TUTTI I COLORI di EMMA BONINOgionali Lazio 24-25

domenica, aprile 14, 2013

le plat pays- Brel e il Giro delle Fiandre


 
Ricevo da un amico e inoltro
AM

un lungo articolo di gianni mura sul rapporto tra brel e le fiandre scansionato dal secondo numero cartaceo di cycle! magazine (bellissimo, dedicato alla "voglia di fiandre" , compratelo!) .

Se il Giro delle Fiandre è l'avvenimento dell'anno per i ciclofili fiamminghi, Le plat pays è la più bella canzone mai scritta sul Belgio. Scritta per i belgi, non per i fiamminghi o i valloni, da un belga che si sentiva belga, non fiammingo né vallone: Jacques Brel. Ormai il tempo avrà cancellato dai muri di qualche paesino le scritte comparse dopo il 9 ottobre 1978: «Jacques Brel è morto, hurrà!».
Il Fiandre, nato nel 1913, partiva da Gand, poi da Sint Niklaas, che vanta la piazza più grande del regno, poi da Bruges, detta la Venezia del Nord per via di qualche canale navigabile, carino e talvolta provvisto di cigni bianchi, ma è meglio non fare paragoni.


Contro i Fiamminganti

Bruges in francese, scorre via setoso.
Brugge in fiammingo, che è poi olandese, suona più duro e gutturale.

Al liceo Saint Louis Brel era il migliore in composizione francese ma veniva messo alla porta quando c'era lezione di olandese col professor Termote. Certe idee doveva averla già in testa allora.
 Poi scrisse nel '59 Les flamandes, nel '67 La...la...la in cui scagliava più decisamente il sasso («Vive les Belgiens et merde aux Flamingants») dove per Fiamminganti intendeva i sostenitori del populismo più d'estrema destra, quelli definiti nel '77 in Les F... (nemmeno li vuole nominare) «nazisti nelle guerre e cattolici negli intervalli».

 La questione politica e linguistica resta viva ben oltre la morte di Brel. Sulla linea 5 del metrò di Bruxelles esiste una fermata Eddy Merckx e anche una fermata Jacques Brel (nel comune di Anderlecht). Ma, dal 2011, chi viaggia in metrò non ascolta canzoni di Brel (o di Brassens, di Bécaud).
 I fiamminganti in servizio permanente effettivo hanno ottenuto la soppressione delle canzoni in francese, vissute come un'imposizione o una manifestazione di superiorità insultante (non esistendo una produzione fiamminga all'altezza) .
La questione è stata risolta così: si trasmette un 70% di canzoni in inglese, un 15% in italiano e un altro 15% in spagnolo.

 Tra le accuse a Brel: rinnega il suo paese, insulta le madri di famiglia, irride la religione. «Ay Marieke, Marieke / je t'aimais tant / entre les tours / de Bruges et Gand»: siamo nel '61 e ci avviciniamo al Giro delle Fiandre. Anzi, con la stessa canzone ci siamo proprio dentro: «Zonder liefde, waarmde liefde / lijdt het licht, het donker licht / en schuurt de zand over mijn land / mijn platte land, mijn Vlaanderenland» . In Marieke, canzone bilingue e dunque politicamente corretta, Brel spiegherà di aver usato il fiammingo per rendere l'idea della corsa del vento sulla pianura. Se non è vera, è ben pensata.

Se vi state chiedendo cosa significhi questo continuo saltare da una classica del ciclismo a uno chansonnier che quasi tutti ritengono francese, risponderò con chiarezza: quelli di cycle! mi hanno chiesto un pezzo su come vedrebbe il Fiandre Brel. Va bene, ho detto, senza chiedere chi fosse soggetto tra Fiandre e Brel e chi complemento. Va bene, ho detto, anche se a memoria in tutte le canzoni di Brel non trovo la parola bicicletta né la parola ciclismo.

