TUTTI I COLORI di EMMA BONINOgionali Lazio 24-25

lunedì, ottobre 01, 2012

il testo completo della mozione LIBERIAMO L'UGUAGLIANZA

Introduzione

Il documento che si presenta al dibattito ed all'approvazione del XIV Congresso nazionale di Arcigay intende offrire un contributo alla ricostruzione del ruolo storico, delle  battaglie e delle prospettive di Arcigay. Esso, al contempo, intende imprimere un forte rilancio all'azione della nostra Associazione, sia nell'attuale contesto della società, fortemente condizionata da una crisi economica epocale che non mancherà di ridisegnarne gli aspetti più essenziali, sia nel mutato quadro della politica italiana, sempre più caratterizzata dall'insorgere di nuove formazioni e movimenti che, al momento, a nostro avviso non consentono di intravvedere un orizzonte di assestamento, lasciando invece intuire un profondo bisogno di cambiamento di soggetti e nuovi interpreti.

In questo scenario globale vogliamo collocare l'azione di Arcigay, proponendola come tema del compimento della democrazia nel nostro Paese, realizzabile solo attraverso la piena eguaglianza nei diritti e doveri di tutti i cittadini/e.

Spesso infatti, e giustamente, evidenziamo la mancanza di eguaglianza di cui soffriamo, come individui, come coppie e nelle nostre relazioni, dimenticando inconsapevolmente che se è vero che noi abbiamo bisogno di eguaglianza, è persino più vero che l'eguaglianza ha bisogno di noi, anche e soprattutto nell'interesse della società intera, dunque anche di tutte le categorie che ancora soffrono per il suo mancato raggiungimento. Per queste ragioni pensiamo che l'azione politica principale su cui Arcigay deve insistere sia quella di "liberare l'eguaglianza": dagli stereotipi, dalle paure, dalle falsificazioni, ma soprattutto dalle ineguaglianze, dalla mancata applicazione della Costituzione italiana e di quella europea, che invece l'eguaglianza la prevedono e consacrano espressamente;  dal mancato rispetto delle sentenze di Corti e tribunali e delle reali istanze sociali. Questo significa e significherà avere una voce autorevole che provenga da un'associazione nazionale in grado di darsi un progetto di medio lungo periodo, e che assuma la leadership del dibattito sul matrimonio e gestisca un rapporto chiaro e netto con i partiti nella fase delle elezioni politiche imminenti e di inizio della prossima legislatura. Soltanto un'Arcigay politicamente forte e agile nella sua dimensione nazionale e nella sua articolazione territoriale, costruita su un'idea di stabilità e soprattutto sulla conferma della sua assoluta indipendenza dai partiti, potrà permettersi di svolgere un ruolo all'interno del dibattito sul matrimonio civile e delle elezioni politiche. Oggi siamo in grado di parlare con una voce forte e scomoda, per la pavidità e inerzia della politica italiana, ma proprio per questo indispensabile ed efficace per le nostre battaglie. Il momento perfetto per difendere e rilanciare l'eguaglianza è questo.

Dobbiamo valorizzare l'intensità di un dibattito  interno perché non divenga autoreferenziale ma motore di cambiamento verso l'esterno: la politica che dobbiamo cambiare è "fuori" e la storia non attenderà le nostre esitazioni. Sappiamo che un progetto fermo, che tenga il fiato sul collo dei partiti in un momento politicamente così delicato, è l'unico strumento di pressione per  riaprire un orizzonte normativo. E questa, però, sarà esattamente la nostra linea senza timori né dubbi, poiché non sono le fortune dei singoli o delle mediazioni dei partiti l'obiettivo della nostra mission, bensì la piena realizzazione dell'eguaglianza di diritti per le persone e le coppie lgbti.

La mozione viene divisa in due parti: una di analisi ed una di proposta. Nella prima si esaminano le condizioni politiche, economiche e sociali, sia generali che "tematiche" della fase che viviamo, e si analizzano i risultati di questi tre anni di governo dell'Associazione, tra il Congresso di Perugia ed il Congresso di Ferrara. Nella seconda si delineano gli spazi di iniziativa, politica e sostanziale, e la proposta di organizzazione e di linea strategica per lo svolgimento della nostra mission e il conseguimento dei nostri obiettivi nei prossimi anni. Il documento non pretende di esaurire la complessità dei temi, anche in funzione della sua stessa leggibilità, rinviando parte del ragionamento sulle riforme di natura organizzativa e statutaria ad altri ambiti e momenti, che auspichiamo condivisi, così come alcuni approfondimenti ad ulteriori singoli documenti.


PRIMA PARTE

Sommario

Questa Prima Parte si articola in tre capitoli:

1) "Il Perimetro della realtà", che approfondisce il quadro sociale ed economico del Paese e la questione lgbtiq in Italia, attraverso il supporto dei dati ISTAT;    

2) "Il quadro politico", che descrive la fase strettamente politica, con i suoi rischi e le sue opportunità;                                                                                 

3) "Arcigay verso il Congresso di Ferrara: la strategia politica e l'azione complessiva dal 2010 al 2012", che ricostruisce il fondamento teorico delle scelte operate e alcuni dei punti più significativi di successo ovvero di criticità.


1 -  Il perimetro della realtà

A darcene misura sono i dati ISTAT del Rapporto annuale 2012 sul "sistema Paese", e quelli della prima "Ricerca sugli omosessuali in Italia".

a) La situazione economica e sociale generale del Paese.

CRISI ECONOMICA NELL'EUROZONA CON ASPETTI FORTEMENTE RECESSIVI IN DETERMINATI PAESI.

La crisi non è contingente ed ha una natura strutturale caratterizzata da dinamiche recessive, crollo dei consumi, aumento della disoccupazione, ridimensionamento profondo del welfare pubblico. La precarietà colpisce maggiormente donne e giovani, in un'Italia dove gli indici di povertà sono schizzati verso l'alto e si è approfondito il divario Nord/Sud.

Ci sembra evidente che questa crisi aggraverà l'impatto ai danni delle fasce più deboli della popolazione, e di quelle povere di diritti, con una maggiore esposizione ai fattori di discriminazione, data anche dalla friabilità delle tutele, e con maggiori rischi di marginalizzazione dei temi inerenti i diritti civili ed umani e delle vite delle persone lgbtiq.

A fronte dei numerosi e gravosi sacrifici richiesti, "l'equità, cioè una distribuzione economicamente e socialmente sostenibile dei vantaggi e degli svantaggi derivanti, anche in un'ottica intertemporale, dall'ipotizzato percorso di rigore e di crescita, non può rappresentare solo un'appendice della strategia di rilancio del Paese, ma un suo ingrediente fondamentale. Equità, si badi bene, intesa non come necessaria equa distribuzione dei risultati socio-economici, ma come parità di opportunità indipendentemente dal luogo  di residenza, dal genere e dalle condizioni della famiglia di origine, come bilanciamento nei rapporti intergenerazionali, come uniformità nel modo in cui il sistema normativo viene applicato in concreto."

Equità che riteniamo doversi declinare all'interno di un più ampio ragionamento sull'eguaglianza, come già specificato nell'Introduzione, e aggiungendo ai fattori sopra elencati l'orientamento sessuale e  l'identità di genere.

Sul piano sociale è rilevante che la popolazione sia di fatto aumentata grazie alla componente "straniera", triplicatasi negli ultimi dieci anni, e che la struttura delle famiglie italiane sia profondamente cambiata: "si è ridotto il numero dei componenti e sono aumentate le persone sole, le coppie senza figli/e e quelle mono genitore. È diminuita dal 45,2 al 33,7 per cento la quota delle coppie coniugate con figli/e e sono aumentate le nuove forme familiari. La famiglia tradizionale non è più il modello prevalente, nemmeno nel Mezzogiorno: le libere unioni sono quadruplicate e la quota di nati/e da genitori non coniugati (pari al 20 per cento) è più che raddoppiata".

b) La società italiana e le persone LGBTIQ

Luci ed ombre si rinvengono nella ricerca ISTAT sugli omosessuali in Italia, che citiamo come fonte preziosa di dati per comprendere la realtà e per individuare punti di forza e difficoltà nella promozione dei diritti lgbtiq. Il passaggio da una dimensione di "percezioni" ad una di oggettivo riscontro statistico, resta il risultato più importante della ricerca e fornisce un solido fondamento di analisi e di azione politica. Significativi alcuni dati percentuali:

  • il 41,4% non  accetta un docente omosessuale nelle scuole elementari;
  • il 28,1% non accetta un medico omosessuale;
  • il 24,8% non accetta un politico omosessuale;
  • il 55,9% ritiene accettabili gli omosessuali a condizione che siano "discreti";
  • il 30% ritiene "normale" nascondere il proprio orientamento sessuale per condurre una vita "normale";
  • il 61,3% considera gli omosessuali molto/abbastanza discriminati;
  • il 80,3% considera i transessuali molto/abbastanza discriminati;
  • il 73-74,8% non ritiene immorale l'omosessualità;
  • il 65,8% ritiene fondamentale il sentimento dell'amore in una relazione anche omosessuale;
  • il 62,8% è d'accordo alla estensione dei diritti a una coppia same-sex;
  • il 43,9% favorevole alla estensione del matrimonio omosessuale;

Notevoli, e in alcuni casi drammatiche, le percentuali che descrivono la relazione delle persone lgbtiq con i contesti di famiglia, scuola e lavoro, ove emergono forti condizionamenti e discriminazioni. Di contro, circa un milione di persone dichiara la propria omo/bisessualità e due milioni dichiarano "esperienze" omosessuali.

A conclusione, questi sono i punti emergenti:

  • Il diritto alla visibilità delle persone lgbtiq resta il fattore decisivo per la piena dignità in famiglia, nella scuola, nel mondo del lavoro e nella società in generale.
  • Esiste ancora una tendenza a considerare l'omosessualità come un comportamento da collocare in un ambito privato, piuttosto che un orientamento sessuale e affettivo da riconoscere in ambito necessariamente pubblico.
  • L'amore e il sentimento scardinano la diffidenza e si presentano come elemento di consenso per le vite e le coppie omosessuali.
  • I dati riportati sulla vasta percezione delle discriminazioni omo/transfobiche e sulla decisa condanna delle stesse evidenziano l'inerzia del Legislatore per l'assenza di una norma di contrasto.
  • I dati riportati sul largo consenso alla parità di diritti delle coppie omosessuali conviventi, confermano che la società è assolutamente "pronta" e, ancora una volta, evidenziano l'inerzia del Legislatore, ma anche rilevanti spazi di azione politica in relazione alla società.
  • In generale è interessante rilevare che le maggiori aperture su temi e diritti lgbtiq provengono da giovani e donne, ovvero i soggetti meno coinvolti dalla politica, per quella stessa arretratezza culturale che scontano le persone lgbtiq nel nostro paese.

E' evidente infine l'estrema arretratezza della politica a fronte dello stato di avanzamento della società. Il Movimento lgbtiq può dunque riconoscere a sé stesso il merito di avere contribuito a cambiare la società.


2 - Il quadro politico

Il superamento, da un lato certamente positivo, delle ideologie politiche ha prodotto anche il venire meno di valori di riferimento, fattore ancor più aggravato dal ventennio berlusconiano che ha condizionato, anche trasversalmente, l'approccio al SERVIZIO politico inquadrandolo, invece, come un mero esercizio del potere, avvalorato e suffragato in Parlamento da una categoria di "non eletti/e".

A questo Parlamento e a questa classe politica dobbiamo il silenzio assordante sul riconoscimento dei diritti lgbtiq. Alla crisi economica, invece, il pretesto per rimuovere dall'agenda politica la questione dei diritti civili e sociali in Italia.

L'attuale legge elettorale ha di fatto istituzionalizzato quella distanza tra politica e società, ovvero tra l'inerzia del Legislatore e l'evoluzione del Paese reale, che la ricerca ISTAT ha evidenziato sui temi lgbtiq, come riscontrato per svariati altri temi e rivendicazioni civili. E' evidente dunque che la conferma o la modifica dell'attuale sistema elettorale costituiscono una variabile fondamentale per comprendere l'evoluzione del quadro politico nel prossimo futuro, ma, fatta questa premessa, è già possibile affrontare alcuni punti di vantaggio ed altri di svantaggio nella fase attuale.

Punti di vantaggio

1) Le sentenze n. 138/2010 della Corte costituzionale e n. 4184/2012 della Corte di Cassazione lasciano intendere una compatibilità tra Costituzione ed una normativa che permetta l'estensione del matrimonio civile anche per le coppie formate da persone dello stesso sesso; parimenti, esse hanno chiarito che le coppie omosessuali conviventi hanno gli stessi diritti delle coppie eterosessuali coniugate, in quanto portatrici del "diritto ad essere famiglia". Sarà complesso per qualunque forza politica cancellare del tutto senso e sostanza di queste pronunce.

2) Nel probabile passaggio da un governo 'tecnico' ad uno 'politico', la questione del rilancio della produttività potrebbe a sua volta rilanciare tutto il ragionamento sul coinvolgimento, anche emotivo, del Paese in una fase di necessaria coesione sociale. Il riconoscimento dei diritti civili ad oggi negati potrebbe rappresentarne il volano.

3) Le prossime elezioni politiche saranno caratterizzate da un coinvolgimento non solo dei cittadini/e elettori/trici italiani/e, ma anche delle opinioni pubbliche europee. Questo potrebbe favorire un'attenzione complessiva alla comune sensibilità giuridica e culturale europea sui diritti lgbtiq, al di là delle inevitabili questioni economiche.

4) In generale emerge che la strategia della pressione sinergica da parte di più soggetti sociali, e la fermezza di Arcigay, ci pongono di fronte ad una situazione inedita e che apre prospettive incoraggianti. Alcuni partiti della sinistra sostengono il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso; altri puntano ad un istituto equipollente, ed altri, di area decisamente più conservatrice, fanno riferimento alle "unioni civili" o, via via, a norme più "leggere". A fronte della nostra ribadita richiesta di estensione del matrimonio civile, si sta comunque affermando, per la prima volta, un posizionamento diffuso rispetto alla necessità di dare norma alle coppie dello stesso sesso, pur sussistendo soluzioni e proposte di istituti differenti. Come dire che "qualcosa" oramai è proposta da tutti. Anche l'ampliamento del dibattito a livello internazionale pesa sensibilmente: le posizioni di favore al matrimonio omosessuale espresse da Obama, Cameron, Hollande, Castro e la prossima probabile estensione del matrimonio civile in Inghilterra, Scozia, Francia, California, Maryland, Maine e in Vietnam, evidenziano una distanza siderale della nostra classe politica su questi temi, oramai molto difficile da sostenere per quasi tutti i possibili schieramenti.

Appare, inoltre, meno rilevante che in passato, la considerazione che nei Paesi in cui oggi è riconosciuto alle coppie dello stesso sesso l'accesso  al matrimonio civile sia stato necessario uno step intermedio, rappresentato da un istituto diverso. Tale considerazione viene parecchio ridimensionata dalla semplice constatazione che il dibattito a sostegno dell'eguaglianza e del matrimonio civile è oggi molto più diffuso e sostenuto di quanto non lo fosse in qualunque altro momento e in qualunque contesto: non c'è dunque ragione di ritenere "inevitabile" lo step intermedio, sia pure in un paese come l'Italia che per ora non prevede alcuna norma, perché nel frattempo è mutato tutto lo scenario interno ed internazionale, e nel "qui ed ora" il dibattito e la pressione sociale  sono sull'eguaglianza e dunque sul matrimonio.

Punti di svantaggio

1) Gli scenari delle possibili alleanze lasciano prefigurare uno spostamento del prossimo Governo verso un centro cattolico assestato su posizioni ostili ad un progetto di Paese laico e progressista. Questo rappresenta un concreto pericolo per la nostra rivendicazione, in grado di restringere o persino chiudere gli spazi politici.

2) La pressione proveniente dalla giurisprudenza e dalla società civile, e in generale dalla ripresa del dibattito sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, sta già spingendo alcuni partiti a posizionarsi sui livelli più alti della rivendicazione. Permane però il rischio che i programmi dei singoli partiti soccombano alle logiche delle alleanze, a costo di sacrificare ancora una volta i diritti civili.

3) La complessità del quadro economico potrebbe subire un ulteriore aggravio, consolidando l'esclusività dei temi economici e finanziari anche nella prossima agenda politica.

4) Fino a prova contraria, l'approccio storico dei partiti verso i temi lgbtiq risente delle logiche strumentali ed elettorali che fanno uso, in senso ideologico e propagandistico, della rivendicazione dei diritti delle persone lgbtiq. Non si può escludere che questo atteggiamento finisca per caratterizzare anche questa tornata elettorale, con esiti ingannevoli.

5) Esiste infine il rischio generale che gran parte delle dichiarazioni e degli impegni assunti dai partiti si riveli di fatto irrealizzabile, nella misura in cui non siano compatibili con i rigori di un fiscal impact sottoscritto dall'Italia a garanzia della sua stessa permanenza nell'area dell'Euro.


