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martedì, aprile 24, 2018

PRO - VOCAZIONE

https://cartesensibili.wordpress.com/2012/03/15/pro-vocazione-luomo-matriarcale-di-luisa-vicinelli/

Ormai stanca della solita domanda: “E gli uomini?”, cruccio direi esclusivamente femminile, forse perché politicamente frequento solo donne o forse perché una grossa fetta di patriarcato sopravvive nell’introiezione che ne hanno fatto le donne, ho deciso di affrontare in primis il ruolo del maschio, e cioè una questione per molti aspetti irrilevante nell’avvento di un futuro matriarcato, sia per quanto riguarda il processo di iniziare un cambiamento, sia in un’ipotetica società futura. Nel senso che non ritengo gli uomini particolarmente abili a cambiare, mentre sono stati bravissimi a mantenere in vita il patriarcato attraverso le scosse dei vari movimenti di liberazione e le rivoluzioni che si sono succedute nella storia. Se poi pensiamo (io lo penso) che il loro modello sociale sta portando lentamente ma inesorabilmente il mondo verso l’autodistruzione, beh direi che prima di chiedere loro aiuto per fondare una società basata su principi di pace, di auto-sussistenza e di uguaglianza qualche altro processo sarà ben necessario (che ne so, che si riuniscano in un po’ più di quindici a interrogarsi sul loro genere e sui rapporti con l’altro?).

Detto ciò mi accingo a un’impresa filantropica: illustrare come erano gli uomini matriarcali, prima del fatidico pasto di una sola mela, nemmeno consumato fino in fondo – sembra che sia bastato un solo morso – per offrire alla categoria dei sensibili e intelligenti, di recente scoperta, qualche spunto per un ravvedimento operoso che possa essere di qualche efficacia.

Attingerò per questa riflessione dal mito, perché la parola scritta contiene un’enorme quantità di revisionismo e propaganda, e non è così automatico che il detto “nero su bianco” sia garanzia di verità.

Iniziamo dalla Dea e dal suo eroe. Il libro di Heide Goettner Abendroth “La dea e il suo eroe”, uscito parecchi anni fa e non ancora tradotto in italiano, spiega nei dettagli l’immaginario spirituale e i valori sociali che stanno dietro alle figure della dea e del paredro (suo, senza di lei non viene nemmeno al mondo).

In tutte le tradizioni analizzate (esclusivamente mediterranee, per le altre bisognerà consultare la versione tedesca o inglese del suo libro sul  matriarcato, o attendere la prossima pubblicazione della traduzione italiana), compare nei miti delle origini una dea partenogenica, signora incontrastata del sacro e del profano ancora indistinti, della vita della morte, del cosmo come della terra. Il principio femminile è l’asse portante di tutto. A lei si deve il passaggio dal caos alla creazione di tutte le forme di vita. Per la comparsa al suo fianco dell’eroe, bisognerà attendere ancora molto tempo.

Poi il mito si arricchisce: la dea, atta a generare solo figlie che diventano i suoi molteplici aspetti, a un certo punto dà vita a un maschio: segno della comparsa degli uomini sulla terra? Forse solo del passaggio a una società più strutturata dove anche il maschile deve assumere un qualche ruolo per la sopravvivenza del gruppo, invece che andarsene in giro a fecondare tutte le femmine che gli capitano a tiro. Il vecchio ruolo espresso dal termine “uomo-cacciatore” è stato recentemente messo sotto analisi anche dal sapere accademico, che inizia ormai a ipotizzare che la sua attività abbia contribuito ben poco alla sopravvivenza umana se confrontata alla raccolta, che ha garantito un pasto a tutti per lunghi millenni. Ancora poco e nulla trapela nei libri di scuola su questa rettifica, forse perché la maschilità è stata già abbastanza messa in crisi dalle riflessioni del femminismo.

Nonostante la comparsa del maschile, nel cosmo matriarcale continua a non esserci presenza di dei veri e propri. L’eroe, il paredro che nasce come figlio della dea e tale rimane fino alla pubertà, non ha alcuna valenza divina. In primavera nei i riti celebrati dalle comunità pre-storiche e per molto tempo anche da quelle storiche, la dea, nel suo aspetto giovane, di ragazza, lo inizia e lo elegge a re sacro. Poi la matura dea dell’amore e della fertilità si unisce a lui nel matrimonio sacro. Infine la vecchia e saggia dea lo sacrifica e lo conduce nel mondo di sotto, da cui rinascerà all’inizio dell’anno, sempre per mezzo della dea. Simbolicamente trionfa sulla morte e rappresenta l’azione rigeneratrice della dea: è come il sole, che tramonta la sera per rinascere la mattina dopo; come il grande astro incarna il movimento costante della discesa e della salita in ottemperanza alle regole che lei ha sancito.

Nella spiritualità matriarcale il principio maschile non è mai creativo: non lo è per natura e ci vorranno secoli di guerre, conquiste, persecuzioni perché lo diventi. Il principio femminile è un principio integrativo, che accoglie e regola le diversità, e il ruolo che assegna al maschile è quello eroico, il potere cioè di sacrificare la propria vita e divenire così, “integro”, dove l’integrità è devozione alla vita e ai suoi valori. Attraverso vari rituali il figlio della dea si trasforma nel re sacro, si unisce alla sacerdotessa che incarna la dea e poi viene sacrificato. L’onore di morire non era per tutti; solitamente lo si conquistava attraverso competizioni con gli altri o per una manifesta attitudine al ruolo eroico, appunto. Con il suo sacrificio l’eroe rappresenta simbolicamente il modello psichico che tutti gli uomini di una società matriarcale devono seguire: sottomettersi al principio femminile che dà nascita e morte e integra tutte le diversità del cosmo, per onorarlo e difenderlo, anche a prezzo della propria vita.

Gli effetti? Beh, impensabile lo stupro, la costrizione in matrimonio, probabilmente per secoli nessuna donna si è sentita dire “tu sei mia”, né le è mai passato per la testa di dirlo all’uomo che al momento si trovava al suo fianco.

Anche economicamente parlando, ci si guadagna: pensate che conquista se al posto delle cifre a non so quanti zeri di morti per fame, guerre, schiavitù (ma è mai stato fatto un conto delle morti dovute a 5.000 anni di patriarcato?) ci fosse solo un pugno di uomini che si sacrifica volontariamente in un atto eroico che rappresenta ogni anno il rinnovamento di un patto che prevede per il maschile il rispetto e la salvaguardia della vita  e del principio femminile da cui scaturisce? Allora, care amiche, conoscete qualcuno che voglia prendersi l’onore di iniziare questa inversione di marcia?

Luisa Vicinelli

*Luisa Vicinelli dice di sé:

Sono femminista, con altre mi occupo di ricercare e diffondere gli antichi saperi delle donne. Abbiamo costituito un gruppo presso l’associazione Armonie, “L’altra memoria, il nostro futuro” che abbiamo definito così: un progetto per favorire il recupero e il riscatto delle memorie e antiche sapienze delle donne dopo secoli di espropriazioni, oppressioni e colonizzazioni. Per cambiare il presente, perché ci sia un domani.

A Bologna abbiamo organizzato vari convegni e incontri sulla Grande Dea prima, e sul matriarcato in seguito.

http://www.women.it/armonie/MatriarcAsia.pdf

http://www.women.it/armonie/convegni.htm

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