Un posto tra Bruges e Gand
Le torri tra Bruges e Gand, questa è già una citazione, anche se vaga. La corsa finisce a Oudenaarde (mai citata da Brel). La torre di Oudenarde ha 47 campane, come quella di Bruges, che ha una scala di 366 gradini ed è più bassa di cinque metri (83 a 88). A Gand c'è il Museo delle campane e sono nati Bradley Wiggins, ultimo vincitore del Tour, per via di un padre seigiornista, e Wouter Weylandt, morto sulle strade del Giro d'Italia 2011, nella discesa del Bocco.
 Quando si partiva da Sint Niklaas era una festa collettiva, boccali di birra e quintali di cozze e patate fritte. Sole o pioggia, era la stessa cosa. Per chi corre, no. Per chi copre lo stesso percorso, il giorno prima dei professionisti, è più o meno la stessa cosa. Sono 15-16mila.
 Brel ha anche cantato in fiammingo (Le plat pays, Marieke, Rosa, Les paumés du petit matin, Les bourgeois, On n'oublie rien, Les singes, Ne me quitte pas) ma senza curare la traduzione, fatta da Ernst van Altena.
 Da ragazzino andava in vacanza con la famiglia a Oostkerke.
 Da chansonnier alle prime armi partecipò a un concorso canoro al casinò di Knokke, affrescato da Magritte: su ventotto concorrenti finì ventisettesimo. Era l'unico senza cravatta e senza calzini, coi sandali ai piedi.
 Ma Knokke, sul percorso della Gand-Wevelgem (quindi poco c'interessa) , è il titolo d'una sua canzone del '77 e a Knokke girò molte scene del primo film da regista, Frantz.
Se fosse vivo e fosse a Bruges il 31 marzo, si siederebbe all'aperto, per poter fumare liberamente le sue Gitanes senza filtro (alternativa le Celtiques: 4 pacchetti al dì), con una bière pression sul tavolino e forse un panino al prosciutto. Avrebbe apprezzato le dimore in gotico brabantino. Si siederebbe nel bar più defilato della Grand-Place, o piazza del Mercato.

Se dovesse seguire la corsa in un punto preciso, lo sceglierebbe anonimo e non a lato di uno dei Muri, che sono i punti caldi della corsa anche adesso che sono spariti quello di Grammont e il Bosberg. Avranno dei difetti qui, come tutti, ma nel ciclismo sono spettatori disciplinati. Basta tirare una corda ai lati delle rampette e loro stanno dietro.
 No, penso che Brel si piazzerebbe in un non-luogo, l'opposto di un punto caldo. Un punto freddo, grigio, un punto qualunque del paese piatto, dove non c'è nulla da scalare se non la quotidianità.

Bruges è famosa per i suoi pizzi. Quelli realizzati davvero a Bruges sono carissimi, gli altri vengono dalla Cina e da Taiwan. Bruges è famosa per i suoi béguinages, piccole costruzioni all'interno di un cortile dove operavano sorellanze laiche di donne cattoliche che servivano Dio senza ritirarsi dal mondo. I tre béguinages di Bruges sono dal 1998 patrimonio dell'umanità per l'Unesco, e dal 2000 lo è il centro storico.
 Ora a Bruges si stanno adoperando perché il Giro delle Fiandre entri a far parte del patrimonio culturale immateriale dell'Unesco. Bruges, azzardo, piacerebbe a Brel più di Gand. Bruges la Morta, la definiva il poeta Georges Rodenbach. È una citta-museo, una sorta di nobile decaduta. Nel suo porto sostavano le navi che venivano dalla Lega Anseatica ma anche da Genova, da Venezia.
Prima che la sabbia riempisse il canale Zwyn nel 1530 e chiudesse la porta dei commerci verso il mare.

In bici con Pierre
Il Belgio ha in tutto 66 km di costa. Brel si siederebbe tra Bruges e il mare e forse gli verrebbe da canticchiare: «Mon père disait: / "C' est le vent du nord / qui fait tourner la terre / autour de Bruges, petit"». Il padre di Brel, Romain, era nato a Zandvoorde, cinque chilometri dalla frontiera francese, da famiglia fiamminga e francofona. La madre Lisette era nata a Schaerbeeck. A Schaerbeeck nasce anche Jacques, l'8 aprile 1929, venti giorni dopo la vittoria al giro delle Fiandre del belga Dervaes, uno che di nome faceva Jef, titolo di una famosa canzone che Brel scriverà nel 1964 («Non Jef t'es pas tout seul...»).

