TUTTI I COLORI di EMMA BONINOgionali Lazio 24-25

giovedì, dicembre 09, 2010

SONATA A TOLSTOJ di Barbara Alberti

LUO – Libera Università Omosessuale    presenta:
Sonata a Tolstoj di Barbara Alberti
...(B.C. Dalai, 2010)

martedì 14 dicembre alle ore 21.00
Circolo Arcigay Il Cassero      Via Don Minzoni, 18    Bologna
Incontro con Barbara Alberti a cura di Elisabetta Pasquali

«Con Dio me la vedo io. È di mia moglie che ho paura.» Lev Tolstoj

«Ho mantenuto il mio giuramento. Sono qui con voi e continuo a difendervi dai vostri nemici, che ora sono i topi … le guide che raccontano solo sciocchezze perché non vi hanno mai conosciuto mentre io, forse solo io, di voi conobbi tutto…So che lui mi sta guardando, e aspetta solo che chiuda e vada via per fare il comodo suo con queste reliquie. Ieri ha passato il segno, s'è mangiato sedici pagine del manoscritto di Guerra e pace. Da quando la casa è diventata un museo e io il suo guardiano, ne ho sgominati a legioni. Ma non lui. È il re dei topi e l'ho chiamato Gengis Khan. Ha un carattere ardito, mi ricorda il conte. E un istinto speciale nel danneggiare i documenti più sacri, come avesse dichiarato guerra a Tolstoj in persona. Ma stanotte lo prenderò. Prima dell'alba, il roditore non roderà più.» Il servo Gheràsim si prepara all'ultimo duello: si misura con il ricordo di Tolstoj, l'uomo che fu la sua fede, il suo torturatore, il suo bambino. Inseguendo il topo Gheràsim insegue Tolstoj oltre la vita. Rivive la tragedia e la farsa del «carrozzone Tolstoj», la violenta quadriglia amorosa attorno al grande seduttore, la sua sottomissione all'allievo padrone, Certkov, le scenate selvagge con la moglie Sof'ja, i colpi di pistola, i finti suicidi, le congiure, le demoniache ingiustizie del grande patriarca «che da quando decise d'essere buono, rovinò la vita a tutti». Fino al segreto straziante che lo porterà a fuggire di notte nell'inverno russo, e a morire in una lontana stazione. Ma non da prigioniero, fra nemici, come vogliono le cronache. Gheràsim vorrà diversamente e, assieme al giovane Valentin, il più pettinato degli agenti segreti, come un angelico Mefistofele scombinerà le carte.
Questo libro è un intimo, impertinente, rispettosissimo dialogo con i morti.

Barbara Alberti esordisce a otto anni con Formichino e Formichina, cinica storia di un'orfanezza, violentemente stroncata dalla critica (non piacque al nonno che distrusse l'intera tiratura, due copie a mano). Dopo un lungo silenzio pubblica a raffica sette romanzi e non la smetterà più. I protagonisti – vecchi ingiudiziosi, bambini infernali, mogli, Maria di Nazareth, futuristi russi, santi – hanno tutti cara la stessa sfida: trovare la più invisibile delle felicità. Ultime opere Gelosa di Majakovskij (Marsilio 2002), Il principe volante (Playground 2004), Il ritorno dei mariti (Mondadori 2006), Letture da treno (Nottetempo 2008), Riprendetevi la faccia (Mondadori 2010). Straniera nel mondo letterario italiano, sta di casa in quello russo dell'Ottocento.

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