3 - Arcigay verso il congresso di Ferrara: la strategia politica e l'azione complessiva dal 2010 al 2012

L'analisi esposta offre la misura dell'estrema difficoltà che pone il quadro politico, economico e parlamentare con il quale l'associazione ha dovuto confrontarsi in questo biennio. Sul piano strategico e politico questi sono stati i cardini della fase che riteniamo ancora decisivi e attuali in vista del Congresso di Ferrara:

1) La teoria dei "distinti" dalla politica e dell'identità diversa dell'Associazione

Ha consolidato e chiarito il "distinti e distanti" già formulato dal XII° Congresso di Milano e ha, per la prima volta, espresso non solo l'autonomia dell'azione politica di Arcigay rispetto ai partiti, ma la fine del collateralismo con l'affermazione di un'identità differente: l'associazione come rappresentante della rivendicazione dei diritti nella loro interezza e non della loro mediazione (che spetta ad altri soggetti).

2) La teoria della massima rivendicazione

L'affermazione di un'identità autonoma dell'Associazione ha permesso di promuovere una rivendicazione finalmente sottratta a qualunque tentativo di mediazione, semplicemente rappresentativa della pienezza dei diritti e dell'eguaglianza. In questo senso essa non è mai stata l'espressione di un "massimalismo ideologico", ma la rivendicazione di un ruolo e la consapevolezza che solo l'esistenza di un contraente che punta in alto apre spazi politici e consente dei risultati, quando tutti gli altri puntano al ribasso.

3) La teoria del ruolo storico

Ha elaborato, partendo dal principio di eguaglianza, l'idea che la rivendicazione lgbtiq non sia storicamente "nuova", ma espressione attuale di una battaglia antica, quella per il diritto all'Eguaglianza, che ha visto nel tempo testimoni diversi: dalle donne, agli ebrei, alle persone di colore. Oggi tocca a noi.

4) La teoria del Muro

Ha descritto il complesso di ostacoli che si frappongono al conseguimento dei nostri diritti,  immaginandoli come un muro di consistenza non omogenea: più solido e compatto al centro (la resistenza del Legislatore a produrre norme a tutela dei diritti lgbtiq) e più fragile ai lati (le vie alternative attraverso la società, i tribunali, la cultura, la statistica, le istituzioni locali, l'economia). La teoria ha fondato l'azione con la quale Arcigay ha provato ad abbattere ai lati quello che regge il centro, affiancando al tradizionale ed esclusivo investimento politico nella battaglia normativa (in una fase assolutamente chiusa da un Parlamento largamente ostile) un reticolo di azioni e relazioni atte a consolidare azioni innovative e nuove alleanze. Le intese e le sinergie con UNAR nascono da questo ragionamento, come anche l'investimento sul Censimento e sulla dignità statistica attraverso l'ISTAT; come anche la relazione con le forze dell'Ordine, la nascita del rapporto con OSCAD (Osservatorio delle Forze dell'ordine contro le discriminazioni) e i nuovi rapporti col Terzo settore, imprese, sindacati, ambasciate e università. Tutto finalizzato a indebolirne l'opposizione  e ad aumentare la pressione da più fronti.

Sul piano pubblico riteniamo poi importante:

  • l'organizzazione di Roma Europride 2011, per il forte e profondo impatto emotivo avuto sulla comunità ed il considerevole rilievo aggregativo dell'evento, nonché il grande prestigio dovuto al fatto di essere coinvolti/e, per la prima volta nella nostra storia, nell'organizzazione di un grande evento internazionale in Italia.
  • La battaglia vinta per l'introduzione nel Censimento ISTAT del quesito sulle coppie di fatto, senza distinzioni.
  • Il varo della prima esperienza di "supplenza alle istituzioni" da parte di Arcigay, con il progetto "Back office UNAR" che ci ha visti/e, in un'ottica di sussidiarietà orizzontale, diventare struttura dell'Ufficio nazionale contro le discriminazioni della Presidenza del Consiglio, a gestire le istruttorie delle denunce di fatti di discriminazione, di omofobia e transfobia nelle Regioni "obiettivo convergenza" (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia).
  • Le due ATS contro la violenza, in 100 scuole diffuse su tutto il territorio nazionale, insieme ad un parterre inedito di associazioni: ACLI, AGEDO, Enar, Fish, Telefono Rosa, Telefono Azzurro. Il primo laboratorio di un tavolo trasversale contro tutti i fenomeni di discriminazione.
  • "Io sono Io lavoro", la prima ricerca nazionale sui temi della discriminazione sui luoghi di lavoro legata all'orientamento sessuale e all'identità di genere.
  • Il progetto con Ilga Europe, di elaborazione di strategie e politiche di pressione, aventi lo scopo di far approvare anche in Italia un'organica legislazione a tutela delle persone lgbtiq in materia di omofobia e transfobia, sulla scorta della Raccomandazione Rec(2010)5 del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa. E' importante ricordare che detta Raccomandazione riconosce "che le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender per diversi secoli – e tuttora – sono state vittime dell'omofobia, della transfobia e di altre forme di intolleranza e discriminazione (…) e che un'azione specifica è necessaria al fine di garantire il pieno rispetto dei diritti umani di queste persone". Di conseguenza, la Raccomandazione invita gli Stati membri a "vegliare affinché, nella determinazione della pena da irrogare, un movente fondato su un pregiudizio legato all'orientamento sessuale o all'identità di genere possa essere preso in considerazione".

Arcigay e il dibattito interno

Questi ultimi due anni e mezzo sono stati caratterizzati da un dibattito interno, a tratti fortemente conflittuale e concentrato su dinamiche non politiche. Non crediamo che un conflitto in sé debba ritenersi un problema, quanto piuttosto il modo, il tono, il linguaggio che l'accompagna. Il conflitto è stato in parte frutto di una tradizionale impreparazione dell'associazione alla diversificazione delle posizioni: in parte è stato utile a rilanciare un ragionamento sui modi in cui si è associazione e ci si articola e organizza, e in parte, chiaramente, dannoso per le incomprensioni e le tensioni che ne sono derivate e per il dispendio di tempo e energie che ha determinato. La buona volontà di procedere ad un processo di rinnovamento di strutture e prassi interne, e di svecchiare l'associazione e renderla più trasparente, è rimasta percepita, essa stessa, all'interno di un'impropria dinamica conflittuale.

D'altra parte la scelta di  separare l'organo deliberativo da quello esecutivo, portando la Segreteria fuori dal Consiglio nazionale, pur dettata da un intento di chiarezza e democrazia, in virtù della separazione dei ruoli, si è rivelata inadeguata ancor più alla luce di un contesto critico generale che avrebbe tratto maggiore giovamento dall'integrazione e compattezza tra i due organi.

Ne è derivato un meccanismo di separazione: una sorta di "noi " e "voi" che merita assolutamente una ricomposizione. Troppa distanza tra Segreteria e Consiglio; troppa distanza tra Associazione nazionale e territori. Ulteriori problemi sono stati provocati dalla mancata comprensione, a Perugia, della non sanabilità dello Statuto, oramai troppo stratificato in segmenti  persino incongruenti tra loro. La riforma del Circuito ha rappresentato un tentativo, profondamente perseguito, di superare un nodo storico  e lacerante. Riteniamo potesse essere un'opportunità di ragionevolezza e auspichiamo che il nuovo Congresso la rilanci, in quelle tante parti genuinamente innovative,  nell'unico senso giusto per Arcigay: quello della correttezza e  dell'interesse delle socie e dei soci.

Il conflitto si risolve partendo dal presupposto che non siamo solo la somma algebrica di posizioni  e interessi diversi, ma attraverso un forte cambiamento che spinge ciascuno a pensare al bene collettivo, all'interesse dell'associazione tutta e al riflesso che ciascuna singola azione ha sull'altro. Questo è infatti il segno maturo dell'unità e della coesione, il rispetto doveroso non verso il singolo ma nei confronti di tutti i soci, le socie e quindi dell'Associazione.

Un patrimonio di novità e volontà deve essere preservato: il conflitto si supera anche cominciando a recuperare tutte quelle professionalità, competenze e soprattutto idealità che dal conflitto sono state marginalizzate.


PARTE SECONDA

La Proposta


Sommario

La Proposta prende spunti dall'Analisi, per provare a definire una strategia e un progetto per i prossimi  anni di vita dell'Associazione. Questa parte viene articolata in ambiti all'interno dei quali  immaginiamo che si realizzino e rinnovino l'identità, l'organizzazione, la strategia, e l'azione politica di Arcigay.

I percorsi che ci sembrano decisivi sono:

1) L'identità ed i principi di Arcigay;

2) L'Organizzazione e la Struttura;

3) La strategia politica:  "Il doppio passo" , un nuovo conflitto, e il recupero delle grandi battaglie civili;

4) Il Diritto: "La svolta della terza via" ;

5) Il Lavoro: "I nuovi e inesplorati orizzonti d'azione"; 

6) Welfare, Cittadinanza attiva e Sussidiarietà:  la trasformazione di Arcigay;

7) Welfare e Impresa sociale: una proposta per le Associazioni affiliate;

8 ) Politiche e servizi sociali: incontrare, aiutare, formare;

9) Politiche e servizi sociali: territori, generi, generazioni, movimenti, culture, intersessualità;

10) Economia e Società: una nuova rete per Arcigay;

11) Giovani, Scuola e Università: la coerenza di un progetto;

12) Salute e benessere: una linea politica di Arcigay;

13) Esteri: nuove relazioni e strategie;

14) Il Movimento e i movimenti.


Conclusioni


1 - L'identità ed i principi di Arcigay

Arcigay ha 30 anni di storia e l'esigenza di ripensarsi in funzione di un quadro politico e sociale profondamente mutato. Il punto non è solo quello di stabilire come riorganizzarsi, ma, più precisamente, cosa decidere di continuare ad essere o provare a diventare. Questa premessa è indispensabile per chiarire che l'identità di un'Associazione come la nostra non può essere ripensata in modo semplificato e banale, partendo da strumenti o contenuti improvvisati, ma necessita di percorsi ponderati e condivisi. Per questa ragione proponiamo che il tema dell'identità di Arcigay, del suo porsi come soggetto "generalista", ovvero ricalibrato su obiettivi più specifici, venga affrontato, dopo il Congresso, in una Conferenza di Programmazione che faccia di queste scelte un momento di riflessione profonda di tutta Arcigay e stabilisca un più articolato piano di riforma statutaria e di organizzazione derivanti da scelte identitarie chiare e nette. Occorre in buona sostanza la creazione di uno spazio politico idoneo al perseguimento di questo obiettivo.

Resta irrinunciabile per Arcigay il ruolo di soggetto rappresentativo degli interessi della comunità lgbtiq, capace di interloquire e agire con i policy makers e di configurarsi come autentico stakeholder, anche con azioni di advocacy.

Sul piano dei principi, riteniamo che l'associazione debba rafforzare e specificare alcuni concetti e le azioni che ne derivano. Il principio di solidarietà va sottratto all'eccesso di regolamentazione e restituito ad una più forte dimensione umana ed ideale, che rilanci la nostra stessa capacità di interloquire con la gente in modo, laddove possibile, più spontaneo. La lotta alle discriminazioni non può prescindere da una riflessione interna su quanto rischiamo noi stessi, consapevolmente o meno, di essere portatori di discriminazione verso modalità differenti di vivere l'omosessualità, verso i/le bisessuali, verso le persone transessuali e intersessuali, verso le persone sieropositive, verso differenti culture. La cultura del rispetto e della dignità deve essere patrimonio formativo dei quadri dirigenti e di tutti i volontari e le volontarie di Arcigay.

Da questo punto di vista, ci sembra non più rinviabile il lancio di una "scuola" che sia rivolta a formare la classe dirigente dell' Associazione e a diffondere il patrimonio storico, politico, valoriale e sociale che ci contraddistingue: una scuola politica di Arcigay, con precisi criteri di  organizzazione e sostenibilità economica.

2 - L'organizzazione e la struttura

La questione dell'assetto organizzativo deve essere distinta in almeno due fasi: breve/medio e medio/lungo periodo. Una revisione si rivela indispensabile alla luce delle numerose incongruenze ereditate dai Congressi precedenti e stratificate nello Statuto, e necessita di interventi immediati, sia organizzativi che di rappresentanza, a garanzia dell'esistenza stessa dell'associazione.

Una revisione più meditata va invece messa in relazione al progetto di riflessione sull'identità di Arcigay che, come detto, proponiamo venga approfondita da una Conferenza di Programmazione. Identico discorso riguarda la Struttura, per evidenti ragioni.

La nostra proposta relativamente all'organizzazione territoriale è che:

  • Si ripristini l'organizzazione circolistica sul modello dell'ARCI, abolendo la divisione con le associazioni affiliate e rendendo l'Associazione composta da Associazioni e persone. I Circoli saranno la struttura di base, ma i Comitati, a quel punto "territoriali", continueranno a svolgere il proprio ruolo di coordinamento, rappresentanza e rilevanza politica. I Circoli avranno propri/ie iscritti/e che contestualmente diventeranno anche iscritti/e di Arcigay e il Comitato territoriale avrà come base sociale gli/le iscritti/e Arcigay del territorio di sua competenza;
  • Si ridefiniscano organi intermedi, istituendo su richiesta dei territori, coordinamenti tra province limitrofe, regionali o macro-regionali di raccordo con l'associazione nazionale.

La nostra proposta di struttura è che:

  • Si affianchino al Presidente nazionale due Vicepresidenti (di cui uno sarebbe l'attuale candidato Segretario nazionale)  con funzioni politiche e di supporto nella rappresentanza dell' Associazione;
  • Si posizioni la Segreteria Nazionale internamente al Consiglio Nazionale assegnandole deleghe tematiche e, a ciascuna sua componente, un ruolo di coordinamento rispetto ad esse;
  • Si confermi il Consiglio Nazionale come organo di natura politica con una composizione proporzionale rispetto al numero degli/delle iscritti/e al comitato (nella nuova accezione) di competenza. Il numero varia da un minimo di 1 ad un massimo di 3 consiglieri/e;
  • Si crei un'Assemblea Annuale dei Soci e delle Socie, che sia organo di espressione e confronto generale;
  • Si stabilisca il criterio generale di maggiore economicità, minore spesa e solidarietà, per ridurre così i costi sociali e promuovere un sistema di condivisione delle responsabilità, anche attraverso l'utilizzo di strumenti e tecnologie che consentano un abbattimento dei costi a vantaggio di un più ampio confronto anche a distanza;
  • Ci si impegni affinchè Arcigay possa sempre più promuovere la partecipazione dei propri iscritti e delle proprie iscritte alla vita associativa, favorendo la consapevolezza delle responsabilità comuni e dei processi decisionali attraverso percorsi di formazione indispensabili per l'empowerment delle risorse individuali e di gruppo.

Arcigay ha il dovere di promuovere una cultura di valorizzazione delle differenze non solo nella società, ma anche al suo interno, attraverso un sistema di politiche che sia alternativo al welfare conosciuto e sconfitto da risultati sempre più deludenti nel paese. E' infatti importante stabilire un sistema di workfare nel quale i destinatari siano parte attiva del processo decisionale, di crescita e sviluppo delle competenze. E' inoltre fondamentale la circolazione sempre più intelligente e non aleatoria dei saperi, riorganizzata in modo strutturato. Oltre all'accesso delle informazioni relative ad attività e progetti dei territori oppure nazionali, è infatti fondamentale l'apertura di un percorso di interconnessione con quei saperi e quegli attori che li hanno prodotti. In un'ottica di decrescita generale del paese, è di fatto impossibile pensare di nuovo a forme di assistenzialismo o distribuzione matematica delle risorse, ma è invece utile promuovere la moltiplicazione dei saperi attraverso le persone, la solidarietà e la disponibilità, elementi fondanti dello spirito dell'associazionismo. La crescita delle competenze all'interno dell'associazione non dipende infatti dalla crescita economica, ma dalla disponibilità ad imparare e a condividere.

In quest'ottica sono realizzabili strumenti efficaci di promozione dei saperi come: percorsi di formazione per la persona, materiale esplicativo da distribuire a tutti i soci e a tutte le socie al momento dell'iscrizione, materiale per i/le dirigenti locali e nazionali, materiali legati ai settori. Per cambiare la cultura del paese è necessario promuovere la cultura associativa.


3 - La strategia politica: "il doppio passo", un nuovo conflitto e il recupero delle grandi battaglie civili

Alcuni punti della strategia di questi anni devono ritenersi, a nostro avviso, assolutamente irrinunciabili e, semmai, da chiarire ulteriormente e da implementare.

Essi sono:

  • La fine del collateralismo con i partiti;
  • L'affermazione di un diritto/dovere di dialogo con tutti, da destra a sinistra, in una logica di autentica lobby e fuori da qualsiasi conflitto ideologico;
  • La creazione ed il consolidamento di una rete di alleanze sociali e politiche;
  • Il ruolo di interlocuzione istituzionale dell'Associazione e la sua capacità di svolgere funzioni di stakeholder e di advocacy;
  • La conferma delle teorie che hanno ispirato la nostra linea strategica da Perugia in poi, come illustrate nel capitolo III della Prima Parte;
  • In particolare, la conferma della linea di massima rivendicazione sui tre punti: l' estensione del matrimonio civile come realizzazione dell'eguaglianza; una legge sulle coppie di fatto come riconoscimento dei differenti modi di essere famiglia; l'estensione della Legge Mancino alle fattispecie di omofobia e transfobia. Oltre al piano rivendicativo come presentato per esteso alla fine del capitolo successivo (IV).
  • Riteniamo, tuttavia, che al consolidamento di queste posizioni debba aggiungersi un cambiamento della linea che tenga conto principalmente di tre fattori: crisi economica, probabile restringimento degli spazi politici e dinamiche di allontanamento delle persone dai partiti nei processi di partecipazione.

