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lunedì, gennaio 02, 2012

Letture consigliate: Piero Gobetti "La rivoluzione liberale"

PIERO GOBETTI “LA RIVOLUZIONE LIBERALE” RCS Quotidiani S.p.A., Milano 2011

UNA PASSIONE LIBERTARIA

C’è un articolo, pubblicato sul settimanale “La Rivoluzione liberale” nel
novembre del 1922 (ossia appena insediatosi il ministero Mussolini, succedutosi al giolittiano Facta), che fotografa la capacità di leggere gli avvenimenti da parte del ventunenne Piero Gobetti (1901 – 1925). L’articolo è intitolato
“Elogio della ghigliottina”. 

Scriveva il giovane torinese: “E’ doloroso dover pensare con nostalgia all’illuminismo libertario e alle congiure. Eppure, siamo sinceri sino in fondo, c’è chi ha atteso ansiosamente che venissero le persecuzioni personali perché dalle sofferenze rinascesse uno spirito, perché nel sacrificio dei suoi sacerdoti questo popolo riconoscesse se stesso. C’è stato in noi, nel nostro opporsi fermo, qualcosa di donchisciottesco…
Non possiamo illuderci di aver salvato la lotta politica: ne abbiamo custodito il simbolo e bisogna sperare…che i tiranni siano tiranni, che reazione sia reazione, che ci sia chi avrà il coraggio di levare la ghigliottina, che si mantengano le posizioni sino in fondo. Si può valorizzare il regime; si può cercare di ottenerne tutti i frutti: chiediamo le frustate perché qualcuno si svegli, chiediamo il boia perché si possa veder chiaro.”
Anche questo articolo è contenuto in questo libro che porta il titolo della la rivista e che aveva come sotto titolo “Saggio sulla lotta politica in Italia”.
Fu l’editore Cappelli che pubblicò nell’aprile del 1924 il libro del liberale piemontese nella collana diretta da Rodolfo Mondolfo. A dir la verità Gobetti voleva raccogliere i suoi articoli come aveva fatto Luigi Einaudi con “Gli ideali di un economista” pubblicato da “La Voce”, ma Mondolfo consigliò il giovane piemontese di utilizzare alcuni articoli ritoccandoli e raccogliendoli con una struttura più idonea ad un testo di teoria politica.
 

Si legge nella nota conclusiva: “Offro un libro di teoria liberale, pensato e scritto secondo un piano organico, che, mentre appare come una storia degli uomini e delle idee di questi anni vorrebbe pur significare un programma positivo e un’indicazione di metodi di studi e d’azione”.
L’edizione offerta unitamente al settimanale del Corriere della Sera porta sulla copertina questa dicitura: “Il presupposto di questo libro è che l’Italia riesca a trovare in sé la forza per superare la sua crisi e riprendere quella volontà di vita europea che parve annunciarsi, almeno in certi episodi, col Risorgimento.” 

Questa frase sembra scritta per la nostra attualità.
Il libro è strutturato in quattro parti ed ha una introduzione particolarmente affascinante per i giovani (almeno lo fu per me, diciottenne). “Il fine più chiaro è di inserirci nella vita politica del nostro paese, di migliorarvi i costumi e le idee, intendendone i segreti: ma non pensiamo di raggiungerlo con un’opera di pedagogisti e di predicatori: la nostra capacità di educare si esperimenta realisticamente in noi stessi; educando noi, avremo educato gli altri.”
Nella prima parte si esaminano le eredità del Risorgimento. Il Risorgimento, per Gobetti fu una Rivoluzione liberale incompiuta. Lo constata, nella seconda parte, esaminando i vari soggetti politici protagonisti della lotta politica in Italia tra il 1919 e il 1922, un periodo storico cruciale che tanto ha influenzato la vita politica del nostro paese. Innanzi tutto esamina le forze liberali che non avevano saputo opporsi decentemente all’avvento del governo Mussolini. Non l’avevano fatto perché non erano state capaci di modernizzarsi.
Scrive Gobetti: “La nuova critica liberale deve differenziare i metodi, negare che il liberalismo rappresenti gli interessi generali, identificarlo con la lotta per la conquista della libertà, e con l’azione storica dei ceti che vi sono interessati. In Italia, dove le condizioni sia economiche che politiche sono singolarmente immature, le classi e gli uomini interessati a una pratica liberale devono accontentarsi di essere una minoranza e di preparare al paese un avvenire migliore con un’opposizione organizzata e combattiva…Se dalla negazione fascista il liberalismo fosse tratto a ridiscutere i suoi principi, a difendere i propri metodi e le proprie istituzioni, a rinnovare quella passione per la libertà da cui nacque primamente, forse l’avvenire politico del nostro popolo si potrebbe guardare con animo più sicuro”
 

