'alternativa (
di governo ndr) radicale."
Norberto Bobbio nel 1973 così descriveva lo stato del regime "democristiano"
(alias "partitocrazia"). L'anno precedente per la prima volta la legislatura
veniva interrotta prima della sua conclusione naturale per impedire lo
svolgimento del referendum abrogativo sulla legge regolante il "divorzio".
(Altra caratteristica del regime!) Le Brigate Rosse, il movimento studentesco e
l'aggressività dei sindacati sembravano scuotere il regime partitocratico dalle
fondamenta. Proprio in quel periodo (1970 – 1975) il debito pubblico (ed oggi
ne paghiamo le conseguenze!) passò dal 38 al 58 per cento del Pil: il "partito
unico della spesa pubblica" mirava a comprarsi il sostegno degli elettori
scaricando sui governi e sui giovani (contribuenti futuri) l'onere del
riequilibrio finanziario.
Per normalizzare la situazione i partiti di regime proponevano due strategie:
l'alternativa (di governo e/o di sistema) di sinistra ("uniti sì, ma contro la
diccì") e l'ingresso del PCI nell'area di governo (dagli "equilibri più
avanzati" al "compromesso storico"). L'alternativa di sinistra era una utopia
mentre l'ingresso del PCI nell'area di governo sarebbe stata solo un'operazione
conservatrice di sapore trasformistico tant'è che dette vita alla fase
consociativa del centrosinistra.
Bobbio sosteneva fondamentale prestare attenzione alle istituzioni, piuttosto
che alle "formule governative". Scriveva nell'articolo "Quali alternative alla
democrazia rappresentativa?" pubblicato in "Mondoperaio"n. 10 1975: "Il nostro
sistema politico fa acqua da tutte le parti. Ma fa acqua da tutte le parti, non
perché sia un sistema rappresentativo bensì perché non lo è abbastanza. A parte
il difetto del centrismo perpetuo, cioè della mancanza di una rotazione (ossia
dell'alternativa di governo ndr) … l'area di controllo dell'organismo
rappresentativo per eccellenza, il parlamento, si restringe ogni giorno di
più." In fondo è la posizione gobettiana ("Il regime rappresentativo non ha più
il favore popolare. Ma che cosa volete sostituirgli? La teocrazia?") quella che
sta a monte delle argomentazioni bobbiane.
L'alternativa socialista al regime rappresentativo è possibile?
"Bisogna riconoscere – risponde Bobbio – che un modello alternativo di
organizzazione politica, alternativo allo stato parlamentare, un modello che
possa dirsi 'democratico e socialista' in contrasto col modello tradizionale
'democratico liberale' … non esiste, o per lo meno non esiste in tutta la
compiutezza dei particolari con cui è stato elaborato lungo i secoli il sistema
politico della 'borghesia'."
Ed allora qual'è la soluzione? Bobbio non propone soluzioni. "Il mio proposito
– scriveva in "Quale socialismo?" pubblicato in "Mondoperaio"n. 5 1976 – era
semplicemente quello di mostrare le difficoltà cui vanno incontro il processo
di democratizzazione in corso (e che, come la nostra stessa esperienza storica
ci ha confermato, non è irreversibile), di confutare, non la democrazia, ma la
faciloneria."
E così Bobbio liquidava le illusioni dell'alternativa di sinistra fondata
sulla "democrazia diretta" e nel contempo spiegava "ai comunisti di allora che
cosa sono lo stato, la democrazia, il socialismo", come afferma Michele Salvati
nella prefazione a questa edizione del libro del 1976.
Salvati aggiunge:
"queste dettagliate, brillanti spiegazioni – vere e proprie lezioni magistrali
– valgono anche per noi."
Valerio Zanone ha affermato che "Bobbio mutua da Cattaneo la regola che 'la
filosofia è una milizia'," e di questa sua milizia, noi lettori, dovremmo farne
tesoro. La trasformazione della partitocrazia in democrazia liberale dovrebbe
essere il progetto principale di qualsiasi forza che si definisca riformatrice.
(bl)

INDICE: Prefazione di Michele Salvati – Prefazione all'edizione 1976 –
Democrazia socialista? – Esiste una dottrina marxistica dello stato? – Quali
alternative alla democrazia rappresentativa? – Perché democrazia? – Quale
socialismo? – Note – Nota biografica – Nota bibliografica

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ringrazio Bepi La Medica per la segnalazione
per approfondimenti ulteriori visitare il gruppo
http://groups.google.it/group/pernonmollare


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