La crisi economica richiederà uno sforzo aggiuntivo nella comunicazione e nella capacità di declinare la nostra rivendicazione all'interno della crisi stessa, per non incorrere nel rischio di essere marginalizzati dall'agenda politica o di escludercene da soli.

Il restringimento degli spazi politici sarà invece reso probabile, oltre che dalla prosecuzione e dal probabile aggravamento della crisi economica e sociale, anche da un consolidamento delle alleanze del futuro governo verso un centro cattolico e da una composizione del futuro Parlamento che potrebbe ancora una volta rivelarsi non risolutiva, soprattutto in assenza di una legge elettorale adeguata. I nostri temi ne risulterebbero ridimensionati, se non esclusi.

Le dinamiche di mutamento nei processi di partecipazione parrebbero consolidare un fenomeno inverso rispetto a quello che ha caratterizzato gli ultimi dieci anni: dopo avere assistito ad un allontanamento della politica dalla società, si evidenzia un allontanamento della società dalla politica.

a) La teoria del "doppio passo"

La coesistenza di questi tre fattori con l'identità politica che Arcigay si è data in questi anni e che ci ha permesso di assumere, per la prima volta, un'autentica strategia di lobby, richiede una sorta di alchimia, ovvero un "doppio passo". Da una parte dobbiamo infatti mantenere una capacità "istituzionale a tutto tondo", perché la relazione con le Istituzioni centrali e locali, i media, le Forze dell'ordine, le imprese e parte della società civile si è rivelata essenziale, come nell'accesso e svolgimento dei percorsi progettuali. D'altra parte, però, il restringimento degli spazi politici, la crisi economica e quella di partecipazione, ci indirizzano chiaramente a recuperare e rilanciare il rapporto con le piazze ed alcune dinamiche conflittuali. La coesistenza dell'aspetto istituzionale con quello più propriamente di azione e movimento, imporrà, appunto, la coesistenza di "due passi", entrambi essenziali, e ci spingerà a logiche agili ed innovative perché, a nostro avviso, uno strappo in senso unidirezionale, con la rinuncia ad una strategia in favore dell'altra, risulterebbe deleterio per Arcigay. Accanto alle azioni di lobby diventerà fondamentale recuperare la capacità di iniziativa nei territori ed agire con modalità coordinate a livello nazionale, direttamente ed incisivamente sui nostri temi: dobbiamo portare i matrimoni e le coppie, e i nostri figli e le nostre figlie nelle piazze; dobbiamo organizzare momenti di visibilità; dobbiamo riappropriarci di una rappresentanza confermata dalle iniziative dirette, forti, specifiche sui nostri temi.

b) La teoria dei mutamenti indotti

Questo recupero di un' iniziativa che ci restituisca azione, rappresentanza e specificità sui nostri temi non deve tuttavia diventare ragione di un "isolamento" di Arcigay. Nel corso degli anni abbiamo spesso sposato cause differenti, a sostegno di temi e battaglie anche molto lontane dalle caratteristiche delle istanze lgbtiq che attraversano abbastanza trasversalmente la società. Riteniamo che il Congresso di Perugia abbia però consolidato una svolta che merita di ricevere ancora fiducia: un approccio non "oggettivo" ai temi differenti dal nostro, ma "soggettivo", che ci ha messo in relazione e rapporto di partnership non tanto con i temi, ma con le rappresentanze degli stessi. Fermo restando la nostra storica vicinanza a tutte le battaglie di affermazione dei diritti e della dignità delle persone, questa intuizione ci ha permesso di realizzare consapevolmente una dinamica diversa: non più il nostro spostamento su "altro", ma lo spostamento di "altro" su noi. Abbiamo così letteralmente indotto dei mutamenti rispetto ai nostri temi da parte di numerose associazioni, anche culturalmente lontane, di aziende, organizzazioni e persino di istituzioni.

c) Il Tavolo trasversale contro le discriminazioni

L'azione condotta in questa direzione, ed esplicitata nel punto precedente, ha creato oggi le condizioni ideali per costituire un Tavolo trasversale che riunisca le associazioni di contrasto a tutti i fattori di discriminazione. Questo definirebbe un patto politico che potrebbe rivelarsi determinante nell'elaborazione di strumenti inediti e capaci di scardinare ostilità su temi specifici: pensiamo, ad esempio, ad un testo unico contro tutte le discriminazioni.

d) L'ipotesi del "quadro peggiore"

Se dovesse confermarsi il quadro peggiore, poi, dovremmo ritenere conclusa la fase espansiva che, dal 2000 in poi, ci ha portati a confidare in una svolta normativa. Se anche nei primi 100 giorni della prossima Legislatura dovessimo verificare l'insussistenza di una volontà politica risolutiva nell'accoglimento della nostra piattaforma rivendicativa, infatti, ritorneremmo del tutto ad una "necessità" di conflitto, con un ripristino delle condizioni e delle prassi politiche che hanno caratterizzato parte della storia del Movimento tra gli anni 80 e 90. L'attesa di una soluzione normativa è passata dalla rabbia alla diffidenza, alla speranza, poi alla fiducia: ha trasformato rapporti conflittuali con i partiti e le istituzioni in modalità dialoganti e infine, per una parte della nostra storia, in oggettiva subordinazione e collateralismo. Oggi abbiamo la possibilità di una valutazione lucida: abbiamo conquistato autonomia e autorevolezza tra difficoltà, lotte intestine e tentennamenti. Abbiamo sostituito i rapporti esclusivi con uno o due partiti adottando nuove alleanze e avremo modo di valutarne la capacità di pressione durante le prossime elezioni politiche. Tuttavia, se anche da questa tornata di elezioni il nuovo Parlamento e Governo, con la conseguente azione normativa, non dovesse portare ad alcun risultato o prospettiva concreta, il contrasto con l'investimento di tempo e di fiducia, e con uno scenario internazionale oramai uniformemente molto più avanzato di quello interno, sarebbe insostenibile.

e) Le  battaglie che creano consenso e cambiamento.

In generale, il recupero di alcune battaglie storiche dell'associazione è già oggi indispensabile ed attuale, perché sollecitato dalla realtà, mentre l'adozione di strumenti nuovi non è mai stata realmente tentata. Riteniamo così che Arcigay debba recuperare alcune istanze di libertà: la battaglia di liberazione sessuale, declinata in un'ottica di relazione positiva con se stessi/e e con la dimensione del corpo, del benessere e della salute; la battaglia contro l'ipocrisia culturale italiana, che vede nel reato di "atti osceni in locali pubblici" la traduzione normativa e il simbolo dell'anomalia italiana. Esiste poi una "tolleranza repressiva" che si sostanzia in una finta inclusione, in un assorbimento dei temi lgbtiq per silenziarli ed occultarli: anche questo è parte di un antico approccio tipicamente italiano all'omosessualità e va affrontato con precise battaglie e campagne sulla visibilità. I già citati dati ISTAT ci confermano il rilievo strategico di questa direzione. Ci appare ancora densa di significati politici, soprattutto in una fase di regressione culturale, la battaglia per l'autodeterminazione, che restituisca agli individui il senso di una libera e possibile assunzione di responsabilità rispetto al proprio "diritto alla felicità".

E' possibile che questo documento venga discusso mentre una campagna per il matrimonio, e un'iniziativa di legge popolare per l'estensione del matrimonio civile, saranno iniziate: le circostanze politiche sono state oggettivamente sfavorevoli nell'ultimo biennio, ma, mai come oggi, presentano, invece, l'evidenza di un'opportunità storica per un grande dibattito popolare e generale, ben oltre i confini della nostra comunità. Arcigay, infine, necessita di una task force in grado di intervenire ovunque con azioni mirate di protesta civile, anche eclatanti, e che rappresenti un quarto modo di occupare lo spazio pubblico delle piazze oltre ai Pride, alle campagne pubbliche ed alle manifestazioni locali e nazionali. In generale questi sono gli spazi in cui la visibilità sociale della battaglia politica rilancia la coesione tra associazione e comunità e allarga conoscenza e consenso nella società civile.

f) I tanti centri di Arcigay e il ruolo politico di Roma Capitale.

Alla luce della fase attuale, di questi obiettivi e di queste considerazioni, ci sembra che vadano riaffermate la peculiarità di Arcigay, nella sua dimensione di associazione nazionale, e il pregio di esserlo in quanto capillarmente articolata in territori: questo le ha permesso di essere forte e dinamica grazie ai suoi molti centri alle loro eccellenze ed iniziative. L'attenzione al quadro politico, d'altra parte, rafforza la particolare urgenza di un investimento politico netto dell'associazione nazionale nella capitale, e la ribadita necessità di avere lì una sua propria sede fisica.


4 - Il diritto: "la svolta della terza via"

La condizione giuridica delle persone lgbtiq in Italia, secondo il nostro diritto positivo e alla luce di tre coordinate principali (affettività, autodeterminazione delle scelte fondamentali di vita, tutela contro le aggressioni omofobiche e transfobiche), conosce, anche agli occhi dell'osservatore più distratto, una situazione di drammatico deficit normativo.  Peraltro la scarsa, frammentaria e disorganica legislazione nazionale in materia lgbtiq oggi esistente deve la sua fortuna semplicemente all'adempimento, da parte del nostro legislatore, di obblighi di derivazione europea e niente più.

A dispetto di questa sclerotizzazione di cui soffre la classe politica e, di converso, il nostro legislatore nazionale, a livello locale assistiamo ad una significativa evoluzione non solo culturale, ma anche, seppur in forma limitata, normativa, dalle forme di riconoscimento di tutele e garanzie a livello di Statuti e di leggi regionali, all'istituzione di Registri per le Unioni civili in numerosi e sempre più importanti Comuni, fino al rilascio delle Attestazioni di Famiglia anagrafica per le coppie formate da persone dello stesso sesso. Detti istituti, pur se con limitati (ma a volte significativi) effetti giuridici, rappresentano un chiaro sommovimento che, scuotendo dalle fondamenta il pregiudizio eteronormativo, favorisce l'emergere di istanze sociali non più rinviabili.

La Pubblica Amministrazione non appare più sorda rispetto alle richieste di tutela che le persone lgbtiq reclamano. La società civile ha dimostrato una capacità di evoluzione socio-culturale che non pare assolutamente trascurabile, qualificandosi essa stessa come attrice di primo piano in questa battaglia di civiltà.

Resta il noto silenzio del legislatore. Su questo punto, tuttavia, la giurisprudenza, sia costituzionale che di legittimità e di merito, ha senz'altro fornito in questi ultimi anni un contributo decisivo per mutare la cultura giuridica del nostro paese, con la sentenza n. 138/2010 della Corte costituzionale e la sentenza n. 4184/2012 della Corte di Cassazione.

In particolare ci sembra fondamentale che la Corte di Cassazione, richiamando le affermazioni contenute nella sentenza n. 138 del 2010 della Corte costituzionale, nonché nella decisione Schalk e Kopf della Corte Cedu del 24 giugno 2010, in relazione agli articoli 8, 12 e 14 della CEDU e al Trattato di Lisbona, abbia preso atto che "il limitato ma determinante effetto dell'interpretazione della Corte europea […] sta nell'aver fatto cadere il postulato implicito, il requisito minimo indispensabile a fondamento dell'istituto matrimoniale, costituito dalla diversità di sesso dei nubendi". Di conseguenza, conclude la Corte, anche nel nostro ordinamento è stata radicalmente superata la concezione secondo la quale la diversità di sesso dei nubendi "è presupposto indispensabile, per così dire 'naturalistico', della stessa 'esistenza' del matrimonio".

Quest'ultima affermazione segna, a livello della nostra cultura giuridica, un progresso ineliminabile e un punto fermo sul quale fare leva per future iniziative giudiziarie e politiche.

Non a caso, a far data dalla sentenza n. 138/2010, la magistratura italiana non si è mai discostata da una tendenza volta ad estendere sempre più, per via interpretativa, l'area di tutela delle persone lgbtiq, con progressi anche in tema di omogenitorialità e di normativa antidiscriminatoria. E' del tutto evidente che per chiudere il cerchio delle nostre rivendicazioni occorrono leggi specifiche. Proviamo però a ricostruire i  percorsi possibili.

1) La cd. 'via giudiziaria' ha portato alla formulazione, per bocca della Corte costituzionale e della Corte di Cassazione, di principi e moniti indiscutibili: essi stessi potranno costituire linee guida di azione per ulteriori e future iniziative giudiziarie.

2) La via legislativa 'diretta', che punta, cioé, a chiedere ed ottenere una disciplina di carattere generale in ordine alle richieste che caratterizzano le nostre istanze politiche (vale a dire: matrimonio egualitario ed estensione della legge Mancino anche ai fattori legati all'orientamento sessuale e all'identità di genere); essa però si scontra con l'ingiustificata e illegittima opposizione del nostro legislatore.

Ma esiste anche una terza possibilità. Nel corso di un convegno tenutosi a Bergamo il 4 febbraio 2011, appunto dedicato al tema dei matrimoni same sex dopo la sentenza n. 138/2010, la professoressa Gilda Ferrando, docente di Istituzioni di Diritto Privato nell'Università degli Studi di Genova, superando e integrando tra loro la via giudiziaria e la via legislativa 'diretta', ha prefigurato una terza via di azione per garantire il riconoscimento giuridico delle coppie same sex. Questa 'terza via', procedendo dal basso, dalla società civile e dalla giurisprudenza, permette (come un sentiero che si allarga sempre più man mano che si procede) la progressiva costituzione di un sistema coerente di materiali normativi di fonte eterogenea: frammenti di legislazione, specie nel campo socio-assistenziale, orientamenti giurisprudenziali di legittimità e di merito, regolamenti amministrativi, elementi di autonomia privata, ecc. Frammenti normativi che, appunto, non cadono dall'alto, ma si formano dal basso, dalla viva realtà sociale.

Questo complesso di tasselli normativi, tutti destinati ad ampliare l'area di tutela delle coppie formate da persone dello stesso sesso, trova già oggi un sicuro ancoraggio nei principi affermati dalla giurisprudenza della Corte costituzionale e delle Corti europee.

E' grazie a questi principi che tali elementi normativi eterogenei, saldandosi tra loro, sono  in grado di essere applicati immediatamente, automaticamente e contestualmente. La conseguenza di questa operazione è duplice.

a) Da una parte, l'applicazione di una normativa proveniente dal basso costituirebbe un potente fattore di pressione socio-culturale: il riconoscimento dell'affettività tra persone dello stesso sesso troverebbe un proprio spazio ineludibile all'interno del nostro ordinamento sociale e giuridico.

b) Dall'altra parte, essa costituirebbe un altrettanto potente strumento di pressione politica: il Parlamento si troverebbe messo di fronte al fatto compiuto e non potrebbe più sottrarsi dal fornire alla società civile, che di quel complesso normativo è principale artefice, una disciplina generale che confluisca all'interno degli istituti giuridici già esistenti per le coppie eterosessuali, vale a dire  matrimonio civile e genitorialità, pena una clamorosa e inaccettabile soccombenza dei principi di eguaglianza e di ragionevolezza canonizzati dall'art. 3 della nostra Costituzione.

Facendo nostre le parole della prof.ssa Ferrando, in buona sostanza, possiamo dire che "una buona legge […] deve partire dalla società civile, come è stato a suo tempo per il divorzio e per l'aborto. Il Parlamento la farà solo quando non potrà sottrarsi. Nell'attesa può essere saggio non trascurare il sentiero della parificazione diffusa grazie a leggi speciali, all'opera della giurisprudenza, alle prassi virtuose".

Allo stesso modo, il saldarsi di elementi normativi afferenti la legislazione anti-discriminazione, in materia di orientamento sessuale e identità di genere, con i principi elaborati dalla giurisprudenza, in questa stessa materia, porrebbe il legislatore di fronte alla necessità di garantire una tutela generale rispetto a questi fattori di discriminazione e, per logica conseguenza, l'urgenza di fornire strumenti penali di contrasto delle aggressioni all'incolumità psico-fisica motivate da odio omofobico o transfobico.

In definitiva, mantenendo come fine ultimo e necessario il conseguimento, rispettivamente, del matrimonio egualitario e dell'estensione della legge Mancino, la 'terza via' così delineata, con una dinamica di azione ascendente dal basso verso l'alto, diviene una strategia idonea ed efficace a vincere le resistenze della nostra classe politica e del nostro legislatore.

Ne deriverebbe anche una spinta ad un'ulteriore evoluzione sociale e culturale sui temi che riguardano la nostra azione politica, di modo che l'approdo finale ad una legislazione organica in materia di matrimonio egualitario e di tutela penale contro la violenza omo-transfobica non verrebbe percepita come un prodotto estraneo e conseguente ad un obbligo imposto da una fonte sovranazionale, ma ne costituirebbe un frutto naturale.

