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giovedì, novembre 29, 2012

Luigi Tei "Briganti e Carabinieri a Tuscania nella metà dell'800"

Luigi Tei "Briganti e Carabinieri a Tuscania nella metà dell'800"



Il Centro Studio L'Unicorno di Tuscania il 1° Dicembre al Teatro Pocci, Via Consalvi, 22,
a Tuscania, presenta il libro "Briganti e Carabinieri a Tuscania nella metà dell'800" di Luigi Tei.

"Il fenomeno del brigantaggio, nel Viterbese, vive soprattutto nel ricordo di Tiburzi che, in effetti, con i suoi ventisei anni di latitanza, ha rappresentato nell'immaginario collettivo e nella tradizione orale, uno dei riferimenti che hanno maggiormente creato la sua leggenda.

Ma, come sappiamo bene, di leggendario c'è davvero poco. Il brigante, proprio per la scelta fatta di darsi alla macchia per sfuggire alla giustizia, rappresenta un "ribelle" che tra tanti reati, spesso si è macchiato le mani con il sangue di povere vittime, gli stessi miseri contadini che, soprattutto in Maremma, hanno sofferto per le tristi condizioni ambientali, quando non si sono ammalati di malaria e sovente vi sono morti.

Allora si comprendono anche i versi della notissima canzone "Maremma Amara" che rappresentano un accorato "pianto" per quanti, gettati su quelle terre, erano costretti a "dormì poco, magnà male e lavorà tanto", come letteralmente ricordava un contadino di Tuscania quando in televisione commentava gli anni della sua giovinezza.

Ebbene, anche Tuscania, ha conosciuto il fenomeno del banditismo dapprima (e siamo alla metà del Cinquecento) e poi del brigantaggio, soprattutto nel sec. XIX.

Questa storia costituisce il filo conduttore di quanto Luigi Tei ha saputo documentare raccontando gli avvenimenti e i fatti salienti accaduti nel tempo nel territorio di "Toscanella" ove, in particolare, si doveva distinguere la figura di Damiano Menichetti che, con il degno compagno Fortunato Ansuini, furono conosciuti come le "belve di San Magno".

Ovviamente l'autore non si limita alla semplice elencazione degli avvenimenti delittuosi accaduti o a ricordare i tanti nomi di briganti e brigantelli, ma illustra e propone la lettura del fenomeno del "ribellismo" maremmano nel suo complesso indicando le cause di degrado morale, sociale ed economico che ne sono stati i "segnali" più inquietanti nello spazio di quelle generazioni vissute tra i due regni: lo Stato Pontificio fino al 1870 e, quindi, il Regno d'Italia.

I poveri non notarono, alla fine del movimento risorgimentale, quel trapasso di poteri statali che pur avrebbero dovuto percepire nella successione dal Papa al Re. Il senso di "patria" era molto lontano dai loro ideali e, soltanto con l'arruolamento obbligatorio per andare a combattere per l'Italia nella Prima Guerra Mondiale, iniziarono a comprendere che c'era ancora molto per "fare gli Italiani", tanto che si partiva per il fronte con la promessa di un "pezzo" di terra che, tornando vivi, si sarebbe potuto pretendere.

All'opera di Tei si deve quindi il merito di aver ricordato tanti di questi avvenimenti ma anche il completo recupero della memoria documentaria (con la pubblicazione di una ricca appendice) e poetica che ha riguardato soprattutto le gesta di Menichetti, dalla famosa ballata edita dall'editore Salani alle ottave scritte dallo stesso brigante.

Giustamente la storia dei briganti non si può scrivere se non si ricordano i sacrifici dei gendarmi pontifici e poi dei reali carabinieri che erano mandati allo sbaraglio per combattere il brigantaggio in questa inospitale Maremma. Appare doveroso ricordare, qui, uno dei figli più meritevoli del nostro ricordo: Sebastiano Preta, giovane Brigadiere dei RR.CC., arrivato nel viterbese da Celenza sul Trigno, un altro povero paese, in Abruzzo, lontano oltre trecento kilometri, caduto nel 1891, nello scontro a fuoco con Menichetti e Ansuini, nella macchia di San Magno di Gradoli. A lui si deve aggiungere anche la memoria del carabiniere di Tuscania Fortunato Cristanelli ucciso in un altro scontro con il brigante Pappatani verso la tenuta di Roccarespampani.

Questo aspetto, relativo alla morte dei servitori dello Stato, spesso è un evento non sufficientemente approfondito negli studi dedicati alla rievocazione del fenomeno qui trattato.

Romualdo Luzi



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