Ci sono foto del giovane Brel in divisa da scout, in divisa da calciatore, con la maglia dell'istituto Saint Louis. Di Brel in bicicletta si vede una foto del 1934, probabilmente scattata a una fiera: un bambino di cinque anni che sorride in sella a una bicicletta montata su una giostra che gira. Di fianco, si vedono la madre e Pierre, il fratello maggiore. Proprio al fratello, come si legge in un breve accenno del Livre du souvenir, curato da Martin Monestier, è legato un altro ricordo in bicicletta. Con Pierre, Brel andrà in bici da Bruxelles a Namur sotto l'occupazione tedesca. Per strade secondarie, perché Pierre rischiava di essere spedito nei campi di lavoro obbligatorio (sorte che toccò a Brassens, già che ci siamo). «Non avevo le gambe di Merckx né il cuore di Anquetil. Ero un animale, ci davo dentro fino a cadere per la stanchezza». Così ebbe a dire Brel. In bici lui e Pierre andavano tra i boschi della Cambre, verso Tervuren, o nella foresta di Soignes, Zoniënwoud in fiammingo, che arriva fino a Waterloo. Vi dice nulla Tervuren? L'orco di Tervuren , oltre che il Cannibale, era chiamato Merckx. E a Tervuren, tra il Royal Club e il Museo etnografico africano, c'è una delle case (una solida villa) in cui Eddy ha vissuto. Ricordo una bella descrizione fatta da Mario Fossati.
La bici, ma anche l'auto più veloce, non avrebbero mai dato a Brel il senso di libertà del mare e del cielo. «Io sono profondamente belga, ma nascere in Belgio fa venir voglia di andare altrove, di scoprire un altro mondo ».
Quello che trovava nelle letture giovanili (Jules Verne, Jack London, Fenimore Cooper) avrebbe preso le forme di Parigi, della musica, di una gavetta lunga, di un successo immenso e di una libertà non sempre facile (con moglie e tre figlie fisse a Bruxelles). Di stagioni con tournées massacranti, fino a 320 serate l'anno, Europa, Asia, Nord e Sud America. Di stop ai concerti nel '67. Di un musical ispirato a Don Chisciotte. Di una nuova attività come attore, altri successi, come regista (assai meno), e poi solo la vita da vivere, come navigatore di oceani, come pilota d'aereo (ossia quello che sognava da bambino, nella casa al 138 di rue du Diamant). «Una vita si giudica dall'intensità , non dalla durata», aveva detto. E così è morto di cancro ai polmoni, a 49 anni. Gli ultimi anni li aveva vissuti alle Marchesi. A Hiva Oa la sua tomba dista pochi metri da quella di Paul Gauguin, uno che faceva cantare i colori.

Una canzone-fotografia

Le plat pays è una delle poche canzoni che Brel ha cantato col solo accompagnamento della chitarra, e andando
col tempo più sul recitato che sul cantato. Una delle poche «che poteva sembrare un poema»: detto da lui, attaccato alla definizione di artigiano, «perché gli artisti sono un'altra cosa», non è poco.
 È una canzone-fotografia delle Fiandre scandita dall'andare dei quattro venti (dell'est, dell'ovest, del nord, del sud). Le quattro stagioni di una terra che può essere brutta, drammatica, triste, «con un cielo così basso che un canale s'è perso, con un cielo così grigio che un canale s'è impiccato», «con le cattedrali come sole montagne e campanili neri come alberi di cuccagna», «con il filo dei giorni come unico viaggio». Ma può diventare bella, «con un pezzo d'Italia che discende per la Scheda», «quando in luglio la pianura fuma e trema, quando il vento è nel riso, quando il vento è nel grano», allora sì che questo paese piatto canta, e canta con la voce di Brel. Belga di ceppo fiammingo, che scelse di esprimersi in francese «perché il fiammingo non è una lingua, è una pietraia».
 Del resto, la stessa cosa aveva fatto Emile Verhaeren di Sint-Amands , dove lo ricordano con i Verhaerenkoppen (biscotti). Anche Verhaeren aveva all'attivo Les Flamandes, ma erano poesie inoffensive, quindi nessuna censura, nessuna minaccia di morte. Brel aveva cercato di spiegare: «Le Fiandre sono grigie e piatte. Fanno venir voglia di esagerare. A Mentone alla tua ragazza dici ti amo. A Ninove devi quasi urlarlo, ti amo».
 Verhaeren morì sotto a un treno, nella stazione di Rouen. Brel all'ospedale di Bobigny. Ma l'abbiamo lasciato sul percorso, non su uno dei tanti muri. L'abbiamo lasciato in mezzo alla campagna. Il minimo è tornare a riprenderlo, ma non c'è più. Forse è andato a farsi qualche birra. Oppure s'è nascosto, era pur lui che cantava la bellezza dell'esser vecchi senza mai essere stati adulti (La chanson des vieux amants). Già, ma lui era morto prima di diventare vecchio. Sì, ma sapeva come si sta, perché i vecchi «anche ricchi son poveri e hanno un solo cuore in due» (Les vieux). In ogni caso, inutile andarlo a cercare. È nel vento.
"il male trionfa sempre, perche' il bene e' stupido" [lord casco]
"io ho i mezzi per fare risultare positivo un corridore quando voglio" [Hein Verbruggen]
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