Inoltre, la pressione sociale nascente 'dal basso' favorirebbe un ricambio culturale e generazionale della classe politica e, via via, il ridimensionamento del pregiudizio eteronormativo e degli attori politici, sociali, religiosi e culturali che ne sono stati, fino ad oggi, i principali artefici.

Dal punto di vista della realizzabilità, è chiaro che la fitta rete di relazioni con le realtà istituzionali, politiche, amministrative, scientifiche e sociali, costruita da Arcigay in questi ultimi tre anni, colloca la nostra associazione in primo piano nella conduzione di questa strategia.

Non solo: l'omogenea estensione di Arcigay su tutto il territorio nazionale le consentirà di conseguire un ruolo essenziale ed ineliminabile nella realizzazione di questa linea di azione politica.

Immaginiamo ad esempio un'azione coordinata su tutto il territorio nazionale che spinga per l'adozione di prassi amministrative e regolamentari virtuose con l'approvazione di delibere comunali a sostegno del matrimonio egualitario e dell'estensione della Legge Mancino, come anche per la diffusa adozione dei Registri per le unioni civili e per il rilascio degli Attestati di famiglia anagrafica. Inoltre, una maggiore pressione delle realtà territoriali di Arcigay sugli enti locali, per spingerli ad entrare nella rete Ready, vera e propria arteria di scambio di prassi virtuose, costituirebbe un tassello importante nella possibile strategia della "terza via".

La stessa azione di iniziativa di legge popolare in materia di matrimonio egualitario, intrapresa in virtù del mandato conferito dal XIII° Congresso tenutosi a Perugia nel 2010 e che Arcigay sta attivando, in unione ad altre associazioni lgbti, affinché la raccolta di firme possa iniziare al più presto, costituisce un potente fattore di pressione sul Parlamento.

Questa 'terza via', quindi, che integra e arricchisce la portata innovativa delle iniziative legislative di natura diretta e di quelle giudiziarie, si rivela, quindi, per essere uno strumento efficace e risolutivo al fine di garantire anche in Italia diritti e tutele per le persone lgbtiq.

Ribadiamo dunque le richieste:

  • l'estensione del matrimonio civile anche alle coppie formate da persone dello stesso sesso;
  • la tutela dell'omogenitorialità nei suoi molteplici aspetti (ivi compresi il riconoscimento della genitorialità cd. sociale, delle adozioni per i/le partners dei padri e delle madri omosessuali e l'estensione della PMA, ex legge n. 40/2004, anche alle coppie same sex);
  • una legge sulle coppie di fatto, come riconoscimento dei differenti modi di essere famiglia;
  • l'estensione della legge Mancino con riguardo all'orientamento sessuale e all'identità di genere;
  • la revisione della legge 164/1982 ai fini del cambiamento del nome e di un diritto al genere percepito;
  • il rafforzamento e potenziamento della tutela anti-discriminatoria, di natura sia sostanziale che processuale, sui luoghi di lavoro;
  • l'adozione di forme di protezione contro tutte le discriminazioni legate all'orientamento sessuale e all'identità di genere in tutti gli ambiti di vita e, a tale proposito, il pieno sostegno affinché, a livello europeo, venga approvata quanto prima la direttiva cd. orizzontale;
  • l'adozione, infine, di ogni tipo di normativa idonea a tutelare e garantire ogni aspetto di libertà e di uguaglianza nella vita delle persone lgbtiq, onde consentirne, in particolare, la protezione dell'integrità fisica e psichica, l'autodeterminazione nelle scelte di vita, la libera espressione di ogni aspetto della propria identità, nonché la valorizzazione e il riconoscimento sociale della sfera affettiva.

Inoltre, puntiamo alla prosecuzione dell'iniziativa di legge popolare menzionata più sopra.

Le iniziative legislative popolari sono uno strumento di democrazia diretta. In particolare, quella contestuale a tutte le altre campagne a sostegno della rivendicazione del matrimonio egualitario può assumere una valenza, anche culturale, imponente.

Infatti, l'obiettivo che si vuole perseguire attivando l'iniziativa legislativa popolare sul matrimonio egualitario risiede non solo nella calendarizzazione del progetto di legge rispetto al quale si raccolgono le firme (che pur rimane l'obiettivo immediato) ma anche nell'azione di senbilizzazione che essa è in grado di attivare, sia dentro il movimento lgbtiq che al suo esterno.

Per quel che riguarda l'azione di senbilizzazione interna, mediante la raccolta delle firme potrà essere implementata, a livello locale, la base di attivisti/e volontari/e con il loro coinvolgimento in un'operazione politica-culturale di portata storica.

Sul fronte esterno, mediante la campagna di informazione sul matrimonio egualitario veicolata attraverso la raccolta delle firme, potrà essere sviluppata una maggiore consapevolezza nella società italiana circa l'esigenza di dare alle coppie formate da persone dello stesso sesso il diritto a sposarsi. In tal modo, si conseguirà un netto incremento, rispetto al dato emerso dall'indagine ISTAT, della quota percentuale di italiani e italiane favorevoli ad estendere il matrimonio civile alle coppie formate da persone dello stesso sesso, anche ben oltre la soglia del 50%. Rispetto a questo obiettivo sarà anche importante tenere presente il dibattito sui mass media che scaturirà da questa iniziativa.

Altresì, l'iniziativa legislativa popolare sul matrimonio egualitario sarà occasione di convergenza delle associazioni del terzo settore con le quali Arcigay già collabora, sul tema del diritto all'eguaglianza piena, formale e sostanziale, delle persone lgbtiq.

Alleanze inedite e una spaccatura del fronte partitico-politico si potranno, infine, ottenere chiedendo ai singoli parlamentari, e financo ai segretari di partito, di prendere una posizione chiare e definitiva, aderendo, con la loro firma, all'iniziativa legislativa popolare sul matrimonio egualitario: tutto questo in un frangente temporale dominato dalle prossime elezioni politiche nazionali.

Arcigay, in questi ultimi tre anni, ha già intrapreso numerose azioni politiche finalizzate all'ampliamento, tassello per tassello e 'dal basso', dell'area di tutela normativa. La rete di relazioni intessute con il più ampio ventaglio di realtà istituzionali, politiche e sociali, con Unar, con il mondo dell'associazionismo (lgbt e non) ne sono, infatti, chiarissimi esempi.

E' però altrettanto importante intraprendere strade non ancora percorse in passato o ancora tutte da costruire. Sicuramente il mondo del lavoro e la normativa che ne costituisce l'innervatura giuridica rappresenta, per la complessità delle forme di tutela, una sfida fondamentale e decisiva, come obiettivo di dignità e nuovo orizzonte di azione. La presente mozione, quindi, non si sottrae a questo compito e ne prefigura, qui di seguito, gli elementi essenziali di azione politica. Ciò anche come significativa concretizzazione di quella strategia che è stata tratteggiata in queste pagine.


5 - Il lavoro: "i nuovi e inesplorati orizzonti di azione"

I problemi della comunità lgbtiq nel mondo del lavoro sono ben noti a noi, che in varie forme e modi li viviamo quotidianamente, ma quello che dobbiamo chiederci è se ne sia pienamente cosciente chi questi problemi dovrebbe risolverli e – anche – chi volutamente o non volutamente, ne è causa.

Partiamo da una convinzione diffusa, così diffusa da essere considerata come un dato di fatto: le cause giudiziarie che riguardano le discriminazioni per orientamento sessuale sono – in Italia – quasi inesistenti, quindi, il problema non sussiste.

In realtà questa sola affermazione racchiude in sé tutti i nodi irrisolti dell'inadeguatezza delle tecniche di tutela previste nell'ordinamento italiano rispetto alle tematiche lgbtiq, della disattenzione a questo tema da parte di operatori/trici del diritto (giudici, avvocati, studiosi/e) e operatori/trici del mercato del lavoro (manager, sindacati), dell'inesistenza di policy di carattere preventivo e promozionale per la difesa dei diritti delle persone lgbtiq (a livello di management e contrattazione collettiva) e, da ultimo, ma non per importanza, l'incuria per le questioni lgbtiq da parte di soggetti che per ruolo istituzionale se ne dovrebbero occupare (gli organismi di parità).

Il primo problema è rappresentato dalla rilevazione delle discriminazioni. Mancano, ad oggi, studi e riflessioni sulle modalità di rilevazione delle discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere; sono poche le ricerche che cercano di rilevare il fenomeno e siamo ancora lontanissimi dalla elaborazione di una metodologia che consenta di comprendere le diverse sfaccettature del fenomeno discriminatorio, soprattutto per quanto concerne l'aspetto – particolarmente insidioso – delle discriminazioni indirette.

A questo problema si aggiunge la conoscenza superficiale della normativa in materia antidiscriminatoria da parte degli operatori del diritto, come mostra proprio il fenomeno dello scarso contenzioso nella giurisprudenza italiana, e questo non solo per le questioni legate all'orientamento sessuale, ma anche per quelle di genere, che pure sono oggetto di tutela da una normativa ormai risalente nel tempo, e su cui la giurisprudenza dell'unione europea ha operato – ormai da 20 anni a questa parte – un'elaborazione ampia e approfondita, giungendo alla creazione giurisprudenziale – poi tradotta in norma – di fattispecie specifiche quali, ad esempio, le discriminazioni retributive. In Italia, invece, la tematica antidiscriminatoria è praticamente inesistente e – quando viene affrontata – è in realtà trattata come una componente di fenomeni, invece ampiamente denunciati, come il mobbing o la dequalificazione professionale.

Entrambi i fenomeni (mancanza di una metodologia della rilevazione delle discriminazioni e conoscenza approfondita della normativa antidiscriminatoria) sono strettamente correlati, poiché solo la prima può fungere da volano all'effettività dell'apparato giuridico esistente. Già qualche anno fa l'Oil aveva denunciato la necessità, da parte degli Stati membri, di superare questa problematica, realizzando attività di formazione specifica per gli operatori del diritto, di taglio interdisciplinare, per affiancare alla conoscenza normativa quella sociologica, utile all'individuazione concreta delle fattispecie discriminatorie.

La nostra proposta è impegnarsi su questo fronte, per far sì che il diritto antidiscriminatorio acquisisca effettività concreta nel nostro ordinamento, coinvolgendo la magistratura, gli avvocati, le associazioni sindacali datoriali e dei lavoratori e delle lavoratrici, con seminari, dibattiti e promuovendo ricerche su queste tematiche e diffondendo quelle – poche – già esistenti. Occorre orientare studiosi/e del diritto e sociologi e sociologhe all'elaborazione di una metodologia di rilevazione delle discriminazioni che sia funzionale ad una politica di gestione del personale rispettosa dei diritti della popolazione lgbtiq e utile ad istruire, nel caso, vertenze di carattere giudiziale.

Il secondo aspetto su cui intervenire è la contrattazione collettiva. Occorre partire da una considerazione, e cioè che la tutela nel rapporto di lavoro per gli/le omosessuali è accordata dall'ordinamento dal d.lgs. n. 216 del 2003, contenente l'apparato normativo antidiscriminatorio, emanato in attuazione della direttiva comunitaria n. 78 del 2000. Ma la normativa antidiscriminatoria, pur con tutti i limiti e l'ineffettività di cui abbiamo già detto, offre riparo, nel caso, solo a situazioni di conclamata discriminazione ed interviene sempre a posteriori, quando cioè il rapporto è già incrinato. Per il resto, nel rapporto di lavoro una serie di diritti o di forme di tutela a favore delle persone omosessuali non esistono, se non nella forma delle sanzioni previste dalle norme in materia di sanzioni disciplinari, sempre con riferimento a comportamenti discriminatori o vessatori. In parte, questa è una conseguenza diretta del mancato riconoscimento – nel diritto civile – del matrimonio fra persone dello stesso sesso, per quanto concerne alcuni profili; dall'altro è frutto della scarsa attenzione alle problematiche specifiche delle persone omosessuali negli ambienti di lavoro da parte di chi si occupa della contrattazione collettiva, naturalmente orientati alla normazione del rapporto di lavoro nel suo complesso e non su singole questioni, peraltro non legate a rivendicazioni di carattere economico.

Eppure diversi sono i profili che possono essere regolamentati pur in assenza di una normativa civilistica su matrimoni per coppie dello stesso sesso o in mancanza del riconoscimento delle coppie di fatto, proprio perché ci muoviamo nell'ambito privatistico del rapporto di lavoro, in cui tutto è rimesso, nel rispetto della legge, alla volontà delle parti.

Per questo si può operare affinché la contrattazione collettiva consenta il riconoscimento di alcuni diritti, facendo da apripista ad una futura normativa non solo lavoristica ma, auspicabilmente, civilistica.

Alcuni esempi:

  • i diritti a favore del/la coniuge, come polizze sanitarie, uso della macchina aziendale, sconti e agevolazioni su alcuni prodotti o servizi. Si tratta di benefits di vario tipo che la contrattazione collettiva spesso estende al/la coniuge, ma nulla vieta che se ne preveda l'estensione a favore del/la convivente e, in tal caso, anche a favore di coppie dello stesso sesso;
  • il diritto al permesso per il matrimonio. Ad esclusione dei profili previdenziali, per cui occorre una normativa specifica, nulla vieta il riconoscimento al permesso per matrimonio contratto all'estero da parte di un/a partner di una coppia omosessuale.

Un altro fattore strategico su cui intervenire riguarda il ruolo degli organismi contrattuali di parità e i Comitati unici di garanzia (c.d. Cug) presenti, per legge, nel settore pubblico. I Comitati unici di garanzia, in particolar modo, sono chiamati ad occuparsi delle questioni legate all'orientamento sessuale per espressa previsione normativa eppure, se si osservano i piani di azione positiva elaborati dai diversi Cug, si denota una scarsa attenzione alle tematiche lgbtiq, ridotte per lo più, quando presenti, a iniziative di sensibilizzazione su queste tematiche. Le eventuali problematiche o misure di intervento più incisive non sono, invece, menzionate. Eppure i Cug hanno potenzialmente un potere strategico per i compiti propositivi, consultivi e di verifica che la legge affida loro, basti pensare alla possibilità di proporre azioni positive, alle azioni da proporre in materia di diffusione delle conoscenze su questi temi, ivi comprese analisi di dati e realizzazione di ricerche, analisi di clima, predisposizione di codici di condotta; ma di rilevanza strategica è il ruolo  sia propositivo, che consultivo che i Cug possono avere nella contrattazione integrativa. Se si considera, inoltre, che nella recente riforma sul lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione tra gli elementi di valutazione del personale e dei dirigenti vi rientra la tematica del divieto di discriminazione e del benessere organizzativo, è chiaro che i Cug potrebbero porre in essere politiche, anche innovative, di promozione delle pari opportunità e tutela dalle discriminazioni.

Un'azione efficace da parte dei Cug potrebbe divenire un'apripista per azioni similari anche nel settore privato, con l'allargamento delle competenze dei comitati pari opportunità o la creazione di appositi organismi deputati alle tematiche lgbtiq. Altro tassello importante può essere, poi, la promozione dell'adozione da parte di aziende private ed enti pubblici della figura del/la consigliere/a di fiducia.

Vi è infatti, e questo è un altro punto focale da affrontare nel corso del prossimo mandato, la necessità di promuovere azioni sulle tematiche lgbtiq che non si limitino a ricalcare quelle già sperimentate nel tempo sulle tematiche relative alla parità uomo-donna. Vi sono, infatti, problematiche diverse che necessitano di adeguate riflessioni e tecniche di tutela e intervento diversificate, anche con riferimento alla stessa popolazione lgbtiq. Bisogna, quindi, anzitutto porre al centro del dibattito culturale su questi temi la necessità di elaborare metodologie di analisi, studio, ricerca e tradurle poi in policy concrete adatte e mirate sulle problematiche specifiche della popolazione lgbtiq, e controbattere la tendenza – impressa anche dalla tecnica legislativa antidiscriminatoria adottata nel nostro paese – ad omologare le tecniche di tutela predisposte per le diverse categorie oggetto di protezione dalle discriminazioni (siano esse anche la religione, la disabilità, l'età, ecc.)

Per questi motivi, le azioni da porre in essere sono l'avvio di un dibattito sugli organismi a protezione delle persone lgbtiq nel mondo del lavoro, partendo da quelli esistenti e a ciò deputati, come i Cug, per poi estendere il modello anche alle realtà private in cui questi organismi non sono previsti con le medesime competenze e, nel contempo, puntare sulla diffusione dei/le Consiglieri/e di Fiducia. Non si tratta solo di chiedere la creazione e l'adozione di queste figure, ma più in generale di porre in essere tutte quelle azioni necessarie ad una loro efficace azione. Tra queste vanno annoverate senz'altro la promozione di attività formative specifiche ai soggetti chiamati a ricoprire questi incarichi, e prima ancora – come si è detto in apertura di questo documento – l'avvio di un dibattito sulle metodologie di analisi delle problematiche e sulle tecniche di intervento più adeguate.