La terza parte propone un esame delle varie questioni politiche che i liberali avrebbero dovuto sottoporre alla propria attenzione se volevano ritornare ad essere protagonisti della lotta politica.
“Gaetano Salvemini e Luigi Sturzo sono riusciti a promuovere in Italia il più recente esperimento di illuminismo politico offrendo il metodo e alcuni esempi di problemismo pratico… Se la metodologia liberale è la più ripugnante ai dogmi e alle semplificazioni astratte, alle cieche fiducie e alla sicumera dei progettismi, la conoscenza dei problemi pratici si presenta per il politico come una forma e un indice di liberalismo: è un modo di aderire alle sfumature e di prolungare l’osservazione una delle vie per cui si prova l’ascesi del
politico… La virtù del dubbio e della sospensione del giudizio, la capacità di dar ragione all’avversario è la miglior preparazione all’intransigenza e all’intolleranza operosa … Il liberalismo sdegna la politica dei competenti (degli interessati) perché ha elaborato un concetto della politica come disinteresse dell’uomo di governo di fronte al popolo interessato, e perché ha offerto durante il corso storico alcuni modelli assai evidenti della competenza che deve ritrovarsi nell’uomo di Stato (Cavour)… Chi sa combattere è degno di libertà”
La questione liberale non può non intrecciarsi con la “questione romana”.
Scriveva: “I rapporti tra Stato e Chiesa …si potranno migliorare solo se si manterrà costante la pregiudizialità cavouriana della laicità. Si tratta di liquidare lentamente e insensibilmente gli ultimi residui di clericalismo, se
non si vuole veder rinascere con singolare asprezza la lotta anticlericale.
Questo programma in Italia è stato rappresentato da Luigi Sturzo, il solo che avrebbe saputo, liquidando il clericalismo con il consenso dei cattolici, evitare una reazione cruenta. L’accordo di Mussolini col Vaticano contro Sturzo segna certo il ritorno di politiche più avventurose e compromettenti ma non è ancora lecito dire quale dei tre malanni (neoguelfismo, clericalismo o anticlericalismo) ci attende in questa parentesi di politica illiberale.”
Altrettanto fondamentale per la questione liberale sono i problemi fiscali. Gobetti afferma: “In Italia il contribuente non ha mai sentito la sua dignità di partecipe della vita statale: la garanzia del controllo parlamentare sulle imposte non era una esigenza, ma una formalità giuridica; il contribuente italiano paga bestemmiando lo Stato; non ha coscienza di esercitare, pagando, una vera e propria funzione sovrana. L’imposta gli è imposta.
Il Parlamento italiano…esercita il controllo finanziario come esercita ogni altra funzione politica. E’ demagogico, parlamentaristico sin dal suo nascere perché è nato dalla retorica, dall’inesperienza, dal mimetismo…Una rivoluzione di contribuenti in Italia …non è possibile per la semplice ragione che non
esistono contribuenti…Il popolo …doveva essere educato al parassitismo.”
 

L’ultima parte contiene l’esame del nuovo governo che, con preveggenza, indica l’inizio di una nuova era anche se la considera una “parentesi”.
“Il fascismo in Italia è un’indicazione di infanzia perché segna il trionfo della facilità, della fiducia, dell’entusiasmo. Si può ragionare del ministero Mussolini: come di un fatto d’ordinaria amministrazione. Ma il fascismo è stato qualcosa di più; è stato l’autobiografia della nazione. Una nazione che crede alla collaborazione delle classi, che rinuncia per pigrizia alla lotta politica, dovrebbe essere guardata e guidata con qualche precauzione.”
In conclusione, come sottolineava Norberto Bobbio “per Gobetti …ogni rivoluzione è liberale in quanto liberatrice. Una rivoluzione non liberale non è rivoluzione, ma reazione, controriforma, controrivoluzione.” Questa intransigente passione libertaria mi coinvolge ancora. (bl)


INDICE:
Prefazione di Antonio Carioti
– Introduzione
   LIBRO PRIMO. L’EREDITA’ DEL RISORGIMENTO: Problemi di libertà 
– Diplomazia e dilettantismo
– Maturità piemontese
– Neoguelfismo
– Critica repubblicana
– Rivoluzione liberale
– Socialismo di Stato
– Una rivoluzione mancata
– Liberismo e operai
  LIBRO SECONDO. LA LOTTA POLITICA IN ITALIA:
-- I. Liberali e democratici
– II. I popolari
– III. I socialisti
– IV. I comunisti
– V. I nazionalisti
– VI. I Repubblicani
  LIBRO TERZO. CRITICA LIBERALE: I. Problemismo
– II. La lotta di classe e la borghesia
– III. Politica ecclesiastica
– IV. La proporzionale
– V. La rivolta dei contribuenti
– VI. Politica estera
– VII. Il problema della scuola
  LIBRO QUARTO. IL FASCISMO: Le ragioni dell’opposizione
– Elogio della ghigliottina
– La capitis deminutio delle teorie
– Mussolini
– Nota – Note – Nota biografica – Nota bibliografica

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