TUTTI I COLORI di EMMA BONINOgionali Lazio 24-25

giovedì, novembre 05, 2009

LEONARDO SCIASCIA, VENT'ANNI FA...( 1)

da Notizie Radicali martedì 03 novembre 2009
ringrazio Valter Vecellio per questo bellissimo reminder



“L’intellettuale”, scriveva Nicola Chiaromonte, “non rappresenta nulla se non rappresenta l’individuo e la sua libertà, se non mantiene a qualunque costo il principio stesso della sua individualità, il diritto al dubbio e alla critica, il senso del vero e del falso, il rifiuto delle menzogne inutili. In questo la sua funzione è eminentemente sociale, eminentemente solidale dei diritti di ognuno, e dei più umili, cioè dei più silenziosi e dei più facilmente ingannabili”. E’ il Leonardo Sciascia che emerge dalla lettura della sua opera, i suoi libri, i suoi articoli e interventi, le note e le interviste.

Intellettuale come furono e seppero esserlo Pier Paolo Pasolini, Ignazio Silone, Elio Vittorini, Ennio Flaiano, Alberto Savinio, per limitarsi a qualche nome. Nel caso di Sciascia attualissime e fulminanti, le sue definizioni; per esempio l’individuazione del “cretino”, nella sua essenza: colui che non osa dire la verità, quando questa va contro la sua parte. Soccorre al riguardo la lettura di una piccola nota di “Nero su nero”, a pagina 22 (nella edizione Einaudi, collana “Gli Struzzi”):

Intorno al 1963 si è verificato in Italia un evento insospettabile e forse ancora, se non da pochi, sospettato. Nasceva e cominciava ad ascendere il cretino di sinistra; ma mimetizzato nel discorso intelligente, nel discorso problematico e capillare. Si credeva che i cretini nascessero soltanto a destra, e perciò l’evento non ha trovato registrazione. Tra non molto, forse, saremo costretti a celebrarne l’Epifania.

Telegrafica riflessione, assolutamente coerente con il personaggio. Di Sciascia si è detto che coltivava quella che è stata definita la “dialettica del silenzio”. Nel senso che “parlava con impercettibili movimenti del corpo. Un battito di ciglia, un sorriso ironico, valevano più di tante parole”.

Occorre rintracciare un’intervista rilasciata al settimanale “Europeo” (“Identikit del cretino di sinistra”, a cura di Giampiero Muggini, 22 novembre 1979), per saperne qualcosa di più, su questo “cretino di sinistra”. Si apprende, per esempio, che è un tipo “soddisfatto per aver raggiunto il potere, o che si illude di averlo raggiunto, o che spera di essere vicino a raggiungerlo”; e che “il cretino di sinistra ha titoli di antichità e di tradizione, è un personaggio vecchio quanto il cucco. Achille Campanile direbbe: le prime notizie attorno al cucco si hanno…Solo che non aveva questo nome, il cretino di sinistra. Era il cretino delle magnifiche sorti e progressive”.

Sciascia poi spiega che le prime notizie con la precisa denominazione di cretino di sinistra, le ha avute leggendo un articolo di Georges Bernanos scritto al tempo della guerra civile in Spagna, “quando scrive che non sa se a rompergli la testa arriverà per primo un cretino di sinistra o un cretino di destra. Comunque quello del cretino di sinistra è un fenomeno complesso, perché si apparenta o si specchia nell’intelligente di sinistra o da questo nasce come per partenogenesi”.

I due personaggi, in realtà, sono uno solo; calzante esempio è costituito da Andrei Malraux: “Uomo, peraltro, di grande intelligenza. E’ un episodio che racconta lo stesso Bernanos. Malraux e Bernanos si incontrano quando quest’ultimo aveva appena scritto “I grandi cimiteri sotto la luna”. Malraux gli fece i suoi complimenti. Perché? Ho semplicemente scritto la verità, rispose Bernanos. Sì, ma avete detto la verità contro la vostra parte; io non sarei mai stato capace di dire la verità contro i comunisti, replicò a sua volta Malraux, che in quel momento era comunista. Dunque, io per voi sono un imbecille, avendolo fatto. E allora dei vostri complimenti non so che farmene, concluse Bernanos. Malraux in quell’occasione è l’esempio di un imbecille di sinistra; di uno che non crede sia possibile dire la verità contro la propria parte che intanto è divenuta anche l’altra parte, appunto grazie alla necessità della menzogna, e cioè del riconoscimento fatto da Malraux che la sua parte può aver bisogno della menzogna o del silenzio della verità”.

Ne ha trovati tanti sulla sua strada, di cretini, Sciascia. Cretini di sinistra, di destra; e anche senza etichettatura politica. Tra i loro segni distintivi la “spiccata tendenza alla saggistica e verso tutto ciò che è difficile. Credono che la difficoltà sia profondità”. Come salvarsene? Quale igiene adottare per anestetizzarli? “Fare tutto l’opposto. Essere concisi, semplici, chiari. Leggere romanzi. Ascoltare la gente. Andare in autobus e in treno”.


• a cura di Valter Vecellio
1) Segue.

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