Un altro aspetto, strettamente correlato ai precedenti, ma su cui occorrono interventi specifici, riguarda la formazione e la sensibilizzazione del personale. Si tratta di una misura che assolve diverse funzioni, antidiscriminatorie da un lato, e di tutela della salute e sicurezza sul lavoro dei lavoratori e delle lavoratrici, in particolar modo per quanto riguarda lo stress lavoro correlato. Il Minority stress rappresenta un elemento presente in tutti i contesti lavorativi, perché, come sappiamo, non bisogna pensare solo all'omofobia manifesta e a quella latente, ma anche a quella interiorizzata.

La normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro offre, anche per il minority stress, uno strumento in più per intervenire, e si tratta quindi anche in questo caso di adoperarsi per creare dibattito, elaborare linee guida e tecniche di intervento. Tali tecniche per le persone transessuali richiedono poi appositi percorsi, che li/e accompagnino in tutto il loro percorso di vita, soprattutto nella fase della transizione. Il filo conduttore di questi interventi dovrà essere la tutela della dignità della persona, ed è in quest'ottica che bisogna sollecitare un dibattito troppo scarno e chiuso fra pochissimi addetti/e ai lavori, partendo dalle esperienze concrete che ci sono già in alcune aziende.

L'ultimo aspetto riguarda le policy per favorire politiche lgbtiq friendly tra le aziende. In questo caso non può non essere adottata una linea promozionale, in cui si creino meccanismi virtuosi che possano incentivare l'uso di pratiche e modelli gestionali inclusivi.

Occorre, su questo aspetto, agire sulle associazioni di rappresentanza dei/lle datori/trici di lavoro e sulle regioni, in virtù delle loro competenze in materia di mercato del lavoro. Gli strumenti possono essere molteplici, dalla creazione di "bollini etici", alla creazione di filiere di aziende etiche, anche mediante forme di incentivazione economica.


6 - Welfare, cittadinanza attiva e sussidiarietà: la trasformazione di Arcigay

Welfare e nuovi modelli di azione per le Politiche sociali

Il modello di azione politica delineato nelle sezioni che precedono, la cd. 'terza via' e la sua declinazione concreta nel mondo del lavoro, assegna ad Arcigay un ruolo sociale del tutto nuovo,  ben più ampio rispetto al passato e certamente più efficace.

Oltre all'azione politica sul piano dei diritti, noi proponiamo che Arcigay, all'interno dell'attuale contesto sociale, economico e giuridico, non si limiti ad agire quale semplice erogatore di servizi, ma divenga, al contempo, centro propulsivo e propositivo di questi stessi servizi e, più in generale, dell'intero sistema di protezione sociale.

Questo duplice modello di azione sociale potrà essere esercitato, accanto ad Arcigay, anche dalle associazioni ad essa affiliate, coniugando in modo innovativo l'organizzazione economica della loro attività con le finalità sociali di cui esse sono portatrici.

Al di là di una trattazione specifica riguardante in modo specifico le politiche sociali, tema che rinviamo alle pagine seguenti, in questa sede non possiamo trascurare un dato di fatto e cioé che, da almeno trent'anni, il modello storico di welfare, quello comunemente definito come 'Stato sociale', sia entrato innegabilmente in crisi profonda.

Una breve premessa

Per politica sociale definiamo l'insieme delle specifiche norme e modalità operative con le quali gli Stati producono e distribuiscono beni e servizi finalizzati al benessere dei/lle cittadini/e, nonché i principi sulla base dei quali la classe politica regola le loro relazioni.

Le politiche sociali, in generale, si articolano nei seguenti settori: politiche del reddito; politiche sanitarie, servizi sociali, politiche per l'alloggio, politiche attive del lavoro, politiche dell'istruzione, politiche ambientali. Storicamente, in Europa si è affermato un modello di welfare designato come Stato sociale (Welfare State): lo Stato assume su di sé il compito di rispondere ai bisogni non più solo dei/lle lavoratori/trici, ma di tutti/e i/le cittadini/e, anche non lavoratori/trici, riconoscendo tali bisogni (di reddito, di salute, di istruzione, di alloggio, di lavoro) come diritti sociali di cittadinanza.

Il sistema di politiche sociali legate al modello di Welfare State è entrato in crisi negli anni ottanta del secolo scorso per una plurima serie di ragioni. Numerose le soluzioni proposte per salvaguardare ovvero superare il modello di Welfare State. Tra di esse ricordiamo la proposta di chi intende solo ammodernare lo Stato sociale in termini di efficienza e di efficacia, mantenendone interamente l'impianto; la proposta di chi intende, invece, far arretrare il livello della stessa protezione sociale, reintroducendo un criterio minimo di garanzie solo per i/le cittadini/e non in grado di entrare nel mercato economico; vi è, poi, la proposta di chi si limita a combinare le due teorie precedenti e, infine, esiste una quarta via, denominata come teoria del 'pluralismo societario' o, più comunemente, del 'welfare society'.

Riteniamo questo modello, elaborato alla fine degli anni '90 dal prof. Pierpaolo Donati, di notevole interesse, in quanto amplia e valorizza i più diversi attori sociali all'interno di un nuovo sistema di protezione sociale dei/lle cittadini/e. Detto modello, integrandosi con quello tradizionale del Welfare State (riformato in termini di maggiore efficienza ed efficacia), può rispondere meglio di altri alle esigenze di tutela sociale e giuridica delle persone lgbtiq, soprattutto in materia di contrasto dei fenomeni di discriminazione economica e sociale, in quanto valorizza in modo significativo l'azione degli enti intermedi privati portatori dei loro interessi diffusi.

Secondo questa concezione, infatti, il sistema di protezione sociale si articola in quattro settori: politica, economia di mercato, Terzo settore e realtà della vita quotidiana (famiglie, reti informali di sostegno). In tal modo, il sistema di di produzione delle condizioni di benessere per i/le consociati/e non è più prerogativa dello Stato, ma diventa una funzione sociale diffusa.

Di primaria importanza, in questa teorizzazione, la funzione sociale assegnata al lavoro. Esso, infatti, assume la natura di primo fattore di relazione sociale nei rapporti tra le persone. In particolare, il lavoro 'societario' non viene più inteso soltanto come attività di prestazione finalizzata ai bisogni umani in termini di produzione di beni e di servizi, ma anche e soprattutto come azione reciproca fra soggetti che interagiscono come produttori – distributori – consumatori, calata in una economia che è 'sociale' nella misura in cui essa è in grado di divenire 'reticolare'. Quando, cioè, valorizzando al massimo grado le relazioni sociali e ponendo la persona al centro del sistema di produzione di benessere, essa è in grado di dotarsi di una sorta di capacità civilizzatrice, assumendo su di sé scopi di integrazione sociale e non solo di semplice incremento del benessere economico.

Una siffatta economia reticolare pone la persona, e non la sua prestazione, al centro del modello di produzione e presuppone, di necessità, una sempre maggiore capacità contrattuale in capo alla società civile nei confronti dello Stato.

In questo senso, le proposte relative alla 'terza via dei diritti' e alle politiche di inclusione delle persone lgbtiq nel mondo del lavoro, delineate nelle sezioni precedenti, valorizzano in modo del tutto nuovo tale sistema di protezione sociale diffusa e reticolare.

Non solo. Ma il loro comune denominatore si rinviene agevolmente nel ruolo esercitato dagli enti intermedi privati, tra i quali le associazioni portatrici di finalità sociali e solidaristiche, tra le quali Arcigay.

A sua volta, il sistema di protezione sociale diffuso è uscito rafforzato e integrato da nuovi modelli di azione politica affermatisi negli ultimi decenni.

Intendiamo far riferimento, in particolare, al concetto di 'Cittadinanza Attiva', che più si avvicina e integra la teoria della protezione sociale diffusa. La nozione di Cittadinanza Attiva ha un duplice e cangiante significato, con riguardo, da una parte, agli attori sociali che la compongono e, dall'altra, agli scopi che essa si prefigge.

Sotto il primo punto di vista, per Cittadinanza Attiva s'intende l'insieme di tutte quelle organizzazioni nate e gestite in modo autonomo dai/lle cittadini/e per prendere parte all'identificazione e al conseguente direzionamento dei problemi di rilevanza pubblica (tra di esse, ovviamente, rinveniamo anche le associazioni di promozione sociale e le imprese sociali).

Sotto il secondo punto di vista, per Cittadinanza Attiva s'intende la capacità dei/lle cittadini/e di organizzarsi in modo multiforme, di mobilitare risorse umane, tecniche e finanziarie, e di agire nelle politiche pubbliche con modalità e strategie differenziate, per tutelare i diritti e prendersi cura dei beni comuni, esercitando a tal fine precisi poteri e responsabilità. Poteri e responsabilità finalizzati anche e soprattutto alla tutela dei diritti, attraverso la quale la persona, singola o associata, può manifestare, far valere e rendere effettive le proprie legittime esigenze di fronte ai suoi interlocutori, o soddisfarle costruendo da sé le risposte.

A questo modello di esercizio di potere sociale sono connesse altre strategie di azione politico-sociale, direttamente afferenti realtà associative, come Arcigay, che sono stakeholders rispetto al raggiungimento di livelli di eguaglianza e non discriminazione per le persone lgbtiq.

Facciamo riferimento, in particolare, ai concetti di:

  • empowerment, inteso come processo di acquisizione, da parte dei soggetti subalterni, del controllo sulle diverse manifestazioni del potere sociale;
  • capacity building, inteso come l'insieme dei processi di azione finalizzati alla costruzione e al consolidamento delle capacità, da parte dei soggetti esclusi, marginalizzati, discriminati o comunque svantaggiati, di tutelare e perseguire autonomamente i propri diritti e i propri interessi,
  • mainstreaming, rispetto al quale detti processi non sono portati avanti soltanto in apposite stutture o per politiche specifiche, ma anche tramite l'inserimento di azioni tese a perseguire l'eguaglianza in ogni politica pubblica, anche in quelle, cioé, non direttamente finalizzate a questo scopo.

Il quadro generale così delineato, in definitiva, corrisponde ad un insieme di azioni e di politiche sociali alle quali Arcigay, per conseguire i propri scopi statutari, può e deve far riferimento.

Altrettanto importante è sottolineare che di fronte a questo stesso quadro, e alla crisi sociale da cui esso è scaturito, il nostro legislatore, per una volta tanto, non è rimasto indifferente.

Welfare e diritto

Il legislatore costituzionale, nel 2001, ha riformato l'art. 118 della Costituzione, inserendo un ultimo comma, secondo il quale "Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà".

Ancor più specificamente, nell'anno 2000, il legislatore ordinario ha riformato il nostro assetto del sistema di protezione sociale con la legge 8 novembre 2000 n. 328, che all'articolo 1 recita: "La Repubblica assicura alle persone e alle famiglie un sistema integrato di interventi e servizi sociali, promuove interventi per garantire la qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione e diritti di cittadinanza, previene, elimina o riduce le condizioni di disabilità, di bisogno e di disagio individuale e familiare, derivanti da inadeguatezza di reddito, difficoltà sociali e condizioni di non autonomia".

Di seguito, l'articolo 1 della legge n. 328/2000 stabilisce che "la programmazione e l'organizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali compete agli enti locali, alle regioni ed allo Stato […] secondo i principi di sussidiarietà [...]", valorizzando anche il ruolo "degli organismi non lucrativi di utilità sociale, degli organismi della cooperazione, delle associazioni e degli enti di promozione sociale [...]", i quali partecipano anch'essi alla progettazione, realizzazione, gestione e offerta dei servizi.

Tre sono gli aspetti rilevanti da sottolineare:

a) il legislatore, nel disciplinare il sistema di Welfare, ha introdotto un principio di sussidiarietà non rigido, integrando tra loro Welfare State e sistema di protezione sociale diffuso;

b) il sistema integrato di protezione sociale viene arricchito di nuove forme e di nuovi scopi: infatti, è tramite la fornitura di interventi e servizi sociali che la nostra legislazione prevede un impegno pubblico contro la discriminazione, per l'inclusione sociale e per il libero sviluppo della personalità di ognuno;

c) gli enti privati si vedono riconosciuto un ruolo primario accanto allo Stato e agli enti locali, in tutti gli ambiti di progettazione, sviluppo e fornitura delle azioni di protezione sociale.

Gli enti associativi, quindi, possiedono oggi tutti gli strumenti sociali e normativi per svolgere appieno il loro  ruolo di attori in seno al modello integrato di protezione sociale.

Arcigay, in tale contesto, deve valorizzare ed utilizzare questi stessi strumenti per divenire, da semplice soggetto erogatore di servizi, anche e soprattutto un centro propulsivo e propositivo di politiche sociali legate all'inclusione sociale e al contrasto delle discriminazioni agite nei confronti delle persone lgbtiq, in tutti i loro ambiti di vita.

Accanto ad Arcigay questo stesso ruolo, in chiave di compartecipazione, potrà essere svolto anche dalle associazioni ad essa affiliate, valorizzandone progettualità politica, finalità solidaristiche e organizzazione economica.

Questo terzo ed ultimo aspetto, in particolare, potrà conoscere una significativa evoluzione, laddove sarà consentito alle associazioni affiliate di organizzare la propria attività anche in forma di imprenditorialità sociale.

Ciò trova un preciso substrato giuridico nella recente normativa che istituisce e disciplina le imprese sociali.


7 - Welfare e impresa sociale: una proposta per le associazioni affiliate

Con il decreto legislativo n. 155 del 24 marzo 2006, il nostro legislatore ha istituito l'impresa sociale, regolamentando un settore dell'economia divenuto cruciale nell'attuale sistema di Welfare.

Nell'intento di governare l'iniziativa privata che, sotto varie forme, cerca di dare risposta ai bisogni sociali, è stato segnato un punto decisivo nell'ambito del 'terzo settore', perchè con tale riforma legislativa si è consentito il perseguimento di finalità ideali attraverso uno strumento finora appannaggio della logica imprenditoriale, vale a dire l'attività economica organizzata in forma di impresa.

Possono, infatti, conseguire il titolo di 'impresa sociale' le organizzazioni private, ivi comprese le associazioni di promozione sociale o quelle non riconosciute, "che esercitano in via stabile e principale un'attività economica organizzata al fine della produzione e dello scambio di beni o servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale" (art. 1, d.lgs. n. 155/06).

A seguito dell'entrata in vigore di questa disciplina, possono essere istituiti, con le modalità poc'anzi ricordate, enti che sono soltanto imprese sociali, oppure enti che sono anche imprese sociali, in quanto attraverso tale duttile strumento è possibile tanto per soggetti del terzo settore, quanto per soggetti "prestati" alle ragioni del no profit e del privato sociale svolgere delle attività al di là dei vincoli prima esistenti.

L'attività economica che la qualifica di "impresa sociale" consente di svolgere può essere:

a) meramente strumentale, in quanto volta al reperimento delle risorse necessarie al perseguimento degli scopi istituzionali dell'ente interessato;

b) direttamente idonea all'immediata realizzazione degli scopi medesimi.

Si tratta, in definitiva, di uno strumento di produzione di servizi ad alto contenuto relazionale, che consente, allo stesso tempo, grandi opportunità di autofinanziamento alle quali possono essere abbinate regimi fiscali di favore, valorizzando le finalità ideali dello specifico soggetto.

In particolare, l'impresa sociale configura un modulo imprenditoriale funzionalmente idoneo al perseguimento di finalità sociali, incentrato su una logica produttiva, anziché distributiva: l'impresa sociale, infatti, combina una natura imprenditoriale, con i suoi connotati di volontarietà, autonomia, rischio e propensione all'innovazione, con la produzione di un servizio a favore della comunità in cui opera o di gruppi specifici di cittadini/e.

La presente proposta, al netto di una previa analisi di fattibilità (che sarà condotta dall'area giuridica di Arcigay in stretta sinergia con le associazioni affiliate interessate ad adottare tale nuova veste giuridica), consentirà alle stesse affiliate il conseguimento di alcuni elementi di decisa innovazione:

1) in primo luogo, la fondamentale novità di perseguire scopi ideali adottando lo schema legale proprio dell'attività imprenditoriale, declinata in senso sociale;

2) la possibilità di conseguire utili, destinando gli stessi e gli avanzi di gestione allo svolgimento dell'attività statutaria o all'incremento del patrimonio

3) il coincidere degli scopi ideali dell'impresa sociale con il vincolo giuridico dell'affiliazione, che legherà tra loro l'organizzazione interessata e Arcigay;

4) in tal senso, il vincolo dell'affiliazione si arricchirebbe di nuovi contenuti, in quanto le finalità solidaristiche dell'impresa sociale risiederebbero proprio nella produzione e nello scambio di beni e servizi a favore di Arcigay e dei suoi soci/e, quali destinatari/e dell'attività economicamente organizzata;

5) inoltre, dal punto di vista del contenuto, la produzione e lo scambio di beni e servizi riguarderebbero le aree statutariamente definite dall'organizzazione interessata e dalla stessa Arcigay, quali, ad esempio, la socializzazione e la visibilità delle persone lgbtiq, la tutela della loro salute, nonché altri servizi di interesse culturale o sociale a favore delle persone lgbtiq;

6) l'impresa sociale, infine, manterrebbe le agevolazioni fiscali di cui è titolare l'ente che tale veste giuridica ha assunto o assume.

Al netto, si ripete, di uno studio di fattibilità concreta dell'opzione per tale qualifica (che richiede un esame analitico quanto al coordinamento della disciplina del d.lgs. n. 155/2006 con quella propria del singolo ente), l'adozione di questa modalità di fare impresa 'in modo sociale' va salutata positivamente e con la massima attenzione, in quanto si tratta di un modello di azione politica che, in unione sinergica a quella propria dell'ente affiliante, è altamente riproduttiva di socialità, cioè di relazioni che innescano altre relazioni.  In tal modo si stimola la capacità delle realtà associative a rispondere in modo nuovo e strategicamente efficiente ai bisogni ed alle necessità dei contesti lgbtiq di riferimento.

8 - Politiche e servizi sociali: incontrare, aiutare, formare

L'evoluzione delle politiche sociali in Europa e in particolar modo in Italia, i cambiamenti nelle strutture dei diversi mercati del lavoro, nelle strutture sociali, hanno fatto sì che emergessero "nuove dimensioni del bisogno sociale" a cui le moderne politiche sociali dovrebbero adattarsi. I contesti sociali hanno dunque subìto una radicale trasformazione sotto la spinta di fenomeni complessi, di natura esogena (legati alla dinamica di globalizzazione economica e sociale) o endogena (legati soprattutto alla modificazione dei sistemi occupazionali).

Una dimensione «liquida» e incerta, quindi, che porta con sè nuove problematiche come la vulnerabilità e l'esclusione sociale, che non interessano oggi solo le fasce meno abbienti della popolazione, ma che riguardano anche la comunità lgbtiq, nella sua collocazione precaria, emarginata e discriminata nel tessuto sociale e lavorativo.

In questo progetto di orientamento delle politiche sociali, Arcigay si colloca, in prima istanza, attraverso le competenze professionali, acquisite duranti anni di pratiche progettuali e di intervento nei territori, nei diversi ambiti dei servizi sociali pubblici e privati.

Occorre potenziare e sviluppare nuove modalità di intervento attraverso la formazione di operatori/trici professionali, promuovere politiche attive del lavoro, politiche sociali e intervenire nel settore socio-sanitario. Questo atto sottolinea la rilevanza di un raccordo con le istituzioni di parità regionali e la collaborazione con gli enti locali e il dialogo con le parti sociali e con l'associazionismo.

In questo progetto partecipativo all'eguaglianza sociale, che promuove i diritti lgbtiq come strumento di argine da derive di esclusione sociale, Arcigay deve diventare motore propulsore di buone prassi attraverso la rivendicazione di una sussidiarietà orizzontale, capace però di leggere le contraddizioni di questa modalità partecipativa. Finora e in parte, la sussidiarietà in Italia è stata declinata a partire da una privatizzazione dei servizi come unica risposta del welfare alla crisi economica; Arcigay è convinta che esista un'alternativa: una sussidiarietà fondata sulla cittadinanza attiva delle persone lgbtiq e sul governo pubblico diffuso del bene comune. Occorrerà far emergere la dimensione orizzontale, la capillarità della società attraverso spinte partecipative. Azioni concrete capaci di elaborare proposte per fare emergere alternative di sviluppo e di integrazione sociale della comunità lgbtiq anche in una fase drammatica di contrazione della spesa pubblica. Arcigay quindi, attraverso la sua comunità, rifiuta una mera gestione di servizi, ma si propone attraverso il suo ruolo creativo e partecipativo, attraverso politiche educative e metodologie innovative, di sviluppare concrete politiche sociali di integrazione della comunità lgbtiq, di tutela dei diritti e di prevenzione dei fenomeni discriminatori. Una sussidiarietà al tempo della crisi che preveda mutualismo, autorganizzazione e cooperazione di consumo.

Occorre una nuova programmazione sociale a livello territoriale in attuazione della legge quadro per la realizzazione del sistema integrato d'interventi e servizi sociali, capace di incanalare l'attuale dimensione socio-economica, attraverso l'innovatività progettuale di Arcigay, in una radicale trasformazione dello Stato Sociale, richiamando un'assunzione di forte responsabilità all'impegno per la prevenzione dei fenomeni di esclusione sociale e lavorativa e l'inclusione della comunità lgbtiq all'interno dei settori di produzione dei diritti. Arcigay è pronta a mettere in campo nuove metodologie e strumenti per la realizzazione di un tale sistema reticolare, a partire dalla promozione di processi di partecipazione e collaborazione con i diversi attori istituzionali.
Occorre pertanto avviare, sostenere, coordinare ed integrare azioni che concorrono all'integrazione dei/lle cittadini/e lgbtiq, all'inclusione e alla cittadinanza attiva, nella consapevolezza dell'urgenza di una "risoluzione normativa" per molti versi ancora incompleta.
Arcigay intende sviluppare e farsi avanguardia nell'esercizio alla partecipazione e della co-progettazione per una politica di interventi integrati, attenti ai bisogni che sorgono nella quotidianità dell'esistenza delle persone lgbtiq, volti da una parte alla promozione e salvaguardia di una migliore e diffusa qualità della vita e dall'altra a garantire su tutto il territorio un livello uniforme di sevizi e prestazioni essenziali.

In questa nuova fase, Arcigay si colloca all'interno delle politiche sociali con alcuni obiettivi concreti di azione:

Formazione degli/lle insegnanti e dei/lle formatori/trici

Nell'istituzionalizzazione dei nuovi servizi educativi e nel rinnovamento di quelli tradizionali, la questione della formazione degli/lle insegnanti e degli/lle educatori/trici diventa cruciale. La riduzione dei fenomeni discriminatori è stata a lungo affrontata nelle sedi scolastiche attraverso la presenza di operatori/trici specializzati/e ed attraverso l'intervento formativo ad hoc. Oggi la questione diventa assai più complessa. Occorre iniziare a pensare una "formazione in ingresso" degli/lle insegnanti, iniziando già partire dalle scuole di specializzazione all'insegnamento, oggi TFA. L'assenza nella formazione degli/lle insegnanti è chiaramente una concausa della ridotta visibilità degli/lle insegnanti lgbtiq in Italia. E' all'interno della formazione on the job che è possibile quindi scardinare fenomeni discriminatori ed emarginazione, professionalizzando un'azione dal basso.

Associazioni e terzo settore

Un ambito di azione per le associazioni e organizzazioni no-profit è chiaramente l'attività politica, sia in termini di lobby istituzionale che di campagne informative: in tal senso si opererà attraverso una campagna pubblica, in quanto collettivamente rappresentanti dei diritti e delle istanze delle persone lgbtiq.

Sportelli multifunzionali

Formazione di operatori/trici nel settore pubblico e privato, specializzati/e in ambito socio-sanitario, migranti e prevenzione discriminazione nel mondo del lavoro, secondo le pratiche della sussidiarietà orizzontale, con competenze specifiche con l'utenza lgbtiq al fine di poter meglio approcciare le situazioni di discriminazione multipla.


9 - Politiche e servizi sociali: territori, generi, generazioni, movimenti, culture, intersessualità

ENTI E ISTITUZIONI LOCALI

La valorizzazione del lavoro dei territori e dei coordinamenti regionali

In un'ottica complessiva di valorizzazione dei territori, il rapporto tra i circoli e i coordinamenti regionali con  gli enti locali gioca un ruolo di importanza sempre maggiore nel determinare la qualità della vita degli/delle abitanti dei territori amministrati: sanità, trasporti, formazione, istruzione primaria, istruzione professionale, percorsi di re/inserimento nel mercato del lavoro, interventi carcerari, politiche abitative.

L'educazione alle differenze e il contrasto agli stereotipi devono diventare un patrimonio condiviso non solo di tutta l'offerta formativa, di ogni ordine e grado, affinché con gli strumenti culturali si possa favorire l'inclusione sociale e si prevengano le discriminazioni e la violenza; ma anche di ogni ramo dell'amministrazione pubblica, di modo che svolgendo la propria funzione possa davvero garantire a tutti/e i diritti costituzionali e umani, tendendo al diritto alla felicità di ogni individuo.

Perché questo patrimonio non vada disperso, perché ciascun intervento non resti isolato, sarebbe ottimo partecipare e dare concretezza a progetti come la rete READY (Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere), il cui scopo è proprio quello di scambiare le buone prassi e migliorarle, facendo tesoro dei progetti-pilota condotti su tutto il territorio nazionale, socializzandoli.

Agevolare l'empowerment di reti territoriali tra circoli, comitati e pubbliche amministrazioni al fine di  promuovere i Registri delle Unioni Civili con provvedimenti che diano alle coppie che vi si iscrivono diritti sul fronte della sanità, del welfare, dell'accesso alla pubblica amministrazione o di altri servizi comunali, perché laddove abbiano avuto approvazione questo non sia un atto meramente simbolico. L'assunzione da parte delle amministrazioni locali del bilancio di genere come strumento analitico atto a capire in che modo le variazioni di bilancio incidano indirettamente – ma non per questo meno concretamente – nella vita quotidiana delle donne. Se, infatti, le spese e i tagli sono concepiti in riferimento a un soggetto presuntamente neutro, non possiamo dimenticare che si è sempre trattato di un soggetto maschile.

Similmente, vanno sperimentate forme di analisi dei bilanci in chiave anagrafica, tenendo ad esempio presente che una crescente popolazione lgbtiq anziana ha, rispetto alla controparte eterosessuale, esigenze specifiche e può far leva su meno strumenti informali (principalmente figli/e, che spesso non ha) a garanzia del proprio benessere in terza età.

La valorizzazione e la promozione di coordinamenti regionali di circoli nell'ottica di un loro coinvolgimento politico a livello regionale si muove parallelamente a quanto le Regioni possano su temi legati alla popolazione lgbtiq.

Le competenze spaziano infatti dalla formazione professionale alle politiche del lavoro, da certi aspetti delle politiche industriali a buona parte del welfare e della sanità.  Una nostra pressione in quest'ottica potrebbe infatti promuovere e/o agevolare meccanismi inerenti a:

  • Formazione professionale: sviluppo iniziative di formazione professionale, in particolare nei confronti delle persone svantaggiate e a rischio di esclusione, sociale, come ad esempio le persone transessuali;
  • Politiche del lavoro: monitoraggio delle discriminazioni sul luogo di lavoro; attuazione di politiche contro le discriminazioni;
  • Campagne informative sul cosiddetto "diversity management", in coordinamento con i sindacati e le associazioni;
  • Integrazione delle politiche sociosanitarie e degli interventi anti-discriminazione: le politiche di promozione sociale coinvolgono simultaneamente più ambiti, e benché la sanità sia il principale campo di intervento della Regione, solo un approccio multi-settore può far sì che ciascun intervento anziché "spegnersi", costringendo sia gli enti che le associazioni a intervenire ripetutamente sugli stessi problemi, possa invece "propagarsi", secondo un modello reticolare di diffusione delle buone pratiche;
  • Politiche culturali: sviluppo di politiche culturali che favoriscano l'integrazione, la conoscenza dell'alterità, la piena inclusione sociale di tutti/e;
  • Situazione delle donne transgender e transessuali detenute nelle carceri. Intervenire sulle carceri tenendo conto delle soggettività delle detenute trans, per sostenere in modo adeguato il percorso di transizione e per favorire il loro inserimento sociale e lavorativo dopo la detenzione.

Puntare quindi ad una riqualificazione della vita carceraria nell'ottica di prevenire il rischio di marginalità  promuovendo percorsi formativi specifici sui diversi orientamenti sessuali e le identità di genere verso tutti gli/le operatori/trici del carcere (guardie carcerarie, personale amministrativo, assistenti sociali).

Salute delle persone lgbtiq nella delineazione di piani di intervento regionali

Oltre alle richieste avanzate sul piano della normativa e della tutela alle istituzioni competenti, aggiungiamo un contributo di pensiero più ampio sulle questioni di ambito socio-sanitario di rilevanza, di cui si fanno carico soprattutto le associazioni. Nelle varie forme della relazione medico-paziente, un trattamento discriminante comporta un disagio notevole in un soggetto che, per i semplice fatto di trovarsi in una struttura sanitaria, è già in una condizione di fragilità: tale relazione è per noi oggetto di intervento primario, a partire dalla veicolazione di una corretta informazione scientifica, e dunque di una preparazione universitaria altrettanto corretta e comprensiva, che non dia adito all'ipotesi di terapie riparative nei confronti dell'omosessualità, del lesbismo, del transessualismo e transgenderismo. Percorsi che, di fronte ad una assistenza sociale spesso non strutturata e una preparazione spesso inadeguata delle figure di supporto psicologico e psicoterapeutico, nel rapporto con il/la paziente lgbtiq, supportino e organizzino una formazione che tenga conto degli orientamenti sessuali, delle identità ed espressioni di genere.

Il tema della salute e della formazione sanitaria è particolarmente rilevante se si riflette sul peggioramento dell'educazione sessuale dei/delle giovani e sulla salute psicologica dei/delle minori lgbtiq, che devono essere destinatari/e di interventi volti a migliorare gli ambienti nei quali vivono e, a garantire, dove necessario, anche un'accoglienza in progetti pilota di casa-famiglia.

Nei servizi sociali è poi completamente assente una tutela dell'età anziana dei/delle pazienti lgbtiq o del soggetto non autosufficiente di qualsiasi età, che si ritrova in condizioni di forte solitudine e impotenza, spesso senza figli/e o abbandonato/a dalle famiglie di provenienza con cui non ha mantenuto stabili rapporti in seguito alla definizione della propria identità e dell'orientamento sessuale. L'unica forma di sostegno presente è la rete solidaristica che si stabilisce grazie alle relazioni di amicizia e di associazionismo lgbtiq, gratuita e volontaria, ma inadeguata a rispondere alla complessità delle esigenze; dove tale rete è assente, si è costretti/e a tornare a fare affidamento su rapporti familiari, con ovvi problemi di relazioni conflittuali pregresse, complicati però dalla malattia, dall'anzianità, dall'assenza di autosufficienza. Si tratta quindi di promuovere in associazione percorsi di supporto e formazione per l'attuazione e la socializzazione di prassi che attraverso i territori agevolino il raggiungimento di questi obiettivi.

Azioni sull'intersessualità

Nell'ordinamento giuridico e nella prassi, il diritto alla salute in Italia va in teoria a braccetto con il diritto all'autodeterminazione dell'identità di genere. Per questo l'intersessualità si pone come questione spinosa, colpevolmente ignorata quando non occultata. Va introdotto, secondo quanto indicato dalle associazioni di persone intersessuali, il divieto di trattamento e ri-assegnazione di genere in neonato/a che presentino caratteristiche sessuali non immediatamente ascrivibili a uno dei generi sessuali prevalenti. A oggi, infatti, la ri-assegnazione è realizzata ricorrendo a tecniche "normalizzanti" e invasive di chirurgia genitale neonatale. Tanto il personale medico quanto i genitori vanno opportunamente formati, informati e supportati, perché il/la bambino/a possa crescere sano/a e vivere un'evoluzione personale e consapevole, nella serenità di tutte le persone coinvolte. Le persone intersessuali e quanti/e stanno loro vicino hanno il diritto di trovare attorno a sé – dentro e fuori le strutture ospedaliere – un ambiente che ne supporti lo sviluppo e ne curi il benessere.

Il rapporto sui generi come cardine di rinnovamento culturale e condivisione delle lotte

Il documento non prescinde da un'accurata analisi riguardante i generi e i rapporti che ne stabiliscono le relazioni. Rimane cardine inamovibile del nostro impegno che il sessismo sia riconosciuto e nominato come causa di violenza e discriminazione ai danni di donne lesbiche ed eterosessuali, di gay e di transessuali. La violenza come strumento di repressione e punizione dei soggetti non allineati è oramai usata in modo sistematico: che finalmente si parli di femminicidi e di pestaggi eterosessisti, e che queste violenze non vengano giustificate come raptus di gelosia, incontrollabili omicidi "passionali",  un generico bullismo o "lo squallore di «certi ambienti»"; deve piuttosto essere sempre ben chiaro chi è il mandante occulto che avalla la repressione e la strategia di controllo che esso adopera.

La lotta al sessismo e al machismo è un contenuto imprescindibile della presente mozione. Non è difficile comprendere come l'oppressione delle donne e quella dei soggetti lgbtiq siano da considerarsi come aspetti diversi del dominio e del privilegio maschile-eterosessista; la rappresentazione sociale che si dà dell'omosessualità, del lesbismo e del transessualismo, basata su una serie di stereotipi misogini, è solo un esempio di questa stretta relazione. La connotazione stereotipata, la subalternità, la violenza subita – sia nella sua dimensione quotidiana, e più frequentemente familiare, di vessazione psicofisica e maltrattamento, sia nella dimensione estemporanea di violazione brutale dell'integrità personale – sono esperienze che accomunano le discriminazioni e violenze di genere a quelle per orientamento sessuale. Il fenomeno è pervasivo e misconosciuto: non solo nella discriminazione quotidiana subita sul luogo di lavoro e nelle relazioni sociali e affettive, ma anche nella descrizione della violenza fisica, viene colpevolmente omessa la vera causa dell'aggressione preferendo il ricorso ad un sensazionalismo dell'emergenza.

È inoltre opportuno ribadire la complessa situazione di donne lesbiche e transessuali, oggetto di forme di discriminazione multipla, in ragione dell'identità di genere, dell'orientamento sessuale, dell'identità ed espressione di genere. Stante il fatto che parte della stessa comunità lgbtiq non ha ancora del tutto acquisito strumenti propri di lotta al sessismo e al machismo, veicolando al proprio interno stereotipi non adeguatamente destruttrati, dinamiche e modelli di relazione di stampo patriarcale, l'impegno sarà quindi di un'azione culturale di sistema su più fronti e a più livelli per una formazione adeguata in merito a questi ambiti al fine di dare piena dignità di esistenza alle donne (eterosessuali, lesbiche e transessuali) in ogni contesto, compreso quello dell'Associazione, adoperandoci perchè entri nell'uso comune del linguaggio il termine lesbofobia, che non può essere incluso nell'omofobia con la presunzione dell'onnicomprensività del maschile universale, perché ciò azzererebbe la differenza tra gay e lesbiche, invisibilizzando ancora una volta queste ultime nel loro essere donne, non considerando la discriminazione nella sua propria complessità.

Valorizzazione delle identità come nuovo motore aggregativo

Vogliamo che il movimento LGBTIQ agisca nell'ottica di un sostanziale innalzamento della consapevolezza interna, valorizzi la molteplicità di esperienze aggregative e la proliferazione di fenomeni culturali underground. Pratiche, comportamenti e identità sessuali hanno infatti sempre generato microculture specifiche, alle quali spesso si legano vere e proprie etiche e stili di vita. Queste modalità aggregative vanno valorizzate dando loro pari dignità a partire dalla comunità lgbtiq stessa. D'altro canto, le pratiche politiche fin qui adottate non hanno saputo rispondere ai bisogni di una parte della popolazione presente nei luoghi di aggregazione e socializzazione, la stessa che spesso risulta assente dal palcoscenico della contrattazione sociale, dell'attivismo e della militanza. Questa disaffezione alla politica si somma spesso alle difficoltà individuali nel dirsi gay, lesbiche e trans, portando talvolta al paradosso di vivere come soggetti lgbtiq senza riconoscersi parte di alcuna comunità, perseguendo una forma di normalizzazione o di mimetizzazione che certo è in parte dettata dal convergere di una crisi economica con uno stigma sociale mai eliminato, la qual cosa fa prevalere il lucido calcolo della convenienza per rispondere all'emergenza, per soddisfare necessità primarie, al valore del coming-out.

Se la distanza di molte persone lgbtiq dalla politica attiva e il divorzio tra stili di vita e posizionamento politico è imputabile in qualche misura ai limiti e alle omissioni delle associazioni, è altrettanto chiaro come gli stessi luoghi di ricreazione siano riusciti ad incidere spesso in modo prepolitico sulla popolazione lgbtiq, cogliendo solo parzialmente la possibilità di sviluppare un intrattenimento che andasse nel senso dell'autodeterminazione, della uscita dagli stereotipi e della rivendicazione di pari cittadinanza e diritto alla felicità.

Cogliamo dunque l'occasione per dare risalto a tutti quei momenti e luoghi che – ciascuno a suo modo – vogliono a rivitalizzare la partecipazione politica, diventando occasioni di scambio, anche insolito o impensato.


10 - Economia e società: una nuova rete per Arcigay

Diversity management ed Equality standards

L' esperienza di questi ultimi tre anni ha dimostrato l'urgenza di accelerare un percorso di relazione con il mondo dell'economia e della produzione, e di agire sinergicamente per implementare benessere, equità, diritti, visibilità per le persone lgbtiq, e, insieme, una pressione nei confronti di partiti e istituzioni che, sulle nostre istanze, vede nel sistema delle imprese un potenziale alleato. Da un lato, infatti, è crescente l'incidenza non solo economica, ma anche sociale, mediatica, di costume, che le grandi multinazionali sono in grado di produrre nel contesto generale del Paese, e nei singoli contesti locali e territoriali in cui investono e creano strutture e lavoro. Da un altro lato, anche l'esperienza internazionale ci dimostra che aziende di quelle dimensioni sono quasi sistematicamente portatrici di policy specifiche sul diversity management che già hanno significativamente influito in alcune importanti battaglie civili per i diritti lgbtiq in varie parti del mondo. Inoltre la comunità lgbtiq stessa, con la sua complessità e le sue relazioni (le persone lgbtiq/le loro famiglie/i loro amici), rappresenta una percentuale di popolazione e un target  significativo, e di crescente e studiato rilievo economico, per le aziende in ogni settore.

Arcigay deve contribuire ad importare questa esperienza internazionale nel nostro quadro nazionale. Ci sembra, in particolare, che un'interlocuzione diretta sui singoli contratti aziendali e sulla previsione in essi di spazi di pieno riconoscimento alle persone lgbtiq, sia già oggi assolutamente realizzabile con numerose aziende, e che le nuove frontiere siano un maggiore coinvolgimento pubblicitario/mediatico/finanziario su singoli eventi, campagne e progetti delle associazioni lgbtiq (secondo uno schema oramai invalso in Europa e Nord America) e l'introduzione degli Equality Standards.

Gli Equality standards sono certificazioni rilasciate da associazioni, in virtù della riconosciuta credibilità e rappresentatività di un'area tematica e geografica, ad aziende richiedenti, in quanto  interessate a dimostrare l'incremento di attenzione verso "l'etica sociale". L'esempio più noto è quello della certificazione fornita da Human Rigth Campain in USA, attraverso la somministrazione di questionari e con una valutazione da 0 a 100 per imprese con più di mille dipendenti.

Riteniamo che nell'esperienza italiana l'adozione di questo strumento, da parte di un'associazione a diffusione capillare come Arcigay sia possibile e necessaria non solo verso le aziende ma anche verso l'Amministrazione pubblica, valorizzando la ricchezza di contributi alla vita civile delle persone lgbtiq, e favorendo la trasformazione delle prassi aziendali e amministrative in senso antidiscriminatorio.

La costruzione di una nuova rete

Dopo la lunga fase di costruzione ed espansione della rete di Arcigay che ad oggi è conosciuta come "Circuito affiliato", è giunto il momento di ragionare in un'ottica di maggiore espansione sociale. Certamente l'esperienza del Circuito rimane patrimonio fondamentale, tuttavia la possibilità di creare, accanto a quella, anche una rete fatta di luoghi pubblici (centri turistici, alberghi, librerie, ristoranti, negozi) in cui sia possibile incontrare la generalità della persone, misurando l' adesione ai valori di inclusione e visibilità delle persone lgbtiq di cui Arcigay è portatrice, potrebbe rappresentare una nuova frontiera. E' possibile immaginare forme di relazione con l'associazione diversamente modulabili e importanti vantaggi da un punto di vista economico, sociale e politico.


11 - Giovani, scuola e università: la coerenza di un progetto crescente

Molto in questi anni in Arcigay è stato elaborato ed agito politicamente dalle generazioni più giovani sia sul piano interno sia su quello esterno a livello di collaborazioni con realtà giovanili, studentesche, enti e istituzioni italiane e internazionali col risultato di una maggiore visibilità e rappresentanza di giovani lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e interseessuali sulla scena politica, parallelamente ad una sostanziale contaminazione tra molteplici contesti politici e portati identitari. Questo a dimostrazione di uno spaccato generazionale in grado di esprimere a più livelli innovazione e qualità politica.

Ancora oggi, purtroppo, sono però molti i/le giovani non visibili, moltissimi/e che temono il coming out costretti/e allo stillicidio del Minority stress, molti/e vittime dell'omotransfobia e lesbofobia  interiorizzate, che spesso in Italia, unite a situazioni di costante precarietà di cui spesso le giovani generazioni più di tutti pagano il prezzo, impediscono il raggiungimento della felicità nell'autodeterminazione e nella scelta consapevole dei propri percorsi di vita e il raggiungimento di un pieno benessere.

In questo quadro risulta fondamentale proseguire nella promozione e sviluppo di buone prassi costruite negli anni dai/dalle giovani dell'Associazione: quelle della visibilità, dell'informazione, della formazione, dell'attivismo, dell'esempio, delle progettualità, della contaminazione tra realtà politico-associazionistiche anche differenti con cui ricercare nuove vie di collaborazione e nuovi denominatori comuni.

Dovranno essere garantite risposte e programmi concreti e sostenibili alle esigenze delle nuove generazioni, con l'impegno da parte di Arcigay di un coinvolgimento più completo di giovani a tutti i livelli del corpo associazionistico seguendo il principio della valorizzazione delle differenze in ogni ambito, su ogni tema specifico,  compreso quello intergenerazionale, riqulificando anche grazie e intorno ad uno specifico generazionale parole chiave come libertà, diritti ed eguaglianza, autodeterminzione, auto-rappresentazione, sessualità, salute, condivisione delle lotte e agire politico.

Gruppo Giovani

I/le giovani sono presenti in Associazione anche in forma aggregata e l'esperienza dei Gruppi Giovani nei Comitati ne rappresentano la forma più solida e riconoscibile. Ancora oggi gli/le adolescenti si formano in ambienti come la scuola, la famiglia e il gruppo dei pari, che non permettono loro di disporre di spazi di prossimità adeguati, di luoghi in cui l'essere gay, lesbica, bisessuale, transgender, queer e intersessuale, possa trovare piena espressione e valorizzazione.

In questa direzione si connota la scelta di potenziare, attraverso soprattutto azioni di rete e formazione, le funzioni primarie di ogni Gruppo Giovani: offrire un'informazione corretta sulla sessualità, gli orientamenti e comportamenti sessuali, identità ed espressioni di genere, diritti, visibilità, condividere stumenti di prevenzione e riduzione di fenomeni omotransfobici, bifobici e lesbofobi; accompagnare nel percorso di crescita adolescenti e giovani lgbtiq fornendo loro tramite il metodo dell'educazione non formale e della peer-education riferimenti e opportunità di confronto rispetto alle proprie esperienze e vissuti, agevolando proprio a partire dai Gruppi Giovani esperienze di militanza all'interno dell'Associazione, non sostituendo tuttavia in alcun modo settori specifici dell'associazione ma interfacciandosi con loro in situazioni particolari.

Rete Giovani

La Rete Giovani, che in questi anni ha avuto il compito di fare "mainstreaming" del proprio specifico in tutti i settori, ovvero promuovere l'inclusione del proprio "punto di vista" nelle azioni e nei progetti sviluppati dai diversi Settori, si è caratterizzata quale strumento di integrazione dei giovani soci e socie nel resto dell'associazione e come laboratorio politico per la costruzione di reti con chi di politiche giovanili si occupa all'esterno dell'associazione, promuovendo il più possibile una visione di associazione nella quale i/le nuovi/e volontari/e apprendano fin da subito il valore dello scambio di esperienze e contenuti stante la natura collante della rete nel favorire lo scambio e la condivisione di buone prassi sviluppate dai territori. Azioni queste, avvalorate da progetti di formazione che vedano anche e soprattutto nelle generazioni più giovani un target imprescinidibile di azione e sviluppo che coinvolga tutta l'Associazione.

Si rinnova pertanto l'impegno di mantenere una struttura di coordinamento in grado di mettere a contatto i territori su tematiche legate ad uno specifico generazionale implementando l'azione che la Rete ha svolto e svolge nella collaborazione con enti e istituzioni, gruppi e movimenti, reti nazionali e internazionali a partire dal Forum Nazionale dei Giovani, le Associazioni e i Sindacati Studenteschi, Amnesty International, Save the Children Onlus, gruppi scoutistici, le esperienze di scambio internazionale legate alla Rete Internazionale Giovanile e Studentesca IGLYO, ai programmi dell'Unione Europea e ai progetti Gioventù in Azione: esse rappresentano un'ulteriore occasione di arricchimento per Arcigay e di cooperazione con associazioni di paesi con diverse esperienze in merito ai diritti lgbtiq.

Scuola e Università

L'esperienza di Arcigay dell'ultimo biennio in ambito scolastico nelle azioni di contrasto ai fenomeni di discriminazione legati all'orientamento sessuale e all'identità ed espressione di genere, si è focalizzata prevalentemente sulle collaborazioni a progetti istituzionali rese possibili dal settembre 2010 dalla risposta ad uno stimolo istituzionale del Dipartimento Pari Opportunità e del Ministero dell'Istruzione: per la prima volta in Italia, grazie soprattutto all'azione di UNAR, le associazioni più rappresentative a livello nazionale in tema di lotta, prevenzione e contrasto alle discriminazioni e alla violenza (Arcigay, Agedo, ACLI, ENAR, FISH, Telefono Rosa, Telefono Azzurro) si sono unite in ATS (Associazione Temporanea di Scopo) in occasione della "Settimana contro la Violenza" per fare fronte comune e condividere metodologie di lavoro e prospettive di intervento con un progetto rivolto non solo e non soltanto a studenti/esse, ma anche e soprattutto al mondo scuola nel suo complesso, comprendendo così anche insegnanti e genitori come parti attive del processo di educazione, crescita e formazione. Questo progetto chiamato "Dico NO alla Violenza: azioni di rete ed educazione", per entrambe le annualità, ha avuto come obiettivo generale la realizzazione di interventi di formazione/informazione e sensibilizzazione in almeno 100 istituti scolastici di ogni ordine e grado valorizzando competenze sui territori e formando nuovi/e volontari/e attraverso specifiche esperienze di formazione in loco.

Come per l'annualità 2008-2010, e in buona parte attraverso l'esperienza E-Cademy, sarà fondamentale, parallelamente alla ricostituzione di un settore specifico che si occupi di tematiche legate al mondo della Scuola, la formazione di volontari/e in grado di svolgere sui territori attività di prevenzione e riduzione di fenomeni discriminatori in ambito scolastico sulla scia del progetto relativo ad Interventi di prevenzione contro il bullismo omofobico.

La collaborazione costante con le realtà studentesche medie e universitarie (associazioni e sindacati) che ha visto spesso Arcigay scendere in piazza per manifestare assieme a studenti/esse perché anche nei principali luoghi della formazione sia garantito il pieno rispetto e la valorizzazione di ogni differenza, sarà sostenuta e supportata dal corpo dell'associazione valorizzando l'esperienza svolta a livello nazionale mediante proficue collaborazioni territoriali attraverso la nascita e lo sviluppo di nuove reti.

A livello di scuola media secondaria l'azione politica sarà volta a:

  • supportare azioni e campagne per la diffusione dell'educazione alle differenze e alla sessualità sia all'interno di percorsi avviati a livello istituzionale, sia a livello di progettualità autonome;
  • allo sviluppo e sostegno di campagne volte alla prevenzione e alla riduzione di fenomeni discriminatori in merito al sessismo, lesbofobia, omotransfobia agendo di concerto con quelle realtà che nel mondo della scuola si impegnano in altri ambiti d'azione, tra cui razzismi, xenofobia, discriminazione nei confronti di persone con disabilità;
  • promozione di azioni volte alla riqualificazione degli spazi, per vivere la scuola in ogni suo sviluppo potenziale, politico, creativo e ricreativo;
  • preciso Impegno a portare nelle scuole campagne di sensibilizzazione in merito alle MST promuovendo stampa e diffusione di materiali informativi. Sviluppo di percorsi formativi ad hoc in collaborazione con esperti/e del settore;
  • promozione di percorsi anti-bullismo che coinvolgano studenti, studentesse, docenti e genitori, sia che si tratti di azioni concertate a livello istituzionale, sia di azioni autonome;
  • creazione e empowerment di reti territoriali che sviluppino sinergie tra realtà scolastiche, associazionistiche e sindacali nell'ottica della contaminazione e dello sviluppo di progettualità che tengano sempre presente la realtà multipla/itersettoriale dei fenomeni discriminatori.

In ambito universitario il nostro impegno sarà volto a:

  • promuovere carte dei diritti volte al superamento di barriere derivanti da sesso, identità e espressione di genere, orientamento sessuale, razza, etnia, provenienza geografica, disabilità in collaborazione con associazioni studentesche, sindacati e Centri Unitari di Garanzia delle Università;
  • diffusione di campagne in merito al "doppio libretto" come misura di garanzia per studentesse e studenti in transizione in collaborazione con le realtà studentesche univrsitarie attive nelle strutture di governo degli atenei;
  • promozione di seminari, workshop, assemblee e dibattiti su studi di genere, intersessaulità, teoria queer, storia e pratiche del femminismo e del movimento lgbtiq;
  • organizzazione di iniziative culturali che agevolino rapporti di rete tra Atenei e tessuto politico-associazionistico lgbtiq operante nei territori di afferenza degli atenei stessi;
  • far pressione perché negli Atenei siano promossi nei codici deontologici il contrasto a ogni forma di discriminazione, ivi compresa quella sessista, lesbofobica e omotransfobica;
  • promozione e sviluppo di ricerche in ambito universitario in merito alle realtà lgbtiq, anche attraverso autoinchieste degli Atenei e attivazione di corsi ad hoc;
  • promozione di ricerche in ambito formativo in merito alle dinamiche intersettoriali dei fenomeni discriminatori.


12 - Salute e benessere: una linea politica di Arcigay

E' un tema su cui si gioca larga parte della nostra credibilità politica e la coerenza all'impianto di principi che fonda la mission di Arcigay. Da svariati congressi si è consolidata un'accezione complessiva di "salute" che si definisce come diritto delle persone lgbtiq alla costruzione di un proprio equilibrio psico-fisico in un auspicabile contesto di libere scelte e di visibilità. Evidentemente per molte persone non sussistono condizioni per la costruzione di un quadro armonico nel rapporto con la propria identità e con il proprio corpo, e questo impegna l'associazione nel favorirle o  nel contribuire a costruirle.

In un contesto generale di attenzione alla salute, poi, dobbiamo essere consapevoli che la significativa crescita percentuale dei tassi di prevalenza HIV all'interno degli MSM e delle persone omosessuali maschili ci impone un'assunzione di responsabilità e molta lucidità nell'affrontare culturalmente la questione contrastando un pericoloso neo moralismo del tutto inutile ad affrontare l'evidenza.

Proponiamo dunque alcuni punti che riteniamo importanti per la linea di Arcigay:

  • Confermare piena e convinta adesione alle linee già condivise con LILA e Nadir nella Position paper;
  • Confermare la concretezza dell'approccio costruito sulla "riduzione del danno";
  • Promuovere un coordinamento nazionale sulle politiche di testing che rilanci l'accesso al test, coinvolgendo i servizi di riferimento nelle regioni, e il ruolo delle associazioni come "testing community based" nell' erogazione di servizi specifici tra cui il test ;
  • Promuovere in generale ogni iniziativa atta ad affermare un ruolo di Arcigay, nelle sue realtà territoriali, in quanto " testing community based";
  • Monitorare lo stato di benessere /salute della nostra popolazione di riferimento con studi e strumenti specifici;
  • Promuovere un ufficio nazionale che garantisca l'uniformità dei costi e delle condizioni di accesso al test ed ai farmaci specifici per la cura dell'hiv;
  • Rilancio della battaglia politica per la riduzione dei costi dei preservativi, per la loro diffusione e promozione insieme a lubrificanti e dental dam;
  • Promozione di specifiche campagne per la positive prevention;
  • Rilancio della battaglia di liberazione sessuale declinata in un'ottica di rispetto dell'identità, della libertà ed autodeterminazione delle persone, del corpo e della relazione con se stessi/e;
  • Definizione di strategie di contrasto al crescente stigma sociale nei confronti delle persone sieropositive, dentro e fuori la comunità lgbtiq.
  • Consapevolezza della relazione tra stigma sociale, discriminazione e diffusione del contagio e necessità di incidere su questa sequenza con strategie e campagne specifiche;
  • La centralità della partecipazione a Consulta e Commissione AIDS ed ai tavoli istituzionali territoriali, nazionali e internazionali;
  • La centralità della relazione con Plus (a cui aderiamo) e con le associazioni in ICAR (LILA, Nadir, Anlaids);

In generale riteniamo che qualunque ragionamento sulla salute ed il benessere delle persone lgbtiq abbia nella nostra organizzazione territoriale un riferimento prezioso, soprattutto considerando la base politica/burocratica/attuativa regionale delle Salute.  La nostra associazione trae incomparabile forza dal lavoro di tantissimi/e volontari/e in 58 territori così come nel livello nazionale. Questo radicamento ci permette di realizzare politiche efficaci di tutela della popolazione MSM in tutta Italia, favorendo la conoscenza di pratiche di safer sex ed elementi di prevenzione della trasmissione delle MST. Ed é proprio il territorio che é alla base della nostra azione associativa. Immaginiamo i nostri circoli come punti di sensibilizzazione, informazione e formazione; impegnati/e nella prevenzione primaria, tramite la distribuzione di profilattici e lubrificante a base acquosa nei luoghi frequentati dalla comunità MSM; impegnati/e nella prevenzione secondaria, tramite la pubblicizzazione del test HIV per andare a raggiungere anche la popolazione dei late presenters; impegnati/e nello svolgere attività di formazione e sensibilizzazione al safer sex anche al di fuori della Comunità. E  impegnati/e progressivamente anche nell'erogazione di servizi alla comunità, in una logica di sussidiarietà e prossimità: l'unica capace di scardinare. Vogliamo favorire la visibilità delle persone HIV+ come mezzo per combattere lo stigma all'interno e all'esterno della Comunità. Vogliamo favorire relazioni tra i livelli locali di Arcigay e i livelli locali delle Associazioni che si occupano di lotta all'HIV/AIDS per realizzare Reti Operative Locali che possano diventare strumenti efficaci di una azione realmente culturale.


13 - Esteri: nuove relazioni e strategie

L'identità di genere e l'orientamento sessuale continuano ad essere usati come giustificazione per gravi violazioni dei diritti umani in tutto il mondo. Lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali costituiscono un gruppo vulnerabile e continuano ad essere vittime di persecuzioni, discriminazioni e gravi maltrattamenti, spesso caratterizzati da forme estreme di violenza. In vari Paesi i rapporti sessuali tra adulti consenzienti dello stesso sesso sono considerati un reato e puniti con il carcere o con la pena di morte. Inoltre, i difensori dei diritti lgbtiq, che operano in tali situazioni, hanno sicuramente bisogno di protezione e supporto.

A tal fine, Arcigay ha la possibilità di accedere a fondi dell'Unione Europea, e di altre organizzazioni internazionali, che permetterebbero l'inclusione della comunità lgbtiq nei progetti di cooperazione allo sviluppo, dal momento che lo sviluppo di un Paese non può essere concepito esclusivamente come crescita macroeconomica, ma deve necessariamente comportare un avanzamento nel rispetto dei diritti umani, che non escluda alcuna parte della popolazione.

Inoltre, il dibattito internazionale circa il matrimonio egualitario dimostra come anche la battaglia per i diritti lgbti in Italia, non può e non potrà prescindere da ciò che avviene nel resto del mondo.

Allo stesso modo, gli esiti delle rivendicazioni nel nostro Paese e le relazioni di Arcigay con organizzazioni che si occupano di difendere i diritti umani, e in particolare quelli lgbtiq, nei Paesi in via di sviluppo, potranno dare un contributo importante alla battaglia mondiale per l'eguaglianza.

Pertanto, i settori di azione prioritari nelle relazioni dell'Associazione con l'estero saranno i seguenti:

Decriminalizzazione;

Uguaglianza e non discriminazione;

Sostegno e protezione per i difensori dei diritti umani.

In sintesi, il Settore Esteri di Arcigay dovrà occuparsi delle relazioni coi seguenti soggetti:

1) Ambasciate in Italia di quei Paesi che posseggono una legislazione avanzata per quanto riguarda il rispetto dei diritti LGBTIQ e/o la cui politica estera preveda la promozione dei diritti LGBTIQ nel mondo.

Arcigay potrà in tal modo avviare delle collaborazioni di lungo periodo con le Ambasciate di tali Paesi, che si potranno concretizzare in occasione delle ricorrenti iniziative dell'Associazione (Giornata della memoria, IDAHO, PRIDE, TDOR, Giornata mondiale della lotta all'HIV-AIDS) o in altre iniziative specifiche.

Inoltre, tali relazioni potrebbero essere utili per facilitare contatti con: altre associazioni lgbtiq per lo scambio di buone pratiche; aziende e personalità estere (del mondo dello sport, delle forze armate, dello spettacolo) da coinvolgere in eventi politici o culturali.

2) Associazioni LGBTIQ che operano in altri Paesi o a livello sovranazionale.

Tali relazioni saranno utili allo scambio di informazioni sulle buone pratiche e al confronto reciproco sulle esperienze di advocacy.

In particolare, Arcigay si impegnerà a sostenere e a collaborare con le associazioni che operano in quei Paesi in cui lo stesso attivismo lgbtiq (e la conseguente organizzazione di iniziative, primi tra tutti i Pride) trova grossi ostacoli o è totalmente vietato.

Parallelamente, i legami con le organizzazioni internazionali che si occupano di difesa dei diritti umani, e in particolare di quelli lgbtiq (ILGA), saranno rafforzati, affinchè le attività di lobbying a livello europeo e presso le istituzioni internazionali abbiano i loro effetti anche nella realtà italiana.

3) Istituzioni, fondazioni, imprese, personalità illustri (politiche e non) che si impegnano a favore dei diritti LGBTIQ.

Singoli o gruppi stranieri potranno essere coinvolti in campagne di sensibilizzazione o in altre iniziative specifiche, nelle quali la loro presenza possa apportare un contributo, tecnico, economico o politico, importante.

Inoltre, l'associazione continuerà a servirsi, ed incrementerà l'uso, dei nuovi mezzi di comunicazione online transnazionali per diffondere le proprie campagne ed ottenere appoggi e donazioni a livello internazionale.

4) Istituzioni internazionali (ONU, Consiglio d'Europa, Unione Europea).

L'associazione si impegnerà ad incoraggiare le organizzazioni internazionali, che ne hanno la competenza, ad esortare lo Stato italiano ed altri Stati, se necessario, a ratificare e rispettare le norme internazionali relative all'esercizio dei diritti umani da parte delle persone lgbtiq. Potrà chiedere di inserire, se del caso, le preoccupazioni relative alla situazione dei diritti umani delle persone lgbtiq in taluni Paesi nelle dichiarazioni e nelle interrogazioni all'interno di tali istituzioni, nel quadro dei meccanismi internazionali prestabiliti. Inoltre, incoraggerà l'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani (UNOHCHR), gli altri organi dell'ONU, il Consiglio d'Europa e gli uffici locali dell'OSCE a continuare ad affrontare le questioni relative alla situazione dei diritti umani delle persone lgbtiq nei loro lavori.

Infine, appoggerà i ricorsi individuali agli organismi giurisdizionali sovranazionali, nel caso di discriminazione per orientamento sessuale o identità di genere, secondo quanto previsto dalla legislazione italiana e dagli obblighi derivanti dai trattati comunitari e dagli altri trattati internazionali di cui l'Italia è Stato contraente.

5) ONG che si occupano di cooperazione allo sviluppo.

Affinchè nei programmi, nazionali e internazionali, di cooperazione allo sviluppo sia inserito anche il miglioramento delle condizioni di vita delle persone lgbtiq, si avvieranno collaborazioni con ONG, italiane e non, che già si occupano di cooperazione in Paesi in via di sviluppo. Tali collaborazioni potrebbero portare alla presentazione di progetti per la promozione dei diritti lgbtiq nei Paesi che ancora oggi li negano, con Partners che già operano in tali contesti.

6) Rifugiati LGBTIQ.

Arcigay continuerà a dare supporto ai/alle cittadini/e stranieri/e che presentano domanda di protezione internazionale in Italia per orientamento sessuale o identità di genere e si batterà affinchè l'Unione Europea adotti una disciplina uniforme sulla materia, che si adegui agli standard richiesti dalla normativa internazionale ed europea sui diritti umani e sui/lle rifugiati/e.


14 - Il movimento e i movimenti

Nell'ultimo decennio, numerosi eventi hanno spinto in direzioni talvolta assai divergenti l'agire politico delle associazioni e del movimento lgbtiq. Dal mancato riconoscimento delle unioni civili o dei matrimoni per coppie dello stesso sesso, all'aumento di famiglie omogenitoriali con figli/e; dalla crisi economica, che ha penalizzato di più i soggetti marginalizzati scaricando su di loro il peso dei tagli al welfare, a uno scenario mediatico che ha sistematicamente rimosso le diversità e stigmatizzato le differenze – a partire da quella di genere – fino all'invecchiamento della popolazione lgbtiq e all'esordio di una riflessione sull'intersessualità: il variegato mondo gay, lesbico, bisessuale, trans, intersessuale e queer ha prodotto riflessioni e azioni culturali politicamente dense e di indiscusso pregio forse a volte sparpagliate e persino marginali nella percezione interna alla comunità e al movimento. La quantità e l'interesse delle analisi e delle proposte politiche emerse nel movimento lgbtiq ci prepara a fare un salto di qualità. Vi sono infatti almeno un livello "micro" e uno "macro" nei quali le politiche lgbtiq non riguardano più solo una fetta di popolazione ma investono l'universo sociale nella sua interezza. Non è un caso se questi livelli coincidono con le due principali trasformazioni nel governo della popolazione e del territorio avvenute dall'inizio del secolo: il mutamento radicale, drammatico e irreversibile del mercato del lavoro, e il conflitto permanente nella definizione e fruizione degli spazi e dei tempi pubblici urbani. Le nostre traiettorie di vita, i nostri desideri, i nostri affetti, le nostre speranze e le nostre migrazioni ci assegnavano questa precarietà e questa conflittualità prima che si estendessero a tutta la società. Non siamo mai stati/e "solo" lesbiche, gay, trans, bisessuali o queer. Eravamo e siamo sempre contemporaneamente stati/e qualcos'altro: da qui la necessità di definire non solo rinnovati rapporti interni al movimenti ma, stanti i mutamenti storici, sociali e culturali di cui non possiamo non prendere atto, una sostanziale ridefinizione del collocamento dell'azione di Arcigay rispetto a nuovi interlocutori, a nuovi denominatori comuni. Un'identità quindi che non si sfilaccia, non si smarrisce ma si arricchisce di nuove energie e qualità, slancio e lungimiranza politica perché avanzi quel cambiamento che consideri i nostri diritti realmente i diritti di tutti/e.

Ci sembra fondamentale l'impegno alla condivisione, tra associazioni nazionali e di rilevanza nazionale, di alcuni punti rivendicativi che oramai rappresentano patrimonio di tutte e di tutti e che sostanziano, già oggi, la base concreta per un "Coordinamento nazionale lgbtiq". Pensiamo all'estensione del matrimonio civile, come alla legge Mancino, come alla revisione della Legge 164/1982, fino ai diritti, all'omogenitorialità e al tema dei Pride.

E' rivoluzionaria in particolare la grande sfida che il Movimento transessuale e transgender lancia alla cultura tradizionale, determinando una battaglia politica e culturale, coraggiosa e complessa che deve vederci più presenti, attenti e schierati accanto alla persone ed alle associazioni transessuali: l'Italia oggi ha le percentuali più drammatiche di esclusione, violenza e assassinio delle persone transessuali di tutta l'Unione.

Ed ancora e più che mai ci appare attuale la condivisione della grande battaglia del movimento delle donne, come dei/delle migranti, delle persone con disabilità e per la legalità. La rivendicazione di un mondo molteplice e che riconosca giustizia è la nostra rivendicazione.

L'esperienza delle ATS contro la violenza e di tutti i tavoli trasversali condivisi in questi anni da Arcigay, sono la testimonianza di una lucida consapevolezza in questa direzione.


Conclusioni

Il XIV Congresso nazionale di Arcigay si troverà a vivere un confronto diretto con l'apertura della fase pubblica, mediatica e politica che condurrà il Paese alle prossime elezioni nazionali e da lì ad una nuova Legislatura. Sappiamo che il bivio è netto: la fine delle illusioni o la svolta. In entrambi i casi sarà l'inizio di una nuova fase. La libertà di pensiero e di giudizio che Arcigay ha saputo riconquistarsi, attraverso due Congressi, si è realizzata grazie all'intuizione di essere "distinti" dai partiti. Abbiamo capito che pensare di esserlo, era diverso dall'esserlo e che per esserlo davvero era necessario incidere sulle nostre prassi, alleanze e modalità.

Oggi, tuttavia, questa ricerca di una nuova identità, lontana dal collateralismo ai partiti, ha bisogno di uno sbocco vero, visibile e tangibile: il "doppio passo" che la mozione sostiene dovrà riportarci alle piazze con gesti e presenze incisive. Forse avremo bisogno di essere concreti/e, sorprendenti e memorabili, persino più che numerosi/e.

Ma le scelte nette non riguarderanno soltanto noi e la comunità lgbtiq. Per la prima volta rischieremo di assistere ad un dibattito politico che, ad opera di alcuni, metterà in dubbio il senso stesso dell'Unione, e con essa non meramente le sue rigide politiche monetarie e di bilancio, ma l'idea stessa di un comune spazio giuridico, politico e culturale che offre patria ai diritti di ogni persona.

E' dunque tempo di scelte. Questo progetto ha fatto le sue, provando a suggerire percorsi nuovi e inediti che realizzino volontà politiche ed entrino nella vita vera di gay, lesbiche, transessuali, bisessuali, transgender, intersessuali, queer per offrire un contributo al senso di appartenenza ed al bisogno di partecipazione. Tanti luoghi del mondo oggi godono di legislazioni avanzate in materia di diritti lgbtiq. Spesso persino in contesti che la nostra percezione immaginava socialmente e culturalmente meno progrediti. Lì c'è, già ora, quel presente che qui non abbiamo ancora. Così come spesso è altrove, in un passato del nostro Movimento che forse ritenevamo sepolto, un senso ideale, in parte smarrito, che dobbiamo riportare nelle nostre azioni perchè attraversino pienamente la contemporaneità lasciandovi un segno.

E' questa idealità consapevole che indica la strada per la libertà e eguaglianza, poiché sui diritti non si ammettono transazioni morali.

"Chi vuole operare per l'emancipazione deve sempre stare fuori dalla corte e dimostrare con le sue parole e i suoi comportamenti, che il suo intendimento non è realizzare un'altra corte, ma costruire o ricostruire una città libera".

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